Home » Posts tagged 'regionali Liguria'

Tag Archives: regionali Liguria

Il Terzo polo? Mai esistito. Azione scommette sul Pd, gli ex Fi torneranno a casa #intervista @ilgiornale

Intervista raccolta da Massimo Malpica

Azione in Liguria vira a sinistra, strizza l’occhio al «campo largo» e nel partito di Calenda l’ala liberale non nasconde il «mal di pancia»: c’è chi giura che qualcuno – Mara Carfagna su tutti sia pronto a cambiare aria. «Dire che vira a sinistra mi pare eccessivo», spiega al Giornale Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna. «Diciamo semmai che Calenda ha scelto di entrare in una coalizione che ha necessariamente bisogno anche dei suoi voti. E che con i suoi voti – e forse anche con quelli di Renzi potrebbe essere competitiva e chissà, anche vincere».

Però anche Enrico Costa, su X, critica l’endorsement a Orlando, che secondo lui «contraddice il lavoro in chiave garantista» di Azione negli ultimi anni.

«Orlando non mi pare un giustizialista, mi sembra che sia una persona fondamentalmente seria ed equilibrata. Non credo che si debba discutere di Orlando, ma se Azione ritiene di dover far parte di quel campo largo adesso lo chiamo come loro anche io oppure no. Capisco le perplessità di Carfagna e di Gelmini, capisco un po’ meno quelle di Costa, perché Costa mi pare molto duro su posizioni che, secondo me, c’entrano poco con Azione».

Resta il fatto che la mossa sembra spaccare il partito, e che gli ex azzurri minacciano di far le valigie: Carfagna avrebbe parlato di distanza «siderale» dal sostegno dato al candidato del Pd.

«A me spiace che la distanza della Carfagna sia siderale: prendo atto che chiunque può andarsene da un partito, ma non necessariamente con i suoi voti, che potrebbero invece rimanere lì ed essere utilizzabili. In una certa misura però capisco che chi è stato di Forza Italia preferisca forse ritornare lì. E tutto sommato questo sarebbe un chiarimento. Perché Azione è in una posizione un po’ intermedia, e anche un po’ ambigua qualche volta».

Quindi la rottura aiuterebbe un riposizionamento più chiaro di Azione. Ma a quel punto che cosa resterebbe del Terzo polo?

«Non è mai esistito, ce lo raccontavano loro e voi giornalisti ci avete creduto. Hanno solo fatto un’operazione politica comprensibile, e che per un po’ è servita visto che sono entrati in Parlamento. Ma lo schieramento partitico italiano era già multipolare. Che loro pensassero di occupare un posto di centro, fare un polo, e poi decidere di volta in volta a quale forno – a quale polo – rivolgersi, era assolutamente irrealistico. E anche sbagliato dal punto di vista del miglioramento del funzionamento del sistema».

L’altro fantasma che aleggia sull’accordo ligure è la pregiudiziale di Azione contro i Cinque Stelle: scomparsa anche questa?

«Domanda difficile. La pregiudiziale anti-Conte la capisco. Dopodiché capisco anche che Conte ha delle pregiudiziali contro chi non lo vuole. È che vedo nel M5s un grande casino, e quindi non so come ne usciranno. Insomma, Calenda fa bene a scommettere sul fatto che sono costretti a cercare un’alleanza con il Pd e anche con lui. In queste condizioni chi ha 3, 4 o 5 per cento dei voti conta moltissimo. Se Calenda riesce a liberarsi di alcune scorie, che non sono Gelmini o Carfagna, e se riesce a definire un po’ meglio il suo concetto, conta parecchio. Quanto agli ex di Forza Italia».

Dica.

«È comprensibile che tornino verso la casa madre, verso Forza Italia, che un po’ rappresenta l’elemento moderato della coalizione, l’elemento affidabile, anche europeista».

Pubblicato il 9 settembre 2024 su Il Giornale

M5S-Pd? La Liguria merita una coalizione governante. Pasquino spiega perché

I Cinque Stelle hanno l’obbligo di trovare un alleato, ma siamo cauti. Sarebbe prematuro fare dell’eventuale alleanza in Liguria il primo passo verso un blocco elettorale “organico”, pronto per le prossime elezioni nazionali. L’analisi di Pasquino

Il Movimento 5 Stelle, aveva garantito fin dagli esordi il suo fondatore, avrebbe presto ottenuto il 100 per cento dei voti. In pubblico sostenni platealmente che “no, non più del 97 per cento, poiché, oltre a me, indipendentemente, neppure i mie due figli l’avrebbero mai votato”.”

Poi, lentamente, ma in maniera largamente incompleta, non convinta e sicuramente inadeguata, molti nel Movimento hanno imparato che in una democrazia parlamentare, persino a prescindere dal sistema elettorale (nessuno dei quali, rassicuro i commentatori allarmisti perché incompetenti, porta a Weimar), è preferibile trovare alleati e fare coalizioni. Non è obbligatorio, ma chi non vuole e non sa farle paga logicamente e giustamente un prezzo.

Finora nelle elezioni regionali, i Cinque Stelle alleati non ne hanno cercati e sempre meno voti (ma il trend è nazionale) hanno trovato. Con altre imminenti elezioni regionali sono adesso costretti a decidere se intendono scomparire dalle assemblee regionali circondati da un alone di soffusa purezza, la quale, però, priva di rappresentanza politica molti dei loro attuali e potenziali elettori, oppure formulare con chiarezza una o più proposte alternative. Meglio non affidarsi a Beppe Grillo, neppure nella sua regione. Quella sua intimazione “fidatevi di me”, che travolse l’esito delle primarie pentastellate per imporre la sua candidata al Comune di Genova, non condusse ad un esito propriamente eclatante.

Dal momento che il centro-destra si presenterà tutto a sostegno del suo candidato (naturalmente, nessuno può pensare che l’incumbent, il Governatore in carica, sia sostituibile senza pagare pegno), per ribaltare il pronostico, i Cinque Stelle hanno l’obbligo di trovare un alleato (scriverei anche “possente”), ma poi, dovendo individuarlo nel Partito Democratico mi accorgo immediatamente che esagererei). Il PD non può che dichiararsi disponibile a determinate, poche e chiare, condizioni programmatiche. Aggiungerei subito la cautela di non fare dell’eventuale alleanza in Liguria il primo passo verso un blocco elettorale “organico”, pronto per le prossime elezioni nazionali. Sarebbe prematuro dichiararlo. Potrebbe essere controproducente. Se si voterà con una legge proporzionale, meglio se non obbrobriosa, non sarebbe neanche necessario. Il problema, semmai, questo sì inevitabile, consiste nello scegliere il candidato per la Presidenza della Regione. Dovrebbe essere portatore di un valore aggiunto, vale a dire in grado di raggiungere elettori che, altrimenti, non voterebbero né le Stelle né i Democratici.

“Se sapessero (e volessero, Covid-19 permettendo) farle in maniera decente, suggerirei lo strumento delle primarie, quelle “cartacee” nelle quali gli elettori camminano fino alle urne e le schede possono essere contate e ri-contate. Altrimenti, in partenza né i Cinque Stelle né i Democratici dovrebbero porrebbe veti, ma neanche far circolare candidature “ballons d’essai” per farsele bocciare e poi contrattare il loro second best. La trasparenza serve ad informare gli elettori e ottenere spazi sui media. Concludo affermando senza se senza ma che per governare una Regione è utile candidare qualcuno che abbia già dimostrato di avere qualche competenza politica e amministrativa. Non sto chiedendo troppo. Mi pare il minimo (non sindacale, ma politico).

Pubblicato l’ 8 marzo 2020 su formiche.net