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Un progetto elettorale

Corriere di Bologna

L’assemblea cittadina del Partito Democratico ha lasciato aperto il lancinante dilemma se sia Bologna ad avere bisogno di Merola sindaco oppure Virginio Merola ad avere bisogno di un secondo mandato. Ha, invece, risposto a un’altra importante domanda. Per non sappiamo quanti dei partecipanti Merola è effettivamente ricandidabile. Neanche stavolta il PD ha dato uno scintillante esempio di democrazia partecipata. Applausi, riferisce Olivio Romanini, nessun controllo del quorum, nessun conteggio delle mani che si alzano, due baci sulle guance fra Merola e il grande oppositore, l’on. De Maria, e il problema è risolto. A meno che Sermenghi abbia la voglia e la forza di raccogliere le firme per ottenere le primarie (conosco di persona tutti i trucchi di tempi e modi che i dirigenti sanno escogitare e praticare), alle prossime feste dell’Unità, il ricandidato Merola potrà mostrare di essere o meno all’altezza del compito.

Insomma, l’Assemblea cittadina, fatta prevalentemente di uomini e donne che già ricoprono cariche nel partito oppure grazie al partito, ha semplicemente, senza un appassionato confronto di posizioni, preso atto di tre elementi. Primo, il bilancio del sindaco non è esaltante, ma neppure troppo deprimente. Esiste persino la possibilità che nel suo prossimo mandato faccia meglio. Secondo, le schermaglie degli ultimi tre-quattro mesi non hanno prodotto granché tranne qualche riposizionamento le cui conseguenze lunghe si vedranno al momento della formazione della prossima giunta (e delle candidature al Parlamento). Chi sembrerebbe contare di più, ovvero De Maria, personalmente e anagraficamente non ha fretta e certamente non ha mai pensato a scegliere un candidato alternativo in grado poi di rimanere in carica dieci anni. Terzo, il centro-destra cittadino dimostra con pervicacia di non sapere quali pesci prendere e sembra capace soltanto di mettere in scena un mediocre duello fra Lega e Forza Italia.

Sicuramente forti, le Cinque Stelle, se troveranno una candidatura efficace, un impensabile “numero uno”, come direbbe Guazzaloca, in grado di portare Merola al ballottaggio, potranno sognare una riedizione del leggendario 1999 (e dei più recenti casi di Parma e di Livorno). Altrove, nelle città alle quali alcuni bolognesi di tanto in tanto dicono che bisognerebbe guardare, si attiverebbero anche “pezzi di società civile”, portatori di idee, proposte, persino di soluzioni. Vedremo in autunno. Nel frattempo, candidato in mancanza di meglio, sarebbe opportuno che Virginio Merola provi a lanciare la sfida a se stesso offrendo un progetto a tutto tondo per la città. Un progetto non soltanto elettorale.

Pubblicato il 1° agosto 2015

Nella città di Don Abbondio

Corriere di Bologna

Non mi pare una buona idea sprecare tempo, che sarebbe utile per governare (magari meglio) la città, in una tanto prematura quanto aspra discussione sulla (ri-)candidatura del sindaco e sulla “discesa in campo” di eventuali sfidanti. Ce n’è già uno, ufficialmente dichiaratosi: il sindaco di Castenaso, Vittorio Sermenghi, che dovrà convincere il 35 per cento dei componenti dell’Assemblea del Partito Democratico. C’è un’altra candidatura possibile,informale, sussurrata, forse auspicata anche contro i suoi desideri, quella della sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, certo non amata dalle Coop. Sarebbe, però, preferibile che entrambi i sindaci concludessero il mandato conferito dagli elettori.

La responsabilità della brutta situazione bolognese è da attribuire al sindaco Merola perché è stato lui a esigere una riconferma fin troppo tempo fa. Sbaglia anche adesso quando, nella densa intervista data al Direttore Nanni, oscilla fra la richiesta che sia il suo partito a esprimersi e la dichiarazione che il giudizio sul suo operato lo daranno gli elettori. Infatti, il partito deve applicare lo Statuto e se ci saranno le firme deve affidare il giudizio sul sindaco ai votanti nelle primarie. Dopodiché, nulla impedirà a Merola di “alzarsi in piedi” e di fare vedere tutta la sua “statura” costruendo una lista civica che si vanti del suo operato. Se, contro molti indicatori, è convinto di avere fatto molto bene e, persino, di avere un progetto per il futuro, “un’idea forte di Bologna”, e di sapere “dove portare questa città”, è un suo dovere politico e, direi, persino etico non lasciare il campo a sfidanti ambiziosi che vedono la carica di sindaco di Bologna come una tappa o un punto d’arrivo nella loro carriera politica.

Infelicemente, molti cittadini bolognesi si aspettano cambiamenti, innovazioni, persino di “cambiare verso” a un degrado al quale sembrano essersi quasi assuefatti. Merola sostiene che nei prossimi cinque anni porrà rimedio a quanto non ha finora fatto. Molte associazioni bolognesi, compreso il suo partito, hanno già manifestato non poche perplessità. L’unico che è venuto allo scoperto esprimendo il suo favore a un secondo mandato per Merola è stato Gianluca Vacchi, Presidente degli Industriali bolognesi. Comprensibile. Seriamente direi che gli industriali, costretti continuamente a innovare, hanno bisogno di un quadro politico stabile nel quale operare senza timori di brutte sorprese. Scherzosamente aggiungerei che, forse, gli industriali ovvero, quantomeno, il loro Presidente temono che dopo Merola venga qualcuno capace di fare anche peggio. Insomma, poiché credo nel primato della politica, concluderò che il sindaco, il suo partito, buona parte delle associazioni collaterali hanno creato una brutta situazione. Purtroppo, non c’è una soluzione né facile né immediata. Nessun prêt à porter. Allora, che il conflitto di idee e di persone esploda, in maniera trasparente affinché gli elettori riescano a farsi un’idea ed eventuali candidati alternativi, smentendo Don Abbondio, si facciano coraggio.

Pubblicato il 25 aprile 2015