INVITO Continuare a costruire l’Europa #Pordenone #pnlegge2017 #Europa30Lezioni
Domenica 17 settembre ore 19
Palazzo della ProvinciaContinuare a costruire l’Europa
Incontro con Gianfranco PasquinoIn occasione della presentazione del libro
L’Europa in trenta lezioni (Utet 2017)Un tempo l’Unione Europea non era che un sogno. Confinati dal fascismo sull’isola di Ventotene, tra i bagliori sinistri della guerra mondiale che infuria lontano, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrivono il famoso Manifesto, in cui l’unità dell’Europa è già «una impellente tragica necessità». Oggi l’Unione Europea viene considerata da molti suoi cittadini un’istituzione distante, complessa e difficile; ma non per questo possiamo perdere questa straordinaria occasione.
VIDEO La rottura della retorica pro-UE: europeisti vs sovranisti #scuoladipolitiche #SummerSchool2017
Nell’ambito della Summer School 2017 della Scuola di Politiche (SdP)
“Chiavi di Rottura: leggere il presente PER cambiare il futuro”
Venerdì 15 settembre ore 18 Plenaria – Teatro ComunaleSessanta minuti con Gianfranco Pasquino
La rottura della retorica pro-Ue:
europeisti vs sovranistiIntroduzione di Marco Meloni
“A salire sul palco della #SummerSdP oggi è Gianfranco Pasquino che per la seconda volta partecipa alla nostra scuola estiva. A #chiavidirottura sarà il professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, alla John Hopkins Universty, già senatore della Repubblica, e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei a rovesciare tanti luoghi comuni sull’Europa sui pro e i contro dell’unione continentale.”
Qui il video integrale della plenaria
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Meglio competere senza paura
Paura? Paura della democrazia, della competizione, della contendibilità? Davvero a Bologna bisognerebbe/bisognerà fare un Congresso “unitario” per “eleggere” il segretario del partito locale? Naturalmente, non sarebbe più un’elezione, ma una designazione ad opera di qualche notabile, tipo Merola, tipo De Maria, non so se riesco a scrivere Paruolo, “notabile” pure lui? Quanto a “unitario”, vuole dire che si mettono d’accordo, ma non intorno ad un caminetto che, se lo viene a sapere, Renzi sbraiterà contro la vecchia politica, la Prima Repubblica, la ditta. Non è stagione di caminetti, meglio un camper di craxiana memoria, oppure, buttiamola sull’istituzionale: nell’ufficio del sindaco, giungeranno a un accordo. Ma non ci avevano detto, anche non pochi renziani che adesso appoggiano Rizzo Nervo, che uno dei pregi del Partito Democratico è che le sue cariche sarebbero diventate tutte contendibili? Poi, è vero che persino un veltronian-renziano, che sta cercando di tornare nella pista parlamentare, è stato fatto fuori dalle parlamentari manipolate del dicembre 2012, ma almeno una parvenza di contendibilità dovrà pure rimanere. Invece, no. Di politica alla Festa dell’Unità non si parla. Non far sapere ai visitatori e ai militanti che, anche se in cucina, parecchio ne sanno, quali torti ha Critelli, il segretario in carica, e quali ragioni ha Rizzo Nervo, l’assessore sfidante, è diventato un dogma. Per fortuna, si fa per dire, tertium datur: il molto manovriero consigliere regionale Paruolo ha candidato Licciardello la cui presenza aumenterebbe il tasso di competitività e di contendibilità. O forse no, come ha fatto sottilmente filtrare il “Corriere di Bologna” che, non nato ieri, adombra la possibilità che, in assenza della maggioranza assoluta degli iscritti per uno dei contendenti, la decisione debba essere presa nel Congresso, “pericolosamente” non più unitario, divisorio? Allora, lì i paruolani decideranno su chi convergere dopo, oh, sì, avere pensosamente e accuratamente valutato i programmi, le proposte, le prospettive di Critelli e di Rizzo Nervo. Diversità su quel che bisognerebbe fare nei rapporti con le cooperative e con le partecipate sembra non ve ne siano. Non è una grande scoperta che il PD dovrebbe sostenere e pungolare i suoi eletti nei vari comuni. Dunque, risollevo il mio interrogativo di fondo: che la manita o poco più di aspiranti al parlamento dentro il PD di Bologna si stia posizionando e raggruppi le sue scarne truppe a sostegno di chi fra Critelli e Rizzo Nervo offre più garanzie di carriera? No, non datemi subito la risposta. Lasciate la suspense mentre torniamo tutti a leggere sui dizionari che cosa significa “democratico e contendibile”.
Pubblicato il 15 settembre 2017
Il contenimento dei flussi migratori è la premessa per una soluzione, seppure parziale e temporanea
Nessuno ha la bacchetta magica per il problema epocale delle migrazioni, ma il Ministro Minniti ha il merito di avere preso decisioni e di assumersene la responsabilità. Se i campi in Libia sono luoghi orrendi, allora toccherà alle autorità libiche, sulle quali i governi europei dovranno fare le opportune pressioni, e alle ONG agire. Il contenimento dei flussi migratori è una premessa per la soluzione, seppure parziale e sempre temporanea, di un problema destinato a durare, sul quale è lecito avere opinioni diverse, nessuna definitiva e infallibile, senza invettive senza scomuniche.
Uno sciopero che non serve #ScioperoUniversità
Sciopero dei professori universitari: contro chi? contro il governo che, bloccati da diversi anni gli scatti di stipendio (con conseguenze nefaste anche per chi in questi anni è andato in pensione), non sembra intenzionato a procedere agli adeguamenti. Dunque, uno sciopero forse utile per attirare l’attenzione (ma di chi?), ma decisamente corporativo. Certo, lo sciopero, anche qualora fosse vittorioso, non risolverà nessuno dei problemi dell’Università italiana a cominciare da quello attualmente saliente, vale a dire l’asserita necessità del numero chiuso per alcune facoltà. Non sappiamo quali sarebbero le proposte degli scioperanti su questo argomento, quanti e quali studenti ammettere, addirittura tutti coloro che, superata la maturità, fanno domanda? È in questo modo che debbono essere interpretati gli articoli 33 e 34 della Costituzione sul diritto allo studio oppure si può sostenere che la prescrizione di “un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole” valga anche per l’accesso alle singole facoltà? Non farebbero meglio i professori a uscire dalla richiesta salariale corporativa argomentando che vogliono un’università migliore per tutti, a cominciare dagli studenti? Dunque, è nell’interesse degli studenti stessi essere orientati alla Facoltà per le quali appaiono meglio dotati, alle Facoltà in grado di provvedere insegnamenti adeguati perché non sovraffollate e dotate di laboratori e biblioteche che offrono il migliore dei servizi?
Invece, allo stato attuale, lo sciopero dei professori colpisce proprio gli studenti impedendo loro di dare gli esami. Per alcuni si tratterà, seppur con piccolo disagio, di aspettare l’appello successivo. Per altri, invece, il posticipo potrebbe creare gravi inconvenienti per la laurea e per la frequenza di università straniere nelle quali i corsi sono già cominciati. Non sarebbe stato preferibile per i professori che, pure, dovrebbero saperne di più, escogitare nuove forme di “lotta”? Da tempo, molti sostengono che lo sciopero è superato, peggio, che colpisce proprio i ceti più deboli che sostanzialmente sono gli utenti dei servizi pubblici (e l’Università è un servizio pubblico), raramente apportando vantaggi alla collettività. È troppo chiedere che i professori universitari ragionino anche, meglio se soprattutto, in termini di miglioramento complessivo del servizio che offrono agli studenti e per esteso alla società italiana? Lo so, lo so che i miei ex-colleghi sosterrebbero che, da un lato, c’è l’adeguamento dello stipendio, dall’altro, molto diverso e distante, lato, stanno gli ordinamenti burocratici che nessuno riesce a cambiare se non, qualche volta, in peggio.
Proprio per questa difficoltà di cambiamento ad opera della burocrazia ministeriale, l’iniziativa dovrebbe partire dai proff. Sono loro che sanno più di chiunque altro che cosa non va, ed è molto. Sono loro che sanno anche quali soluzioni immediate, Facoltà per Facoltà, sarebbero possibili e di facile attuazione. Invece, a fronte di soluzioni che implichino cambiamenti dello status quo e controllo dei comportamenti (che sarebbero opportuno fosse effettuato anche dagli stessi studenti), spesso la maggioranza dei proff si trincera arcignamente dietro il primo comma dell’art. 33: “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. L’esito è sotto gli occhi di tutti, in particolare di coloro che leggono le graduatorie internazionali delle Università nelle quali l’Italia, collocata con i suoi atenei migliori nei pressi delle posizioni 180-200, non brilla. Ben venga l’adeguamento degli stipendi, peraltro, già adesso comparativamente accettabili, in attesa della prossima battaglia per il miglioramento della preparazione dei docenti, della loro capacità di insegnamento e di ricerca (i “cervelli” che se ne vanno all’estero segnalano che in Italia né l’insegnamento né la ricerca sono adeguatamente svolti e premiati).
Pubblicato AGL 13 settembre 2017
La rottura della retorica pro-Ue: europeisti vs sovranisti 15settembre #scuoladipolitiche #SummerSchool2017 #Cesenatico
Sinistra: mettere paletti a un campo o aggiungere carri a una carovana?
Quando la sinistra è un “campo” ci sarà sempre qualcuno che vuole marcare i confini e mettere paletti. Qualcuno chiederà che ci sia un capo del campo. Si troverà anche qualcuno che spinge fuori i “sinistri” che dissentono perché hanno idee diverse. La sinistra deve essere, sempre, una carovana che accoglie nel suo cammino, lascia scendere, ma incoraggia chi vuole a “salire” sui suoi carri.









