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Questo governo durerà, al resto ci pensa Mattarella. Parola di Pasquino

Insieme Lega e M5S continuano a ricevere l’appoggio di quasi il 60 per cento degli italiani. Meraviglia che Zingaretti (Pd) chieda, un giorno sì e l’altro pure, elezioni anticipate che perderebbe alla grande

 

Questo governo di riconciliazione nazionale “Nord (territorio privilegiato della Lega)-Sud (granaio dei consensi alle Cinque Stelle)” mette insieme gli italiani veri e veraci: coloro che hanno lavorato tanto e vanno in pensione a Quota cento e coloro che tanto vorrebbero un lavoro, ma nel frattempo avranno il reddito di cittadinanza, coloro che desiderano una tassa piatta e coloro che vorrebbero un salario minimo, coloro che sventolano la bandiera del garantismo e coloro la cui bandiera è il giustizialismo (p.s.: tertium datur). Nessuna meraviglia che, insieme, Lega e Cinque Stelle continuino a ricevere l’appoggio di quasi il 60 per cento degli italiani.

Meraviglia, invece, che Zingaretti (Pd) chieda, un giorno sì e l’altro pure, elezioni anticipate che perderebbe alla grande e, comunque, dopo le quali dovrebbe faticosamente cercarsi alleati. Che poi dentro il governo e all’interno di ciascuno dei due contraenti ci siano e si manifestino posizioni differenti su molte tematiche può meravigliare soltanto coloro che conoscono esclusivamente la politica italiana degli ultimi pochi anni.

LE TENSIONI ALL’INTERNO DEI PARTITI AL GOVERNO

In tutti i governi di coalizione delle democrazie parlamentari esistono e coesistono differenze di opinione. Debbono anche essere accentuate a favore dei rispettivi elettori estremi, più intensi, quelli che hanno creduto nel programma, tutto e, se non subito, presto. Costoro, però, se sono davvero estremi, non hanno luogo più accogliente del “loro” partito tranne l’astensione che, giustamente, colpisce e preoccupa le Cinque Stelle sovrastate dal Capitano onnipresente e onnifacente. Quanto alle tensioni interne a ciascuno dei contraenti, da un lato, sono un classico gioco delle parti, dall’altro, servono a mantenere i contatti, per l’appunto, con un elettorato fazioso e persino troppo ideologico. Questo dell’attribuzione di un’ideologia sia ai leghisti sia ai pentastellati è un complimento di cui mi pento subito. Faziosità dovrei scrivere, ecco.

Allora, lasciamo il movimentismo a Dibba, Alessandro Di Battista, giustificandolo, “lui è fatto così”. Anzi, lontano dal potere che gli sarebbe stato dato, diventa persino più di “così”, ma che gli riesca di essere destabilizzante proprio no. Sull’altro versante, che il Claudio Borghi, diventato presidente della Commissione Bilancio della Camera, si esibisca nella proposta di dare vita ai mini-Bot è segno di incomprimibile creatività, magari imbarazzante. Allora, arriva il pacato sottosegretario Giancarlo Giorgetti a rimbrottarlo, non proprio subito, magari dopo avere ascoltato qualche imprenditore di riferimento, che quella roba lì è illegale e pericolosa. D’altronde, potrebbe anche essere che il Giorgetti diventerà il candidato di peso ad un portafoglio economico di peso nella Commissione Europea. Deve avere pensato che, forse, il futuro presidente della Commissione potrebbe non gradirlo, ma, peggio, gli europarlamentari, dopo avergli chiesto di giustificare i mini-Bot, potrebbero anche votargli contro. Tutti i Commissari, almeno nell’Unione Europea che conosciamo e che non saranno certamente né il governo italiano né i sovranisti a cambiare, prendono l’impegno ad agire rispettando e applicando i trattati. Il resto, lo sappiamo (tongue in cheek), lo farà il Conte equilibrista poiché se il governo cade può anche essere che Lega e Cinque Stelle ridefiniscano un accordo, pardon, un contratto, ma fosse mai che si cerchino un altro avvocato del popolo.

IL RUOLO DEL QUIRINALE

Non mi esibisco nella recitazione del rosario degli ostacoli che rendono praticamente impossibile andare alle urne in tempi brevi, poi neppure in autunno quando si dovrà stilare la nuova legge di Bilancio, ma neanche in inverno poiché come disse sagacemente il ministro degli Interni Antonio Gava“finché si scia a Cortina, non si vota” (e infatti le elezioni di febbraio e di marzo non hanno dato risultati confortanti). Mi limiterò a ribadire che le distanze fra i due contraenti sono componibili con qualche astuto scambio – tutta roba all’ordine del giorno della Prima Repubblica che, infatti, è durata almeno 46 anni – e al resto ci pensa, certo con qualche irritazione, il Presidente Mattarella, ieri gongolante perché Ilvo Diamanti (la Repubblica, 24 giugno) gli attribuisce l’onore di avere dato vita ad un non meglio precisato “presidenzialismo prudenziale”. Sobrio tripudio al Quirinale.

Pubblicato il 25 giugno 2019 su formiche.net

Da Losanna a Bruxelles la strada non è breve

Ricordo di avere letto tempo fa una ricerca sul grado di fiducia che i cittadini degli Stati-membri dell’Unione Europea avevano gli uni negli altri. Non so quanti fra quei cittadini fossero stati lettori dell’Eneide e ricordassero la frase del troiano Laocoonte “timeo Danaos et dona ferentes” che voleva rifiutare il dono del famigerato cavallo, ma solo un terzo degli Europei dichiarò di avere fiducia nei greci che, infatti, ne stavano facendo di cotte e di crude con la loro finanza e i loro numeri. Gli italiani godevano della fiducia del 50 per cento degli Europei. Nonostante i loro stivali e i loro carri armati Panzer avessero schiacciato tutti gli Stati-membri, i tedeschi sono riusciti a (ri)conquistarsi la fiducia dell’80 per cento degli europei. Prevedibilmente ai livelli più elevati, sopra il 90 per cento stavano tutti i paesi scandinavi, nordici. La buona notizia è che, almeno nell’importante occasione dell’assegnazione delle Olimpiadi invernali, molti dei delegati sportivi hanno creduto al progetto italiano, hanno valutato positivamente gli elementi tecnici, sportivi, logistici e con una notevole quantità di voti hanno assegnato le Olimpiadi a Milano e Cortina. La decisione è probabilmente stata influenzata in modo positivo anche dal segnale di unità e coesione che ha inviato la delegazione italiana e dal discorso del Presidente Mattarella che, com’è noto, riscuote notevole fiducia dei capi di governo e di Stato un po’ dappertutto. È giusto festeggiare anche perché, organizzate bene, come fece Torino nel 2006, le Olimpiadi promettono posti di lavoro, investimenti in infrastrutture, ritorni di immagine e di prestigio di cui l’Italia, mi viene da scrivere, “soprattutto in questa fase”, ha assoluta necessità. Sappiamo tutti, anche quelli che preferiscono chiudere gli occhi e le orecchie e accusano complotti, che la credibilità del governo Cinque Stelle-Lega, di alcuni ministri prominenti, dello stesso capo del governo (definito, in maniera sgradevole, un burattino da un pur autorevole esponente del raggruppamento liberaldemocratico europeo) è molto bassa a Bruxelles. Le promesse a vuoto e gli impegni disattesi, le giustificazioni basate su cifre e proiezioni che i Commissari ritengono come minimo fantasiose, il cambiar le carte in tavola (senza neppure sufficiente destrezza) hanno creato un clima non favorevole all’Italia. È auspicabile che, rallegrati dalla lusinghiera vittoria di Losanna, i governanti, a partire da Conte, si preparino al meglio per giocare una partita più importante che abbiamo iniziato e finora condotto davvero molto malamente. La porta della Commissione rimarrà pure sempre aperta all’Italia, come ha affermato il non-falco Pierre Moscovici, ma dietro quella porta stanno molti commissari, sicuramente la maggioranza, sospettosi delle mosse italiane e disposti non ad una ennesima apertura di credito, ma all’apertura della procedura di infrazione. Il passo da Losanna a Bruxelles non è breve.

Pubblicato AGL 25 giugno 2019

La egemonia della Destra

La Destra, in particolare nella versione che ne offre costantemente Matteo Salvini, ha acquisito una egemonia anche, forse, soprattutto culturale nell’Italia contemporanea? Lasciando, per una volta, da parte le responsabilità, che pure ci sono e grandi, del Partito Democratico, politiche e culturali, di persone e di proposte, a quali fenomeni/fattori bisogna guardare? La nuova Lega e il suo Capitano hanno soltanto saputo sfruttare una onda alta di insoddisfazione (peraltro, in competizione con le Cinque Stelle) e stanno facendo operazioni da abili surfisti oppure c’è qualcosa di più profondo nella cultura e nella politica in particolare italiana che la Lega interpreta meglio di chiunque altro?

Davvero si tratterebbe di una nuova manifestazione del fascismo? Perché, a mio modo di vedere di un “ritorno”, non potremmo assolutamente parlare, dal momento che il fascismo, notoriamente, in Italia non è mai andato via perché mai gli italiani hanno voluto fare i conti con se stessi e sempre hanno cercato di fare dimenticare le loro colpe spingendo sotto il tappeto quelli che Renzo De Felice chiamò Gli anni del consenso (1929-1936)? La  mia risposta è negativa, discutibile, ma solo da chi conosce non solo il fascismo italiano, ma anche come giunsero al potere i movimenti autoritari in Europa e America latina.

Due tematiche hanno finora fatto la fortuna politica di Salvini: l’immigrazione e la sicurezza. Sono anche legate fra di loro, ma non così strettamente come Salvini e diverse frange della sua Lega vorrebbero fare credere. In termini tecnici: agenda setting e issue ownership, da un lato, Salvini ha dettato l’agenda, dall’altro, si è impadronito saldamente di entrambe le tematiche. È presumibile che le due tematiche durino nel tempo, ma da sole certamente non garantiscono una egemonia culturale, anche se scomparse, snervate e sfibrate, le culture politiche del XX secolo (Paradoxa, La scomparsa delle culture politiche in Italia, Ottobre/Dicembre 2015 documenta il possibile), non esiste nessun argine.

Sull’onda del trumpismo, Salvini continua a dire “prima gli italiani” e questa sì è una tematica che ha radici profonde e durature. Fare leva sull’identità in una fase in cui pare sfidata sia dagli immigranti che da coloro che predicano accoglienza e solidarietà dalle loro comode abitazioni cittadine nelle zone a traffico limitato lasciando che quell’accoglienza e quella solidarietà la forniscano gratis et amore dei gli abitanti delle periferie è un’operazione che fa acquisire molti consensi. Può anche essere sfruttata come sfida all’Unione Europea le cui politiche sui migranti non sono state coronate da successi spettacolari. L’identità nazionale può essere utilizzata contro le sinistre da sempre e, almeno in parte correttamente, accusate di debole identità nazionale e di esagerato europeismo “mentale”, non politicamente argomentate. Che, poi, nella sinistra facciano outing anche i non pochi sovranisti è una scoperta soltanto per coloro che la sinistra la frequentano poco e la idealizzano molto. Non è qui che si troveranno gli anticorpi al “corpo” del leader Salvini.

Da ultimo, sta in Salvini e nel suo ampio seguito leghista la mentalità, che non vorrei mai chiamare “cultura”, del cittadino libero e produttivo contro lo Stato impiccione e sprecone. Dovremmo ricordare che è questa mentalità che si è ritrovata d’un sol colpo unita dentro la Forza Italia delle origini, che è stata blandita e remunerata dai governi di Berlusconi, che ha sempre dimostrato di essere molto diffusa, quasi fosse la mentalità italiana, degli italiani. Ed è questa mentalità con le sue radici profonde che può effettivamente costituire il sostrato di lungo periodo dell’egemonia di Salvini della destra. Voi chiamatela se volete “populistica” poiché implica la delega piena al Capitano, cioè al leader. Aggiungete il sovranismo e la miscela è quasi completa. Comunque, funziona e soprattutto rappresenta una parte cospicua degli italiani. Parte di questa miscela circola anche dentro il Movimento Cinque Stelle con una spruzzatina di democrazia diretta che, in verità, è una forma di delega mascherata. Parte, infine, ma in dosi molto minori si trova in quasi tutti gli Stati-membri dell’Unione Europea, ma molti di loro non hanno alle spalle un’esperienza fascista di impronta duratura.

Per concludere, non piangerò neppure una lacrima furtiva sul paese che ha dato i natali a Dante e Leonardo, a Cavour e a Garibaldi, a Spinelli e a De Gasperi. Nelle mentalità della Destra e dei suoi elettori sono quasi tutti dei Carneadi anche se qualcuno fra loro i voti li aveva, eccome. I successori non ne hanno fatto buon uso. Recuperarli richiede, cominciando subito, almeno una generazione (anche su questo “Paradoxa”, Giovani e futuro della politica. Oltre il disincanto, Ottobre/Dicembre 2018).

Pubblicato il 24 giugno 2019 su PARADOXAforum

Auguri, Repubblica non sovranista #2giugno #FestadellaRepubblica

Quest’anno la Festa della Repubblica è stata celebrata in un’Italia scopertasi sovranista. Alle elezioni del 26 maggio per il Parlamento europeo i partiti italiani dichiaratamente sovranisti (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Nuova e Casa Pound) hanno superato di non poco il 40 per cento dei voti. Se aggiungiamo i sovranisti dentro le Cinque Stelle, alcuni sovranisti di sinistra, espliciti e camuffati, più Berlusconi che vorrebbe fare una coalizione in Europa con i sovranisti che lui, che vede nel profondo, chiama “illuminati”, è probabile che il sovranismo sia maggioritario in Italia. A fronte stanno gli europeisti non tutti molto convinti, non tutti capace di argomentare un discorso convincente su quello che l’Unione Europea può essere e non soltanto su quello che può dare di concreto al paese e ai suoi cittadini.

I nove decimi dei Costituenti, che avevano visto e sofferto la tragedia dei nazionalismi, i sovranisti di allora, da un lato, inorridirebbero ad ascoltare coloro che dicono “Prima gli italiani”, dall’altro, rimanderebbero tutti a leggere l’art. 11 della Costituzione. Lì si trova la vera risposta preventiva al sovranismo con l’indicazione che limitazioni alla sovranità nazionale sono non solo possibili, ma auspicabili per il perseguimento di obiettivi: “la pace e la giustizia fra le Nazioni” che vanno molto oltre quanto qualsiasi stato democratico potrebbe da solo ottenere. Avendo molti di loro subito la triste sorte dell’esilio in paesi stranieri a causa delle loro opinioni politiche, i Costituenti si premurarono di regolamentare “la condizione giuridica dello straniero” (art. 10) sottolineando, in special modo, che colui “al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo diritto dell’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Non resisto a sottolineare che i Costituenti fecero riferimento alla necessità di una legge apposita e non alla discrezionalità di qualsivoglia autorità di governo. Aggiungo che mi pare corretto interpretare estensivamente il diritto all’esercizio delle libertà democratiche con riferimento a tutti coloro ai quali i dittatori negano deliberatamente qualsiasi opportunità di lavoro e di vita, affamandoli.

Come sempre, il modo migliore di festeggiare la Repubblica consiste nell’interpretare gli articoli della sua Costituzione che Piero Calamandrei, uno dei più autorevoli Costituenti, giustamente definì “presbite”. Ecco, i sovranisti che guardano soltanto qui e ora, anzi, guardano addirittura all’indietro, stanno con le loro azioni disapplicando e violando la Costituzione italiana. Gli italiani non potranno più e non riusciranno mai a essere “primi”. La loro prosperità e persino quella pace che diamo per scontata, ma che è anche un risultato ottenuto grazie all’Unione Europea, non sono affatto assicurabili con un’Italia che si ripiega su se stessa.

Pubblicato AGL il 3 giugno 2019

Nello scontro con l’Ue, Salvini non può cavarsela

Il politologo Gianfranco Pasquino analizza il panorama politico italiano alla luce dei risultati delle elezioni europee

Intervista raccolta da Osvaldo Migotto 28 maggio 2019

Sugli ultimi sviluppi della politica italiana, con il crollo dei pentastellati e la forte ascesa della Lega nelle elezioni europee, abbiamo sentito il parere di Gianfranco Pasquino, politologo nonché professore emerito di Scienza politica.

Professor Pasquino, per Matteo Salvini le europee sono state un grande successo. Ciò è dovuto più alla sua astuzia politica o alle ingenuità e contraddizioni del giovane del giovane leader del M5S?

«Direi che sul risultato di questo risultato elettorale ha pesatoContinua la lettura QUI

INTERVISTA Corriere del Ticino. Mondo. 29.05.2019

Un’estate calda per il governo sovranista

A saperli leggere e contare i numeri, soprattutto quelli dei voti, contengono informazioni limpide e importanti. La Lega di Salvini è senza nessuna riserva la vera vincitrice delle elezioni europee. Salvini è riuscito a farla diventare il più votato partito in Italia e il secondo partito più votato in Europa, in competizione con i socialisti portoghesi, ma chiaramente distaccato dal partito dell’ungherese Orbàn. Ha vinto anche Giorgia Meloni. I suoi Fratelli d’Italia, coerentemente sovranisti e saldamente collocati a destra, riescono quasi a raddoppiare i loro voti e si candidano a far parte di un eventuale governo guidato dalla Lega. Contrariamente a quello che hanno detto e scritto troppi frettolosi commentatori, il Partito Democratico, il più europeista dei contendenti, non è in ripresa, ma in stallo. Ha ottenuto circa 100 mila voti in meno del 4 marzo 2018. Ha ancora moltissima strada da fare. Deve trovare più di un alleato per costruire un’alternativa sia all’attuale governo giallo-verde sia a un possibile, ma non ancora probabile, governo di destra. Ha bisogno di elaborare le proposte giuste per riconquistare i troppi elettori che hanno perso fiducia nella sua classe dirigente e nella sua capacità di rappresentarne preferenze, interessi, bisogni.

Sono soprattutto le Cinque Stelle ad avere perso alla grande, quasi dimezzandosi, a causa sia della loro ambiguità nei confronti dell’EU sia per quella che è oramai la conclamata debolezza della leadership di Di Maio. Il Movimento non è destinato a sparire in tempi brevi anche se l’insoddisfazione degli italiani sulla quale ha costruito le sue fortune elettorali si dirige già verso la Lega, partito di governo e di protesta. Ha perso anche l’ormai superato Berlusconi il cui blando anti-europeismo non poteva essere mobilitante e le cui tematiche, come la riduzione delle tasse, accompagnate da anacronistiche critiche ai comunisti, fanno oramai parte del bagaglio leghista visto che Salvini non ha esitazioni nell’additare il PD come suo nemico principale.

In attesa degli esiti, molto importanti anch’essi, delle elezioni amministrative (con il Piemonte già passato al centro-destra), Salvini festeggia in maniera pacata sapendo che le sue richieste dovranno trovare accoglimento: le nuove autonomie, la tassa piatta e, naturalmente, la designazione del nuovo Commissario italiano. Non ha nessun interesse alla crisi del governo e, come ho ripetutamente scritto, sa di avere una posizione di ricaduta: una nuova coalizione di destra che includa il definitivamente ridimensionato Berlusconi. L’estate sarà calda poiché la Commissione Europea non esiterà a sanzionare le politiche economiche italiane che sfondano il deficit concordato e che non riducono il debito. Per evitare la probabile procedura d’infrazione, non basteranno al sovranista Salvini i molti voti guadagnati, ma le sofferenze più grandi attanaglieranno le Cinque Stelle alla ricerca di un nuovo copione e, forse, anche di un nuovo capocomico.

Pubblicato AGL il 28 maggio 2019

Ai sovranisti questo libro non piacerà #daleggere #falsari @DAVIDPARENZO @MarsilioEditori

Lamentandomi regolarmente, con molte ottime ragioni, per il pessimo lavoro di reportage che, tranne pochissime eccezioni, i giornalisti italiani (e non solo) fanno quando “raccontano” l’Unione Europea, sono rimasto molto positivamente sorpreso dalla lettura del libro di David Parenzo, I falsari. Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana, Venezia, Marsilio, 2019, pp. 200. Venerdì 24 maggio ho avuto il piacere di discuterne nella sede di Nomisma a Bologna, con l’autore, con l’europarlamentare uscente (e, gli auguro, rientrante) Paolo De Castro intervistati da Alessandro Barbera (La Stampa) per l’appunto un giornalista che scrive di Unione sapendone.

Con agili e documentati capitoli, frutto evidente di accurate ricerche, Parenzo smonta la fake narrazione non soltanto dei sovranisti (di destra e di sinistra), ma anche dei “professionisti” del “sì, ma… bisogna cambiare l’UE”. Ciascun capitolo spiega come le direttive e i regolamenti dell’Unione abbiano migliorato la sicurezza dei più vari tipi, di vita, di lavoro, di commercio, di alimentazione, degli europei, proteggendone i prodotti, favorendone il commercio, incoraggiando lo sviluppo delle aree arretrate, e chiarisce che il “nemico perfetto per la politica italiana”, per riprendere il titolo del libro, sono i politici italiani, la loro ignoranza e la loro propensione a falsificare la realtà. Avrei scritto qualcosa di più sulle istituzioni europee e la politica, ma sono consapevole che è una mia (de)formazione professionale –della quale sono, però, molto orgoglioso!

Dopo il voto, contati i seggi, valutatone l’esito complessivo, sarebbe davvero opportuno ripartire da ciascuno degli argomenti trattati da Parenzo per continuare a offrire spiegazioni e suggerire azioni. Non mi faccio illusioni, ma spero che l’autore non molli la presa e continui, anche con il sarcasmo della “sua” Zanzara, a stigmatizzare documentando.