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Voto in Sicilia. Il PD di Renzi rischia grosso

Domenica in Sicilia, a marzo in Italia? Sembra che ci sia qualcuno davvero disponibile a credere che le elezioni in Sicilia, una regione non proprio rappresentativa del resto d’Italia (ma, poi, uno dei non molti pregi del paese non è la diversità fra le regioni?), daranno un’indicazione importante sui sentimenti profondi dell’elettorato italiano. Invece, no. Sarebbe come dire che i prossimi quattro mesi di campagna elettorale non conteranno nulla. Che i programmi e le tematiche non saranno importanti. Che le alleanze costruite a livello nazionale, magari con qualche differenza fra le regioni non avranno nessun impatto. Che le candidature anche dei paracadutati/e non smuoveranno voti. Che, infine, persino gli errori, magari clamorosi, dei concorrenti saranno digeriti con indifferenza dagli elettori. Fermo restando che è vero che gli elettori spesso non hanno e non acquisiscono un alto livello di informazione politica, ne sanno, anzi decidono di saperne quanto pensano che basti loro. Lo faranno nell’ultima settimana prima del voto, se non addirittura, come confermano sondaggi appositi, un paio di giorni prima quando le elezioni siciliane saranno state sufficientemente dimenticate (ma non da noi che leggiamo i giornali e che ci scriviamo).

Domenica conta quello che riguarderà i siciliani, ovviamente chi li governerà nella consapevolezza che sta diventando difficile fare peggio dei predecessori. Per i leader dei tre (quattro?) schieramenti conterà vedere chi ha fatto peggio, chi ha commesso più errori, chi si è indebolito di più. Le Cinque Stelle date leggermente avvantaggiate rispetto al ritrovato centro-destra rischiano qualche contraccolpo non dovessero vincere. Tuttavia, lo zoccolo duro del loro consenso nazionale non sarà intaccato: il vento dell’antipolitica continua a soffiare, il grido “onestà, onestà” risuona sonoro, persino, l’eventualità che il Movimento diventi il primo raggruppamento nazionale potrà essere tentatrice. Vincesse il centro-destra, ovvio che Berlusconi rivendicherebbe quel successo come la fin troppo facile prova che è indispensabile costruire una coalizione il più possibile simile anche a livello nazionale e che soltanto lui è tanto bravo e saggio da saperlo fare.

Chi rischia molto, a causa di errori commessi da lui e dai suoi collaboratori (che mai una volta dimostrano di avere il coraggio di contraddirlo e di correggerlo per tempo), è sicuramente Renzi. Dalla bruciante sconfitta nel referendum costituzionale non ne ha più azzeccata una. Non sarà la Sicilia a dargli un successo di prestigio. Potrebbe, al contrario, dargli un paio di brutte botte. La prima sarebbe quella di fare arrivare (cattivo, altro che buon) terzo il candidato malamente scelto dal PD e da lui stesso. La seconda sarebbe di vedere che i consensi acquisiti dalle liste di sinistra che sostengono Claudio Fava, in Sicilia nome molto noto e nella sinistra molto apprezzato, arrivano al dieci per cento e lo superano. A questo punto, sì, s’imporrebbe più che una riflessione su come recuperare quei voti, non soltanto con il richiamo della foresta al voto utile (incidentalmente, quasi tutti i voti quasi sempre sono utili e non è un bel messaggio politico-democratico dire agli elettori che il loro sarà un voto inutile, se non addirittura dannoso), ma con una diversa politica delle alleanze, più aperta, più flessibile, non punitiva, ma inclusiva.

A Renzi potrebbe, suggeriscono alcuni, dentro, fuori, intorno al partito, succedere anche di peggio: il “commissariamento”. Alcuni notabili, fra i quali, in prima fila, è posizionato Walter Veltroni (in una tenda mobile ha preso posto Romano Prodi), potrebbero venire chiamati (è un eufemismo) a dare una mano. Sarebbe la constatazione che è fallita una strategia arrembante: correre per stare in piedi. Rimarrebbe del tutto irrisolto il come predisporre una strategia diversa degna di un partito di centro-sinistra che della sinistra ha assoluta necessità. Insomma, anche se la Sicilia laboratorio non è, domenica qualche non futile “esperimento” vi si terrà.

Pubblicato il 4 novembre 2017


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