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Dal Porcellum alla Terza Repubblica. Il video dell’intervento

Venerdì 12 Febbraio – Sala convegni del Castello Caetani – Fondi

Presentazione del volume Dal Porcellum alla Terza Repubblica. Dieci anni di storia politico-elettorale dell’Italia 2005-2015
di Simone Nardone. Prefazione di Gianfranco Pasquino.(Editore StreetLib)

Evento organizzato dall’Associazione di Cultura Politica Obiettivo Comune, con il patrocinio del Comune di Fondi e del Sistema Bibliotecario del Sud Pontino

Unioni civili: battaglia aperta e chiara

La parola sulle unioni civili torna al Parlamento, più precisamente al tanto criticato Senato, e la decisione sarà presa dai rappresentanti eletti. Il dibattito è stato ampio, come si conviene ad un tema complesso e delicato. Ha fornito informazioni e approfondimenti. Ha consentito a una pluralità di voci di farsi sentire e, anche, con le manifestazioni contrapposte, di contarsi. Degno di nota, infatti, ha avuto ampia risonanza, è stato l’intervento del Cardinale Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il quale, augurandosi la sconfitta delle unioni civili, ma soprattutto stigmatizzando l’articolo che consente l’adozione dei figli dei contraenti, ha richiesto il voto segreto. La replica è stata che sulle materie parlamentari decidono i due Presidenti, interpretando e applicando i regolamenti. “Gamba tesa” di Bagnasco? No. Legittima espressione di un desiderio come fu, a suo tempo, l’invito del Cardinale Ruini all’astensione per fare fallire il referendum che mirava all’abrogazione della legge 40 che poneva limiti strettissimi e punitivi alla fecondazione assistita. Quell’invito contribuì notevolmente a fare mancare il quorum, ma, in seguito, gradualmente, la Corte Costituzionale smantellò quella brutta legge.

Al Cardinale Bagnasco qualcuno avrebbe potuto, e tuttora potrebbe, ricordare che, nel Discorso della Montagna, Cristo è stato categorico: “sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no: il di più viene dal maligno”. Ai parlamentari, credenti e no, cattolici e no, i loro concittadini elettori hanno il dovere di chiedere che spieghino apertamente e pubblicamente i loro voti e che li argomentino, che la loro coscienza si esprima unitamente alle conoscenze che la hanno orientata in qualsiasi direzione. Dovrebbero essere in primo luogo proprio i credenti e i cattolici a non trincerarsi dietro il voto segreto e a rivendicare limpidamente le loro convinzioni. Allo stesso modo, dovrebbero agire i non credenti eventualmente contrari all’adozione dei figli spiegando pubblicamente il loro voto senza nascondersi dietro la segretezza eventualmente ottenuta dai cattolici. Non dovrei aggiungere che in questioni che attengono la vita delle persone nessun dirigente politico è legittimato ad imporre qualsivoglia disciplina di partito né a minacciare punizioni.

La legge sulle unioni civili è attesa da almeno un decennio, che significa che il Parlamento non è stato sufficientemente ricettivo di diffuse, ma certamente non maggioritarie, istanze sociali. Leggi sulle unioni civili sono da tempo già in vigore in quasi tutti i paesi europei, che significa che, anche in questo caso, l’Italia è in ritardo. Il punto più controverso della legge riguarda la facoltà dei contraenti l’unione civile di adottare i figli del compagno/della compagna. Il criterio dominante per decidere in maniera equa se consentire questa opzione (meglio non definirla “diritto”) deve basarsi sulle modalità con le quali è preferibile ottenere che le esigenze del minore che viene adottato siano meglio soddisfatte e il suo benessere meglio garantito. Gli oppositori della concessione/riconoscimento della facoltà di adozione sembrano preoccupati non tanto dall’eventuale adozione, ma soprattutto dalla possibilità che si apra la strada all'”utero in affitto”. Non esiste nessun automatismo, ma è lecito che gli oppositori esprimano la loro contrarietà nel dibattito e nelle votazioni, proponendo appositi ordini del giorno che rimangano agli atti e che servano come indicazioni a futura memoria. Molto meno lecito è che blocchino, a tutto danno dei minori, quella specifica facoltà. Alla fine, in democrazia, senza schiacciare mai le minoranze, sono le maggioranze che hanno non soltanto il diritto, ma il dovere di decidere (eventualmente, persino di non decidere). Meglio, molto meglio se le maggioranze e le minoranze si assumono tutte le loro responsabilità a viso aperto, con voto palese.

Pubblicato AGL 16 febbraio 2016

Dal Porcellum alla Terza Repubblica. Dieci anni di storia politico-elettorale dell’Italia

Venerdì 12 Febbraio ore 18.00

Sala convegni del Castello Caetani – Fondi

Presentazione del volume

Dal Porcellum alla Terza Repubblica. Dieci anni di storia politico-elettorale dell’Italia 2005-2015

di Simone Nardone. Prefazione di Gianfranco Pasquino.(Editore StreetLib)

Interverranno con l’autore

Gianfranco Pasquino, Professore emerito di Scienza Politica presso l’Università di Bologna

Antonio Agosta, Docente di Sistemi Elettorali Comparati presso l’Università degli Studi Roma Tre

Evento organizzato dall’Associazione di Cultura Politica Obiettivo Comune, con il patrocinio del Comune di Fondi e del Sistema Bibliotecario del Sud Pontino

Dalla prefazione di G. Pasquino
“Scoprire che la legge elettorale n. 270 del dicembre 2005, fortemente voluta e approvata dal centro-destra, giustamente definita Porcellum, ha soltanto una volta su tre, nel 2008, prodotto una cospicua maggioranza in entrambe le camere, pur riducendo il numero degli sgangherati partiti italiani, è sufficiente per darle una valutazione negativa, argomentata, netta e severa. […] Nardone analizza le proposte recenti, macchiate, come ho già notato, da partigianeria e anche da colpevole ignoranza dei precedenti. Il difetto più grave degli improvvisati riformatori elettorali è la loro intollerabile presunzione. Si ostinano a pensare che sanno fare meglio di quanto è stato fatto, e funziona da tempo, nelle democrazie parlamentari e semipresidenziali europee. […] Nardone ci porta fino a dove siamo arrivati, ma leggendo fra le righe, esercizio che consiglio anche ai lettori, si vedrà che con quello che è stato approvato, ma che già si suggerisce di ritoccare, non andremo da nessuna parte”.

Locandina Fondi

Tutti ossessionati dal controllo degli eletti: si combattono ma invece sono molto simili

Il fattoIntervista raccolta da Luca De Carolis per Il Fatto Quotidiano

Il Pd e il M5s sono modelli simili, in entrambi i casi i leader vogliono controllare i propri eletti. E il tasso di democrazia interna è molto basso”. Gianfranco Pasquino, politologo, ha da poco pubblicato La Costituzione in trenta lezioni(Utet).

Quello tra dem e 5 Stelle è anche uno scontro tra due schemi di partito, uno vecchio stile e uno molto più moderno?

C’è molto di vecchio in questo confronto. Su entrambi i fronti vogliono controllare i propri eletti. Il Pd ha nominato i propri parlamentari e pretende che seguano la linea dei vertici. In caso contrario, non verranno ricandidati. Nel M5S invece Grillo e Casaleggio si affidano al reclutamento on line, sul quale però possono avere un controllo limitato. E allora ecco la multa. Di fatto i Democratici e i 5 Stelle applicano forme di coercizione.

Molti evocano l’articolo 67 della Costituzione, in base al quale i parlamentari non sono sottoposti a vincolo di mandato.

Con questi metodi, sia il Pd che i 5 Stelle dimostrano di ignorarlo.

Prima obiezione: la multa del M5S vale per i futuri eletti al Comune di Roma.

La multa è nulla, una stupidaggine. Non è esigibile in nessun tribunale.

Seconda obiezione: dem e 5 Stelle hanno concesso libertà di coscienza sulla stepchild adoption.

La libertà di coscienza mi sta bene, ma su votazioni trasparenti, non su decisioni con il voto segreto. E comunque chi vota secondo coscienza dovrebbe spiegare ai cittadini le sue ragioni, nel dettaglio.

Volano accuse incrociate sulla penale del M5S. Secondo lei perché l’hanno decisa?

Innanzitutto non trascurerei le pulsioni autoritarie di Casaleggio. Poi vale sempre il principio di Mao Tse-Tung, “colpirne uno per educarne cento”. Infine, la multa deve dare un’impressione di solidità, di saldezza della leadership.

Il Pd afferma che serve una legge sui partiti.

È giusto, ma non dovrebbero perdere troppo tempo. Esiste un ottimo disegno di legge, depositato una decina di anni fa da Valdo Spini (ex Psi, Ds e Si-nistra democratica, ndr) che regolamentava la democrazia interna nei partiti e il loro finanziamento.

Il M5S denuncia: vogliono imporci le loro regole.

Imporre non è mai giusto, ma sarebbe opportuno che un movimento con un così grande consenso si doti di meccanismi più democratici.

E il Pd?

Il Pd all’opposto dovrebbe essere molto più severo nell’applicare le proprie regole interne, o nel crearne di nuove. Un inquisito farebbe meglio a saltare un giro, per dire.

Pubblicato il 10 febbraio 2016

Cultura, diritti e doveri #Mirandola 10 febbraio ore 11.30

Aula Magna Rita Levi Montalcini

Laboratorio Campus biomedicale via 29 Maggio, 12/14

Immagine Mirandola

La tradizione del nuovo.
Liceo, umanesimo e modernità

Mercoledì 10 febbraio 2016
Aula Magna Rita Levi Montalcini
Laboratorio Campus biomedicale
via 29 Maggio, 12/14 Mirandola

ore 11,30 Conferenza di Gianfranco Pasquino

Cultura, diritti e doveri
locandina

Celebrità e allodole

Corriere di Bologna

L’antipolitica trova le sue radici più profonde nella cattiva politica. Il discredito della politica è anche, lo sappiamo quasi tutti, il prodotto di politici non abbastanza bravi che provano a fare i furbi. Tutt’e due questi brutti fenomeni si sono affermati anche in Emilia-Romagna, non meno che altrove. Quando i politici e i loro partiti si sentono deboli e più o meno vulnerabili non cercano le strade, piuttosto in salita, di un rinnovamento delle modalità di reclutamento e di selezione di personale effettivamente politico e di  miglioramento delle strutture partitiche. Preferiscono aprirsi, o almeno così sostengono, alla società civile. Naturalmente, l’apertura riguarda soprattutto le fasi elettorali e la ricerca di candidature presumibilmente più appetibili per quella vasta area di elettorato che poco s’interessa alla politica e meno ne sa, ma che potrebbe essere attratto da nomi famosi, facilmente riconoscibili: le celebrità. Ecco che spuntano il critico d’arte, noto, però, soprattutto per le sue apparizioni (vorrei scrivere “comparsate”, ma non so se il Direttore di questo giornale approverebbe) televisive, l’atleta di prestigiosa carriera, il magistrato d’assalto o compiacente, l’imprenditore di qualche successo, il sindacalista più presente sulla scena pubblica che ai tavoli dei negoziati. I professori universitari, anche i rettori, stanno in seconda linea poiché raramente diventano molto famosi (spesso non lo sono neppure fra i loro studenti). Tutti costoro, messi in lista, meglio se a capo della lista, dovrebbero attrarre non solo l’attenzione, ma anche i voti degli elettori. Insomma, volenti, più spesso, qualche volta, nolenti, ma solo a causa della loro scarsa conoscenza delle dinamiche partitiche ed elettorali, tutti i candidati di arti varie e mestieri nonpolitici funzionano come specchietti per allodole. Di solito, anche se lo si nasconde, quando hanno un buon esito in termini di preferenze è perché il partito, al fine di non perdere la faccia, ha attivamente operato per convogliare sul loro nome un cospicuo pacchetto aggiuntivo di voti. Il problema è che, una volta entrati in un consiglio comunale, regionale, in Parlamento (sto già anche pensando ai futuri “senatori”), gli esponenti della società civile si troveranno spaesati e i più consapevole di loro prenderanno atto di essere inutili, alla fine addirittura dimettendosi anzitempo. Non ne seguirà nessuna rigenerazione dei partiti (anzi, guai se quegli eletti cercheranno di partecipare alla vita interna di quel partito), nessun miglioramento della politica. Gli elettori “allodole” saranno stati gabbati e il discredito della politica sarà stato offuscato soltanto per il tempo della campagna elettorale. Sì, de Bologna fabula narratur, ovvero, mi riferisco anche alla politica bolognese.

Pubblicato il 7 febbraio 2016

INVITO Prima presentazione di La Costituzione in trenta lezioni – 17 febbraio 2016

testa

sono lieti di invitarla alla presentazione di

di Gianfranco Pasquino
LA COSTITUZIONE IN TRENTA LEZIONI

mercoledì 17 febbraio 2016, ore 17
Biblioteca dell’Archiginnasio
piazza Galvani 1, Bologna

L’Autore ne parlerà con
Elena D’Orlando (Università di Udine)
Justin O. Frosini (Università Bocconi)
Tommaso Giupponi e Sofia Ventura (Università di Bologna)

Archi Invito 1

Archi Invito 2

Video – La Costituzione in trenta lezioni a #PaneQuotidiano

Pane quotidianoPane Quotidiano, programma condotto da Concita De Gregorio su Rai 3

Oggi è spesso ignorata, dimenticata, abusata. Ma la Costituzione italiana, come spiega oggi(03/02/2016) a Pane Quotidiano il politologo Gianfranco Pasquino, è sempre molto attuale. Anche se ha quasi settant’anni, può ancora guidare la politica contemporanea grazie alla sua duttilità e alla capacità di affrontare questioni spinose e delicate come i diritti civili o la coesistenza di religioni diverse

La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

A #Ravenna per discutere di riforme costituzionali #Cittadinisenzascettro

fondazionecasaoriani

Martedì 9 febbraio ore 17.30
Biblioteca Oriani – Sala Spadolini
Fondazione Casa di Oriani
via Corrado Ricci 26
Ravenna

 il prof. Gianfranco Pasquino discuterà del suo volume

Cittadini senza scettro. Le riforme sbagliate (Università Bocconi Editore)

L’incontro è stato promosso dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale della Provincia di Ravenna, d’intesa con la Biblioteca di Storia Contemporanea “A. Oriani”, allo scopo di chiarire e approfondire, con uno dei maggiori e più autorevoli politologi italiani, i complessi temi legati ai recenti disegni di riforma costituzionale, ultimi peraltro di una lunga serie, al centro come noto di un acceso dibattito pubblico, politico e istituzionale. Gianfranco Pasquino è Professore Emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna. Senatore per tre legislature, dal 2005 fa parte dell’Accademia dei Lincei. L’iniziativa, aperta alla partecipazione dell’intera cittadinanza, sarà coordinata dal direttore della Biblioteca Oriani Alessandro Luparini.

http://www.salviamolacostituzione.ra.it/

http://coordinamentodemocraziacostituzionale.net/

http://www.libertaegiustizia.it/2016/01/28/comunicato-stampa-comitato-per-il-no-a-ravenna/

 

cittadinisenzascettro

Presentazione di A Changing Republic. Politics and Democracy in Italy (Ed.Epoké) #Bologna 2 febbraio ore 18

Nella politica italiana degli ultimi anni è successo un po’ di tutto. Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi non si limitano ad analizzare i molti eventi importanti, ma offrono la loro interpretazione di scienziati della politica e le loro spiegazioni, eleganti e brillanti, spesso originali e anticonformiste. Delle primarie sappiamo tutto: addirittura più di quel che vorremmo? Proprio no, sostengono gli autori, a partire dal numero, oramai all’incirca mille e in costante aumento, di primarie già svolte a continuare con i loro compiti, non solo la scelta dei candidati, ma anche la comunicazione di proposte e la partecipazione dei cittadini. Pensiamo che il trasformismo sia un fenomeno che, ancorché caratterizzante tutta la storia dell’Italia unita, sia oggi molto eclatante, ma solo relativamente significativo? Tutt’altro. Gli autori evidenziano quale peso abbia nel funzionamento del Parlamento e nella vita (e morte) dei governi. A proposito dei governi, nelle democrazie europee, la norma quasi assoluta è che i governi li fanno i partiti con uomini e donne per lo più parlamentari. L’Italia è il caso eccezionale nel quale negli ultimi vent’anni si sono avuti tre governi, non fatti da “tecnocrati”, che sarebbe, forse un complimento, ma da uomini, molti, e da donne, poche, senza partito, non partisan, della cui qualità e delle cui prestazioni non c’è di che essere fieri. C’è molto da discutere e da preoccuparsi guardando alle trasformazioni di quelli che un tempo erano stati grandi e apparentemente solidi partiti di massa. Sono diventati tutti, o quasi, partiti personalisti, legati al nome e al destino politico di una persona, spesso, non proprio una grande “personalità”. Assistiamo al trionfo della personalizzazione della politica che, sottolineano gli autori, non è accompagnata dalla necessaria responsabilizzazione. Con il settennato e la rielezione di Giorgio Napolitano, dovremmo tutti avere imparato che i Presidenti della Repubblica italiana hanno notevolissimi poteri che, a seconda delle loro esperienze e delle loro capacità politiche, possono utilizzare alla grande. Fin troppo?, si chiedono Pasquino e Valbruzzi. Partiti (e governi) deboli consentono e agevolano la comparsa di Presidenti forti, naturalmente nella misura in cui quei Presidenti lo vogliano diventare e dimostrare. Il libro è in lingua inglese perché, ambiziosamente, vorrebbe costituire un testo di riferimento anche per i commentatori stranieri, spesso superficiali e alla ricerca del folklore politico italiano, che certo non manca, ma che neppure aiuta a comprendere una politica che, certamente, non è di buona qualità, ma di grande complessità e interesse (persino per i giustamente insoddisfatti cittadini italiani).

2 febbraio 2016 alle ore 18

Libreria Zanichelli, Piazza Galvani, 1/H – Bologna

Presentazione di

A Changing Republic. Politics and Democracy in Italy (Edizioni Epoké)

Gianfranco Pasquino Johns Hopkins University 

Marco Valbruzzi
Istituto Universitario Europeo

Locandina book

A Changing Republic