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Alleanza organica Pd-M5S? Anche no. La versione di Pasquino @formichenews

Discutere di alleanza organica mi sembra una fuga, non in avanti, ma dalle responsabilità di governo e di buona manutenzione del sistema politico. Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica

In nessuna democrazia (tranne, forse, in Australia), i partiti formano alleanze organiche, a futura memoria, indissolubili. Contraddicendo sonoramente i sedicenti commentatori liberali italiani i quali, inopinatamente vorrebbero legare loro le mani prima delle elezioni, tutti i partiti se le tengono libere, a maggior ragione quando la legge elettorale è proporzionale. Qualcosa, in termini programmatici e di preferenze coalizionali, i partiti dicono sempre in campagna elettorale. Poi, si contano i voti, si valutano costi e benefici degli accordi possibili e si procede alla formazione del governo. Inoltre, in presenza di una situazione mutata, per numeri, preferenze e persone, si potrà anche cambiare il governo in Parlamento.

Chiunque abbia fatto una gita a Chiasso, come memorabilmente, ma, ahinoi, non ascoltato, suggeriva Alberto Arbasino, avrebbe imparato che succede proprio così. Gli elettori votano essendosi già fatti un’idea delle alleanze praticabili dal loro partito preferito e rivoteranno anche sulla base di quanto quelle alleanze di governo hanno fatto, non fatto, fatto male. Si chiama voto retrospettivo. Ho richiamato tutto questo, che per qualcuno sembrerà una clamorosa novità, ad usum di quelli che discutono della necessità/opportunità di un’alleanza organica fra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. La mia risposta “scientifica” è: anche no.

Primo, la legge elettorale, con la sua logica sostanzialmente proporzionale, non incentiva e non premierebbe nessuna coalizione pre-elettorale. Anzi, sappiamo che spesso ci sono elettori in partenza disposti a votare un partito che cambierebbero idea e opzione se quel partito fa un’alleanza pre-elettorale che non gradiscono. Facile immaginare che alcuni elettori delle Cinque Stelle non gradiscono il PD e non pochi elettori democratici soffrono l’alleanza con le Cinque Stelle. Secondo, un’alleanza pre-elettorale finisce per diventare una gabbia di ferro che rischia di impedire campagne elettorali a tutto campo proprio quando è noto che almeno un terzo di elettori cambiano voto da un’elezione all’altra. Infine, se quel duetto di partiti non raggiungesse la maggioranza assoluta di seggi in Parlamento i due contraenti si troverebbero subito con un problema significativo da risolvere. Faccio notare che con una legge elettorale maggioritaria sul modello francese a doppio turno in collegi uninominali sarebbero gli elettori ad affrontare e risolvere il problema nel passaggio tra il primo e il secondo turno.

Movimento 5 Stelle e Partito Democratico potrebbero anche riuscire a trovare accordi sulle candidature alla Presidenza delle regioni che voteranno a settembre. Ne trarranno forse qualche indicazione utile. Dalle elezioni comunali, grazie al ballottaggio per il sindaco, le indicazioni risulteranno/rebbero ancora più interessanti. Tuttavia, non mi faranno cambiare idea. L’alleanza “organica” non è necessaria e potrebbe essere controproducente. Al momento la priorità è lanciare una ripresa socio-economica che inizi prima dell’autunno. Poi accompagnarla e accelerarla in tutto il 2021, almeno fino all’inizio del semestre bianco quando il Presidente non avrà più il potere di sciogliere il Parlamento. Infine, trovare un accordo per scegliere tra i molti che già si considerano presidenziabili il candidato/a e farlo/a eleggere rapidamente e senza sconquassi. Discutere di alleanza organica mi sembra una fuga, non in avanti, ma dalle responsabilità di governo e di buona manutenzione del sistema politico.

Pubblicato il 15 giugno su formiche.net

L’Arbasino di Voghera

Ho incontrato Alberto Arbasino varie volte, soprattutto negli anni ottanta e novanta. Spesso ai concerti di Santa Cecilia a Roma quando con poche parole mi dava una spiegazione illuminante dell’esecuzione dell’orchestra accompagnandola con alcune indicazioni per meglio comprendere quella musica, spesso una sinfonia. Dal 1983 al 1987 fu deputato per il Partito Repubblicano. Gli dissi che aveva incautamente accettato la candidatura per un’attività che non gli sarebbe affatto piaciuta, che l’avrebbe piuttosto infastidito pur offrendogli una insostituibile opportunità di osservare i rappresentanti eletti dell’Italia, la classe politica. A lui, acutissimo osservatore e fustigatore (questa parola non gli sarebbe sicuramente piaciuta) di costumi, il Parlamento offriva non il meglio e non il peggio dell’Italia, ma un luogo e una fauna (anche su questo termine immagino la sua obiezione) meritevoli di essere clinicamente osservati. Per chi ne volesse, e ne dovrebbe, sapere di più sulle modalità di osservazione di Arbasino, consiglio il libro Fratelli d’Italia, pubblicato la prima volta nel 1963, quando l’autore aveva 33 anni, e rivisto e ampliato fino al 1991. Ironico e caustico, brillante e controcorrente, contiene la visione di un’Italia che non vorremmo, ma che è proprio la nostra. Siamo noi. La sua “casalinga di Voghera” è diventata una figura leggendaria. Molti di quelli che la citano, però, non ne colgono tutti gli elementi e non sanno farne un uso flessibile. La riducono ad uno stereotipo, che non era affatto né l’intenzione né lo scopo di Arbasino. Quella casalinga viveva in provincia, per l’appunto a Voghera, luogo natale dello stesso Arbasino, non propriamente scintillante. Era esposta a quello che veniva dalle città e che vedeva nella televisione che le portava in casa il mondo. Non era, però, affatto priva di spirito critico. Anzi, me l’immagino che, grazie ad Arbasino, fosse diventata in grado di smitizzare e di sbeffeggiare politici e pomposi intellettuali, coloro che facevano uso del potere per vantarsi e coloro che facevano uso del sapere per dimostrare la loro superiorità di classe e di talento. Non importava che gli intellettuali parlassero e scrivessero in modo astruso, non come vezzo, ma per incapacità di rendersi comprensibili a causa del loro oscuro e confuso pensiero. Ciononostante, la casalinga di Voghera li decrittava (sì, scusami, Arbasino), guardava e passava oltre. Con il fluire degli anni, nella tranquillità della provincia, usufruendo di tempo libero, la casalinga di Voghera ha imparato a usare il computer e, naturalmente, è diventata assidua frequentatrice dei social. La troverete su Twitter e WhatsApp, meno su Facebook poiché non ama mettersi in mostra. Non ha affatto smesso di farsi beffe dei politici e degli intellettuali. Non si permetterebbe mai di dire che il suo mentore, Alberto Arbasino, è uno snob poiché conosce l’etimologia: sine nobilitate. Al contrario, concorda con me: Arbasino appartiene alla ristretta schiera degli aristocratici del gusto e dello stile.

Pubblicato AGL il 24 marzo 2020