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Post-millennials e futuro della politica #Introduzione a “Giovani e futuro della politica. Oltre il disincanto”

A cura di Gianfranco Pasquino

Paradoxa, ANNO XII – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2018

 

indice del fascicolo

Post-millennials e futuro della politica

Introduzione  di Gianfranco Pasquino

Interrogarsi sui giovani è, logicamente e inevitabilmente, interrogarsi sul futuro: sul loro, ma anche su quello che rimane del nostro. È cercare di capire che cosa diventerà l’Italia e che cosa ne sarà dell’Europa. È cercare di capire quali modelli hanno i giovani, quali prospettive perseguono, quali valori ispirano i loro comportamenti. Gli articoli di questo fascicolo cercano in particolare di capire, dall’angolo visuale della “formazione”, come i giovani, spesso criticati per le loro mancanze e il loro distacco, si rapportano alla politica. Come vi sono arrivati, se vi pervengono effettivamente, quali novità è possibile riscontrare nel loro percorso, se tale può essere definito il tragitto attraverso il quale acquisiscono la consapevolezza che la politica conta per loro anche contro di loro, le loro preferenze, la loro disponibilità, se qualcosa si è rotto nella trasmissione di interesse e di informazione dalle “vecchie” generazioni a quelle attuali.

È opinione diffusa, e non intendiamo smentirla, che, almeno superficialmente, ma per percentuali molto elevate di giovani, la politica, passiva (quella che si riceve) e attiva (quella che si fa) riscuota un’attrattività decisamente scarsa, comunque inferiore a quella della media della Repubblica. Chi scrive pensa che, anche per lui, la politica com’è fatta in Italia da qualche decennio, meriti di essere tenuta a distanza, ma, qui sta una differenza verticale, per osservarla, studiarla e valutarla meglio. Forse, però, la distanza dei giovani dalla politica non dipende soltanto e neppure principalmente dalla sua scarsa attrattività, ma essenzialmente da qualcosa che, persino in Italia, è andato perduto, vale a dire dalla mancanza di sedi e di luoghi di discussione e di formazione politica. Per quanto giustamente criticati, i partiti italiani avevano in modalità diverse offerto notevoli occasioni di incontri e di formazione politica a centinaia di migliaia di giovani (anche a quelli del Sessantotto). Potremmo discutere della qualità di quella formazione politica, ma non della sua esistenza, non della sua diffusione, non, aggiungo, del fatto che conteneva anche aspetti positivi fra i quali includerei quello di interazioni non banali e non sterili fra giovani di estrazione e di status diversi.

Non intendo idealizzare nessun passato, meno che mai il Sessantotto, che merita di essere richiamato esclusivamente perché per molti giovani rappresentò un’esperienza politica formativa, ma certamente criticabile, l’ho fatto altrove, da molti altri punti di vista. Anzi, sono giunto a pensare che il surplus di politica di quegli anni ha avuto come conseguenza un surplus di riflusso per molti di quei giovani diventati padri e madri, nonne e nonni dei millennials, i quali non hanno poi sentito parlare di politica dai loro parenti più stretti. Il rapporto surplus/exit è una chiave interpretativa plausibile. Altra chiave, forse in grado di aprire una porta teorica e conoscitiva più ampia, è quella della trasformazione della società e della democrazia prima e più che della trasformazione, che c’è stata e continua, della politica.

Se fossi un giovane oggi da quali canali di informazione e di “formazione” trarrei lo stimolo a interessarmi alla politica, a partecipare ad attività politiche, addirittura a impegnarmi politicamente? Rivolgo grato la memoria, prima, al mio professore di Storia e Filosofia del Liceo Cavour di Torino, poi a quello straordinario corpo di docenti dell’allora Corso di Laurea in Scienze Politiche di Torino, irripetibile nelle qualità dei singoli, delle loro esperienze di vita, del loro insegnamento (anche con lo stile), della cultura politica diffusa nella città di Gobetti e Gramsci. Poi torno, non con i piedi, ma con la testa in terra, per riflettere. Lo fanno, anche loro sulla base di esperienze personali e competenze scientifiche, i collaboratori di questo fascicolo. Ne concludo drasticamente, perché troppi distinguo (in molti casi dalla indubbia valenza ipocrita che credo scoraggiante per i giovani) non giovano né alla diagnosi né alla prognosi, che purtroppo, la politica di oggi, non solo, ma soprattutto in Italia, è proprio la logica conseguenza di una cattiva, se non sostanzialmente inesistente, formazione in termini di conoscenze, di atteggiamenti, di (non evasione delle) responsabilità. Non intendo assumermi nessuna responsabilità personale né addossarla a tutta la mia generazione. Semmai responsabili sono le generazioni successive che hanno distrutto la “vecchia” politica senza sapere costruirne una nuova e migliore. Ho fatto (e continuo a fare) tutto il possibile per spiegare la politica, per praticarla (a molti livelli), per predicarla. Più il tempo passa più mi rendo conto che rimane molto da fare, ma per riuscire a tras/formare la politica mi sembra indispensabile conoscere chi avrà, se lo vorrà, il compito di pensare al suo ruolo e alla trasformazione che desidera, per l’appunto, i giovani.

 

“Democrazia e ri-definizioni. La democratic theory di Giovanni Sartori trent’anni dopo”A cura di Gianfranco Pasquino

È uscito il fascicolo 03/2017 della “Rivista di Politica” diretta da Alessandro Campi

 

L’Europa di ieri, di oggi e (soprattutto) di domani #Perugia 23maggio

Discussione sul libro di Gianfranco Pasquino

L’Europa in trenta lezioni (UTET)

Introducono: Alessandro Campi, Francesca Foliti

Martedì 23 maggio 2017 – ore 14-16

Dipartimento di Scienze politiche (AULA 2)
via A. Pascoli 20, Perugia

 

La decisione è l’opposto della mediazione? #bdem15 @BiennaleDemocr

Biennale Democrazia

Qualcuno pensa che la decisione sia l’opposto della mediazione, e viceversa. Però, anche la mediazione conduce alla decisione. Allora, quel qualcuno pensa che la differenza stia nel tempo. La mediazione conduce alla decisione con grande, insostenibile(?), lentezza. La decisione, in sé, è velocità.

Qualcuno pensa che la lentezza dipenda dalla mediazione (tra il programma e le proposte dei governanti) con le preferenze dei gruppi, delle associazioni, dei sindacati, mentre gli imprenditori sarebbero l’elemento che chiede decisioni rapide e le apprezza. Quindi, per produrre decisioni rapide i governanti dovrebbero/debbono fare meno della mediazione, praticare la disintermediazione.

Qualcuno pensa che l’uomo solo al comando prenderà decisioni più rapide e migliori se persegue unicamente il bene comune dei cittadini indifferenziati. Quell’uomo, da solo, sarebbe meglio in grado di interpretare quelle esigenze non mediate dalle associazioni che, invece, sono diaframmi con propri interessi corporativi e non operano mai come tramiti disinteressati. La decisione è l’uso della spada che spezza/frantuma il nodo di Gordio.

Qualcuno crede, infine, che la decisione produca automaticamente esiti. Invece, la decisione mette in moto processi complessi che chiamano in causa una pluralità di persone e di associazioni molte delle quali indispensabili ad una buona traduzione di quella decisione in pratiche. In via neppure troppo ipotetica si può sostenere che coloro che sono stati coinvolti nel processo decisionale (che non a caso si chiama proprio così) collaboreranno e che i non interpellati, i non coinvolti, i disintermediati si opporranno, talvolta rallentando talvolta deviando talvolta nullificando la decisione e i suoi eventuali effetti.

Ne parlerò sabato 28 marzo 2015 alle ore 16.30 a Torino presso il Teatro Gobetti, Via Rossini, 8 nell’ambito della BIENNALE DEMOCRAZIA 25-29 marzo 2015

 

IL TEMPO DI DECIDERE

Dialogano Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino

coordina Jacopo Iacoboni

28 Marzo 2015 ore 16.30

Teatro Gobetti, Via Rossini, 8 Torino

Biennale-Democrazia

Il tempo di decidere #bdem15 @BiennaleDemocr

Biennale-Democrazia

Save the date: 28 Marzo 2015 ore 16.30 a Torino presso il Teatro Gobetti, Via Rossini, 8

BIENNALE DEMOCRAZIA 25-29 marzo 2015

Sul tema Il tempo di decidere dialogheranno Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino

coordina Jacopo Iacoboni

La democrazia parlamentare “è lenta”: quest’accusa ritorna spesso nel dibattito pubblico, fra i politici e gli studiosi. La soluzione proposta è snellire il processo di formazione delle leggi, abolire il bicameralismo, semplificare le procedure, rafforzare i poteri del governo. È un percorso immune da rischi? A quali condizioni le riforme istituzionali possono davvero migliorare il gioco democratico? C’è qualcosa da conservare del nostro sistema?

Biennale Democrazia

 

Qui per info e prenotazioni

La scienza Politica in Italia. Omaggio a Giovanni Sartori Tavola rotonda

Sisp convegno logo

XXVIII Convegno SISP
Università di Perugia – Dipartimento di Scienze Politiche e Università per Stranieri di Perugia – Dipartimento di Scienze Umane e Sociali 11 – 13 settembre 2014

Giovedì 11 Settembre 2014
II Sessione Plenaria Teatro del Pavone (Piazza della Repubblica)
21.30-23.00

Tavola rotonda La scienza Politica in Italia. Omaggio a Giovanni Sartori

Ilvo Diamanti, Università di Urbino

Domenico Fisichella, già Ministro dei beni culturali

Angelo Panebianco, Università di Bologna

Gianfranco Pasquino, Emerito Università di Bologna e Bologna Center Johns Hopkins University

Moderano:

Pietro Grilli di Cortona, Università “Roma Tre” e Presidente SISP

Alessandro Campi, Università di Perugia