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Da Berlusconi a Trump: come far dimenticare il proprio fallimento @DomaniGiornale

L’ex-Presidente degli USA Donald Trump sta facendo di tutto per riuscire a farsi classificare come il peggior presidente di sempre. Al contrario, sembra che Silvio Berlusconi stia tentando un’operazione molto diversa e che, addirittura, sia in corso una sorta di sua riabilitazione politica. Non ripeterò le critiche e le imputazioni più severe, molte passate in prescrizione, ma una, quella per frode fiscale, tradotta in sentenza di condanna debitamente espiata. Anche se qualche volta la separazione è arbitraria, lascerò da parte tutte le molte questioni giudiziarie e mi soffermerò, invece, quasi esclusivamente, sulla azione politica di Berlusconi, nel passato e in tempi recentissimi.

Rilevo, anzitutto, come il conflitto fra gli interessi personali del Berlusconi imprenditore con quelli pubblici del Berlusconi governante sono irrilevanti soltanto fintantoché Berlusconi rimane privo di cariche politiche. Infatti, quel conflitto, per lui più che per chiunque altro, può fare la sua ricomparsa. Quasi a riprova immediata, con l’accordo determinante del PD è stato approvato un emendamento che, in maniera molto criticabile, difende Mediaset dal legittimo assalto di Vivendi.

In secondo luogo, noto che nella sua azione di governo, Berlusconi non ha mai saputo, e neanche voluto, tenere fede alla sua solenne promessa, che suscitò moltissime aspettative, di lanciare una rivoluzione liberale. Non mi aspetto mai che rivoluzioni di questo tipo vengano da imprenditori, ma, certamente, non fu grande neppure l’impegno di quel piccolo gruppo di studiosi da lui reclutato. Quasi tutti sembrarono motivati, piuttosto che dal liberalismo dei diritti e delle regole, dall’anticomunismo e dal liberismo più o meno “neo”. Adesso, uno di loro, Marcello Pera, va a (es)portare addirittura a Matteo Salvini la rivoluzione liberale che non fu.

Infine, dell’europeismo del Berlusconi governante danno dimostrazione inconfutabile, da un lato, le riprese televisive e le fotografie dei vertici con gli altri capi di governo, nei quali era snobbato e isolato, dall’altro, l’influenza esercitata sull’intero elettorato italiano che da nettamente favorevole all’Unione Europeo è diventato largamente euroscettico, se non sovranista ora al seguito di Salvini e Meloni. Che adesso il cambiamento più visibile di Berlusconi sia proprio un atteggiamento costantemente europeista tradotto, per esempio, nella disponibilità alla accettazione dei fondi MES per spese sanitarie dirette e indirette, potrebbe sembrare un modo di prendere le distanze e di ritagliarsi uno spazio politico nel centro-destra a scapito dei due alleati attualmente più votati. Comunque, sia Berlusconi definisce la posizione sua e di Forza Italia come liberale, cristiana (senza esibizione di baci a rosari), moderata e a favore dell’Unione Europea.

Quanto al governo Conte, pur composto da esponenti delle Cinque Stelle, che aveva mandato “a pulire i cessi”, e da immarcescibili ex-comunisti, il suo atteggiamento è costantemente dialogante fino a fare pensare a eventuali modalità, agevolate dal respingimento di Vivendi, di un suo sostegno la cui esplorazione affido ai retroscenisti.

Naturalmente, in una prospettiva di breve periodo concentrata sull’attualità, Berlusconi non può non apparire un leader politico responsabile che si fa portatore di politiche di buonsenso. La sua distanza da Trump, per coloro che lo ritengano un suo precursore, risulta abissale. Tuttavia, è impossibile e sarebbe sbagliato dimenticare che con Berlusconi, anche se non per sua esclusiva responsabilità, sono ricomparsi aggravati sulla scena politica alcuni importanti tratti deteriori: una certa visione di antipolitica, una propensione notevole all’antiparlamentarismo, un linguaggio non sempre signorile, soprattutto la personalizzazione della politica e possenti elemento di populismo a cominciare dalla asserzione-pretesa che chi ha ottenuto i voti non può e non deve essere intralciato e controllato (in particolare, non dalla magistratura e non dalla Presidenza della Repubblica).

Se statisti sono coloro che lasciano il paese che hanno governato in condizioni migliori di quando giunsero al governo, certamente, non è stato questo il caso di Berlusconi. Neanche a coloro che pur considerano positiva la sua recente conversione, dovrebbe essere possibile e comunque non sarebbe corretto dimenticare i suoi lasciti deteriori e pericolosi che hanno trovato accoglienza sia nell’opinione pubblica sia nelle visioni politiche degli alleati, Lega e post-fascisti, che lui portò al governò e legittimò (sdoganò) definitivamente. 

Pubblicato il 15 novembre 2020 su Domani

La Costituzione è ancora il Patto fondamentale che lega tutti i cittadini e le Istituzioni? #6settembre #Cesena

Alcune parole chiave: Sovranità, Culture politiche, Asilo, Partecipazione, Partiti, Conflitto di interessi, Leggi elettorali, Senza vincolo di mandato, Governo, Antifascismo, Modificare la Costituzione

Associazione Benigno Zaccagnini Cesena

giovedì 6 settembre 2018 ore 17.30
Aula Magna Biblioteca Malatestiana Cesena

Gianfranco Pasquino

La Costituzione è ancora il Patto fondamentale
che lega tutti i cittadini e le Istituzioni?

 

 

 

Roma, conflitto di interessi e porte girevoli

La-Stampa-logo-Italy

No, l’assessore all’Ambiente della giunta Cinquestelle di Roma, Paola Muraro, non si trova in una situazione di conflitto di interessi, ma ha un altro problema etico-politico, da discutere e da risolvere. Nella sua essenza si ha conflitto di interessi quando il detentore di una carica pubblica è in grado con le sue decisioni di avvantaggiare i suoi interessi privati. Quanto più importante è la carica pubblica, per intenderci, ministri e capi di governo e quanti più cospicui sono gli interessi dei governanti tanto più grave e meritevole di regolamentazione esplicita, precisa e severa è il conflitto. La recente storia politica italiana offre non pochi brutti esempi di conflitti e di inadeguate regolamentazioni. Senza entrare nei particolari, qualche volta difficilissimi da accertare e da disciplinare, la soluzione è che il detentore di quella carica si liberi dei suoi interessi, anche affidandone la gestione a un fondo cieco nel quale lui non abbia la possibilità di vedere quali interessi rimangono e come sono gestiti.

Del tutto diversa è la fattispecie nella quale chi assume una carica pubblica abbia svolto un’intensa attività imprenditoriale o di consulenza nel settore del quale è chiamato/a ad occuparsi. Più spesso che no, in special modo, ma non esclusivamente, negli USA, però, il passaggio avviene da una carica pubblica, di rappresentanza e/o di governo, ad un’attività nel privato, ad esempio, nei grandi studi legali, nei quali l’ex-rappresentante o l’ex-governante portano il loro, talvolta prestigioso, nome, le conoscenze acquisite e le reti di relazioni consolidate con grande vantaggio per lo studio stesso e i suoi soci. Questo fenomeno non è assimilabile al conflitto di interessi. Viene definito revolving doors (porte girevoli): il rappresentante/governante esce dalle sue cariche pubbliche ed entra in (lucrose) attività private, ma, qualche volta, può “uscire”, temporaneamente, dalle sue attività private per entrare a vele spiegate in una carica pubblica che avrà a che fare con attività private del tipo da lui praticato.

A causa dell’importanza e della frequenza dei casi, negli USA sono previsti molti divieti di passaggio soprattutto dalle cariche pubbliche ad alcune attività private. Spesso, il divieto, per così dire, di base è dato dall’imposizione di un periodo di raffreddamento: nessuna di quelle attività private potrà essere svolta prima che siano trascorsi un certo numero di anni, almeno due, ma spesso di più, dalla fuoriuscita dalla carica pubblica.

Il caso dell’assessore di Roma Paola Muraro non è conflitto di interessi, ma è, per l’appunto, un esempio di “porte girevoli”. Avendo svolto consulenze, non importa quanto lucrose, per l’AMA (Azienda Municipalizzata dell’Ambiente) per un certo numero di anni, sicuramente l’assessore porta con sé competenze e conoscenze specifiche. Può legittimamente sostenere che proprio quelle competenze la rendono eminentemente qualificata a tentare di regolamentare nel migliore dei modi quell’azienda. Andrà giudicata con riferimento al suo operato. Bisognerà attenderla anche quando lascerà quella carica pubblica e sceglierà di tornare all’attività privata. Se tornasse a fare consulenze per l’AMA certamente ci sarebbero problemi, quantomeno di improprietà, se non di più, qualora traesse vantaggio da regole da lei stessa scritte e fatte approvare dal sindaco e dalla maggioranza del consiglio comunale di Roma.

In questo specifico caso è evidente che un periodo di raffreddamento, ovviamente argomentato e disciplinato in maniera tale da coprire tutte le fattispecie immaginabili (ad esempio, anche quelle dei giudici costituzionali che spesso si posizionano per ottenere altre cariche al termine del loro mandato di nove anni), diventa non soltanto opportuno, ma imperativo. Non confondere “conflitto di interessi” con “porte girevoli” è cruciale per approntare le misure, molto differenti, più adeguate affinché la res publica sia amministrata in piena trasparenza e nell’interesse non dei detentori delle cariche pubbliche e private, ma dei cittadini.

Pubblicato 8 agosto 2016