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“Non assolvo il popolo” Dialogo tra la Società Giusta e il Popolo apatico
Un Popolo apatico che vagava in qua e in là arrabbiato e senza meta, vide da lontano un busto piccolissimo che da principio immaginò dovere essere di plastica a somiglianza dei manichini degli Ipermercati. Ma fattosi più da vicino, trovò che era una donna esilissima seduta in terra, col busto ritto e fiero, il dorso e il gomito appoggiati a una pila di libri, il volto bello e terribile, che lo guardava fissamente.
Popolo: Chi sei? Perché mi scruti? Cosa cerchi?
Società Giusta: Il mio nome è Società Giusta, sono la madre della politica e di tutte le decisioni collettive sovrane.
Popolo: Non m’interesso di politica. La politica mi disgusta.
Società Giusta: Anche a me sempre disgustano le brutte decisioni che la politica produce. Ma la politica è pur sempre (quasi) tutto quanto avviene in città. Se non te ne interessi, fai male a te stesso e ai tuoi concittadini.
Popolo: La politica è troppo complicata per me.
Società Giusta: Complicata? I tuoi genitori ti parlano di politica? Parli di politica con i tuoi figli e con i tuoi amici?
Popolo: I miei genitori non sanno nulla di politica e non ne vogliono sapere. Con i figli parlo poco, solo del lavoro che non trovano, con gli amici parliamo di calcio, di immigrati, di criminalità.
Società Giusta: Qualcuno ha fatto carriera politica sfruttando le squadre di calcio. Chi pensi che debba affrontare e risolvere il problema del lavoro che non c’è, della criminalità che c’è fin troppo e dell’immigrazione che cresce?
Popolo: Tocca a loro, ai politici. Li paghiamo già fin troppo e non fanno niente. Fannulloni, sono tutti eguali, vadano a lavorare.
Società Giusta: Quei politici li hai eletti tu, popolo. Anche se non sei andato a votare personalmente, saranno stati i tuoi amici a farlo. Sostanzialmente, popolo, hai il governo che ti meriti.
Popolo: Non è il “mio” governo. Non l’ho mai votato. Sono tutti eguali. Tutti promettono. Nessuno mantiene. Ho deciso di votare nessuno.
Società Giusta: se non ti piace nessuno, se li vuoi sostituire tutti, dovresti impegnarti in qualche attività politica, magari a livello locale.
Popolo: Non me l’ha mai chiesto nessuno di impegnarmi. Non saprei come quando con chi associarmi.
Società Giusta: ma non sei tu e i tuoi amici che, qualche volta canticchiate Gaber: “la libertà e partecipazione”? e allora?
Popolo: È un motivetto orecchiabile, ma se facessimo atti di partecipazione finisce che loro credono di godere del nostro sostegno. Astenendoci mandiamo un messaggio forte. Li delegittimiamo.
Società Giusta: ma quando mai l’astensione ha delegittimato chi ottiene voti! Non ti ricordi che nelle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna nel novembre 2014 votò soltanto il 37,70% (contro il 68% delle precedenti), ma il Governatore si è insediato, ha nominato la sua giunta, agisce e nessuno si ricorda più di quell’espressione di enorme e diffusa insoddisfazione. No, troppo spesso l’astensionismo è la soluzione dei pigri, dei pavidi, dei menefreghisti. Non sai, popolo, che l’art. 48 della Costituzione afferma che il voto è un “dovere civico”?
Popolo: ma se non ho abbastanza informazioni sulla politica, sui partiti, sui candidati e non trovo il tempo per partecipare come potrei influenzare l’esito delle elezioni e le decisioni politiche?
Società Giusta: Proprio per questo ti condanno. Non ti sei interessato alla politica, anche se qualcuno fra i tuoi amici te lo chiedeva; non ti sei informato sulla politica, anche se qualcuno fra i tuoi amici e conoscenti voleva informarti; non hai voluto partecipare ad attività politiche, anche se hai parenti, amici, relazioni, persino sul tuo luogo di lavoro, che un po’ di politica la fanno. Ti sei condannato a non avere nessuna influenza sulle “cose della tua città”. I cattivi cittadini come te sono responsabili della vita descritta dal grande filosofo politico Thomas Hobbes: “solitaria, povera, cattiva, brutale e breve”. Ti condanno, popolo apatico e antipolitico, perché da cattivo cittadino hai reso più difficile la vita dei buoni cittadini che cerca(va)no di migliorarla anche per te. Ti condanno a continuare a vivere la tua vita egoista e autoreferenziale, grigia e triste e a lamentartene.
Pubblicato il 5 aprile 2017 su TerzaRepubblica.it
Era il maestro, diffidate degli imitatori #GiovanniSartori
Non sarei dove sono, non sarei quello che sono se non avessi incontrato Giovanni Sartori un giorno di metà dicembre 1967 quando alla Facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze avvenne la selezione per i borsisti del Centro Studi Politica Comparata da lui appena fondato. Abbiamo a lungo scherzato su quell’occasione alla quale, rientrato da un anno di studio negli Usa, mi presentai, ben preparato, per l ‘esame, ma, soprattutto con un elegantissimo cappotto blu lungo, com’era la moda di quell’anno. Ancora nell’ultima occasione in cui ci siamo visti, tre settimane fa, Sartori lo ricordava, aggiungendo che anche la lunghezza dei miei capelli era un tratto distintivo, ma che, insomma, il mio esame era stato sorprendentemente buono. Ho imparato moltissimo da Sartori e ho ricevuto moltissimo da lui, non per sua particolare generosità, ma perché era uno studioso originale, sistematico, esigente. Le sue critiche erano dure e motivate. Le sue richieste di miglioramenti imperiose. Voleva un impegno costante e dedizione alla ricerca e all’insegnamento. Nei miei cinque anni fiorentini facemmo molte cose insieme, la più importante fu la Rivista Italiana di Scienza Politica, lui direttore, io redattore capo, non senza vivaci contrasti (dai quali uscivo regolarmente sconfitto).
Sartori ha rifondato la scienza politica in Italia, introducendola come materia, anche grazie all’appoggio di Norberto Bobbio (il relatore della mia tesi di laurea) e di Gianfranco Miglio, nell’ordinamento delle Facoltà di Scienze Politiche. Esaurito questo compito molto impegnativo che si tradusse anche nell’attivazione degli insegnamenti di Scienza politica nelle più importanti sedi: Firenze e Bologna, Torino e Milano, decise di accettare la più prestigiosa offerta fra quelle pervenutegli dall’Inghilterra (Oxford) e dagli Usa. Nel 1976 se ne andò a Stanford per tre anni, poi gli fu affidata la Albert Schweitzer Chair in the Humanities alla Columbia University dove rimase fino alla pensione (1995) divenendone Emerito.
Spesso si dice che persino i grandi studiosi in definitiva scrivono un unico libro e poi elaborano idee e approfondimenti intorno a quella stessa tematica. Non è affatto questo il caso di Sartori. Ha scritto almeno tre grandi libri. Democrazia e definizioni (1957) è uno straordinario saggio di teoria, filosofia e scienza politica che gli diede grande fama e che è stato non solo un best-seller, ma un long-seller. Di democrazia ha continuato a scrivere per cinquant’anni. Il suo libro Parties and party systems (1976) è un classico che nessuno studioso dei partiti può permettersi di ignorare. Fu tradotto in molte lingue, non in italiano. Ho assistito alle sue reazioni disgustate quando leggeva qualche prova di traduzione e cercavo di spiegargli che “Sartori non può essere tradotto in italiano. Solo lui stesso può farlo. Nessuno può neppure lontanamente riuscire a imitare il suo stile”. Scherzando, ma non troppo, si lamentava che, naturalmente, i cinesi non avevano nessuna intenzione di pagargli i diritti d’autore. Un’irritazione di tipo diverso gli era causata dall’ignoranza dei sedicenti riformatori elettorali e istituzionali italiani. Fin quando poté li sbeffeggiò (sì, questo è il verbo giusto) nei suoi brutali (anche questo è l’aggettivo giusto) e letali editoriali sul Corriere della Sera. Il suo libro Ingegneria costituzionale comparata (1994), variamente ripubblicato, con aggiunte, dal Mulino, è da vent’anni il testo con il quale si confrontano tutti gli studiosi che nel mondo anglosassone e latino-americano si sono occupati di democrazia e riforme costituzionali.
Invitato nel 1969 a collaborare al Corriere della Sera dal suo collega Giovanni Spadolini, diventatone il direttore, Sartori sfruttò l’occasione con grande soddisfazione e gusto. Molti furono i bersagli delle sue due nitide colonne di prima pagina, ma Berlusconi con il suo monumentale conflitto d’interessi lo obbligò a mettere in evidenza che cos’è il liberalismo come tecnica di separazione dei poteri, di autonomia delle istituzioni, di freni e contrappesi, di non commistione fra affari privati/personali e cariche pubbliche, non da ultimo come stile di governo. Raccolse i suoi editoriali nel libro Il Sultano (Laterza).
L’uomo Sartori non era accondiscendente con nessuno. Voglio chiudere con le sue parole scritte come premessa a un libro dedicatomi: “Tra cattivi caratteri forse il peggiore è il suo”. Senza forse Giovanni Sartori è stato il più grande scienziato politico dei suoi tempi.
La legge elettorale: volàno per la democrazia #Firenze 8aprile ore 10
La legge elettorale: volàno per la democrazia
conducono Sandra Bonsanti e Marco Modena
Relatori
Stefano Merlini – Professore Ordinario di Diritto Istituzionale
Gianfranco Pasquino – Professore Emerito di Scienza Politica
Andrea Pertici – Professore Ordinario di Diritto Costituzionale
Sabato 8 aprile 2017
Palazzo del Pegaso, Auditorium – Via Cavour 4, Firenze
ore 10.00 – 13.00
L’accesso sarà consentito, previa esibizione di valido documento di identità, nei limiti dei posti previsti ai sensi della normativa in materia di sicurezza
Gruppo Consiliare Regione Toscana Sì Toscana a Sinistra
INVITO Pragmatismo/Ideologia #SestoSanGiovanni #Milano 6 aprile ore 21
Le parole sono importanti
Quattro incontri per restituire ad alcune parole molto usate, e talvolta abusate, un più ampio e articolato significato
Giovedì 6 aprile ore 21
Gianfranco Pasquino, professore di Scienza Politica parla di
Pragmatismo/Ideologia
con Rita InnocentiVilla Puricelli Guerra
via Puricelli Guerra, 24
Sesto San Giovanni – Milano
Democrazia senza popolo #Bologna 30 marzo
Giovedì 30 marzo ore 18
laFeltrinelli Piazza Ravegnana, 1 Bologna
Presentazione di
Democrazia senza popolo
L’Autore Carlo Galli ne discute con Gianfranco Pasquino
“Mai come oggi la politica è tutta incentrata sul fare e per nulla sul pensare. I risultati sono il discredito, la cecità, l’impotenza della democrazia. Semmai, è interessante ricercare le cause: che è appunto quanto qui si cerca di fare“
Quello che non emerge: una cultura politica 1 aprile #Torino Biennale Democrazia #bdem17
sabato 1 aprile ore 10
Circolo dei lettori – Sala Grande
via Gianbattista Bogino 9, TorinoQuello che non emerge: una cultura politica
Valeria Ottonelli e Gianfranco Pasquino
coordina Gabriele Magrin
Esaurite le ideologie e affondate le culture politiche, cancellato il “secolo socialdemocratico”, in sofferenza persino il neo-liberismo, a contendersi il campo sono rimasti l’antipolitica, il populismo e i fondamentalismi. Chi pensa che i diritti e i doveri da soli non bastino per nessuna (vecchia e) nuova cultura politica deve chiedersi dove e come potranno nascere nuove culture politiche competitive che diano risposte al governo dell’economia, all’ammodernamento del welfare e alle diseguaglianze
Quale legge elettorale? Quale rapporto tra Parlamento e Governo? #Bologna 30marzo
Giovedì 30 marzo 2017, ore 20.45
presso il Centro Costa
via Azzo gardino, 48 – Bologna (nei pressi della Cineteca)Quale legge elettorale? Quale rapporto tra Parlamento e Governo?
Intervengono:
MASSIMO VILLONE,
Prof. di Diritto Costituzionale, Università Federico II, Napoli
GIANFRANCO PASQUINO
Prof. emerito di Scienza Politica, Università di Bologna
STEFANIA SCARPONI
Prof.ssa di Diritto e Genere, Università di TrentoCoordina il Prof. UMBERTO ROMAGNOLI
COMITATO “PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE”, “LIBERTA’ E GIUSTIZIA” e “SALVIAMO LA COSTITUZIONE” Città Metropolitana di Bologna, Comitato Referendario regione Emilia-Romagna












