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La storia (in)finita spiegata al Professor Giulio Sapelli @DomaniGiornale

Il professor Giulio Sapelli è spesso spumeggiante e controcorrente, talvolta anche, volutamente, dissacrante. Giorni fa (In Grecia, non in Germania, c’è il cuor della rinascita europea, Formiche.net 10 ottobre), però, è andato di gran lunga fuori misura. Riferendosi ad un presunto “avvenire nichilistico senza storia profetizzato da quel Yoshio Fukuyama, star dell’Università Stanford in California”, commette molti errori. Li segnalo poiché la loro correzione serve a migliorare le conoscenze sul mondo come è stato, com’è, come sarà. Yoshio Fukuyama (1921-1995) è stato un teologo americano di evidenti origini giapponesi, padre di Francis Fukuyama (1952) che Sapelli definisce “aedo della scomparsa delle contraddizioni nel mondo civilizzato”. Quella è “una profezia” conclude Sapelli “che certo ancora ci disorienta”. Desidero riorientare Sapelli e i molti come lui che, quasi certamente, non hanno mai, non dico letto il libro di Francis Fukuyama, ma neppure il titolo nella sua interezza: La fine della storia e l’ultimo uomo. Lo faccio con piacere, ma anche doverosamente poiché ho scritto la prefazione alla traduzione italiana di quel libro pubblicata dall’UTET 2020 (pp. 7-11).

   Per i molti che non l’hanno letto sottolineo che Fukuyama argomenta due tesi fondamentali. La prima è che la storia che è accertabilmente, definitivamente finita è quella della contrapposizione, la “guerra”, fra le liberaldemocrazie occidentali e il comunismo sovietico. Le liberaldemocrazie hanno vinto. Adesso, di conseguenza, questa è la seconda tesi, gli uomini e le donne possono usare tutta la loro libertà per “realizzarsi”. Non riesco a capire perché Sapelli si debba sentire disorientato da questa che non è una profezia, ma una aspettativa, una opportunità. Non vedo nessuna lode alla scomparsa “delle contraddizioni nel mondo civilizzato”. Al contrario, Fukuyama è sinceramente preoccupato dalla prospettiva che le opportunità non vengano colte, che le aspettative si trasformino in frustrazioni. Altro che nichilismo si trova nelle pagine de La fine della storia e l’ultimo uomo! Si trova una serie di sfide che, grazie alla libertà, gli uomini e le donne che vivono nelle liberaldemocrazie affronteranno meglio attrezzati di chiunque altro, offrendo esempi in qualche misura imitabili.

   Ad una prima lettura avevo personalmente attribuito a Fukuyama una sottovalutazione dei molti nemici rimasti delle liberaldemocrazie, in particolare dei fondamentalismi di stampo religioso. In seguito ad una rilettura (che consiglio non soltanto a Sapelli), mi sono reso conto che, in effetti, Fukuyama ha piena consapevolezza della minaccia fondamentalista alle liberaldemocrazie. Trent’anni fa la minaccia già esisteva, ma appariva embrionale, geograficamente limitata, circoscrivibile. Oggi ha fatto irruzione nelle abitazioni delle liberaldemocrazie. Le società aperte non possono chiudersi. Hanno il diritto e il dovere di proteggersi e reagire essenzialmente con la forza delle idee e con la competizione. Con un minimo di retorica, il pessimismo della ragione, dirò che la minaccia è frontale, ma con l’ottimismo della volontà, nutrito anche da alcuni scritti successivi di Fukuyama –UTET ha opportunamente pubblicato quello dedicato alla Identità. La ricerca della dignità i nuovi populismi (2019), ma importante è anche il libro sulla fiducia Trust. The Social Virtues and the Creation of Prosperity (1995)–, affermo, contro le non convincentemente motivate opinioni dei “teorici” della crisi della democrazia, che le liberaldemocrazie hanno le carte per ingaggiare la battaglia e per prevalere.

Pubblicato il 12 ottobre 2021 su Domani