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SCENARIO A DX/ Pasquino: dopo le Regionali Berlusconi incoronerà Marina

Il sussidiario

 

Intervista raccolta da Pietro Vernizzi per ilsussidiario.net

Un pesante insuccesso di Forza Italia alle Regionali segnerà la fine dell’era del Cavaliere e l’avvicendamento come leader con la figlia Marina. E’ lei il successore designato, non certo Toti né tantomeno Salvini”. Lo afferma Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna, secondo cui “Berlusconi non avrà mai bisogno di correre dietro a Salvini, semmai è il contrario, perché è la Lega che per avere qualche chance di vincere ha bisogno di Forza Italia”.

Professore, partiamo dalla riforma della scuola. Renzi ha sottovalutato la Camusso scambiando il suo peso con quello di un Civati?

Renzi ha sottovalutato non soltanto la Camusso, ma anche la rilevanza della riforma della scuola, della valutazione che deve essere comunque data di un insegnante, del fatto che nessun preside può governare nel suo istituto da solo. Ha attuato quindi una riforma che magari negli obiettivi è condivisibile, ma che dal punto di vista del metodo è altamente criticabile. Ora dialogando di più con i sindacati può ritrovare la rotta giusta, ma deve riuscire a farlo con un consenso più ampio. Le riforme approvate senza il consenso dei riformati rischiano di produrre un nulla di fatto.

Sfidando i sindacati Renzi ha corso un rischio calcolato o semplicemente ha preso una cantonata?

Renzi non conosceva abbastanza la materia, così come non la conosce lo stesso ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Ma soprattutto Renzi non conosce abbastanza il legame che esiste tra le famiglie e gli insegnanti. Ci sono insegnanti molto popolari che riscuotono il rispetto, e qualche volta perfino l’ammirazione delle famiglie. Di fronte all’idea che i docenti siano valutati esclusivamente da un preside, le famiglie devono aver reagito in modo significativo. Ciò che abbiamo di fronte è la solita improvvisazione di questo governo, acuita dall’idea che si possa avere un uomo solo al comando non solo a livello di governo ma anche di ciascun istituto scolastico.

Quanto conta in questo braccio di ferro anche il fatto che i sindacati vogliono preservare il potere che hanno dentro la scuola?

Certamente c’è anche questo aspetto. Io sono però convinto che nessun istituto scolastico possa funzionare bene se non c’è un accordo di fondo tra il preside e i docenti. Questo accordo di fondo non passa necessariamente attraverso i sindacati, bensì attraverso la condivisione di valori e obiettivi che si sviluppano all’interno di un istituto. Capisco che ci sia anche un problema di eccessiva mobilità tra i professori, ma nella maggior parte delle scuole superiori i docenti che contano rimangono stabili.

Quali conseguenze politiche può avere invece la sentenza della Consulta sulle pensioni?

La prima conseguenza politica è che quando una Corte decide su materie così importanti dovrebbe avere il plenum. Il Parlamento dovrebbe quindi mettersi in regola ed eleggere rapidamente i giudici che gli spettano eleggere. Magari non necessariamente adeguandosi alla volontà di Renzi di affidare l’incarico a un suo fedelissimo. La seconda conseguenza è che bisogna rendersi conto che il Parlamento approva delle leggi molto discutibili e controverse. Deve quindi imparare a fare le leggi, magari tenendo conto anche di alcuni principi costituzionali. Ultima conseguenza, a questo punto il capo del governo deve ottemperare alla sentenza senza fare il “furbetto”.

Il fatto di dover trovare 12 miliardi può mettere il governo politicamente in difficoltà?

Nel frattempo la crescita del primo trimestre è stata dello 0,3%, ma non so se basterà. D’altra parte il governo ha sempre detto che emettendo liquidità ci sarebbe stato un passo avanti nei consumi, e quindi volendo anche la sentenza della Corte costituzionale può servire a rilanciare l’economia.

Passiamo alle Regionali. La candidatura di Toti in Liguria lo lancerà come successore di Berlusconi?

No. L’unico successore di Berlusconi si chiama Marina. Ha infatti il brand, cioè il cognome, in grado di unificare il centrodestra, è una donna ed è ritenuta una persona capace.

Quando arriverà il suo momento?

Se le elezioni regionali andassero molto male per Forza Italia, il momento di Marina arriverebbe subito dopo. Ci sarebbero un grande ripensamento, una grande convention e il lancio della candidatura alla successione.

Come sarà il centrodestra di Marina?

Sarà un partito moderato. Berlusconi sa benissimo che non può rincorrere Marine Le Pen né Salvini, perché è Salvini che deve rincorrere il Cavaliere. La Lega da sola non vincerà mai, mentre con Berlusconi può avere qualche possibilità di farlo.

Pubblicato il 15 maggio 2015

Mezze riforme/ Pasquino: un pasticcio che aiuta (solo) Renzi

Il sussidiario

Intervista raccolta da Pietro Vernizzi per Sussidiario.net 11 marzo 2015

Questa riforma costituzionale è il più grande pasticcio che si potesse immaginare. La vera cifra della legge approvata ieri dalla Camera non è l’assenza di democrazia ma l’assenza di un progetto“. E’ la chiave di lettura di Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna. Ieri dopo il voto alla Camera Renzi ha esultato su Twitter: “Voto riforme ok alla Camera. Un Paese più semplice e più giusto. Brava @meb, bravo @emanuelefiano, bravi tutti i deputati magg #lavoltabuona“.

Qual è il progetto complessivo che anima questa riforma costituzionale?

Il vero problema di questa riforma non è la sua maggiore o minore democraticità, bensì l’assenza di sistematicità. Il progetto non c’è. Nel caso del Senato l’indicazione di fondo era quella di risparmiare un po’ di soldi, ridurre il numero dei senatori ed eliminare il voto di fiducia. Ciò non cambia però il bicameralismo in tutti i suoi aspetti importanti. Se il Senato comunque dovrà affrontare la discussione dei disegni di legge, e in particolare le modifiche costituzionali, alcuni problemi si porranno.

Oltre a una sistematicità mancano anche pesi e contrappesi che caratterizzavano la Carta del ’48?

Dobbiamo chiederci se la Costituzione del ’48 non abbia esagerato con i pesi e i contrappesi. I comunisti volevano il monocameralismo, ma i democristiani sostennero il bicameralismo nel timore che il Parlamento prendesse decisioni sull’onda emotiva di singoli avvenimenti. Anche se ciò che avveniva è che nella seconda camera il governo recuperava gli errori che aveva fatto nella prima.

In che senso?

Poniamo che il governo sia battuto nel voto al Senato, poi alla Camera riesce ad avere la sua maggioranza perché compatta i ranghi e quando la legge torna a Palazzo Madama comunque l’esecutivo ha imparato la lezione e ha i numeri per farla passare.

Quindi si sbaglia chi afferma che questa è una riforma tutta sbilanciata a favore del governo?

No, non si sbaglia affatto. Alla Camera l’Italicum garantisce una maggioranza gonfiata dal premio, per di più con i capilista bloccati, e quindi questo sbilancia tutto a favore del governo. Il Senato interviene su poche materie, mentre a Montecitorio il governo potrà fare il bello e il cattivo tempo.

In fondo i capilista bloccati non sono una riedizione del vecchio uninominale?

No, la differenza è abissale. In un collegio uninominale ci sono due candidati, ciascuno dei quali è in qualche modo sponsorizzato e proposto da un partito. L’elettore però vota per il candidato, non per il partito. Con l’Italicum invece la crocetta v a sul simbolo del partito, non sul candidato. Il voto va al capolista bloccato anche se quest’ultimo non piace a un elettore di quel partito. Nel collegio uninominale quindi un cittadino contribuisce a fare eleggere il candidato che preferisce, mentre con l’Italicum si vota il partito.

Che cosa ne pensa della parte della riforma relativa al referendum?

Dal momento che per tenere un referendum abrogativo sarà necessario un numero di firme molto elevato, la consultazione avrà validità anche se non vota il 50% più uno ma soltanto il 40% di coloro che hanno votato alle ultime elezioni politiche. Ritengo che sia un sistema un po’ macchinoso, e che con tutti questi calcoli ne uscirà una cosa un po’ pasticciata. Anche se è giusto chiedere l’ammissibilità del referendum prima di avere raccolto tutte le firme.

Renzi ha detto che comunque vadano le cose chiederà il referendum sulla sua stessa riforma. Lei che cosa ne pensa?

Questa affermazione ha un sapore plebiscitario. I referendum non li chiedono i governi, ma come stabilisce la Costituzione l’iniziativa deve essere di 500mila elettori, cinque consigli regionali, un quinto dei parlamentari. Ma soprattutto non li chiedono i governi perché questi ultimi dovrebbero essere convinti della loro stessa riforma, e non dovrebbero cercare una conferma dei cittadini. E poi c’è il precedente del 2001 , quando il centrosinistra fece una brutta riforma del Titolo V che poi fu confermato dal referendum a pochi mesi dalla sconfitta alle elezioni politiche.

E’ vero che, come ha detto il premier, “con questa riforma siamo in un Paese più semplice”?

Mi verrebbe da dire con una battuta che il presidente del consiglio è un terribile semplificatore. Nella realtà però non siamo affatto in un Paese più semplice. Dovremo vedere come saranno eletti i 21 senatori che rappresentano I sindaci italiani e la restante parte sarà scelta dai consigli regionali. Le Regioni tra l’altro in questo momento sono le istituzioni più screditate in Italia, eppure saranno loro a scegliere 74 senatori. E poi dovremo vedere in che modo Mattarella nominerà i cinque senatori che resteranno in carica per sette anni. Siamo in una situazione che definirei estremamente pasticciata. E’ quindi un Paese più semplice solo per Renzi, che si troverà con una maggioranza gonfiata e potrà fare tutto quello che vuole.