Legge elettorale, Pd e Sardine. A lezione dal prof. Pasquino #intervista @formichenews

Intervista raccolta da Francesco De Palo

“Il nuovo Pd non dovrebbe inglobare nulla, ma solo essere aperto nelle sue strutture decisionali, attento a cosa si muove e disponibile al dialogo”. Conversazione con Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica, in libreria con il pamphlet “Minima politica” (Utet)

Ha scritto un pamphlet uscito in questi giorni dal titolo “Minima politica” (Utet), in cui dedica il primo capitolo proprio alla legge elettorale. Il politologo di fama internazionale e professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, Gianfranco Pasquino, prende spunto proprio dalle ultime leggi elettorali per affrontare con Formiche.net il tema delle visioni politiche all’indomani del voto in Emilia-Romagna e in Calabria.

Come giudica il “dopo Emilia”?

Mi è parsa una campagna elettorale coinvolgente in cui si è parlato anche di alcune interessanti tematiche. Ritengo che tutto sommato l’Emilia sia stata un buon esempio di confronto, naturalmente con da un lato un aumento di toni da parte di Salvini e dall’altro con la capacità di replicare di Bonaccini. Nel mezzo la presenza sul territorio di un movimento, le Sardine. Non male, direi.

Il bipolarismo Conte-Salvini post regionali è destinato a durare, oppure in entrambi gli schieramenti c’è chi spinge per altri due frontman?

Tanto per cominciare non era solo bipolarismo, perché il M5S correva da solo: un fattore che conta sia quando prende voti che quando li perde. Non siamo in un bipolarismo, c’era solo un confronto bipolare tra due candidati, perché correvano per la presidenza, ma se i partiti si contano, come diceva Sartori, quando hanno potere di coalizione e potenziale di ricatto, allora il M5S continua ad essere qualcosa che conta.

L’ultra personalizzazione salviniana è un modello che sta mostrando i suoi limiti?

Salvini ha scelto di personalizzare al massimo qualsiasi tipo di attività politica e in un certo senso fa bene, perché appare come un leader capace di guidare. Detto questo a volte esagera e sbaglia. Ma il suo è il massimo grado di personalizzazione a cui abbiamo assistito fino ad oggi, con l’eccezione di Berlusconi.

Il popolo del M5S è già progressista? Come pesare i trecentomila voti in uscita dal Movimento?

Buona parte di quei voti sono andati su liste che appoggiavano Bonaccini, ormai è certo: da questo punto di vista sono più vicini al Pd. Probabilmente lo sono davvero, anche a causa della crisi di governo agostana causata da Salvini. Le loro tematiche erano già potenzialmente di sinistra, mentre altri due elementi no, anche se bisognerebbe verificarlo: la critica all’establishment, senza se e senza ma; e l’antiparlamentarismo molto pronunciato contro poltrone e vitalizi, che però è un dato che la sinistra non può permettersi.

La prescrizione come si sposa con il riformismo dem?

La legge sulla prescrizione è un’interpretazione sbagliata che fa il M5S, ma non è il solo, ritenendo che la legge italiana sia troppo blanda e abbia fatto sfuggire dalle sue maglie alcuni condannabili che invece la prescrizione ha salvato. Uno di questi è notoriamente Berlusconi.

Il nuovo Pd teorizzato da Zingaretti come potrà inglobare sardine e civici?

Il nuovo Pd non dovrebbe inglobare nulla, ma solo essere aperto nelle sue strutture decisionali, attento a cosa si muove e disponibile al dialogo. Se dovesse inglobare ad esempio le Sardine, si distruggeranno perché alcuni vi aderiranno e altri no, perdendo dei pezzi. Devono fare solo ciò che hanno a lungo promesso: essere aperti grazie ad una struttura reticolare.

Legge elettorale, verso quale modello il Parlamento si sta orientando? Perché solleva dei dubbi su alcune espressioni che stanno circolando in queste settimane?

Nel pamhplet “Minima politica” (Utet) dedico il primo capitolo alla legge elettorale dicendo che è ora di smetterla con un latinorum che non ha senso. Aveva senso il latino di Sartori: Mattarellum voleva dire che la legge era un po’ mattocchia, Porcellum derivava dalla famosa “porcata” definita tale dal senatore Calderoli, Rosatellum è una stupidata, Germanicum non ha nulla a che fare con il sistema tedesco se non la soglia di sbarramento, che peraltro verrà abolita se Renzi si renderà conto di non riuscire a superare il 5%. Insomma, meglio evitare il latino e attribuire le leggi elettorale al primo firmatario.

E quella Brescia, allora, prossimamente in Aula?

Sono tutte leggi fondamentalmente mediocri perché non aumentano il potere degli elettori, ma proteggono i partiti e i privilegiati. Qualcuna è addirittura pessima. Due elementi non dovrebbero esserci mai più: le liste bloccate e le candidature multiple, perché vera violazione del principio di eguaglianza garantito dal’art. 3 della Costituzione.

Pubblicato il 28 gennaio 2020 su Formiche.net

VIDEO Liliana Segre al Parlamento Europeo, discorso di apertura della commemorazione #GiornatadellaMemoria @Europarl_IT

L’omaggio del Parlamento europeo alle vittime dell’Olocausto

I deputati hanno tenuto una cerimonia per commemorare il 75esimo anniversario dalla liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz

Il Parlamento europeo ha aperto la sessione plenaria di mercoledì 29 gennaio con una cerimonia solenne in memoria delle vittime dell’Olocausto.

All’apertura della cerimonia il Presidente del Parlamento David Sassoli ha detto:
“Oggi ci inchiniamo davanti a tutte le vittime della Shoah e vogliamo assumerci il nostro dovere di ricordare”Sassoli ha poi dichiarato “il nazismo e il razzismo non sono opinioni, ma sono crimini, e ogni volta che leggiamo sul giornale notizie di violenze e insulti, noi dobbiamo considerarli rivolti a ciascuno di noi. Sono attacchi all’Europa e ai valori che essa rappresenta”.

Nel suo discorso, Liliana Segre – senatrice a vita italiana sopravvissuta ad Auschwitz – ha dichiarato “Vorrei non nascondere l’emozione profonda – di entrare in questo Parlamento europeo dopo aver visto all’ingresso le bandiere, le bandiere colorate di tanti stati affratellati nel Parlamento europeo, dove si parla, si discute, ci si guarda negli occhi. Non è stato sempre così.”

Segre ha riflettuto sul ritorno del razzismo e dell’antisemitismo: “La gente mi chiede, ma come mai ancora si parla di antisemitismo? Ma perché c’è sempre stato: l’antisemitismo e il razzismo sono insiti nell’animo dei poveri di spirito. E poi arrivano i momenti, i corsi e ricorsi storici. Tutti quelli che approfittano di questa situazione trovano il terreno adatto per farsi avanti”

Ha anche ricordato il difficile viaggio di ritorno dopo la liberazione: “La forza della vita è straordinaria, è questa che bisogna trasmettere ai giovani di oggi che sono mortificati dalla mancanza di lavoro”.

A chiudere le parole di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea: “L’Europa non rimarrà in silenzio. Combatteremo l’antisemitismo su tutti i fronti. Non permetteremo mai che l’Olocausto venga negato. Lotteremo con tutte le nostre forze contro la discriminazione, il razzismo e l’esclusione”.

In seguito ai discorsi, i deputati hanno osservato un minuto di silenzio. Era presente anche Anita Lasker-Wallfisch, membro sopravvissuto dell’orchestra delle donne ad Auschwitz.

La Giornata internazionale della memoria per le vittime dell’Olocausto si celebra il 27 gennaio per ricordare l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz nel 1945. Il termine Olocausto si riferisce allo sterminio di 6 milioni di ebrei, rom e altri gruppi perseguitati dai regimi nazisti e fascisti.

Dal sito del Parlamento Europeo

Emilia-Romagna: a Setback for Salvini or a Comeback for the Left? #30january #Bologna Johns Hopkins University SAIS Europe

THURSDAY, 30 JANUARY 2020 – H. 18:30
Johns Hopkins University SAIS Europe – via B. Andreatta 3, Bologna

EMILIA-ROMAGNA:
A SETBACK FOR SALVINI OR A COMEBACK FOR THE LEFT?

SAIS Europe Faculty Members Discuss the Consequences
of the Regional Elections in Emilia-Romagna

Justin O. Frosini, Adjunct Professor of Constitutional Law
Erik Jones, Professor of European Studies and International Political Economy
Gianfranco Pasquino, Senior Adjunct Professor of European and Eurasian Studies

 

Fico o Di Maio, chi comanda davvero? #intervista @CittadiSalerno

Intervista raccolta da Gaetano de Stefano

l politologo Pasquino: in Campania accordo trasparente con i Cinque Stelle, a livello nazionale il vero sconfitto è Salvini

 

NAPOLI – «Vincenzo De Luca dovrebbe essere ricandidato, in quanto sono dell’idea che tutti i governatori uscenti debbano richiedere la fiducia agli elettori. Ho l’impressione, peraltro, che De Luca sia anche un buon governante, magari qualche volta un po’ troppo scostante, soprattutto nel suo lessico». Il politologo e accademico Gianfranco Pasquino commenta il risultato elettorale dopo il voto in Emilia Romagna e Calabria. E dà il via libera alla ricandidatura del presidente della Regione Campania, magari anche attraverso un’alleanza del Partito democratico con il Movimento 5 Stelle.

Ritiene possibile in Campania un’asse Pd-5 Stelle?

Dipende da De Luca , se sarà lui il candidato, e dal Movimento 5 Stelle. Mi chiedo, però, chi sia il capo dei 5 Stelle in Campania: Di Maio o Fico? Ritengo che per trovare un accordo debbano innanzitutto trovarsi, discutere. Io preferirei che lo facessero in maniera trasparente, dicendo quali sono i vantaggi per gli uni e per gli altri. E, soprattutto, quali sono i vantaggi per gli elettori, cosa promettono di buono.

Che lettura si può dare del voto in Emilia Romagna e in Calabria?

In Calabria il centrodestra ha vinto in maniera abbastanza significativa, il Pd ha dimostrato di sapersi riprendere un po’, ma non basta e deve trovare degli altri alleati. Mentre il Movimento 5 Stelle è oramai in disfacimento. Prima se ne rendono conto meglio sarà per loro.

E in Emilia Romagna? Un dato è sicuro, perché sento che adesso tutti s’attorcigliano: Salvini ha perso. Ha perso lui, perché si era messo in gioco in prima persona, ha perso la Lega, che ha avuto 2 punti e mezzo in meno rispetto alle ultime elezioni europee, ha perso la candidata imposta da Salvini, che era comunque inadeguata. Il leader della Lega, dunque, ha perso almeno 3 volte. E di questo bisogna tenerne conto, perché è la prima vera sconfitta elettorale di Salvini. Il Pd ha tenuto molto bene rispetto alle aspettative che Zingaretti aveva cercato di tenere molto basse. Invece ha vinto molto bene Bonaccini, utilizzando quello che doveva fare, cioè il fatto che fosse presidente della Regione uscente e che avesse governato bene.

Come spiega la debacle dei 5 Stelle?

Il M5S ha avuto una difficilissima transizione da movimento d’opposizione, che poteva permettersi di dire ciò che voleva, a movimento di governo, che deve tenere conto delle compatibilità che sono sociali, ambientali e anche europee. Semplicemente non sapeva governare, non ha una classe dirigente. Il suo capo politico era inadeguato, Luigi Di Maio era un problema. Hanno rimandato troppo a lungo la decisione di sostituirlo o, comunque, di trovare un’altra modalità di leadership. In più in Emilia Romagna i 5 Stelle hanno a lungo discusso se presentarsi o meno. E hanno scelto un candidato presidente non particolarmente noto o attraente. C’è una parte di struttura, che è quella che riguarda l’inadeguatezza del movimento a governare, e una parte di congiuntura, che fa riferimento alle scelte effettuate all’ultimo momento abbastanza malamente.

Anche Forza Italia non ha raccolto molti consensi…

Forza Italia paga lo scotto di avere un leader vecchio, un uomo stanco e ripetitivo, che non è più in grado di fare le campagne elettorali tambureggianti che faceva in passato. Forza Italia è stata largamente divorata da Salvini e a questo punto ha un problema di sopravvivenza.

I dati elettorali di Emilia Romagna e Calabria possono essere trasposti a livello nazionale?

Suggerisco di non trasporre nulla, perché gli elettori italiani sanno bene cosa votano. In questa tornata elettorale hanno votato per la presidenza della regione. Dopodiché se si fa un’offerta nazionale e si spiega che tipo di governo, che tipo di priorità, che tipo di persone, probabilmente si orientano a secondo del tipo di offerta che viene loro fatta. Trarre insegnamenti nazionali da 2 regioni peraltro così distanti tra di loro mi pare un’operazione azzardata.

Pubblicato il 28 gennaio 2020 su la Città di Salerno

Linguaggio e politica, il dovere di reagire al populismo d’accatto #MinimaPolitica @UtetLibri @corrierefirenze

Oggi alle i8 alla Feltrinelli in via dei Cerretani a Firenze sarà presentato il libro di Gianfranco Pasquino «Minima Politica. Sei lezioni di democrazia» (Utet) con l’autore e il direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini. Pubblichiamo un brano della presentazione. (…) Lewis Carroll, creatore di Alice e degli altri celebri personaggi del Paese delle meraviglie, e persino George Orwell con il suo 1984 sono stati fin troppo ottimisti. Entrambi hanno pensato e scritto che i manipolatori delle parole sarebbero stati i detentori del potere politico che, secondo Orwell, avrebbero imposto la neolingua. Invece, no, meglio: non solo. La neolingua e le fake news sembrano il prodotto del potere politico che ne approfitta, ma sono, forse ancora di più, la conseguenza di una ignoranza diffusa e persino compiaciuta che, qualche volta, non è neppure consapevole di sbagliare, di confondere, di manipolare. Quando, poi, l’ignoranza non riguarda soltanto gli uomini e le donne in politica, ma avvolge i comunicatori a tutti i livelli — carta stampata, radio e televisione, social network, docenti delle scuole di ogni ordine e grado —, la situazione diventa, probabilmente è già diventata, drammatica. Non potrà essere l’opinione pubblica a fare da baluardo contro l’onda altissima del fake in tutte le salse. Anzi, è ipotizzabile che l’opinione pubblica già quasi non esista più. Si è frammentata in una pluralità di modi, di sedi, di luoghi d’ascolto e di reazione. Molta parte di quell’opinione pubblica alle cui virtù in democrazia si affida l’assegnazione, la distribuzione, la valutazione e, infine, la circolazione del potere politico, sembra assistere attonita, ma spesse volte in modo fazioso, alle varietà di fenomeni fake, diventata incapace di reagire e di svolgere i propri compiti. Chi crede nella democrazia sa che è imperativo reagire alla tendenza confusionale, manipolatoria, populista d’accatto. Che è necessario impegnarsi, non soltanto nel proprio campo, per pulire il linguaggio, per fare uso corretto dei concetti, per comunicare insegnando e imparando, giorno dopo giorno. Con modi e stili certamente diversi è stata questa la lezione (naturalmente, tutt’altro che l’unica) che mi è stata trasmessa dai miei due maestri, Norberto Bobbio e Giovanni Sartori, i quali mi hanno insegnato come si deve fare analisi politica nella maniera più corretta possibile. Doverosamente riconoscente, ne ho scritto in una serie di articoli in cui ho approfondito la varietà dei temi da loro brillantemente studiati e che permangono di sicuro interesse e di grande rilevanza (Bobbio e Sartori. Capire e cambiare la politica, Egea-Bocconi, Milano 2019). Non avrei neppure bisogno di chiedermi/vi in maniera più o meno retorica quanto rimane degli scritti, delle analisi, dei contributi di Bobbio e di Sartori, se non fosse che la memoria degli italiani è molto corta e la loro cultura politica, mai molto elevata e sempre poco diffusa, ha subito una pericolosa regressione tuttora in corso. Cedo subito alla tentazione di aggiungere che, logicamente, il governo che abbiamo e, in fondo, anche quelli che abbiamo avuto nell’ultimo quarto di secolo sono al tempo stesso il prodotto della (in)cultura politica dominante, ma anche, a loro volta, responsabili della (in)cultura esistente. Non sarà certamente questo piccolo libro a capovolgere la tendenza. Tuttavia, mi corre l’obbligo civile e scientifico di provarci continuando a fare della scienza politica proprio attraverso la riflessione sui termini che sono usati, abusati, stiracchiati, sciupati e sui concetti che sono conosciuti poco e male (…).

Pubblicato il 29 gennaio 2020 sul Corriere Fiorentino

INVITO Minima Politica. Sei lezioni di democrazia #29gennaio #Firenze @UtetLibri

Mercoledì 29 gennaio ore 18
la Feltrinelli Librerie
via de'Cerretani, 40
Firenze

Paolo Ermini
Gianfranco Pasquino

presentano

MINIMA POLITICA
Sei lezioni di democrazia
UTET

 

Buongoverno la lezione del voto

In Emilia-Romagna ha avuto ragione il Presidente uscente Stefano Bonaccini a impostare la campagna elettorale su tematiche specificamente regionali. Invece, ha sbagliato e ha perso nettamente Matteo Salvini cercando di utilizzare il voto degli emiliani-romagnoli come un’arma contro il governo nazionale. Non soltanto tutti i dati disponibili dicono che da tempo la Regione Emilia-Romagna è in testa a quasi tutte le graduatorie nazionali, ma la candidata della Lega appariva inadeguata tanto che stava sempre, non solo figurativamente, almeno due passi dietro Salvini. La seria battuta d’arresto di Salvini nella sua apparentemente irresistibile avanzata si accompagna anche al sorpasso in termini di voti del Partito Democratico sulla Lega che era diventato il primo partito nelle elezioni europee del non lontano maggio 2019. La crescita elettorale del PD, comunque, l’argine effettivo nei confronti della Lega, è quasi sicuramente dovuta anche alla intensa mobilitazione delle “sardine” contro Salvini stesso e la sua propaganda sempre ai limiti delle offese e dell’odio.

Proprio nei luoghi, da Bologna a Parma, dove era nato a suon di “vaffa” indirizzati per lo più contro il Partito Democratico e i suoi dirigenti, il Movimento 5 Stelle registra la sua caduta ai livelli più bassi del consenso elettorale. Paga il prezzo di una leadership nazionale inadeguata e in via di trasformazione, delle sue incertezze se presentarsi o no e se rivendicare o no la (bontà della) sua coalizione di governo con il PD. L’insoddisfazione politica e il desiderio di profondo cambiamento che il Movimento aveva intercettato e interpretato si sono oggi diretti, almeno in Emilia-Romagna, altrove. In buona misura è possibile e corretto sostenere che le sardine hanno saputo cogliere una parte di quella insoddisfazione soprattutto fra molti di coloro che, nell’ampio ambito della sinistra, erano preoccupati, scettici, sconfortati. Le sardine hanno ottenuto un buon successo di mobilitazione, ma adesso il compito diventa più difficile: come organizzare e mantenere la mobilitazione, quale struttura leggera, ma efficiente, costruire?

La mancata “spallata” salviniana e, più in generale, della destra, al governo è una buona notizia per il Presidente del Consiglio e per gli italiani che pensano che la stabilità politica è indispensabile per rimettere in moto l’economia e fare alcune importanti riforme. Con moderazione, il Partito Democratico e il suo segretario possono rallegrarsi senza, però, abbandonare l’arduo compito di costruire una struttura politica più aperta e più capace di includere le diversità della sinistra. Triste sembra, invece, il destino dei Cinque Stelle incapaci di bloccare le ingenti perdite verificatesi anche nel voto in Calabria. Ragionando, dovrebbero cercare di guadagnare tempo restando al governo, rivendicando le loro riforme nella speranza che l’elettorato torni da loro. L’Emilia-Romagna dice che il buongoverno può essere premiato.

Pubblicato AGL il 28 gennaio 2020

Dopo il voto regionale chi ha vinto e chi ha perso? L’analisi e le conseguenze #intervista @LumsaNews

Lumsanews ha intervistato il politologo Gianfranco Pasquino sugli esiti del voto
Intervista raccolta da Diana Sarti

All’indomani dei risultati elettorali ottenuti dai partiti nelle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, Lumsanews ha intervistato il politologo Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica all’Università di Bologna, per analizzare gli esiti del voto e i risvolti che questo avrà.

Quale partito esce rafforzato da questa tornata elettorale?

“Sicuramente il Partito democratico che in Emilia Romagna riesce a effettuare il controsorpasso sulla Lega. La Lega lo aveva sorpassato alle elezioni europee del maggio 2019 e in queste elezioni invece c’è stato il controsorpasso del Pd. Chi ne esce malissimo è invece il Movimento 5 Stelle in entrambe le regioni. La Lega non ne esce benissimo perché aveva investito molto sulle elezioni in Emilia Romagna e invece ha perso nonostante tutto quello che Matteo Salvini potrà dire.”

Le elezioni regionali hanno evidenziato tutte le difficoltà del M5S. È corretto parlare di ritorno al bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra?

“Penso di no. I partiti devono essere contati quando contano, questa è la lezione di Giovanni Sartori. Vale a dire quando sono in grado di dare vita a coalizioni di governo o quando dall’opposizione sono in grado di influenzare l’azione di governo. Il sistema partitico italiano è multipartitico. Non siamo nel bipolarismo anche se qualche volta può esserci una competizione bipolare come nel caso delle elezioni regionali.”

L’alta affluenza che si è registrata alle urne in Emilia Romagna (67,7%) come la interpreta? Quanto hanno pesato le Sardine?

“Il paragone andrebbe fatto tra le elezioni amministrative di ieri e le elezioni europee del 2019 perché le elezioni regionali del 2014 videro il livello più basso di affluenza, una parte di dissenzienti di sinistra non andò a votare. Credo comunque che una leggera crescita di affluenza ci sia stata. Gli elettori sapevano che la posta in gioco era molto alta. La scelta era tra mantenere la situazione attuale che ha dato grandi vantaggi alla regione oppure provare con una candidata inesperta per avere qualche cosa di diverso.
Le Sardine poi hanno contribuito a svegliare una parte di elettorato di sinistra. Probabilmente hanno anche convinto i giovani che bisogna andare a votare anche quando è la prima volta. Il loro voto ha avuto effetti positivi per la Sinistra nel suo insieme.”

Quali riflessi ci saranno sul governo? Il Pd potrebbe rivendicare più potere all’interno della maggioranza.

“Il Pd sbaglierebbe a rivendicare più poteri. Quello che conta sono i numeri in Parlamento e il M5S continua a essere più grande del Pd in Parlamento. È nell’interesse del Pd e dei 5S continuare in questa esperienza. Il Pd semmai deve ricordare ai 5s che le cose devono essere fatte. Le riforme concordate devono essere fatte o riformate a loro volta. Le due scadenze chiave sono la fine della legislatura nel marzo 2023 e poi l’elezione del Presidente della Repubblica nel gennaio del 2022.”

Pubblicato il 27 Gennaio 2020

 

Esageruma nen. Richiamo alla moderazione nella lettura del voto @HuffPostItalia

Tre ragioni (non facilmente riproducibili) della vittoria del centrosinistra e tre della sconfitta del centrodestra in Emilia Romagna

 

“Esageruma nen”. Comincio con una espressione del mio maestro Norberto Bobbio, vale a dire un opportuno richiamo alla moderazione e alla sobrietà. Nella madre di tutte le elezioni regionali, il centro-sinistra vince e Salvini subisce una seria battuta d’arresto.

La vittoria del centro-sinistra è dovuta ad almeno tre fattori significativi, non facilmente riproducibili. In primo luogo, la saggia e opportuna decisione del presidente uscente di mettere l’accento sulla sua opera di governo e sui dati strutturali dell’Emilia-Romagna, da settant’anni positivi, che ne fanno una delle tre regioni meglio governate d’Italia. In secondo luogo, dalla ripresa del Partito Democratico finalmente tornato con meno arroganza sul territorio, a contatto con le persone. In terzo luogo, alla mobilitazione dei dormienti, degli scettici, dei rassegnati elettori di sinistra che avevano disertato le urne nel 2014 (che, incidentalmente, non sono il termine di paragone migliore per valutare la affluenza del 2020, suggerisco di guardare alle elezioni europee del maggio 2019).

A sua volta, la sconfitta di Salvini deriva da tre elementi. Primo, avere voluto fare dell’Emilia-Romagna una sorta di ariete per travolgere il governo nazionale. Chiaro che una parte degli elettori emiliano-romagnoli ha voluto anche difendere l’esistenza di quel governo. Secondo, avere fatto una campagna elettorale sporca e cattiva, senza scrupoli, con esagerazioni di offese e insulti. Terzo, avere scelto una candidata inadeguata priva di qualità e di esperienza amministrativa, che Salvini stesso ha messo ai margini in praticamente tutte le sue numerosissime iniziative. Persino la concessione della dura sconfitta è stata orgogliosamente rivendicata da Salvini in assenza della Borgonzoni.

Naturalmente, nulla finisce qui, a Bologna e in Emilia-Romagna.

Le pur declinanti Cinque Stelle dovrebbero rendersi conto che continuare a sostenere il governo e cercare di attuare altre riforme è l’unica strada per sopravvivere nella speranza che, ristrutturando la loro organizzazione, ritorni almeno parte del molto consenso malamente perduto. Il Partito Democratico non deve gioire troppo poiché l’Emilia-Romagna, non da oggi, non è “generalizzabile”.

Non è affatto un “laboratorio”, ma un’esperienza storica da valorizzare e dalla quale trarre almeno un insegnamento: la politica va davvero fatta sul territorio, tornando a interloquire con i cittadini, proprio come ha faticosamente, ma con successo, provato Bonaccini.

Infine, con insistenza, ma con la consapevolezza che è difficilissimo, incidere sul dibattito pubblico male orientato da un paio di decenni, aggiungo alcune riflessioni. Primo, nessuna elezione regionale può essere utilizzata pro o contro il governo che, nelle democrazie parlamentari, nasce, vive, cambia in base alla fiducia del Parlamento. Secondo, che gli elettori, non solo quelli italiani, sanno distinguere fra i tipi di elezioni: amministrative, regionali, politiche, europee e sanno cambiare il loro voto a seconda dell’offerta politica che viene fatta. Terzo, non dare nulla per scontato in un sistema partitico destrutturato.

C’è chi nasce, chi declina (anche Forza Italia), chi si trasforma. L’Emilia-Romagna dice alto e forte che molti esiti sono possibili, persino quelli favorevoli al centro-sinistra (sic).

Pubblicato il 27 gennaio 2020 su huffingtonpost.it

Il voto in Emilia Romagna, Zingaretti e le Sardine. Intervista al professor Gianfranco Pasquino @RadioRadicale

Intervista di Roberta Jannuzzi
27 gennaio 2020 – Durata: 10′ 49″

Ascolta

 

L’Emilia Romagna al centrosinistra, la Calabria al centrodestra.
Questi i risultati delle Regionali, che vedono il dem Bonaccini superare la leghista Borgonzoni e la forzista Santelli trionfare sull’imprenditore Callipo.
Crollo M5s in entrambe le regioni.
Il Pd è di nuovo il primo partito in Emilia-Romagna e il suo segretario, Nicola Zingaretti, parla di un ritorno a un sistema bipolare.
Il leader della Lega Matteo Salvini ricorda che si è fatto tutto quello che si poteva e promette che il cambiamento è solo rimandato.
Sconfitta per il M5s: capo reggente, Vito Crimi, invita a non arrendersi e a
 stare uniti.
Trionfo silenzioso per le Sardine che hanno contribuito a mobilitare l’elettorato

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