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VIDEO Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana #Bologna Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio #LibertàInutile @UtetLibri con @DCampus e @giannicuperlo

23 Novembre 2021 ore 17
Sala dello Stabat Mater
Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
Piazza Galvani, 1 – Bologna

Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana

Presentazione del libro di

 Gianfranco Pasquino Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Ed. Utet)

con Donatella Campus e Gianni Cuperlo

Coordina Nicola Pedrazzi

Gianfranco Pasquino espone con accuratezza e analizza le idee e le culture politiche dell’Italia repubblicana. Le sottopone a serrata critica attraverso una rigorosa valutazione di quanto detto, fatto e scritto dai politici e dagli studiosi, storici, filosofi, politologi. Ne scaturisce una domanda inquietante: quella libertà conquistata con sangue e fatica con la guerra di Liberazione nazionale, difesa nella Guerra Fredda, ampliata con la caduta del Muro di Berlino è risultata forse per gli italiani una libertà male utilizzata, una Libertà inutile?

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti a sedere. Obbligatori green pass e mascherina

Evento organizzato in collaborazione con La Società di Lettura

Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana #23novembre #Bologna #Archiginnasio Presentazione di #LibertàInutile @UtetLibri con @DCampus e @giannicuperlo

23 Novembre 2021 ore 17
Sala dello Stabat Mater
Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
Piazza Galvani, 1 – Bologna

Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana

Presentazione del libro di

 Gianfranco Pasquino Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Ed. Utet)

con Donatella Campus e Gianni Cuperlo

Coordina Nicola Pedrazzi

Gianfranco Pasquino espone con accuratezza e analizza le idee e le culture politiche dell’Italia repubblicana. Le sottopone a serrata critica attraverso una rigorosa valutazione di quanto detto, fatto e scritto dai politici e dagli studiosi, storici, filosofi, politologi. Ne scaturisce una domanda inquietante: quella libertà conquistata con sangue e fatica con la guerra di Liberazione nazionale, difesa nella Guerra Fredda, ampliata con la caduta del Muro di Berlino è risultata forse per gli italiani una libertà male utilizzata, una Libertà inutile?

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti a sedere. Obbligatori green pass e mascherina

Evento organizzato in collaborazione con La Società di Lettura

“Libertà va cercando, ch’é si cara…” @Testimonianze

Da Testimonianze N. 539 settembre-ottobre 2021, pp. 18-22

“Libertà va cercando, ch’é si cara…”

Gli incipit sono sempre difficili. Soprattutto se il tema è complicato, come quello della/delle libertà. Giustamente gli incipit efficaci si stampano nella nostra memoria. Pensando alla libertà, uno dei più memorabili lo ha scritto Jean-Jacques Rousseau: “L’uomo è nato libero, ma ovunque si trova in catene” (Il contratto sociale 1762). Sbagliava. Prima di lui John Locke aveva indicato tre diritti naturali: life, liberty, and property (1689). Nella Dichiarazione d’Indipendenza (1776), attribuita a Thomas Jefferson, dopo la premessa, programmatica, ma alquanto ipocrita (e anche fattualmente falsa), che “tutti gli uomini sono creati uguali”, gli americani affermarono l’esistenza di “alcuni diritti inalienabili: Vita, Libertà e perseguimento della Felicità”. Questa sintetica rassegna deve assolutamente concludersi con la triade Liberté, Égalité, Fraternité, gli obiettivi della Rivoluzione francese (1789). Non posso entrare nei contenuti che secondo Rousseau, Locke e i Costituenti USA dovevano caratterizzare la libertà, ma credo che sia corretto sostenere che la loro libertà era concepita quasi essenzialmente come autonomia di comportamenti rispetto allo Stato. Tralasciando altri importanti contributi, l’autore che in tempi recenti meglio ha precisato come può essere concettualizzata la “libertà” è stato il filosofo politico Isaiah Berlin. Nella sua prolusione a Oxford Two concepts of liberty (1958), Berlin individuò e elaborò due libertà: la libertà da (dalle interferenze degli altri, a cominciare dal potere politico, dallo Stato) e la libertà di (facoltà e possibilità di agire, di esercitare influenza, di partecipare con maggiore o minore efficacia).

   Sulla scia dei grandi del passato, qui colloco finalmente la mia definizione operativa, cioè utilizzabile nella pratica come criterio essenziale: “libertà è possibilità di scegliere”. Siamo effettivamente liberi quando in qualsiasi situazione godiamo della facoltà di esercitare una scelta fra (almeno due) alternative. Dunque, libertà non è soltanto obbedire alle leggi che ci siamo dati. È anche disobbedire a quelle leggi nella consapevolezza che la disobbedienza civile comporta, anzi, deve sempre comportare un prezzo, una sanzione. Sappiamo anche, grazie a Erich Fromm, che gli uomini e le donne possono preferire non doversi trovare a scegliere e essere costretti a accettare la responsabilità delle loro scelte/decisioni. Soprattutto nei regimi non-democratici sono sempre (stati) molti coloro che preferiscono e praticano la Fuga dalla libertà (1941). Fu cercando di comprendere la nascita e l’affermazione di regimi autoritari e totalitari negli anni Venti e Trenta del secolo scorso che Erich Fromm scrisse quel libro importantissimo, denso di significati e implicazioni. Libertà significa anche possibilità di scegliere, ma le scelte importanti sono difficili, richiedono conoscenze e competenze, implicano accettazione di responsabilità.

  Chi non sa scegliere, o non vuole farlo, perché non se la sente di accettare la responsabilità di quello che sceglie e di quello che rifiuta, sta fuggendo dalla responsabilità. Per viltà e conformismo, per quieto vivere e servilismo lascerà che altri scelgano per lui e ne subirà le scelte. Fuggendo dalla libertà chi non decide e si adegua riuscirà a evadere anche dalle responsabilità. Spesso i fuggitivi dalla libertà vengono collocati in una zona grigia fra i sostenitori delle autorità che si sono imposte e gli oppositori, ma la zona grigia è il cuscinetto sul quale poggiano tutti gli autoritarismi. L’evidenza storica consente di affermare che durante il fascismo la maggioranza degli italiani si collocò per convenienza e per codardia proprio nella zona grigia.

Naturalmente, gli uomini e le donne sono diseguali di fronte alla libertà di scegliere. Troppo spesso, la diseguaglianza viene misurata con riferimento esclusivo o quasi alle condizioni economiche, che, naturalmente, sono molto importanti, ma cruciali, a mio parere, sono le disuguaglianze di conoscenze. Coloro che, per una varietà di motivi, hanno bassi livelli di conoscenze sono meno liberi. Dunque, gli investimenti in istruzione e in cultura trovano una giustificazione molto forte per ridurre le diseguaglianze di conoscenze e ampliare la libertà di scelta delle persone. È giusto preoccuparsi anche delle diseguaglianze economiche, ma non tanto per “ridimensionare” e fare piangere i ricchi (a meno che usino le loro ricchezze per influenzare e “comprare” il potere politico) quanto per ottenere che la maggior parte delle persone viva in condizioni economiche che non incidano negativamente sulla loro libertà di scelta.

Credo che queste considerazioni costituiscano la premessa per analizzare, meglio capire e valutare quanto in tema di libertà è successo con il Covid-19, quanto potrà succedere e quali cambiamenti dovrebbero/dovranno essere effettuati. Non c’è alcun dubbio che il lockdown, il confinamento unitamente al coprifuoco abbia costituito una limitazione della libertà personale di circolazione. Era giustificabile in nome di qualche esigenza superiore e dal punto di vista costituzionale? L’esigenza superiore era (e continuerà ad essere) rappresentata dalla necessità di limitare e contenere la pandemia. Soltanto tutelando la salute è possibile offrire e garantire la libertà come facoltà di scegliere Tutti dovremmo avere capito che la nostra personale libertà si deve arrestare prima di incidere negativamente sulla libertà degli altri. Almeno questa dovrebbe essere un’acquisizione definitiva. La libertà di circolare non deve essere esercitata se può implicare come effetto il contagio portato ad altri. La Costituzione stabilisce eccezioni e limitazioni agli art. 16 sulla libertà di circolazione e 17 sulla libertà di riunioni proprio, rispettivamente, “per motivi di sanità o di sicurezza” e “per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica”. In tutte le democrazie, non importa quale modello di governo: parlamentare, presidenziale, semipresidenziale, abbiano, spetta al Parlamento accertare l’esistenza dei motivi a fondamento della limitazione delle libertà e, in caso di loro insussistenza, imporre al governo la cessazione di quelle misure.

   Il confinamento e il divieto di assembramenti hanno fatto emergere un altro importante aspetto della libertà. Questa volta faccio ricorso, da un lato, ad un versetto del poeta inglese John Donne (1624); dall’altro, al collegamento esplicito stabilito fra la Liberté e la Fraternité. Reso famoso dall’essere stato collocato da Ernst Hemingway in epigrafe al suo bel libro Per chi suona la campana (1943) sulla Guerra civile spagnola, “no man is an island entire of itself; every man is a piece of the continent” significa che gli uomini (e le donne) stanno in relazione fra loro e debbono tenere conto delle vite degli altri. Sono influenzati da quelle vite; hanno doveri reciproci. Per I rivoluzionari francesi, la libertà doveva coniugarsi, oltre che con l’eguaglianza, anche con la presa d’atto che siamo fratelli (e sorelle). Oggi, probabilmente, tradurremmo fraternité con solidarietà. In una situazione di pandemia non esiste migliore forma di solidarietà di quella che si manifesta attraverso tutti quei comportamenti che mirano ad evitare in massimo grado i rischi e pericoli del contagio, non solo nostro, ma soprattutto altrui. Quanto alla citazione che ho messo come titolo al mio articolo, sono le parole di Virgilio che presenta Dante, “cercatore di libertà”, a Catone Uticense il quale, essendosi suicidato per non perdere la libertà, è testimone che la libertà può essere più importante della vita. Ma il suo perseguimento è una scelta personale che non deve produrre effetti negativi su nessun altro.

Nella prospettiva fin qui delineata, non possono sussistere dubbi sul fatto che il Green Pass non configura in nessun modo la comparsa di una “dittatura sanitaria”. L’attestazione attraverso un certificato che la vaccinazione anti-Covid è stata eseguita non è un obbligo assoluto per tutti. Si configura esattamente nell’ambito della libertà di scelta per ciascuno di noi. Ad esempio, chi sceglie di viaggiare in treno o in aereo necessita del certificato. Se non vuole ottemperare alla richiesta ha una alternativa: viaggiare con altri mezzi (oppure rinunciare al viaggio). Chi esercita professioni, come docente e operatore sanitario, che lo pongono in contatto con moltissime persone, deve avere esercitare la scelta fra ottenere il Green Pass o fare un’altra attività che non lo ponga in contatto con il “pubblico”. Il Green Pass non è una imposizione, ma implica la necessità di una scelta, che, incidentalmente, non è mai una scelta irrevocabile.  

Nel secondo dopoguerra la libertà ha fatto passi da gigante un po’ dappertutto nel mondo. Saranno anche in crisi, diagnosi che respingo, oppure no, ma esiste oggi il più grande numero di democrazie di tutti tempi. A sua volta, l’Unione Europea costituisce il più ampio spazio di libertà e diritti mai visto al mondo. La pandemia ha ricordato a tutti che le sfide alle libertà sono come gli esami di Eduardo De Filippo, “non finiscono mai”. La pandemia ha anche messo in evidenza che nelle democrazie i cittadini sanno rinunciare consapevolmente, più o meno temporaneamente a elementi di libertà e che i loro rappresentanti hanno il potere di valutare se le restrizioni sono motivate, in che modo si traducono nella vita quotidiana, quanto è lecito e opportuno che durino. Come ha scritto Giovanni Sartori (Società libera, in Elementi di teoria politica, Bologna, il Mulino, 1995, pp. 365-366): “una società libera è capace di autoregolazione in quanto è una società strutturata su forze controbilancianti e su meccanismi riequilibranti. … una società libera prevede lo Stato, rapporti di forza e di potere, strutture gerarchiche e comandi, diseguaglianze e conflitti. Quel che la rende, o mantiene, libera è una struttura di potere atta a neutralizzare ogni potere soverchiante”. Il potere “sanitario”, degli scienziati, dei virologi, epidemiologi e affini, non è diventato neppure lontanamente soverchiante in nessuna democrazia contemporanea. Le sfide alla democrazia non nascono negli ospedali e in altri luoghi di cura e di ricerca. Non vengono dai medici, ma dalle elite politiche, economiche, religiose.  

In generale, ma anche questa è un’affermazione forse fin troppo facile, il Covid è stato e rimane una specie di cartina di tornasole per tutti i sistemi politici. Ha messo in evidenza gli atteggiamenti preesistenti e dominanti rispetto alla libertà, all’autorità, alla responsabilità. Nelle democrazie nordiche la libertà è sempre stata interpretata come qualcosa che attiene ai comportamenti personali che mai debbono interferire con i comportamenti altrui. Ma, e qui probabilmente, è giusto riprendere il discorso di Sartori sulle società libere, la libertà è anche il prodotto di relazioni complesse con l’autorità che implicano naturalmente la emanazione di direttive e regolamentazioni erga omnes. Il fatto è che il principio di autorità è venuto meno su tutti i fronti, a cominciare da quello politico. Ne ha fatto inesorabile seguito l’insofferenza per le regole e l’esaltazione e la difesa di una molto malintesa libertà sotto forma di egoismo e arbitrio.

    Quello che distingue le società libere da altre che meno libere sono sempre state è, da un lato, il grado e la frequenza di contestazione delle decisioni che coinvolgono la collettività; dall’altro, il numero di persone che hanno le risorse culturali e economiche che consentono loro di esercitare la libertà di scelta. Una società giusta si caratterizza come tale garantendo, nell’ambito di regole chiare e condivise, entrambi i sempre mutevoli esiti.

*Gianfranco Pasquino, è professore emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna. Il suo libro più recente è Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET 2021).

VIDEO “Libertà inutile”: con Gianfranco Pasquino il profilo ideologico dell’Italia repubblicana #Giovedìculturale @culturaesvilupp @UtetLibri

ASSOCIAZIONE CULTURA E SVILUPPO

Gianfranco Pasquino, tra i politologi più autorevoli e apprezzati del nostro Paese, presenterà – in dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale, e con il pubblico che parteciperà all’incontro – il suo volume

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET, Milano 2021).

“Libertà inutile”: con Gianfranco Pasquino il profilo ideologico dell’Italia repubblicana #Giovedìculturale #21ottobre #Alessandria @culturaesvilupp @UtetLibri

ASSOCIAZIONE CULTURA E SVILUPPO

21 ottobre 2021 ore 18
Associazione Cultura e Sviluppo
Piazza Fabrizio De Andrè, 76
Alessandria

È necessario prenotare il posto in sala 

Gianfranco Pasquino, tra i politologi più autorevoli e apprezzati del nostro Paese, presenterà – in dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale, e con il pubblico che parteciperà all’incontro – il suo volume

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET, Milano 2021).

La storia (in)finita spiegata al Professor Giulio Sapelli @DomaniGiornale

Il professor Giulio Sapelli è spesso spumeggiante e controcorrente, talvolta anche, volutamente, dissacrante. Giorni fa (In Grecia, non in Germania, c’è il cuor della rinascita europea, Formiche.net 10 ottobre), però, è andato di gran lunga fuori misura. Riferendosi ad un presunto “avvenire nichilistico senza storia profetizzato da quel Yoshio Fukuyama, star dell’Università Stanford in California”, commette molti errori. Li segnalo poiché la loro correzione serve a migliorare le conoscenze sul mondo come è stato, com’è, come sarà. Yoshio Fukuyama (1921-1995) è stato un teologo americano di evidenti origini giapponesi, padre di Francis Fukuyama (1952) che Sapelli definisce “aedo della scomparsa delle contraddizioni nel mondo civilizzato”. Quella è “una profezia” conclude Sapelli “che certo ancora ci disorienta”. Desidero riorientare Sapelli e i molti come lui che, quasi certamente, non hanno mai, non dico letto il libro di Francis Fukuyama, ma neppure il titolo nella sua interezza: La fine della storia e l’ultimo uomo. Lo faccio con piacere, ma anche doverosamente poiché ho scritto la prefazione alla traduzione italiana di quel libro pubblicata dall’UTET 2020 (pp. 7-11).

   Per i molti che non l’hanno letto sottolineo che Fukuyama argomenta due tesi fondamentali. La prima è che la storia che è accertabilmente, definitivamente finita è quella della contrapposizione, la “guerra”, fra le liberaldemocrazie occidentali e il comunismo sovietico. Le liberaldemocrazie hanno vinto. Adesso, di conseguenza, questa è la seconda tesi, gli uomini e le donne possono usare tutta la loro libertà per “realizzarsi”. Non riesco a capire perché Sapelli si debba sentire disorientato da questa che non è una profezia, ma una aspettativa, una opportunità. Non vedo nessuna lode alla scomparsa “delle contraddizioni nel mondo civilizzato”. Al contrario, Fukuyama è sinceramente preoccupato dalla prospettiva che le opportunità non vengano colte, che le aspettative si trasformino in frustrazioni. Altro che nichilismo si trova nelle pagine de La fine della storia e l’ultimo uomo! Si trova una serie di sfide che, grazie alla libertà, gli uomini e le donne che vivono nelle liberaldemocrazie affronteranno meglio attrezzati di chiunque altro, offrendo esempi in qualche misura imitabili.

   Ad una prima lettura avevo personalmente attribuito a Fukuyama una sottovalutazione dei molti nemici rimasti delle liberaldemocrazie, in particolare dei fondamentalismi di stampo religioso. In seguito ad una rilettura (che consiglio non soltanto a Sapelli), mi sono reso conto che, in effetti, Fukuyama ha piena consapevolezza della minaccia fondamentalista alle liberaldemocrazie. Trent’anni fa la minaccia già esisteva, ma appariva embrionale, geograficamente limitata, circoscrivibile. Oggi ha fatto irruzione nelle abitazioni delle liberaldemocrazie. Le società aperte non possono chiudersi. Hanno il diritto e il dovere di proteggersi e reagire essenzialmente con la forza delle idee e con la competizione. Con un minimo di retorica, il pessimismo della ragione, dirò che la minaccia è frontale, ma con l’ottimismo della volontà, nutrito anche da alcuni scritti successivi di Fukuyama –UTET ha opportunamente pubblicato quello dedicato alla Identità. La ricerca della dignità i nuovi populismi (2019), ma importante è anche il libro sulla fiducia Trust. The Social Virtues and the Creation of Prosperity (1995)–, affermo, contro le non convincentemente motivate opinioni dei “teorici” della crisi della democrazia, che le liberaldemocrazie hanno le carte per ingaggiare la battaglia e per prevalere.

Pubblicato il 12 ottobre 2021 su Domani

Libertà inutile a “Ort’Autori: incontri con l’autore” #16ottobre Orta San Giulio #Novara @UtetLibri

16 ottobre ore 18 a Villa Bossi, Orta San Giulio

Gianfranco Pasquino, Professore emerito di Scienza della Politica alla Johns Hopkins University

presenta

LIBERTÀ INUTILE
Profilo ideologico dell’Italia repubblicana 
(UTET)

Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana #2ottobre Auditorium Santa Croce #Casalmaggiore Cremona @UtetLibri

sabato 2 ottobre 2021 ore 17.30
Auditorium Santa Croce
via Porzio n. 5 – Casalmaggiore
(CR)

Gianfranco Pasquino
professore emerito di Scienza politica accademico dei Lincei
presenta

LIBERTÀ INUTILE
Profilo ideologico dell’Italia repubblicana
(UTET)

Dialogano con l’autore
Alessandro Azzini e Irma Segalla
Introduce Massimo Negri,
amico della Biblioteca

Sopravvissuta agli orrori della seconda guerra mondiale e alla drammatica fine del fascismo, l’Italia scelse la repubblica, dando mandato ai padri costituenti di porre le fondamenta di una nuova, solida democrazia. Siamo poi riusciti a costruirla, oppure aveva ragione Norberto Bobbio? Quella Liberazione ottenuta nel sangue e nella lotta ha generato forse una libertà inutile?

BIBLIOTECA CIVICA “A.E. MORTARA”
via Marconi 8 – CASALMAGGIORE
per informazioni: info@biblioteca.casalamggiore.cr.it – tel. 0375 43682

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia Repubblicana #Presentazione #28agosto 3° Meeting Antifascista A.N.P.I #ReggioEmilia @Anpinazionale @anpi_re @UtetLibri

sabato 28 agosto ore 20.30

Chiostro della Ghiara

via Guasco Reggio Emilia

Gianfranco Pasquino
Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia Repubblicana
(UTET)

con l’autore dialogano
Anna Fava
Irene Guastalla

VIDEO La libertà: una possibilità necessaria #LectioMagistralis SALÌBER FEST 2021

Castello Normanno Svevo di Salemi

Sul canale YouTube Salìber Fest – Salemi Festival Del Libro il video integrale

https://www.youtube.com/watch?v=6S6QX…

Si ringraziano gli organizzatori per la concessione