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Il populismo è un modo per negare la democrazia

Palermo
L’INCONTRO IN OCCASIONE DEL FESTIVAL DELLE FILOSOFIE
Gianfranco Pasquino a Palermo:
“Il populismo è un modo per negare la democrazia”
di Antonino Cicero

Tra gli appuntamenti all’interno del Festival delle Filosofie, organizzato dall’associazione Lympha, presso l’Orto botanico di Palermo, l’incontro con un ospite d’eccezione, tra i più noti politologi italiani, Gianfranco Pasquino, che ha dialogato con i docenti universitari Aldo Schiavello (Università di Palermo) e Antonio La Spina (Luiss), moderati da Sorina Soare, ricercatrice fiorentina, su “filosofia, democrazia e politica” in una sala affollata e con una buona presenza di giovani.

Molte le domande dal pubblico su temi che affondano nell’attualità e nel vivere quotidiano, tra politica, sfida tecnologica e diritti sociali. L’occasione è stata la pubblicazione del recente libro di Pasquino dal titolo “Deficit democratici” per i tipi dell’Università Bocconi.

Parole chiave “democrazia” e sua “crisi” con una sfumatura di peso: crisi “della” o “nella” democrazia? Cambia molto in una società complessa, liquida, spesso fragile. “Oggi c’è una crisi nella democrazia – sottolinea – per via dei cattivi partiti, delle cattive istituzioni e dei cattivi cittadini”.

Partendo dai fondamentali, Pasquino ricorda che “se il popolo non ha potere non c’è democrazia: punto e basta”, tanto che parte di questo potere è espresso attraverso le leggi elettorali “che se sono pessime – aggiunge Pasquino – viene meno questo potere. E la legge Rosato è pessima”, così come “un “avvocato del popolo” non può stare al governo, ma deve stare all’opposizione”. Da qui al populismo tanto in voga oggi: “È un modo per negarla”.

Le democrazie reali, quelle realizzate, sono equilibri spesso precari perché basate su più elementi, tra pesi e contrappesi “che creano fastidi a coloro cui si rivolgono” sottolinea La Spina.

Eppure “l’85% degli scandinavi – ricorda Pasquino – apprezza la propria democrazia e ritiene funzioni bene. Lo stesso vale per inglesi, tedeschi e così via. Da noi – precisa – le percentuali sono state un po’ più o un po’ meno vicine al 50%, sebbene oggi circa il 60% risulti soddisfatto del governo”.

In altre classifiche l’Italia “sta in basso, ma nel complesso – precisa ancora Pasquino – non male. È una questione di insoddisfazione” che è altro e che ha bisogno di molti distinguo. “Quelli che ce l’hanno la democrazia – ricorda il politologo e accademico dei Lincei – dicono che è morta; gli altri, la metà nel mondo, combattono per averla e per avere il modello occidentale, dalla Cina all’Africa al Sud America”.

Fissare delle definizioni condivise non è semplice, tanto che spesso si scade nel pleonastico o nel ridondante (“lo è per un partito chiamarsi democratico” ricorda Schiavello), eppure soglie minime sono imprescindibili: dal diritto di voce a quello di voto e di partecipazione diretta e indiretta alle scelte generali. “Ma chi non riesce a mangiare difficilmente si occuperà della vita politica e sarà in balia, al momento del voto, dei soliti capibastone!” sbotta cordialmente uno spettatore di San Giuseppe Jato.

Per Pasquino è così “certo, perché chi è esposto agli imperativi esistenziali o scambia il voto o è in balia di volontà altrui. È a pensarci è pure un comportamento razionale; critico chi ne approfitta“. Ma “la democrazia – aggiunge – non si fonda solo su quelle persone”.

La costituzione, a doppia mandata, non manca dal dibattito: “Della nostra – dice Pasquino – se ne parla come della più bella del mondo: così un comico; ma io dico che non c’è nessun concorso di bellezza. Che semmai – aggiunge – la costituzione più bella è quella inglese. Che non è scritta”.

La democrazia, insomma, è in preda a crisi o a rivolgimenti? Nel mucchio, all’Orto botanico, si sono messi Orban, l’Europa, Riace, la disinformazione che manipola e che è tipica dei regimi totalitari e i fondamentalismi religiosi “che non riguardano solo arabi e musulmani: pensiamo – elenca Pasquino – agli evangelici americani o ai fondamentalismi cattolici o ebrei”.

Idee in tensione, insomma, che rafforzano i legami. Anche tra persone liberamente, “democraticamente in dibattito” si scherza. Come in una sala di un festival.

La democrazia in quanto aspirazione non è affatto in crisi” chiosa Pasquino.

Pubblicato il 14 ottobre 2018 ilSicilia.it

E’ appena uscito in libreria “Politica e istituzioni”

Politica e istituzioni  Egea - Università Bocconi editore

Politica e istituzioni
Egea – Università Bocconi editore

Copertina B Politica e istituzioni

 

Politica” è quello che uomini e donne fanno nella città (polis) per convivere, governarsi, difendersi, prosperare. Definire la “politica” significa però – oggi più che mai – fare i conti anche con l’antipolitica (una critica della politica, accettabile e persino utile) e perfino con il rigetto della politica (atteggiamento, questo, deplorevole e controproducente). Studiare la politica significa occuparsi di alcuni temi fondamentali, ai quali il libro dedica rispettivamente un capitolo: perché e come votare? che cosa sono i partiti? che cosa sono invece i movimenti? chi fa le leggi? come funzionano e quali sono le differenze tra le diverse forme rappresentative (parlamentarismi, presidenzialismi, semi-presidenzialismi… )? Accanto a questi temi più istituzionali, il volume affronta infine aspetti legati alla nuova dimensione della “democrazia 2.0”: dal labile confine tra populismo e politica al futuro della democrazia stessa.

I contenuti digitali del volume a corredo del volume sono stati curati  da Marco Valbruzzi. Per accedervi, collegarsi a sito http://www.mybook.egeaonline.ite inserire il codice stampato sul retro di copertina.

Indice

1 Studiare la politica (e l’antipolitica)
1.1 Difficile, criticabile, imprescindibile
1.2 L’antipolitica
1.3 Le cose della città
1.4 La scienza della politica
1.5 Il metodo comparato
1.6 Potere, ma non solo

2 Il voto e i sistemi elettorali
2.1 Votazioni formali e democrazia
2.2 Votare o non votare?
2.3 L’universo dei sistemi elettorali
2.4 Proporzionali e rappresentativi?
2.5 Il potere degli elettori
2.6 Oscuro oggetto del desiderio

3 I partiti non sono affatto partiti
3.1 Definizione e indispensabilità
3.2 Organizzarsi in partiti
3.3 Molteplicità di partiti
3.4 Che cosa fanno i partiti
3.5 I sistemi partitici
3.6 L’insostituibilità dei partiti

4 Movimenti e mobilitazione
4.1 La politica non si esaurisce nei partiti
4.2 Interessi partitici, ideali in movimento
4.3 Partecipanti movimentati, come e dove
4.4 Chi si movimenta?
4.5 Le risposte delle autorità
4.6 Successi e riflussi
4.7 Dell’istituzionalizzazione
4.8 Movimenti violenti e terrorismi
4.9 Infelicità e riflusso

5 Leggi e rappresentanza
5.1 Democrazie compiutamente dirette e critiche anti-parlamentari
5.2 Una o due Camere
5.3 Chi è il legislatore?
5.4 Il Congresso USA legislatore
5.5 Rappresentanza e mandato
5.6 Mandato e trasformismo
5.7 Altri compiti di Parlamento e parlamentari

6 Chi è il più forte? Modelli istituzionali a confronto
6.1 Un uomo solo al comando è davvero il più forte?
6.2 Presidenti istituzionalmente deboli
6.3 Un’altra storia: le democrazie parlamentari
6.4 Semipresidenzialismo o iperpresidenzialismo?
6.5 Potere istituzionale e politico dei capi dei governi parlamentari
6.6 Lezione comparata: cercare meglio

7 Populismo e politica 2.0
7.1 La democrazia è in crisi. Vogliamo democrazia
7.2 Dal popolo, del popolo, per il popolo
7.3 Elezioni e diritti
7.4 La democrazia competitiva di Schumpeter
7.5 Crisi della e crisi nella democrazia
7.6 Cessione e perdita di sovranità
7.7 Cittadini democratici e cittadini populisti

Bibliografia essenziale