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INVITO L’Europa che vorremmo #7maggio #Mira #Venezia

Evento organizzato da ANPI Venezia – Comitato Provinciale

UN’EUROPA PER IL LAVORO, I DIRITTI, LA DEMOCRAZIA, LA SOLIDARIETÀ E LA PACE

Partecipano:

Gianfranco Pollio Salimbeni
Comitato Esecutivo Federazione Internazionale delle Resistenze

Christian Ferrari
Segretario generale CGIL Veneto

Gianfranco Pasquino
Professore emerito di Scienza politica

Modera
Diego Collovini
Presidente comitato provinciale ANPI Venezia

7 maggio ore 17:30
Villa dei Leoni
Riviera S. Trentin, 5
Mira Venezia

Governo e opposizioni: non solo blah blah blah

Spudoratamente, i giallo-verdi comunicano un po’ di tutto: il fatto (poco, ma reale); il non fatto (molto, rinviato al futuro) ; il malfatto (variabile). Si scambiano colpi, ma vanno avanti. Se le opposizioni dicono che sono divisi su tutto, sbagliano. Se dicono che il governo è bloccato, sbagliano. Le accuse generali non fanno breccia nel sistema comunicativo. Le opposizioni debbono battere con precisione su punti specifici e offrire proposte alternative credibili. Nel blah blah blah, Salvini e Di Maio, nell’ordine, hanno già vinto.

 

Il valore della Resistenza ma l’Italia è (ancora) un’altra #Liberazione #25aprile #Resistenza

Anche quest’anno le celebrazioni del 25 aprile, data ufficiale della liberazione del paese dal nazifascismo, sono state precedute da un’intensa attività di rievocazione, analisi, discussione storica e politica del significato di quell’avvenimento. Oramai quasi più nessuno, tranne uno sparuto declinante gruppo di uomini politici, che si giustificano con improbabili impegni alternativi di lavoro, cerca di sfruttare opportunisticamente il giorno della celebrazione per raggiungere quei pochi elettori rimasti a detestare la Resistenza. Nelle scuole il 25 aprile ha trovato una solida collocazione fra gli insegnamenti. Si parte dalla descrizione della natura del regime fascista, poi ne sono discusse le sue leggi, a cominciare dalle leggi razziali contro gli ebrei, infine, a conclusione, è stata criticata la stipulazione di un’alleanza con due regimi totalitari che portò a una devastante entrata in guerra per perseguire obiettivi da grande potenza (non suffragata da effettive risorse e capacità militari). È stata anche studiata e valutata l’attività dell’opposizione con scritti e atti, anche esemplari, al regime da parte di molti cittadini, ma pur certamente una minoranza, sempre seguita dalla repressione e, infine, sfociata nella Resistenza armata. Le reti televisive hanno spesso trasmesso film di vario genere dedicati anche alla rappresentazione della vita quotidiana nei regimi autoritari –alcuni veri capolavori cinematografici, come Una giornata particolare, Il pianista, Adieu les enfants, Schindler’s list, talvolta seguiti da pacati dibattiti fra storici, sociologi e uomini e donne politiche. Tranne poche sguaiate eccezioni, peraltro rappresentative di alcuni settori dell’opinione pubblica, tutti i partecipanti si sono dimostrati in grado di riflettere, anche autocriticamente, sul passato del loro paese, senza manipolazioni e senza esaltazioni. In quasi tutte le scuole, gli studenti hanno avuto modo di leggere documenti esemplari come le pregevoli raccolte di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana e Lettere di condannati a morte della Resistenza europea. Grazie ai loro insegnanti preparati e consapevoli dell’importanza delle imminenti elezioni europee, gli studenti e anche molti dei loro genitori hanno potuto cogliere l’importante nesso fra le Resistenze nazionali e il tentativo-progetto di costruzione di un’Europa unita capace di fare svanire i nazionalismi e di dare sostanza a più di settant’anni di pace e di prosperità nel continente. Le connessioni fra la Resistenza e la Costituzione sono state esplorate in maniera approfondita sottolineando che i Costituenti desiderarono scrivere un documento giuridico-politico in grado, da un lato, di prevenire qualsiasi ritorno del fascismo, dall’altro, indicare le strade proteggendo e promuovendo i diritti e i doveri dei cittadini che vogliono vivere in una Repubblica democratica e migliorare la qualità della politica e della vita. No, no, il paese descritto non è (ancora) l’Italia.

Pubblicato AGL il 25 aprile 2019

Sinistre erranti

Dal fascicolo n. 146 di Formiche, aprile 2019, pp. 62-63

 

Le sinistre in Europa godono di ottima salute. Sono numerose, anche all’interno di ciascun paese. Sono, come vuole una distorta concezione del mercato politico-elettorale, sempre in competizione fra loro. Offrono un ampio ventaglio di alternative ai loro elettori immusoniti e intristiti i quali di tanto in tanto scendono in piazza al fatidico grido di “unità unità”. Non per acquisita saggezza, ma per mancanza di materia prima (idee e cultura politica) hanno smesso di combattere esiziali battaglie ideologiche. Sono una debolezza tranquilla. Preferiscono il terreno del posizionamento, della personalizzazione, delle narrazioni contrastanti. Purtroppo, non ci sono più i bambini di Andersen capaci di esclamare ad alta voce: “la regina (sinistra) è nuda” -e, come aggiungo abitualmente, “pure brutta e miope”).

Ci sono soltanto due partiti di sinistra in tutta l’Europa (se i Brexiters si risentono peggio per loro) che superano la soglia del 30 per cento di voti, il Partito Laburista di Jeremy Corbyn (40%) e il Partito Socialista Portoghese (32 per cento). Persino i leggendari socialdemocratici scandinavi si sono oramai stabilizzati da qualche tempo intorno al 25 per cento che, talvolta, consente loro di andare al governo. Per tutti coloro che hanno, giustamente, guardato alla socialdemocrazia tedesca, grande è la tristezza. Anche se è in un governo che è difficile definire “Grande” Coalizione, la SPD al livello più basso di sempre del suo consenso elettorale è davvero il partner minore, junior. Tutto questo dopo che, come scrisse memorabilmente Ralf Dahrendorf, se non tutto il XX secolo è stato “socialdemocratico”, quantomeno per più di cinquant’anni i socialdemocratici furono influentissimi. Non solo hanno guidato molti governi anche per lunghi periodi, ma le loro idee e le loro pratiche riformiste incisero profondamente nel tessuto sociale, economico e persino culturale di tutta l’Europa occidentale –tranne l’Italia poiché il PCI mai ebbe “cedimenti” socialdemocratici e il PSI mai ebbe abbastanza consenso elettorale, ma idee sì, con la CGIL che nulla cercò di apprendere dai potenti sindacati socialdemocratici.

La politica continua ad avere bisogno di organizzazione, di presenza sul territorio, di attività costanti e insistenti, ma gli attivisti delle e nelle sinistre sembrano scomparsi quasi dappertutto, dirò “persino in Andalusia”, la culla del socialismo spagnolo. Sono, poi, effettivamente svaniti anche i dirigenti delle sinistre –sono costretto a usare il plurale, ma, attenzione, non è vero che le sinistre europee siano plurali/stiche. Sono semplicemente disaggregate, particolaristiche, conflittuali. Nessuna narrazione, neanche le più retoriche, come quella di Walter Veltroni, può sostituire una organizzazione –nel caso del neonato Partito Democratico di organizzazione ne era rimasta poca tranne quella di alcune fazioni. Però, se narrazione ha da essere, allora sono indispensabili due elementi: narratori credibili che conoscano la storia e rivitalizzino la memoria del loro partito, riuscendo a proiettarlo in un futuro difficile da immaginare, e un iniziale tessuto connettivo fatto di principi e convinzioni, di priorità e programmazioni, di analisi e proposte non occasionali, ma collegate a un passato di realizzazioni concrete.

Per una molteplicità di buone ragioni la sinistra europea dovrebbe ricordarsi che si era proposta di perseguire non solo interessi di parte, ma di tutta la nazione, e che, senza contraddizioni, si era regolarmente definita internazionalista, oggi europeista. Parlare di diseguaglianze in modo credibile e denunciarle è essenziale purché se ne spieghino le origini e se indichino i rimedi. Pensare di potere ricostruire una sinistra plurale/ista e accogliente per gli elettori come sommatoria dei diseguali non sembra la strada migliore. Poiché all’orizzonte non si vede una cultura politica che metta al centro di una società giusta la dignità e il riconoscimento del valore delle persone, è ora di elaborarla.

Cittadini d’Europa. Un nuovo patriottismo costituzionale per la “casa comune”? #Firenze #5marzo

Testimonianze e Europe Direct organizzano il Convegno 
Cittadini d’Europa
Un nuovo patriottismo costituzionale per la “casa comune”?
Intervengono
Massimo d’Antoni
Leila El Houssi
Giorgio Valentino Federici
Samia Kouider
Gianfranco Pasquino
Severino Saccardi
Introduce e coordina Piero Meucci
martedì 5 marzo alle ore 16,30
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea
piazza delle Murate, Firenze

L’Europa. Un’utopia in costruzione #Rovigo #1marzo

Venerdì 1 marzo 2019 ore 18
Palazzo Roncale – Sala degli Arazzi Piazza Vittorio Emanuele II, 29  Rovigo

Gianfranco Pasquino

presenta l’opera in tre volumi

L’Europa. Un’utopia in costruzione

curata da Giuliano Amato, Enzo Moavero Milanesi, Gianfranco Pasquino e Lucrezia Reichlin

Istituto dell’ Enciclopedia Italiana/2018

 

Verso quale Europa? Incontro pubblico in vista delle elezioni europee #Bologna #23febbraio

Incontro con Gianfranco Pasquino

23 febbraio ore 16.30
Cinema Perla
via San Donato, 38 Bologna

Sì a una vera Sinistra per una società più giusta e non sovranista #Europa

Internazionalista, attenta al lavoro e all’istruzione, abbattere le diseguaglianze: un articolo del politologo Gianfranco Pasquino per Globalist su come vorrebbe le sinistre d’Europa

“La sinistra non può essere sovranista, non può che essere internazionalista”. E deve ” concentrare sforzi e investimenti nel settore del lavoro collegandolo strettamente all’istruzione “. Lo scrive in questo articolo per globalist.it Gianfranco Pasquino: politologo, docente alla sede bolognese della Johns Hopkins University, professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna, accademico dei Lincei, è una delle voci critiche più sensibili e attente della scena politica italiana.

   La sinistra e la società giusta in Europa

Le sinistre hanno un rapporto tormentato con l’Unione Europea. Come spesso nella loro politica nazionale, le sinistre variamente configurate cercano di combinare posizioni internazionalistiche con posizioni nazionaliste, difensive, se non addirittura, non scriverò affatto “loro malgrado”, sovraniste. La sinistra, però, non può che essere internazionalista. Ha l’obbligo politico ed etico di operare per il superamento dello Stato nazionale, causa prima delle due guerre civili europee e tuttora ostacolo principale ad una convergenza politica sovranazionale. Eppure, la convergenza, questo è già un tema da enfatizzare nella campagna elettorale, si trova fin dall’inizio dell’unificazione europea, quando alcuni grandi statisti, Schuman, De Gasperi, Adenauer, Spaak, pungolati da Jean Monnet e Altiero Spinelli, seppero guardare molto avanti, ed è posta a fondamento di tutte le istituzioni europee.

Sottolineare l’importanza della libera circolazione di persone, capitale, merci e servizi è giusto. Tuttavia, molto di più l’accento va messo sul fatto inconfutabile che l’Unione Europea è il più ampio ed esteso spazio di libertà e di diritti mai esistito al mondo, ancora in espansione (poiché molte sono le domande di adesione). È anche il luogo nel quale uomini e donne godono delle maggiori opportunità di partecipazione politica incisiva– e coloro che non sfruttano quelle opportunità sono essi stessi parte del problema e non della soluzione. La sinistra dovrebbe, dunque, rivendicare con convinzione tutto quello che è già stato ottenuto, il cosiddetto acquis communautaire, prima di criticare l’esistente e di proporne, non il superamento, ma il perfezionamento.

Concentrarsi sul lavoro e l’istruzione

Due sono gli ambiti nei quali le politiche di sinistra sono argomentabili e fattibili. Sono ambiti nei quali in molte esperienze nazionali, la sinistra ha conseguito grandi successi e meriti. La rimodulazione del welfare state, per giovani e anziani, per disoccupati e sottooccupati, per donne e bambini, può essere proposta e ottenuta soltanto in una prospettiva europea che impedisca le rendite di posizioni e i vantaggi derivanti dagli squilibri fra gli stati che proteggendo meglio i loro cittadini sono esposti alle sfide di chi li protegge poco. Più specificamente è indispensabile concentrare sforzi e investimenti nel settore del lavoro collegandolo strettamente all’istruzione. Il secondo ambito è parte della sua storia, ma riguarda il futuro che la sinistra deve volere costruire, non tanto per la sua sopravvivenza, quanto per la sua visione: contenere e ridurre le enormi e crescenti diseguaglianze.

Le diseguaglianze incrinano la democrazia

Non è vero che la democrazia nasce promettendo l’eguaglianza, tranne l’eguaglianza di fronte alla legge. Piuttosto, è assolutamente certo che le diseguaglianze di ogni tipo incidono negativamente sulla democraticità di un sistema politico e sulla qualità della sua democrazia. La sinistra deve affrontare il compito di costruire eguaglianze di opportunità (al plurale), di intervenire non una sola volta, all’inizio, ma ripetutamente, per ricreare ad ogni stadio le opportunità necessarie. Qualsiasi operazione di questo genere richiede, non soltanto la volontà politica, che discende dalla capacità di “predicare” il valore delle eguaglianze di opportunità, ma soprattutto la consapevolezza che la sinistra deve mirare a dare vita e mantenere una società giusta, compito da svolgere e obiettivo conseguibile esclusivamente ad un livello più elevato, quello europeo.

La sinistra dei nostri desideri 

In questa concezione, la sinistra non si arrovella sulle tematiche economiche salvo su quelle relative alla tassazione e alla redistribuzione, sottolineandone non la, talvolta troppo vantata, razionalità delle cifre, quanto, piuttosto, la loro utilizzazione al perseguimento di valori condivisi. Certo, le “parole d’ordine” efficaci, che dovranno essere accuratamente definite, riguarderanno la chiarezza degli obiettivi e il coinvolgimento incisivo dei cittadini europei che consentiranno di fare grandi passi avanti. La sinistra che sta nei miei desideri, sicuramente diffusi e condivisi in larga parte d’Europa, ha la possibilità di elaborare coerentemente il messaggio della società giusta.

Pubblicato il 17 febbraio 2019 su globalist.it

INVITO L’Europa com’è e come la vorremmo #29gennaio #Modena @ANPI_Modena

Il Comitato Provinciale dell’ANPI di Modena
INVITA la cittadinanza all’incontro-lezione sul tema:

L’EUROPA: COM’È E COME LA VORREMMO

Relatore GIANFRANCO PASQUINO
Professore Emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna

martedì 29 gennaio 2019
ore 20,30
Presso la sala G. Ulivi
Via Ciro Menotti, 137 (ex mercato ortofrutticolo)
Modena

Quale Europa: di più, di meno, diversa? #6dicembre #MisanoAdriatico

L’Europa: una grande opportunità
Giovedì 6 dicembre 2018 – ore 21
Sala Ex Scuola Bianchini, via Repubblica 124

Le ragioni fondanti dell’Unione Europea
Il Ratto d’Europa: la fondazione di un’idea
Iconografia: Sabrina Foschini; Voce recitante: Tamara Balducci;
Chitarra: Riccardo Amadei

Quale Europa: di più, di meno, diversa?
Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza politica
nell’Università di Bologna