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Sovranismo azzardato e rischioso

In Italia il miglior amico di Putin rimane Berlusconi che, però, di potere politico proprio non ne ha più neanche un’oncia. Figurarsi se Putin perde l’occasione di influenzare la politica di una democrazia non proprio “vigilante” né vibrante come quella italiana. In qualche modo è persino riuscito a condizionare l’esito delle elezioni USA 2016. Farlo altrove non può che essere, per lui, un gioco da ragazzi, per di più esperti assai. La richiesta di un qualche sostegno venuta da qualche leghista, lasciando da parte il vil denaro che può essere stato versato all’organizzazione che ne ha davvero bisogno, è, però, alquanto contraddittoria nell’ottica sovranista. Nelle elezioni europee gli altri partiti sovranisti hanno ottenuto risultati relativamente buoni, ma chiaramente inferiori alle attese. Sui due più forti, l’ungherese Orbàn capo di governo e l’inglese Farage, probabilmente transeunte con la Brexit, né la Lega che ha bisogno di alleati né Putin possono fare affidamento. Quei due si faranno i fatti loro, senza scrupoli. Invece, a Putin farebbe certamente comodo avere una testa di ponte nell’Unione Europea. Qualcuno che, come ha già fatto Berlusconi, si pronunci contro le sanzioni dell’UE alla Russia poco rispettosa dell’autodeterminazione. Qualcuno che non vada tanto per il sottile e accetti la presenza russa in Ucraina. Qualcuno che, magari anche per disinformazione (la politica estera non è la più nota delle specialità del poliedrico Salvini), intralci i processi decisionali europei e, chi sa, persino, “atlantici”.

Si ha l’impressione che Salvini e qualcun altro nella Lega abbiano sottovalutato la portata di qualsiasi rapporto, anche non economico, con un gigante esigente e sprezzante come la Russia. Non è dalla Russia che i sovranisti europei potranno ottenere qualsiasi legittimazione delle loro attività. Per definizione, i sovranisti tutti guardano ai loro specifici interessi nazionali. Orbàn lo dimostra regolarmente. Possono trovare convergenze occasionali nell’ostacolare le politiche europee, ma pensare che si organizzino in maniera solidale per perseguire obiettivi comuni è davvero molto utopistico. Anzi, è un strategicamente gravissimo. Ad esempio, non è difficile immaginare che sia la Presidente della Commissione Europea sia l’europarlamento saranno molto severi nel valutare le credenziali del Commissario italiano di spettanza della Lega.

Quanto a Putin non è soltanto un sovranista. È prima di tutto e soprattutto un leader autoritario. Non ha bisogno di alleati e non ne vuole. Preferisce vassalli, quinte colonne che è sicuro di sapere come manovrare. Quando sarà chiarito che cosa faceva il leghista Savoini, oltre ad ottenere numerose photo opportunities, in numerosi incontri con delegazioni russe di livello, sapremo se il nervosismo di Salvini è giustificato. Però, già ora è possibile affermare alto e forte che il sovranismo non deve mai mettersi in condizioni da essere manipolato dall’esterno. Questa è la colpa politica più grave.

Pubblicato AGL il 15 luglio 2016

La solitudine del numero primo

Noi che non conosciamo personalmente i G(randi) 7 della Terra, ma abbiamo studiato la scienza politica e le relazioni internazionali, ci permettiamo di commentare da lontano l’esordio sul palcoscenico del mondo del Premier italiano Giuseppe Conte: la solitudine del numero primo. Le foto ce lo mostrano al tavolo degli incontri con le cuffie con le quali abitualmente si ascoltano le traduzioni, ma come mai né Angela Merkel né Christine Lagarde “indossano” le cuffie? Poiché il tanto dettagliato curriculum del Professor Conte indica la conoscenza di molte lingue, dobbiamo dedurne che stesse parlando il Premier giapponese la cui lingua sappiamo essere da tempo patrimonio comune delle donne politiche francesi e tedesche. Le foto ci mostrano il Primo ministro italiano altresì mentre cammina da solo in coda al gruppetto dei Grandi. Eppure ci avevano insegnato che in questi incontri di vertice (splendida la traduzione spagnola: mitin de cupula), nelle riunioni plenarie si ratifica solo quanto previamente predisposto dagli sherpa, spesso ambasciatori e tecnici di lusso, e già approvato dai ministri competenti. Quello che conta di più e può fare la differenza sono gli incontri informali, le passeggiate a due o a tre, le chiacchierate rilassate, persino scherzose, direi al caminetto, anche se i pentastellati lo escluderebbero con sdegno, quando ci si prende sottobraccio, si scambiano impressioni personali, si diradano incomprensioni, si crea un rapporto umano (la politica dal volto umano, non professionale o, dio ne guardi, professorale).

Dov’è, inoltre, il Conte mentre Angela Merkel e Emmanuel Macron sotto gli occhi del Primo ministro giapponese sfidano Trump che si è messo sulla difensiva a braccia conserte spalleggiato dal noto falco John Bolton? Tutte queste immagini mandano messaggi chiari che nessuna dichiarazione di Trump su “Conte, un bravo ragazzo” e su un prossimo invito per photo opportunities sul prato ben curato della Casa Bianca sono in grado di rovesciare in positivo. No, non parlerò dell’ambigua posizione italiana sulle sanzioni alla Russia assunta dagli sponsor del “numero primo”, con Putin apprezzato da Salvini e certo non criticato da Di Maio al quale nessuno ha spiegato che gli autocrati fanno establishment a sé. Non dirò nulla sul fatto che l’Italia è abitualmente sottovalutata, ma allora bisogna chiedersi perché, e spesso snobbata negli incontri internazionali. Accetterò, invece, preventivamente la giustificazione: Conte era all’esordio in un consesso internazionale dove gli altri avevano già avuto molteplici occasioni di incontro (e di scontro), di espressione e di comprensione reciproca.

È ingiusto pretendere di più di un comportamento ossequioso da colui che si trova catapultato nel bel mezzo di uno scontro su un tema importantissimo: libero mercato internazionale contro protezionismo e dazi più o meno selettivi, ma, comunque, in totale contraddizione con la logica della società aperta, con tutto quello che sappiamo sul libero commercio che pavimenta la strada della democratizzazione e che giova ai popoli. Pare, tuttavia, possibile ipotizzare che il Primo Ministro Giuseppe Conte, poiché privo di qualsiasi precedente esperienza politica e forse a digiuno delle necessarie conoscenze sullo svolgimento dei vertici, fra formalità necessarie e informalità produttive, abbia semplicemente sottovalutato l’importanza dell’occasione. Non si sia preparato a sufficienza accorgendosi presto che era meglio tenersi al largo da eventuali gaffes. Rimandato. Come diciamo noi, che abbiamo studiato l’inglese e lo pratichiamo senza cuffie, another time another place.

Pubblicato 11 giugno 2018 su PARADOXAforum

Italy Needs Russian Oil, Gas – and Courts Russians to Buy Its Luxury Goods

 

Gone are the times when the Italian Communist Party preserved its political and strategic autonomy when competing in domestic politics, but always supported the Soviet Union in international politics. Firmly in the Western camp, all Italian governments were happy enough to be members of the two most important organizations: NATO and the European Union. Traditionally, however, no Italian government and no Italian minister of Foreign Affairs played an especially active role. Membership in any international organization means, for most Italians, to be part of that organization, not necessarily to constantly take part in any of the activities of those organizations. Loyalty was the name of the game played by the Italians, not voice, that is, advocacy and/or dissent. Without questioning any choice, all subsequent (and there were many) Italian governments accepted and shared the decisions made within those two organizations.

More autonomy appeared only when dealing with oil producing countries of the Middle-East. As to Russia, Italy has quickly accepted the fact that it is not a democracy and that it is going to be ruled in an authoritarian manner by Vladimir Putin for some time to come. In this case, realism is the name of the game. But there is more to it. Poor in terms of energy sources, Italy significantly relies on gas produced and exported by Russia and it has been unable to reduce its dependence on this source of energy. While, of course, Italy understands that the conflict going in the Ukraine cannot be easily solved, if forced to choose, it will side with those Ukrainians who stress their national independence and want to keep Russia away from their domestic politics. Nevertheless, one thing are popular sympathies, a different thing is to formulate a specific policy. Fortunately for the Italian government this task may be left to NATO and the European Union. Italy may have not shared the idea of enlarging NATO to the East thus challenging the geo-political security of Russia, but its opposition was neither loud nor unremitting. A slightly different story may be told with reference to European sanctions against Russia.

Generally speaking, Italian governments have never considered sanctions as an instrument capable of producing major changes in the politics of the “sanctioned” country. Sanctions may become and be inevitable, but their rate of success is highly debatable, in any case, substantially limited. In the case of sanctions against Russia, there is no doubt that among the member-States of the European Union, Italy was (and remains) the country that has more to lose. It is not just a matter of gas, though very important. It is a matter of trade of many goods, often high quality and highly priced goods and materials that, for a country whose economy is largely export-oriented, significantly contribute to the Gross National Product. This may explain why, though never renouncing her role to express the official politics of the European Union, Federica Mogherini, the High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy, has always tried to formulate a less rigid position vis-à-vis Russia. Still, it would be wrong to believe that Italy is soft on Russia and condones the behavior of its autocrat Vladimir Putin. However, Putin is aware that Italy needs to have thriving commercial relations with Russia. He also knows that there are supporters of Russia in Italy. For a long time he has had a more than amicable personal (but political as well) relationship with Silvio Berlusconi when he was the Italian Prime Minister (2001-2006; 2006-2011).

Recently, out of his newly acquired “sovereignist” perspective and of his adamant opposition to the European Union, the leader of the Northern League, Matteo Salvini has expressed appreciation for many a Russian activities. Though largely deprived of domestic political power, Berlusconi wants to be and remains Russia’s and, above all, Putin’s best friend in Italy. However, the Russian leader is shrewd enough to know that he cannot just play the “Berlusconi card” in order to put pressure on Italian politicians and governmental office holders. Some propaganda helps, but what counts more for the Italians is trade. It is the possibility to maintain and to enlarge all economic relations with the Russian government and its industrial and financial operators. Once stressed this point, one should by no means come to the unwarranted conclusion that Italy is a sort of soft belly in Southern European countries, available to any kind of Russian penetration, even less so to military penetration. No Italian government will ever renounce or even reduce its role and participation in the two pillars of Italian military security and economic prosperity: NATO and the European Union.

JULY 18, 2017 THE CIPHER BRIEF

Trump no sabe nada de Europa #Página12

pagina-12

Entrevista. Por Elena Llorente

Página|12 En Italia
Desde Roma

Europa está preocupada por saber cómo marcharán sus relaciones con Estados Unidos a partir del 20 de enero, día de la asunción del flamante presidente Donald Trump. Pese a que luego de la sorpresiva victoria del candidato republicano algunos gobiernos que se habían manifestado abiertamente a favor del presidente Barack Obama y los democráticos hicieron un pequeño paso atrás, las preguntas siguen en pie. ¿Qué sucederá? ¿Se verán afectadas las relaciones entre la Unión Europea y Estados Unidos, incluso dentro de la OTAN? ¿Podrá el magnate inmobiliario de Nueva York alterar los equilibrios internacionales conseguidos hasta ahora poniendo en juego antes que nada su amistad con el presidente ruso Vladimir Putin? ¿Favorecerá esto el avance de la derecha en el mundo?. En una entrevista con PáginaI12 el prestigioso analista y profesor emérito de Ciencias Políticas, Gianfranco Pasquino, respondió a estas preguntas.

¿Cuáles son las posibles consecuencias de la elección de Donald Trump en la Unión Europea?

Es difícil decirlo. Trump no conoce nada de Europa. No tiene ninguna información, a no ser que encuentre algún consejero competente… Trump dirá muchas cosas que luego no sabrá hacer. Europa debe quedarse tranquila, debe tratar de definir qué tipo de relaciones quiere establecer con Estados Unidos y a ese punto se tratará de encontrar algunos acuerdos. Pero todo esto es muy poco claro todavía. Como es poco claro cómo será la presidencia de Trump. Trump está muy interesado por un lado en México y por el otro en China, pero poco interesado en Europa.

¿El escaso interés de Trump en Europa y su acercamiento al presidente ruso Putin, podría tener efectos negativos en la Organización del Atlántico Norte (OTAN)? (N. de la R: la alianza militar de la que participan Estados Unidos y Europa, entre otros, y que nació después de la Segunda Guerra Mundial para contrarrestar el poder soviético)

Podría haber consecuencias sobre la OTAN si Trump decide, por ejemplo, que los estados europeos no aportan suficiente dinero a la OTAN para la propia defensa. Y esto podría ser un problema. Pero no sabemos aún cómo será. Ha dicho cosas que ciertamente debilitan a la OTAN. Ha dicho por ejemplo que no hay necesidad de antagonizar a Putin, incluso ha recibido una carta de felicitaciones después de su elección de parte del presidente ruso. La OTAN debería prestar mucha atención a esto. Porque Putin es de todas maneras un adversario. Si Trump decide tratar directamente con Putin, indirectamente la OTAN se debilita.

¿Cómo puede cambiar el ajedrez mundial ahora que los dirigentes de los dos países, que en principio se odiaban, parecen grandes amigos?

El problema es que Putin es un autócrata, un hombre que controla de manera no democrática los organismos de Rusia, que tiene una política internacional que no puede ser aceptada por los Estados Unidos. Trump debe pensar dos veces antes de asumir una actitud condescendiente respecto de Putin. El otro problema es que en realidad los europeos están divididos. Algunos tienen una posición suficientemente dura contra Putin. Otros en cambio, como Italia, mantienen una actitud ligeramente más blanda porque tienen absoluta necesidad de conservar buenas relaciones comerciales y recibir el gas ruso.

Hay quien decía que después de Brexit y de Trump, el próximo golpe de la derecha iba a ser la victoria del NO en el referendo que sobre la Constitución se hizo en Italia el 4 de diciembre.

Esto es un error gravísimo porque el NO no estuvo solo apoyado por la derecha, sino que hubo componentes de izquierda muy relevantes, como yo mismo. Por lo cual, es una mentira decir que una victoria del NO es una victoria de la derecha. Tampoco hay ninguna razón para decir, como algunos afirman, que Italia saldrá de la Unión Europea. Esto es una mentira en la que han caído algunos medios de difusión europeos. Me preocupa este tipo de análisis porque significa que los periodistas que escriben eso, no conocen suficientemente Italia.

¿El populismo está avanzando de manera incontrolable en Europa después de la elección de Trump en su opinión?

El populismo ha crecido en Europa. Pero yo no diría que se trata de una avanzada incontrolable. Ha crecido, algunos gobiernos tienen matices populistas. En Europa el populismo no ha ganado en ningún lado. Hay tentaciones, en Hungría, en Polonia. Decir que Europa ha sido arrasada por el populismo es un error. Estamos en una fase, tanto Estados Unidos como Europa, en la que ha disminuido la cultura política de los ciudadanos pero también la cultura política de los líderes. Podemos decir que hay una crisis en materia de liderazgo. Tal vez la única en condiciones de proyectarse como líder es la canciller alemana Angela Merkel.

¿Qué dice en cambio del avance de la derecha? ¿No será más fácil con Trump en el gobierno?

No. A la derecha europea no le será más fácil avanzar ahora. Trump es único, por suerte. Un hecho que lo demuestra en parte es que en las primarias presidenciales francesas del centroderecha, el más votado fue el gaullista François Fillon, no Nicolas Sarkozy, que está más a la derecha y tiene algunos matices a la Trump.