Home » Posts tagged 'corruzione'

Tag Archives: corruzione

“Come formare le classi dirigenti” Modulo X del Master Anticorruzione “Economia della devianza” 11dicembre #Roma

lunedì 11 dicembre, dalle ore 14 alle ore 17
Facoltà di Economia – Università di Roma Tor Vergata
Aula Scacchi, primo piano, Edificio B
Via Columbia 2

Come formare le classi dirigenti

Gianfranco Pasquino
Professore Emerito dell’Alma Mater di Bologna

Nello Rossi
Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione

modera il giornalista Filippo Cucuccio

Il dibattito tra il Prof Pasquino e il Dott. Rossi tenderà a mettere in evidenza i problemi di devianza che si manifestano nella formazione della classe dirigente e di quella politica in particolare, nonché le relative conseguenze.
Lungo il percorso di ricostruzione di questo aspetto un’attenzione specifica sarà dedicata anche alle patologie tipiche della magistratura. Sulla scorta del quadro così definito saranno fornite, infine, soluzioni propositive da adottare nel futuro prossimo.

AUDIO Presentazione “Patologia della corruzione parlamentare” #Torino

venerdì 8 settembre ore 18
CIRCOLO DEI LETTORI

Piero Calamandrei
Patologia della corruzione parlamentare
Introduzione di Gianfranco Pasquino
edito da Edizioni di Storia e Letteratura

interventi di Paolo Borgna, Magda Negri e Gianfranco Pasquino

ASCOLTA

INVITO Presentazione “Patologia della corruzione parlamentare” #Calamandrei #Bologna 20settembre

Dialogo tra
Enrico Franco e Gianfranco Pasquino

in occasione della presentazione del libro

Piero Calamandrei
Patologia della corruzione parlamentare
Introduzione di Gianfranco Pasquino
Edizioni di Storia e Letteratura (2017)

mercoledì 20 settembre ore 18
Libreria Coop Zanichelli
piazza Galvani 1/H
Bologna

INVITO “Patologia della corruzione parlamentare” di Piero Calamandrei #Torino #CircoloLettori

venerdì 8 settembre ore 18
CIRCOLO DEI LETTORI
via Bogino 9
Torino

presentazione del libro

Piero Calamandrei
Patologia della corruzione parlamentare
Introduzione di Gianfranco Pasquino

edito da Edizioni di Storia e Letteratura

intervengono

Paolo Borgna

Magda Negri

Gianfranco Pasquino

Il volume raccoglie i due scritti in cui Piero Calamandrei mostra, con l’usuale profondità di pensiero e chiarezza di stile, come giustizialismo e discredito della politica siano non solo tratti della vita pubblica odierna, ma fenomeni di lungo corso, che affondano le radici nella storia della nazione.

L’indispensabile e criticabile rappresentanza parlamentare
Riflettere su come i cittadini delle democrazie sono rappresentati e sono governati può essere un esercizio scientificamente gratificante. Quando l’esercizio è effettuato da un grande maestro del pensiero giuridico, come fu Piero Calamandrei, può condurre ad approfondimenti, valutazioni, proposte di rimedi tutti meritevoli di assoluta considerazione. Poiché l’Italia era, ai tempi di Calamandrei ed è rimasta, nonostante alcune malposte, malintenzionate e malfatte proposte di riforma, in parte mai giunte in porto, in parte opportunamente bocciate dall’elettorato, una democrazia parlamentare, gli scritti qui presentati mantengono una straordinaria attualità e pertinenza. Certo, nei più di cinquant’anni trascorsi si sono avuti molti cambiamenti, in particolare, per quel che riguarda i partiti e i loro rappresentanti eletti in parlamento e nelle modalità stesse di fare politica. Tuttavia, i due scritti di Calamandrei qui ripubblicati continuano ad essere molto più che semplici suggestive riflessioni. Sono una guida per addentrarsi nel parlamentarismo, per orientarvisi, per leggervi gli sviluppi, per individuare i problemi aperti e per proporne, lucidamente e sobriamente, i rimedi possibili. (dall’Introduzione di Gianfranco Pasquino)

Il sistema corrotto che ci infetta

Poco importa se a Roma Carminati, Buzzi e altri abbiano dato o no vita a un’associazione a delinquere di stampa mafioso. Quello che conta è che le loro attività sono state scoperte e che organizzatori e protagonisti sono stati condannati. Certo, non sarà facile per Roma togliersi di dosso l’etichetta “Mafia Capitale”, ma non è un problema di parole. Purtroppo, è qualcosa che affonda le sue radici nel contesto romano e che deriva da quello che è, e forse è sempre stata, la politica in Italia. Non si può e non si deve dimenticare il famoso titolo dell’inchiesta di Manlio Cancogni pubblicata nel 1955 sul settimanale l’Espresso “Capitale corrotta nazione infetta”. La condanna di coloro che si definivano il “mondo di mezzo”, veri procacciatori di affari, operanti fra gli amministratori del comune, la burocrazia romana e imprenditori e cooperative dei più vari generi non può oscurare che quasi negli stessi giorni, ieri e, quasi sicuramente, anche domani altri casi di rapporti che mi limiterò a chiamare impropri sbucavano un po’ dappertutto sul territorio dello stivale. Per quanto ci sia da rallegrarsi per l’operato dei magistrati, anche se, talvolta, manifestano difformità di giudizi non del tutto spiegabili, c’è molto più da dolersi dello stato della politica, locale e nazionale. Se tutte le classifiche internazionali da qualche decennio pongono l’Italia in posizioni elevate quanto alla corruzione politica, cioè dicono che la politica è corrotta, che chi vuole entrare in contatto con i politici sa che cosa deve aspettarsi, che cambiano i politici, persino le generazioni, ma non si vedono miglioramenti, allora il tempo è venuto per la richiesta di soluzioni che vadano al cuore del problema.

Quando i partiti erano forti, i politici giustificavano il loro appropriarsi di risorse per finanziare il partito, l’organizzazione, lo spesso ipertrofico apparato. Il finanziamento statale avrebbe dovuto porre fine al fenomeno. Invece, partiti indeboliti e in molti luoghi sostanzialmente inesistenti, da un lato, non sono in grado di controllare i comportamenti dei loro esponenti e di eliminare rapidamente le cosiddette mele marce; dall’altro, diventano facile preda di persone e gruppi che li usano non soltanto come ascensore per il potere politico, ma come strumento per l’arricchimento personale. Il fenomeno non si limita al livello locale, naturalmente. Anzi, dal livello municipale e regionale, politici di successo si affacciano al Parlamento arrivando, fra favori, scambi, uso di risorse di neanche tanto dubbia origine, persino al governo. Diventano, in questo modo, troppo forti perché un debole raggruppamento possa privarsi di loro, dei soldi che portano, dei rapporti che hanno intessuto, delle reti elettorali che hanno costruito e alimentato. Il fenomeno potrebbe essere contenuto se i burocrati fossero in grado di resistere alle pressioni e, spesso, alle minacce. Se si sentissero protetti e non a rischio di perdere il posto e di terminare la carriera. Sarebbe anche possibile ipotizzare un mondo virtuoso nel quale le associazioni di imprenditori e operatori economici escludessero dai loro ranghi e bandissero tutti coloro che competono non usando qualità e efficienza, ma “entrature”, favoritismi, corruzione. Qui sì la moneta cattiva scaccia quella buona, ma perché chi opera secondo le regole non sente il bisogno di denunciare chi quelle regole platealmente viola?

È vero, ho descritto non “il mondo di mezzo”, ma un altro mondo. Non è, però, un mondo utopistico, irrealizzabile, che non esiste da nessuna parte. Anzi, statistiche più che decennali rivelano che sono proprio le democrazie meno corrotte, senza nessuna sorpresa tutte quelle dei paesi nordici e degli Stati anglosassoni, con gli USA in coda, a presentare gli indici più elevati di qualità della politica e della vita. Per entrare in quel mondo e rimanerci serve uno sforzo collettivo, a cominciare proprio dalla classe politica e a continuare con i cittadini esigenti, vigili, intransigenti. Non è solo la capitale ad essere corrotta, ma il paese che può essere migliorato/salvato esclusivamente con uno sforzo collettivo, intenso, coordinato. Ne siamo molto lontani.

Pubblicato AGL 22 luglio 2017

“Patologia della corruzione parlamentare” di Piero Calamandrei. Introduzione di Gianfranco Pasquino

L’indispensabile e criticabile rappresentanza parlamentare
Riflettere su come i cittadini delle democrazie sono rappresentati e sono governati può essere un esercizio scientificamente gratificante. Quando l’esercizio è effettuato da un grande maestro del pensiero giuridico, come fu Piero Calamandrei, può condurre ad approfondimenti, valutazioni, proposte di rimedi tutti meritevoli di assoluta considerazione. Poiché l’Italia era, ai tempi di Calamandrei ed è rimasta, nonostante alcune malposte, malintenzionate e malfatte proposte di riforma, in parte mai giunte in porto, in parte opportunamente bocciate dall’elettorato, una democrazia parlamentare, gli scritti qui presentati mantengono una straordinaria attualità e pertinenza. Certo, nei più di cinquant’anni trascorsi si sono avuti molti cambiamenti, in particolare, per quel che riguarda i partiti e i loro rappresentanti eletti in parlamento e nelle modalità stesse di fare politica. Tuttavia, i due scritti di Calamandrei qui ripubblicati continuano ad essere molto più che semplici suggestive riflessioni. Sono una guida per addentrarsi nel parlamentarismo, per orientarvisi, per leggervi gli sviluppi, per individuare i problemi aperti e per proporne, lucidamente e sobriamente, i rimedi possibili. (dall’Introduzione di GP)

«Questo è un argomento che, per trattarlo col dovuto rispetto, bisognerebbe scriverne in latino; in un latino settecentesco da vecchio trattato di medicina, colla descrizione dei sintomi e varietà della malattia, e qualche bella tavola illustrativa: De variis in Parlamento corruptelae modis atque figuris Tractatus».

Così, con l’ironia ben nota ai suoi lettori, scriveva Piero Calamandrei nel primo dei due scritti qui riproposti: usciti entrambi nell’arco di un decennio, tra il ’47 e il ’56, ma ancora oggi di un’attualità evidente in ogni loro riga, essi mostrano, con l’usuale profondità di pensiero e chiarezza di stile, come giustizialismo e discredito della politica siano non solo tratti caratteristici e complementari della nostra vita pubblica odierna, ma fenomeni di lungo corso, che affondano le loro radici nella storia della nazione.

Piero Calamandrei
Patologia della corruzione parlamentare
Introduzione di Gianfranco Pasquino
Edizioni di Storia e Letteratura (2017)

Per un esito sano, non eterodiretto, ricostituente #IoVotoNO

welfare

E’ difficile dire come la vittoria del NO verrebbe considerata in sede internazionale. È molto facile, invece, mettere in rilievo come la campagna elettorale del “Sì” si stia svolgendo all’insegna dell’allarmismo e di per sé contribuisca fortemente ad alimentare le preoccupazioni internazionali, tutte, comunque, da valutare e soppesare con cura.

Gli operatori economici stranieri, i governanti europei e non, la Commissione Europea che conta, eccome, non si aspettano tanto le riforme costituzionali, ma riforme economico-sociali: fisco, lavoro, istruzione, giustizia. Tutto quello che serve a rendere efficiente, dinamico, flessibile il cosiddetto “sistema-paese”. Quasi niente di questo dipende dalla nuova disciplina del referendum, dalla reintroduzione della supremazia statale sulle regioni, dall’abolizione del già largamente defunto CNEL, dalla brutta riforma del Senato che mai fu un ostacolo alla decisionalità di governi che sapevano quel che volevano. Molto dipende da politiche inadeguate. Le tempeste finanziarie si abbattono su paesi non “costituzionalmente” deboli, ma che sono inquinati e inguaiati dalla corruzione, dalla criminalità organizzata, da un enorme debito pubblico. Cercare nella Costituzione vigente il capro espiatorio del malaffare dei politici e delle loro incapacità è semplicemente sbagliato. Assolutamente non convincente.

Per stemperare il brutto clima creato da otto mesi di deliberatamente urticante campagna elettorale condotta dal capo del governo alla ricerca di un plebiscito sulla sua persona, quel capo del governo dovrebbe chiarire che, se sconfitto, si dimetterà affidando il seguito, proprio come vuole la Costituzione italiana, alla saggezza e ai poteri del Presidente della Repubblica. Non solo Renzi non si opporrà ad una sua rapida sostituzione, senza aprire le porte a qualsivoglia crisi al buio, ma l’agevolerà e contribuirà ad una fulminea soluzione (potrei aggiungere e auspicare come hanno fatto i Conservatori a Londra, ma la distanza fra Firenze e Londra in materia di fair play costituzionale mi pare immensa).

Votare sì a brutte riforme, nessuna delle quali promette davvero maggiore partecipazione e influenza dei cittadini sulla politica, solo perché ci si sente sotto ricatto, interno, e sotto pressione esterna, mi pare il peggiore dei modi per pervenire ad un funzionamento più efficace del sistema politico italiano.

Pubblicato il 22 ottobre 2016 sul sito Welfare Network