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Una bella storia bolognese

Un giorno del 2008 Giorgio Guazzaloca mi telefonò chiedendomi, con leggera, inusuale esitazione, la disponibilità a scrivere la prefazione a un libro su di lui. Chiesi di vedere il libro (scritto da Alberto Mazzuca, Guazzaloca. Una vita in salita) e scrissi un testo intitolandolo “Una storia bolognese”. Il riferimento era al volumetto Una storia italiana mandato in omaggio nel lontano 1994 dal candidato Berlusconi a milioni di elettori. Nel ringraziarmi Guazzaloca mi comunicò la sua iniziale perplessità a vedersi “confinato” nel ristretto ambito bolognese, ma subito la lettura lo convinse della bontà del titolo oltre che, non lo nascondo, del contenuto. La sua conquista al ballottaggio della carica di sindaco nella città rossa per eccellenza in quel fatidico giugno 1999 fu proprio il coronamento di una storia bolognese. Il candidato “civico” Guazzaloca non sbucava dal nulla, ma da una vita di lavoro, cominciata da ragazzo come macellaio, di capacità di governo di associazioni, da quella dei macellai fino alla Presidenza per 13 anni della Confcommercio, coronata con la decisione di sfidare il Partito di Bologna, ovvero gli ex-comunisti che faticosamente e malamente (non) si adattavano alla nuova situazione politica, con molti conflitti interni, il più devastante dei quali riguardò proprio la scelta dell’antagonista di Guazzaloca. Un insieme di errori derivanti da malposte e maldestre ambizioni i cui protagonisti si trovano ancora tutti in città. Non avrebbero comunque perso se l’alternativa non fosse stato proprio Giorgio Guazzaloca, noto e diffusamente stimato, capace di rapporti personali fatti di serietà e affidabilità, con un suo profilo in nessun modo identificabile con il modesto centro-destra cittadino. Grazie all’ex-comunista Carlo Monaco, poi il suo migliore assessore, Guazzaloca condusse un’ottima campagna elettorale, sui fatti e non sui meriti di un passato che gli ex-comunisti non potevano già più rinverdire. Purtroppo, la malattia lo colse dopo neppure due anni dalla sua elezione. La seconda parte del suo mandato non fu brillante anche perché non tutti gli assessori erano all’altezza (gli feci notare che quello passava il convento del centro-destra). La conquista del secondo mandato si rivelò impossibile poiché il centro-destra non seppe/volle sostenerlo fino in fondo e gli ex-comunisti si consegnarono mani e piedi al “briscolone” venuto o mandato da fuori, la meteora Sergio Cofferati. L’evento storico, “sparato” su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali e stranieri, era comunque avvenuto. Con qualche amarezza per il prosieguo di quella storia, Guazzaloca ne fu sempre fiero. Giustamente.

Pubblicato il 27 aprile 2017

La tattica di Salvini

Corriere di Bologna

Combinando instancabilmente l’attività sul territorio e la presenza nelle trasmissioni televisive, Matteo Salvini ha “recuperato” qualche punto di forza della Lega ruspante (sì, sì: è l’aggettivo giusto) che abbiamo conosciuto, oramai il più vecchio partito italiano alla soglia del trentesimo compleanno, e la ha rilanciata. La persona fisica e politica di Salvini è positivamente responsabile della crescita, anche elettorale, ma da non esagerare, della Lega. Il tentativo di farne un movimento diffuso sul territorio nazionale ha significato mettere in secondo piano la tematica federalistica, che, comunque, si era già logorata per molte buone e cattive (si configurava come un pasticcio) ragioni. Lo spostamento spregiudicato su posizioni lepeniste è tattico, dettato da circostanze e da esigenze (riuscire a costituire un gruppo al Parlamento Europeo) manipolabili. Per il resto, Salvini sfrutta, con grande verve polemica, anche naturale, quella che ritiene la tematica destinata a durare e produrre frutti elettorali: la (non) integrazione dei migranti combinandola con la sicurezza personale e delle famiglie, soprattutto nel Nord, e accentuando la critica all’Unione Europea e alle sue flagranti inadeguatezze. La strada tracciata porta piuttosto lontano.

Per quanto enfatizzato, lo scontro sulla leadership nel centro-destra con il declinante Berlusconi, declinatissimo dicono i sondaggi romani su Bertolaso, serve a Salvini esclusivamente a scopi propagandistici, di visibilità politica e di alimento per il suo ego. Qualche periodica incursione in Emilia-Romagna e a Bologna consentono di acquisire spazio e di offrire a un buon numero di elettori insoddisfatti un’alternativa praticabile. Nello spappolamento del centro-destra bolognese, Salvini non riuscirà a prosperare in maniera dirompente, ma, se non si andrà ad un accordo complessivo, la sua candidata, riconfermata anche se non proprio brillantissima, è già in campo e i temi della Lega li farà pur circolare.

La politica è anche questo: mantenere le posizioni con pazienza e fatica, tentando di costruire dal basso, ovvero dai quartieri, qualcosa che riesca a caratterizzarsi al tempo stesso come opposizione all’esistente e come preparazione di un’alternativa. Tuttavia, nella politica cittadina che spesso sembra una palude nella quale non brillano proposte lungimiranti e innovative e non hanno fatto la loro comparsa candidature trascinanti (forse su tutto questo “la città” e i suoi maîtres a penser dovrebbero interrogarsi), Salvini sa che l’attivismo della Lega potrebbe essere ricompensato. Probabilmente, sì, ma poco poco.

Pubblicato 8 aprile 2016

Manca la terza punta

Corriere di Bologna

La scelta di Bologna da parte di Leghisti e Forzitalioti per “bloccare l’Italia” è, forse a loro insaputa, particolarmente appropriata. E’ sufficiente, lo sanno tutti coloro che vanno da Nord a Sud e viceversa, chiudere la stazione ferroviaria e creare qualche incidente sulla tangenziale, per rendere impossibile il traffico di merci e di persone. Nel frattempo, il comizio di riappacificazione fra Lega e Forza Italia in Piazza Maggiore avrà, probabilmente, il risultato, non propriamente politico, di bloccare Bologna (sperando che quelli che difendono la Costituzione rinunzino alla violenza per bloccare la libertà di espressione per tutti, tutelata proprio dall’art. 21). Quanto alle idee, soprattutto a quelle per vincere a Bologna e risalire, almeno nei sondaggi, a livello nazionale, né la Lega né, ancor meno, Forza Italia si sono “sbloccati” e non sembrano in grado di metterle in circolazione. Il sindaco Merola vacilla e barcolla, ma la candidatura del centro-destra in grado di farlo tracollare proprio non si vede all’orizzonte della Padania.

Sul palco, con il promotore Salvini, vedremo anche Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Manca Casini, già in corso di riposizionamento, altrimenti, lo schema del centro-destra ritrovato, sarebbe perfetto. Sono, però, passati più di vent’anni da quando, da un supermercato di Casalecchio, che non c’è più, Berlusconi lanciò le sue coalizioni elettorali che hanno fatto il bello e il brutto tempo nel paese. Ecco, forse, Berlusconi fatica a prendere atto che il suo tempo personale di leader incontrastato è passato oramai da qualche anno. Annuncia, di tanto in tanto, che vuole fare il regista. Poi, nostalgico, lento e inconcludente, torna in campo, dove Salvini scalpita rumorosamente e Meloni discetta fra un dribbling televisivo e un altro. Manca, per usare una metafora calcistica berlusconiana, la terza punta, proprio quella di Forza Italia.

Da Piazza Maggiore potrebbero venire due messaggi importanti più uno. Il primo è che gran parte del centro-destra ha deciso di rimettere insieme i suoi cocci lasciando da parte le differenze di opinione e di azione, che qualche volta in qualche area del paese, sono comunque utili per attrarre elettori. Secondo, che Salvini, con il suo invito a Berlusconi, ne riconosce la perdurante rilevanza politica e che Berlusconi, accettando l’invito, è disposto a discutere a fondo il problema della leadership dello schieramento nel quale Meloni avrà il ruolo che si è conquistata. Infine, il terzo messaggio, ancorché non definitivo, potrebbe essere la conferma che la leghista Lucia Bergonzoni sarà la candidata a sindaco del centro-destra. Tuttavia, se quelle che il gergo giornalistico chiamerebbe “prove tecniche” di un’alleanza nazionale procedono, allora anche la candidatura bolognese del centro-destra, nel quale molti sperano in un “civico” disceso dal cielo, potrebbe cambiare.

Pubblicato 8 novembre 2015