Home » Uncategorized (Pagina 172)

Category Archives: Uncategorized

Le elezioni dicono chi siamo e cosa vogliamo. Si tratta solo di saperle interpretare

Un’analisi del voto e della situazione politica nata dopo il 4 marzo. 

Torino 22 maggio Nell’ambito dei “Martedì sera” del Centro Congressi Unione Industriale Torino, Anna Masera, Gianfranco Pasquino e Lorenzo Pregliasco hanno discusso sulla situazione politica nata dal voto del 4 marzo e sulla nuova alleanza di governo Di Maio – Salvini a partire dal libro “Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati un’analisi delle elezioni del 4 marzo” (Castelvecchi)

L’intervento di Gianfranco Pasquino

Elettori insoddisfatti, desiderosi di cambiare, volubili. Un sistema di partiti destrutturati. Un PD sull’orlo di una crisi di nervi e con un leader inadeguato. Che lo facciano i “vincitori” il governo, di “ricomposizione nazionale”. Tempi duri per tutti, anche per loro. Se ne accorgeranno.

 

politico? ma mi faccia il piacere

Tutto si può dire di Giuseppe Conte meno che sia/sarà un capo politico del governo voluto dagli italiani: non politico, non eletto. Poiché, tranne poche eccezioni, il governo giallo-verde sarà fatto da neofiti, la sua opera di coordinatore-esecutore si prospetta alquanto problematica.

Regole poco conosciute

Fuori i nomi o il nome? Già questa era una scelta difficile. Sottoporre al Presidente della Repubblica un solo candidato sul quale Di Maio e Salvini avessero fatto convergenza (forse anche conversione capovolgendo alcuni dei criteri sostenuti in campagna elettorale) oppure offrirgli una rosa di nomi altamente qualificati consentendogli di esercitare al meglio il potere costituzionale di nomina del Presidente del Consiglio? Non si erano vantati, Di Maio più di Salvini, di avere, conoscere, potere fare affidamento su persone di alto livello per entrare in quella che Di Maio chiama Terza Repubblica (Salvini preferisce non dare i numeri)?

Più del nome, Giuseppe Conte, naturalmente, contano la biografia personale ed eventualmente politica, le esperienze, i successi e, il Presidente della Repubblica lo aveva variamente sottolineato, la sua conoscenza dell’Europa. Dopo tutta la lunga e profondamente sbagliata polemica contro i governi non eletti dal popolo -nelle democrazie parlamentari, i popoli, vale a dire, meno pomposamente, gli elettori, eleggono un Parlamento dal quale emergerà un governo. La legittimità di quel governo si fonda nel rapporto di fiducia che riesce a stabilire e a mantenere con il suo Parlamento, qualche volta, quando necessario, espressa con un voto. Fatto un governo politico, Cinque Stelle e Lega si sono contrastati a vicenda, invece di chiedere/accettare che, con assoluto rispetto delle regole non scritte delle democrazie parlamentari, Di Maio diventasse Presidente del Consiglio e Salvini Vice-Presidente, magari con anche un incarico ministeriale. Invece, contraddicendosi anche su un punto rilevantissimo, hanno voluto che il loro governo politico sia affidato e guidato da un non-politico, un non-parlamentare, qualcuno che non ha mai, ma proprio mai, superato un qualsiasi test elettorale, un professore come nelle Università italiane ce ne sono almeno cento e più. La motivazione è che sono loro, Di Maio e Salvini, che vogliono dettare la linea al governo e ai ministri.

Non è chiaro quanta voce in capitolo avrà il Presidente del Consiglio che hanno scelto. Avremo qualche anticipazione quando quel Presidente del Consiglio godrà della prerogativa costituzionalmente sancita di “proporre” al Presidente della Repubblica i nomi dei ministri. Molte anticipazioni dicono che quei nomi non saranno farina del suo sacco. Gli verranno suggeriti per non dire, più brutalmente, imposti da Di Maio e da Salvini. Lui, Conte, sarà nel migliore dei casi il latore di quei nomi al Presidente della Repubblica al quale, se obiettasse con argomenti, sembra improbabile che il Presidente del Consiglio saprebbe replicare e contro argomentare.

Quanto alle politiche pubbliche che discenderanno dal “Contratto di Governo”, al Presidente del Consiglio è già stato fatto sapere in tutte le salse che dovrà limitarsi a esserne l’esecutore. Non sappiamo quanto è stato coinvolto nell’elaborazione di quelle politiche ed è più che lecito chiedere quanto le conosce e le condivide. In nessuna democrazia parlamentare il capo del governo è mai stato un semplice esecutore di politiche elaborate “a sua insaputa”. In maniera più o meno intensa è sempre, regolarmente stato coinvolto nella formulazione del programma del “suo” governo. Senza disconoscere il ruolo e il peso dei partiti che l’hanno prescelto e quindi la permanente necessità di collaborare con quei partiti, i loro capi e i “loro” ministri, nessun capo di governo è mai stato programmaticamente incaricato della mera esecuzione di qualcosa deciso altrove senza sua consultazione. Insomma, Di Maio e Salvini stanno certamente innovando, ma è più che lecito ritenere che lo facciano senza sufficiente conoscenza delle regole e dei meccanismi che consentono il buon funzionamento delle democrazie parlamentari. Più precisamente, se imporranno al loro prescelto per Palazzo Chigi tutto e solo il programma preconfezionato incideranno molto negativamente sull’autonomia del capo del governo e sull’esercizio flessibile dei suoi poteri, costituzionali e politici. Tempi duri si preannunciano (anche per Giuseppe Conte).

Pubblicato AGL il 22 maggio 2018

Rappresentanza, competenza, responsabilità #BibliotecaSenato #24maggio Convegno In memoriam di #GiovanniSartori

24 maggio 2018 ore 15.30
Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”
Polo Bibliotecario Parlamentare
Sala degli Atti Parlamentari

 

Rappresentanza, competenza, responsabilità
Convegno In memoriam di Giovanni Sartori

 

Interverranno
Ferruccio De Bortoli
Domenico Fisichella
Gianfranco Pasquino
Stefano Passigli
Nadia Urbinati

 

L’accesso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima
Si prega dare un vostro riscontro all’indirizzo indirizzo Bibleventi@senato.it

 

… a carte ’68 3 maggio 1968: inizia il Maggio francese ed esplode il #Sessantotto. Una rivoluzione mancata #Cavriago #23maggio

mercoledì 23 maggio ore 21
sala del Consiglio, P.zza Don G. Dossetti – Cavriago

Lectio magistralis di Gianfranco Pasquino

… a carte ’68
3 maggio 1968: inizia il Maggio francese ed esplode il Sessantotto
Una rivoluzione mancata

 

Una nuova Italia. Dalle elezioni agli scenari politici attuali #Torino #22maggio #UnaNuovaItalia #contrattodigoverno @annamasera @lorepregliasco

Nell’ambito dei “Martedì sera” del Centro Congressi Unione Industriale Torino, Anna Masera, Gianfranco PasquinoLorenzo Pregliasco  discuteranno sulla situazione politica nata dal voto del 4 marzo e sulla nuova alleanza di governo Di Maio – Salvini.

A partire dal libro “Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati un’analisi delle elezioni del 4 marzo” (Castelvecchi), l’instant book di YouTrend con prefazione di Marco Damilano e intervista a Enrico Mentana.

Martedì 22 maggio alle  ore 21
Centro Congressi Unione Industriale Torino – Via Vela 17, Torino
011 5718277

I biglietti d’ingresso potranno essere scaricati gratuitamente dal sito http://www.centrocongressiunioneindustriale.it/elencoBiglietti

IL VICOLO CIECO LE ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018 #Bologna #21maggio @librerieCoop #ilVicoloCiecoTour @Ist_Cattaneo

Librerie.coop Zanichelli, piazza Galvani, 1/H
lunedì 21 maggio 2018 alle ore 18

Presentazione del libro
IL VICOLO CIECO
LE ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018
dell’Istituto Carlo Cattaneo
(il Mulino)

Intervengono Gianfranco Pasquino e Paolo Pombeni

Con la presenza dei curatori
Marco Valbruzzi e Rinaldo Vignati
Modera Olivio Romanini

Esistono due tipi di elezioni: quelle «ordinarie», che registrano il presente, e quelle «straordinarie», che segnano una frattura tra il mondo di ieri e il mondo di domani. Il voto del 4 marzo si inserisce pienamente nella seconda categoria. Per cogliere la portata «radicale» del cambiamento innescato da questo voto non giovano però interpretazioni affrettate né reazioni «a caldo». Mettendo a frutto una pluridecennale esperienza maturata nel campo degli studi politico-elettorali, l’Istituto Carlo Cattaneo offre con questo volume un’analisi del voto ancora una volta rigorosa e articolata. Sono così approfonditi temi quali l’offerta politica, le risposte degli elettori e il ruolo del sistema elettorale. Ad arricchire la disamina, sono proposte alcune riflessioni che si interrogano sulle cause che hanno condotto la politica italiana nel «vicolo cieco» in cui è precipitata e sulle possibili vie d’uscita

Rappresentanza parlamentare e responsabilità politica VIDEO @RadioRadicale #Perugia @liberiegiusti

Dibattito organizzato da Libertà e Giustizia
Rappresentanza parlamentare e responsabilità politica
Gianfranco Pasquino Professore Emerito di Scienza Politica Università di Bologna
Mauro Volpi Professore Ordinario di Diritto Costituzionale Università di Perugia
introduce Mario Martini Coordinatore Circolo LeG Umbria

Rappresentanza parlamentare e responsabilità politica

 

 

 

Diferenças entre Liga e M5S ameaçam coalizão na Itália, diz cientista

Ex-senador Gianfranco Pasquino vé com temor possivel governo populista

RIO E BOLONHA — Aos 76 anos, Gianfranco Pasquino, professor emérito de Ciência Política da Universidade de Bolonha e ex-senador (1983-1992 e 1994-1996), vê com temor econômico e político a perspectiva de um potencial governo entre os populistas antissistema do Movimento Cinco Estrelas (M5S) e a extrema-direita da Liga. Para Pasquino, que é membro da Academia Nacional dos Linces (Ciências) e hoje leciona na sede bolonhesa da universidade americana Johns Hopkins, os partidos farão de tudo para sustentar o governo eurocético, mas terão pela frente duras divergências internas; a própria inaptidão com as instituições de governo; a resistência do ex-premier Silvio Berlusconi — aliado do líder da Liga, Matteo Salvini, mas odiado pelos populistas liderados por Luigi di Maio —; e um muito provável abandono político pela União Europeia (UE). Com um longo histórico de publicações e comentários sobre a política italiana, o professor não vê um governo sustentável, mesmo que as duas legendas tenham maioria parlamentar – “Temo que surjam muitas divergências, confrontos, problemas, e que, no final, façam pouco, e mal feito” — definiu, em entrevista ao GLOBO.
Após meses de ataques entre Berlusconi e Di Maio, o ex-premier anunciou sua abstenção sobre um governo entre Liga e Cinco Estrelas, mas não apoiaria uma moção de confiança. Se de fato houver este governo, como ele funcionaria?
Cinco Estrelas e Liga têm, por si mesmos, maioria absoluta tanto na Câmara dos Deputados como no Senado. Berlusconi decidirá quais leis votar e quais não, tentando mostrar que tem poder político, maior competência e maior atenção aos interesses do país que, se o tivesse no governo, estaria melhor. Ele continuará com sua campanha eleitoral permanente.
Era isso o que Salvini queria desde o momento em que superou o aliado Berlusconi nas urnas? Garantir sua vaga, mas sem romper a aliança com o ‘Cavaliere’?
Sim, acredito que Salvini realmente quisesse isso. Ele provou ser coerente e leal, capaz de se tornar o verdadeiro líder da centro-direita na Itália. Agora, irá querer um cargo importante do governo. Ministro do Interior? E algum ministério que dê real poder à Liga.
Existem muitas diferenças entre Di Maio e Salvini; o M5S é um movimento heterogêneo; e Berlusconi sempre estará próximo da Liga. Embora Liga e M5S estejam bem nas pesquisas, uma aliança governamental entre eles não seria muito frágil para resistir a uma moção de desconfiança no Parlamento?
Não haverá moção de desconfiança. A aliança M5S-Liga tentará durar o máximo que puder, e tem os votos necessários para resistir. Berlusconi vem caindo, e o Partido Democrático (PD, legenda de centro-esquerda dos ex-premiers Matteo Renzi e Paolo Gentiloni) não sabe por qual caminho começar a se reconstruir.
Quem poderia ser o próximo primeiro-ministro?
O premier, que será nomeado pelo presidente da República, será um homem ou uma mulher não muito visível politicamente, que represente o ponto de equilíbrio entre M5S e Liga. Se (o presidente Sergio) Mattarella for bem sucedido, será alguém credível a nível europeu. Tarefa difícil, mas essencial.
Tudo isso poderia ser uma manobra de Berlusconi para concorrer em outra ocasião, talvez em 2019? Ele decidiu dar aval a um governo Liga-M5S só depois que todas as alternativas já haviam se esgotado…
O Força Itália, de Berlusconi, temia novas eleições, nas quais perderia votos. Não acho que Berlusconi — mas eu sugeriria dar a ele menos importância, uma vez que a política italiana não gira em torno dele — consiga retornar ao Parlamento e seja capaz de manobrar a Liga.
O que poderia significar um governo Liga-M5S para a economia e para a sociedade italianas já a curto prazo?
Estou muito preocupado. Nem o M5S nem a Liga têm economistas experientes e competentes capazes de eficácia nas negociações a nível europeu. Eles têm receitas diferentes e contrastantes: renda básica e imposto único (15%), referendo sobre o euro e o soberanismo. Temo que surjam muitas divergências, confrontos, problemas, e que, no final, façam pouco, e mal feito.
Como a Europa poderá ver o primeiro governo eurocético em seu ‘coração’? A UE acreditava que Berlusconi era um dos únicos atores que poderiam conter os populistas…
Bruxelas tomará nota de que o governo italiano é provavelmente o menos querido pela UE. Irão excluí-lo das decisões e dos contatos informais sempre que possível. Serão muito rigorosos com o que o governo italiano fará, com o que não fará, com o que terá que fazer. Nenhum alívio, nenhuma “gentileza”.
Publicado em 17 de maio de 2018

Traditori da punire? #vincolodimandato

Per il vincolo di mandato va cambiata la Costituzione, ma forse converrebbe prima cambiare la legge elettorale

L’assenza del vincolo di mandato è al cuore ed è il cuore delle democrazie parlamentari nelle quali gli eletti debbono offrire rappresentanza politica – delle preferenze e degli interessi, delle aspettative e degli ideali degli elettori, non solo dei loro elettori. Gli eletti debbono anche temere le valutazioni di quegli elettori ai quali torneranno alla fine del loro mandato liberamente svolto per spiegare che cosa hanno fatto, che cosa non hanno fatto, che cosa hanno fatto male. Naturalmente, gli elettori potranno valutare meglio, e con maggiore incisività, nel caso in cui esistano collegi uninominali dei quali l’eletto è l’unico rappresentante, consapevole di dovere rappresentare tutti, non solo chi l’ha votato.

L’assenza di vincolo è intesa anche a prevenire e impedire sia che i dirigenti dei partiti e delle correnti sia eventuali gruppi esterni – che potrebbero avere contribuito all’elezione del rappresentante – lo minaccino e lo coartino. Uomo o donna che sia, il rappresentante è sempre e comunque parzialmente e più debitore della sua elezione anche al partito che lo ha candidato e sostenuto, nella consapevolezza che l’elettore potrebbe averlo votato anche, forse e soprattutto, perché esponente di quel partito. Quando, per qualsiasi ragione, abbandona il partito, provoca reazioni negative in molti elettori che lo vorrebbero disciplinato e che, comunque, non gradiscono che vada a rafforzare i ranghi di altri gruppi parlamentari, magari passando dall’opposizione al governo in cambio di qualcosa. La sanzione elettorale – specie laddove la legge elettorale non è congegnata adeguatamente per comminarla, anzi, addirittura può invece sanarla, come con la Legge Calderoli e la Legge Rosato – non è, agli occhi dei cittadini, sufficiente. L’odioso e odiato trasformismo dev’essere punito il prima possibile e duramente.

La proposta contenuta nel «contratto di governo» tra M5S e Lega, «ispirata» al Portogallo, è drastica. Chi cambia gruppo parlamentare decade dal seggio. Questa normativa richiede ovviamente la modifica dell’articolo 67 della Costituzione italiana.

Il punctum dolens è molto problematico. Sarà il parlamentare a decidere se andarsene dal suo gruppo parlamentare – rinunciando quindi consapevolmente al seggio, ma fino ad allora votando liberamente anche in dissenso dal suo gruppo – oppure, come molto spesso hanno fatto i pentastellati, sarà espulso dal gruppo, per una varietà di ragioni, trovandosi di conseguenza nella condizione prevista e regolamentata per essere privato del seggio? La differenza è abissale. Per di più, non sarebbero gli elettori a stabilire se l’eletto ha “tradito” il loro mandato, ma altri eletti, non sappiamo di fronte a chi responsabili, portando comunque a una grave distorsione della rappresentanza politica.

A mali estremi estremi rimedi? No, altre strade più consone alla democrazia parlamentare sono percorribili, a cominciare dalla re-introduzione di un voto di preferenza, del voto disgiunto, di veri collegi uninominali. La terribile semplificazione della decadenza rischia di fare del Parlamento eletto con la legge Rosato un parco buoi che potrà piacere solo ai mandriani nei quali, avendoli visti all’opera, è lecito non riporre grande fiducia.

Pubblicato il 18 maggio 2018 su larivistaIlMulino