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Chi mina la fiducia nello Stato compie un atto eversivo @DomaniGiornale

Lo dovrebbero già sapere tutti. Secondo Max Weber, lo Stato è l’istituzione che detiene il monopolio dell’uso legittimo della violenza per garantire l’ordine e l’applicazione delle leggi. Anzi, quanto più lo Stato è capace di acquisire e di mantenere quel monopolio tanto più crescerà la sua stessa legittimità e, naturalmente, viceversa. Infatti, gli Stati falliti sono quelli nei quali c’è una guerra civile oppure imperversano bande armate. Nel Far West, troppo spesso malamente richiamato in Italia a proposito di episodi di violenza politica, la legge c’era, eccome, rappresentata da sceriffi, più o meno coraggiosi, e talvolta amministrata da giudici eletti più o meno scrupolosi. Naturalmente, né l’ordine né il predominio della legge sono acquisiti una volta per tutte. Al contrario, sono sfidati con una certa frequenza quanto più vengano ritenuti inadeguati e la loro legittimità risulti discutibile. Come notato da Antonio Gramsci, sono tutt’altro che rari i casi di sovversivismo delle classi dominanti che violano l’ordine costituito per piegarlo ai loro interessi.
In democrazia il rimedio trovato e sperimentato con successo consiste nella separazione delle istituzioni, ciascuna con una origine diversa e con un suo spazio di autonomia e di esercizio di potere, che si controllano e si bilanciano reciprocamente (checks and balances). Ciascuno di questi processi è portatore di conflitti che possono degenerare se i detentori del potere nelle istituzioni non riconoscono i loro limiti. L’esecutivo tenta di imporre la sua volontà al legislativo. Il giudiziario boccia gli atti dell’esecutivo e del legislativo, ma più di frequente il legislativo e soprattutto l’esecutivo spingono le loro critiche fino alla delegittimazione del giudiziario, delle sue sentenze, dei magistrati che le hanno dettate. Gli scontri istituzionali comportano spesso una perdita di legittimità dei protagonisti e delle istituzioni di cui fanno parte.
Quando viene meno la fiducia che le istituzioni e i detentori delle cariche opereranno nei limiti dei loro poteri, applicando le leggi e perseguendo obiettivi non solo particolaristici, ma anche generali, i cittadini che per un insieme di ragioni, politiche, economiche, culturali, possono permetterselo, pretenderanno privilegi e esenzioni, opereranno fuori e contro la legge. In non pochi casi i loro comportamenti saranno lodati e coadiuvati da politici senza scrupoli, spudorati che ambiscono a trarne profitti elettorali. Quella preziosa qualità che si chiama fiducia risulterà ulteriormente erosa ad un costo altissimo per la convivenza nel sistema politico.
Chiedere che il Presidente della Repubblica sconfessi l’operato dei magistrati concedendo una grazia comunque, al di là di qualsiasi altra valutazione di sua costituzionale e personale spettanza, prematura, è sovversivismo. Consentire che le vittime di un reato, di una rapina, si facciano giustizia da sé, confonde la legittima difesa, sottolineo difesa, con una certamente esagerata, sproporzionata reazione assimilabile alla vendetta o alla rappresaglia, non contemplate in nessun ordinamento giuridico minimamente democratico. Implementare politiche securitarie che non proteggono i cittadini, che sono quasi sempre il soggetto più debole, ma “scudano” le forze dell’ordine, apre la strada a soprusi e repressioni ingiustificabili. Va subito aggiunto che manifestazioni popolari che, regolarmente infiltrate da consistenti gruppi di violenti attrezzati con passamontagna, spranghe e altri oggetti contundenti, non sono in nessun modo, meno che mai in nome del disagio giovanile, minimizzabili né condonabili.
La fiducia nelle istituzioni, a partire dal governo, e nelle autorità, a cominciare dai ministri, non si conquista con leggi speciali e con repressione sgangherata, ma neppure con ipocrite dichiarazioni di comprensione di comportamenti violenti reattivi. Non solo non è servito a nulla in troppe precedenti occasioni, ma, semplicemente, non serve a bandire la violenza, costosa, inutile, indegna di qualsiasi comunità civile e democratica. Da tempo, esistono alternative
Pubblicato il 22 luglio 2026 su Domani