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Author Archives: gianfrancopasquino

C’eravamo tanto amati. La scomparsa delle culture politiche in Italia

9 marzo, ore 17
Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”
Sala degli Atti parlamentari
Piazza della Minerva, 38 Roma

Con il Patrocinio del Senato della Repubblica

C’eravamo tanto amati
La scomparsa delle culture politiche in Italia

Presentazione di
Paradoxa, ANNO IX – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2015
La scomparsa delle culture politiche in Italia
a cura di Gianfranco Pasquino

Ne discutono

Nicola Antonetti
Rosy Bindi
Gianni Cuperlo
Mario Morcellini
Antonio Polito

Modera
Gianfranco Pasquino

 

paradoxa

Paradoxa, ANNO IX - Numero 4 - Ottobre/Dicembre 2015 La scomparsa delle culture politiche in Italia a cura di Gianfranco Pasquino

Paradoxa, ANNO IX – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2015
La scomparsa delle culture politiche in Italia
a cura di Gianfranco Pasquino

 

L’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima
Per comunicare la propria adesione rivolgersi aFondazione internazionale Nova Spes
Piazza Adriana 15 00193 Roma Tel./Fax 0668307900
nova.spes@tiscali.it http://www.novaspes.org

Sconfitti Orfini e un partito romano sconquassato

Il fatto

Intervista raccolta da Giampiero Calapà per il Fatto Quotidiano

“Il Pd è sconquassato, il limite non è nelle primarie ma nei democratici e nelle condizioni specifiche del partito romano”. Il politologo Gianfranco Pasquino individua anche un colpevole con nome e cognome: “Non capisco che ci stia a fare Matteo Orfini, non capisco perché il presidente dell’assemblea nazionale sia a capo del partito romano”.

Le primarie a Roma questa volta non sono state un grande successo?

Dal punto di vista numerico sono il segno di un declino evidente. Bisogna rilevare che questa consultazione avviene, però, nella fase più bassa per il Pd romano, dove il fondo è stato toccato ampiamente. Il Pd non può cantare vittoria, ma deve rallegrarsi del fatto che ci sia ancora gente che, giustamente direi, pensa sia ancora giusto partecipare. Più che un atto di fede è ancora un tentativo di cercare di influenzare in qualche modo le scelte del partito.

Un po’meglio è andata a Napoli…

Sì è un buon risultato.

Forse perché lo scontro è stato vero, mentre a Roma non solo non hanno litigato, ma non si capivano le differenze…

Non volevano litigare a Roma, rappresentavano fazioni di un partito debole, fragilissimo, e hanno scelto di presidiare le proprie nicchie senza scuotere nulla, ma se non infiammi il dibattito l’interesse non si accende.

E ora, come previsto, tocca a Roberto Giachetti.

Bisogna vedere se adesso la sinistra del partito ingoia anche questo rospo o si sposta su altro…

Massimo Bray, citando Gramsci, ieri ha quasi fatto capire di essere già in campo.

Se si candida Bray e ha tutta la sinistra dalla sua parte, se Stefano Fassina rinuncia per capirci, le cose si complicano per il Partito democratico. C’è una campagna elettorale da vivere ma potrebbe avere qualche possibilità l’ex ministro, perché oltre alla militanza di sinistra avrebbe larghe fette di apparato dello stesso Pd dalla sua parte. Non dimentichiamo che è molto vicino a Massimo D’Alema.

Lei che è un esperto di primarie, forse non funzionano più?

Non direi proprio, il limite non è nelle primarie, ma in un Partito democratico sconquassato, soprattutto a Roma, dove non riesco a vedere grande rinnovamento nell’azione del commissario Matteo Orfini, che è anche il presidente nazionale del partito, cosa già di per sé stravagante.

È lui il colpevole?

Non capisco perché Orfini sia il capo del partito romano, non capisco che ci faccia ancora là.

Qualche consiglio per future primarie?

È una buona idea quella di far votare i sedicenni, ma oltre a farli votare regalerei loro una copia della Costituzione italiana. E va bene anche far votare gli immigrati, ma bisognerebbe migliorare la legge per farli diventare cittadini italiani.

Pubblicato il 7 marzo 2016

Dialogo sulla Costituzione #CircoloLettori #Torino

“Bella conversazione con il Direttore de “La Stampa” Maurizio Molinari. Siamo stati, noi e la Costituzione, apprezzati dal Circolo dei Lettori e da un pubblico competente, che ringrazio. Alla prossima: è una promessa!”

con Maurizio Molinari Torino 5 marzo 2016 2

Circolo dei lettori

sabato 5 marzo ore 18

presentazione del libro di Gianfranco Pasquino

La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

7 marzo a #RomaInConTra #Costituzione30Lezioni

7 marzo

Live lunedì 7 marzo 2016 – ore 18.30
Palazzo Santa Chiara
Piazza di Santa Chiara, 14

Mercoledì 9 marzo in seconda serata sulle principali emittenti regionali

Enrico Cisnetto InConTra
Gianfranco Pasquino
autore di
La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

InConTra

InConTra 2

 

 

Pasquino su riforme costituzionali e Italicum Video #Pistoia

La mela Pistoia

Sabato 27 febbraio si è tenuta presso la libreria Feltrinelli di Pistoia la presentazione del libro Cittadini senza scettro Le riforme sbagliate del professor Gianfranco Pasquino, organizzata dal Comitato Pistoiese per la Difesa della Costituzione. Al dibattito, molto partecipato, è intervenuto, tra gli altri, anche il professor Giovanni Tarli Barbieri. Nel video riportiamo i momenti salienti della serata in cui si sono affrontante le problematiche legate alla riforma costituzionale approvata dal governo Renzi (che verrà sottoposta a referendum), e della legge elettorale cosiddetta “Italicum”, che presenta numerosi motivi di perplessità.

INVITO La Costituzione in trenta lezioni #CircoloLettori #Torino sabato 5 marzo

Circolo dei lettori

sabato 5 marzo ore 18

presentazione del libro di Gianfranco Pasquino

La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

con l’autore interverrà Maurizio Molinari, direttore “La Stampa”

La “legge delle leggi”, oltre a racchiudere il passato di un Paese, ne progetta il futuro.Il politologo analizza in trenta fulminei saggi le idee che hanno dato vita alla Costituzione, influenzando, tra intuizioni, chiaroscuri interpretativi e promesse disattese, la storia dell’Italia contemporanea.

Invito 5 marzo

 

Presentazione The Oxford Handbook of Italian Politics 29 febbraio #JohnsHopkins #Bologna

Johns Hopkins
SCHOOL of ADVANCED
INTERNATIONAL STUDIES

Lunedì 29 febbraio 2016 alle ore 18,30

Presentazione del volume

The Oxford Handbook of Italian Politics

Edito da

Erik Jones

Gianfranco Pasquino

Interventi di 

Pier Ferdinando Casini e Debora Serracchiani

Modera Filippo Taddei

Intervento delle Istituzioni

Stefano Caliandro

In italiano con traduzione simultanea in inglese

The Oxford Handbook of Italian Politics è un’opera essenziale e prestigiosa. In cinquantaquattro veri e propri piccoli saggi, i più importanti studiosi italiani, fra i quali Giuliano Amato, Valerio Castronovo, Vera Zamagni, e specialisti stranieri analizzano tutti i più importanti aspetti istituzionali, politici, sociali e economici dell’Italia dal dopoguerra ad oggi. Lo Handbook è stato curato da Erik Jones e Gianfranco Pasquino, docenti della Johns Hopkins University SAIS Europe, e sarà distribuito in tutte le maggiori biblioteche ed Università mondiali. Nella realizzazione di questo importante progetto, SAIS Europe Bologna si è posta quale tramite tra la comunità di scienziati politici italiani e la sfera – più ampia e principalmente anglofona – degli studiosi del sistema politico italiano. Sono inoltre stati coinvolti nella preparazione di questo complesso e indispensabile volume istituzioni ed esponenti della società italiana, in particolare il Consiglio Provinciale di Bologna, in un esperimento che ha generato suggerimenti preziosi, sia per gli accademici sia per gli amministratori locali.

Italian politics

Una vicenda in cui hanno perso tutti

Sono in molti ad avere perso qualcosa in questa brutta vicenda di un disegno di legge di origine parlamentare sulle unioni civili che avrebbe portato l’Italia al livello al quale sono giunte da tempo la grande maggioranza delle nazioni europee. In primis, hanno perso tutti coloro che desideravano unioni fra persone dello stesso sesso che ottenessero quanto, in termini di eguaglianza e di dignità, hanno coloro che contraggono un matrimonio. Parecchio è stato ottenuto sul piano economico, che conta ed è importante. Molto meno su quello, altrettanto importante, del riconoscimento dei figli avuti dal partner prima che si stipulasse l’unione civile. Il resto, come forse troppo spesso avviene, è stato affidato alla magistratura, probabilmente anche alla Corte Costituzionale, che si troveranno obbligate, come hanno fatto alla grande sulla legge 40, fecondazione assistita, a supplire alle gravi carenze della politica (e, magari, venendo poi criticate per la loro indispensabile interferenza).

Hanno perso tutti coloro che credono che fare le leggi sia un compito che il Parlamento adempie attraverso un dibattito aperto e trasparente che serve a spiegare ai cittadini come e perché, con quali conseguenze, ad educarli alla complessità delle scelte e alla ragionevolezza delle decisioni. Questa volta, probabilmente, la società ne sapeva, sulla propria pelle, molto di più di quanto troppi parlamentari volessero intendere e capire. Hanno perso i senatori delle Cinque Stelle poiché il loro messaggio si è abbattuto sul muro di gomma dei renziani e non sono riusciti a diventare determinanti. Avevano probabilmente ragione, ma sono arrivati tardi e male, percepiti, non del tutto erroneamente, come strumentali, al momento delle decisioni cruciali. Non hanno davvero vinto i Democratici poiché in definitiva hanno dovuto ingoiare tutte le richieste del partito di Alfano e finiranno per trovarsi debitori anche dei voti che il giustamente spregiudicato Verdini farà valere pesantemente sul voto di fiducia. Si aprirà davvero la porta alla mutazione antropologica del Partito Democratico in Partito della Nazione?

Infine, ha perso una certa concezione del Parlamento e della sua funzione di legislazione. Il testo del disegno di legge prima firmataria la senatrice dem Cirinnà avrebbe dovuto, secondo l’art. 72 della Costituzione italiana, essere discusso e “approvato articolo per articolo”. E’ sfuggito all’operazione esageratamente truffaldina implicita nell’emendamento canguro, della cui legittimità bisognerà pur discutere, che mangia tutti gli altri. Però, è stato poi divorato dal maxiemendamento del governo il quale ha, addirittura, posto la fiducia su un atto che non è di governo, non attiene al programma, non riguarda obiettivi strategici. Un governo che ottiene quello che vuole, in questo caso, quello che ha voluto una delle componenti della coalizione, a spese del parlamento, piegandolo e in sostanza umiliandolo, intraprende una strada pessima che, forse, dovrebbe essere bloccata dai Presidenti delle Camere e, possibilmente, se vi sarà un debito ricorso, dalla Corte Costituzionale. Questo non è neppure il nuovo modo di governare. Purtroppo, è l’aggravamento del vecchio che da cattivo diventa pessimo.

Pubblicato AGL il 26 febbraio 2016

Cittadini senza scettro #Pistoia sabato 27 febbraio

Pistoia

Libreria La Feltrinelli, via Orafi – Pistoia

Incontro con Gianfranco Pasquino

per la presentazione del suo libro

CITTADINI SENZA SCETTRO Le riforme sbagliate

(Università Bocconi Editore)

Dialogano con l’autore Giovanni Tarli Barbieri e Cecilia Turco

In difesa delle idee

Corriere di Bologna

Qualche punto fermissimo. Non esiste nessun “caso Panebianco”. Esiste una università, una facoltà, una città che per vent’anni non hanno saputo elaborare nessuna strategia di contrasto ad organizzazioni, peraltro e notoriamente soltanto in parte, composte da studenti. Esiste anche un’ampia zona torbidamente grigia di “colleghi” che distinguono e sottilizzano, separano e comprendono, parzialmente giustificano (“sì, però”), che s’inventano il “disagio sociale”, che mettono sullo stesso piano la lezione, per quanto controversa possa essere (e Panebianco, lo affermo a suo merito, è controverso: dice e scrive, contro il mediocre senso comune, qualcosa d’importante che può sicuramente essere discusso) e le intimidazioni e le violenze che dovrebbero essere sempre bandite, non solo in università. Comunque, chi ricorre a intimidazioni e violenze dovrebbe sempre essere disposto a pagarne il prezzo. La legge può essere violata, ma, fintantoché esiste, implica che coloro che la violano accettino, anzi rivendichino, di essere puniti a norma di legge. E qualcuno ha il dovere di fare rispettare e applicare la legge.

Non raccontiamo(ci) che chi ha fatto irruzione nell’aula dove Panebianco insegnava voleva imporre un dibattito, era disposto a discutere di idee, di guerra e di pace. Tutt’al contrario. Sapendo poco di quegli argomenti (il professore che è in me non riesce a resistere a questa laica constatazione), i contestatori volevano impedire a Panebianco di insegnare. Tacciandolo di “guerrafondaio” volevano delegittimarlo a priori, e definitivamente. La solidarietà va espressa a Panebianco, non nonostante quello che dice, ma proprio per quello che dice e scrive affinché possa continuare a dirlo e a scriverlo. Al proposito, vale ancora e tuttora la posizione espressa da Voltaire (sì, un illuminista di circa tre secoli fa) che difendeva la libertà di parola di tutti coloro che non la pensavano come lui e che lui non la pensava come loro.

Sono sicuro che il mio allievo (sì, intendo rivendicare la mia qualifica di relatore della sua tesi di laurea) Angelo Panebianco non desidera affatto fare della contestazione nei suoi confronti un caso emblematico. Prima la smetteranno meglio sarà. Toccherà agli studenti dei suoi corsi decidere, di volta in volta, se come quanto interloquire con lui (e con le sue, che non sono soltanto “idee”, ma conoscenze): il modo corretto di agire e più produttivo. Sono l’Ateneo di Bologna, la Facoltà di Scienze Politiche, l’opinione pubblica, cittadina e non, che dovrebbero volerne fare un caso emblematico: l’emblema di come si sconfessano e si sconfiggono i violenti e di come si protegge e si esercita la libertà di insegnamento. Tutto il resto è insopportabile e pericolosa ipocrisia.

Pubblicato il 25 febbraio 2016