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Tag Archives: Giovanni Sartori

On the Shoulders of a Giant: Giovanni Sartori, Political Scientist

Testata Conferenza Sartori

Prague September 26, 2014
Baroque Chapel, Italian Cultural Institute in Prague, Šporkova 14, Praha 1

Giovanni Sartori: 90 Years of a Political Scientist

Keynote Speech
Gianfranco Pasquino (Johns Hopkins University)
On the Shoulders of a Giant: Giovanni Sartori, Political Scientist

Abstract
The keynote speech will focus on the contributions by Giovanni Sartori to political science. Examples will be drawn selectively from his study of democracy, analysis of parties and party systems, concept formation, comparative method and constitutional engineering. The speech will highlight the major innovations introduced by Sartori and will focus on the differences to be drawn between Sartori and his contemporaries and on the inadequacies of today’s political scientists. Throughout an attempt will be made to suggest the importance of applied political science for the acquisition of valid and falsifiable political knowledge.

A

Conference Program
Organizers

Una Politica migliore non può nascere se …

Sisp convegno logo
Videointervista a Gianfranco Pasquino a margine della tavola rotonda “La scienza Politica in Italia. Omaggio a Giovanni Sartori” che si è tenuta giovedì 11 settembre 2014 al Teatro del Pavone di Perugia, nell’ambito del XXVIII Convegno SISP.

Un Paese come questo avrebbe bisogno di una politica migliore che non può nascere se i cittadini non conoscono la politica, se chi la pratica non ne conosce non le tecniche ma le leggi. Ci sono leggi della Politica…

Intervista di Elena Laudani
Ripresa e montaggio di Daniel Chiabolotti

Il Presidente della Repubblica premia “90esimo compleanno di Giovanni Sartori”

Medaglia Premio di Rappresentanza

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito il Premio di Rappresentanza all’evento

“90esimo compleanno di Giovanni Sartori”

La tavola rotonda, presieduta da Gianfranco Pasquino, si è tenuta a Roma martedì 13 maggio 2014,  presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana

Palazzo Mattei di Paganica, Sala Igea,  in Piazza della Enciclopedia Italiana, 4.

Per l’occasione è stato presentato il fascicolo di ParadoXa 1/2014  La Repubblica di Sartori,  curato da Gianfranco Pasquino

“Come si costruisce, come si mantiene e come si trasforma una buona Repubblica? Gli articoli del fascicolo di «Paradoxa» 1/2014, La Repubblica di Sartori, esplorano le caratteristiche che ha la Repubblica, non ideale, non utopistica, ma reale, quella che è effettivamente possibile costruire e fare funzionare in termini di istituzioni, di meccanismi, di procedimenti e di relazioni, secondo Sartori.” (Gianfranco Pasquino)

 

Ne hanno discusso Giuliano Amato, Franco Bassanini e Massimo D’Alema, alla presenza di Giovanni Sartori

Qui il video dell’eventoLa Repubblica di Sartori video

Pasquino 1° piano

D'Alema Amato pasquino Bassanino

D'alema Amato

Pasquino Amato

Passigli Gherardi Sartori Fisichella

Sartori

Sartori Ghirardi

 

 

Il mondo dopo il Porcellum

Il mondo dopo il Porcellum, “abbattuto” dalla Corte Costituzionale, è più libero, ma anche più pericoloso. E’ più libero soprattutto per gli elettori che non dovranno più essere costretti a votare per il loro partito tracciando una crocetta (l’espressione massima loro consentita di sovranità popolare) sul suo simbolo. E’ più libero anche per i candidati la maggioranza dei quali non dovrà aggregarsi ad un qualsiasi capo corrente o a mostrarsi ossequioso sostenitore del capopartito per farsi mettere in lista. Persino gli stessi capipartito potrebbero essere tentati dalla libertà: scegliere i candidati migliori anche per le loro capacità di rapportarsi ad un elettorato da conquistare, magari ricorrendo alle primarie, ottimo strumento di partecipazione e comunicazione. A questa libertà, sicuramente allargabile a seconda del nuovo sistema elettorale, fa da contrappeso la pericolosità del mondo liberato dal Porcellum.

Il primo elemento di pericolosità è dato dalla difficoltà di interpretazione, in attesa di chiarificazioni sulle motivazioni, delle decisioni prese dalla Corte Costituzionale e dalle modalità con le quali ottemperarvi. Fermo restando che la Corte ha voluto ridare potere agi elettori, questo fondamentale obiettivo è conseguibile con più formule elettorali. Il secondo elemento di pericolosità è dato, non necessariamente dal ritorno della proporzionale, meno che mai quella definita “pura” da alcuni commentatori. La proporzionale pura è , come il bicameralismo “perfetto”, un oggetto inesistente nei sistemi politici contemporanei. Esistono più sistemi elettorali proporzionali, alcuni dei quali funzionano, come quello tedesco, meglio di altri. Danno vita a governi di coalizione, più rappresentativi dei governi prodotti dai, rarissimi, premi di maggioranza. Moderano i conflitti politici. Non sono, però, in nessun modo la conseguenza unica e inevitabile delle obiezioni e della scure della Corte Costituzionale. La pericolosità sta nel pensiero contorto e confuso di alcuni sedicenti esperti che vogliono produrre non sistemi elettorali decenti quanto, piuttosto, indigeribii marmellate. La peggiore finora formulata è quella “ispano-tedesca”. Il terzo elemento di pericolosità è data dalla possibilità che, al fine di dare potere agli elettori nella scelta dei parlamentari, si ritorni ad uno o più voti di preferenza.

La Corte non ha affatto detto questo. Comunque, la soluzione che darebbe effettivo potere agli elettori è quella, già presente nel Mattarellum, brillante definizione data da Giovanni Sartori ad un sistema alquanto mattocchio, dei collegi uninominali. Con il doppio turno francese, che, come tutti i sistemi maggioritari ha un “premio” incorporato, nei collegi uninominali ci “mettono la faccia” sia i candidati sia gli elettori che, se sbagliano a eleggere uno di loro, pagano il prezzo di una cattiva, corrotta, inesistente  rappresentanza dei loro, legittimi, interessi, delle loro preferenze, persino dei loro ideali. Il quarto elemento di pericolosità è dato dal rifiorire di apprendisti stregoni al servizio di qualche mediocre e provinciale “principe”. Menziono il termine con trepidazione, ma come omaggio doveroso al 500esimo anniversario dell’annuncio della stesura dell’aureo libricino di Machiavelli. Il quinto elemento di parziale pericolosità è la non augurabile, ancorché inevitabile, decisione del  governo di procedere per decreto.

In questo caso, l’unica opzione accettabile, perché già nota, sarebbe proprio il Mattarellum con qualche non cosmetico ritocco. Per sventare tutti o quasi gli elementi di pericolosità del mondo dopo il Porcellum e per accrescerne la libertà a favore di coloro i quali debbono averla in una democrazia competitiva, è augurabile che il prossimo segretario del Partito Democratico ricordi a sé e a tutti, dirigenti, alleati, opinion-makers, che il punto di partenza del suo partito è la delibera dell’Assemblea Nazionale a favore del doppio turno di collegio. Trattare si può. Pasticciare non è un esercizio di libertà.

Pubblicato su l’Unità

Una bella giornata per noi (e per Enrico Letta)

“Berlusconi”, ha detto memorabilmente il grande politologo Giovanni Sartori, “viene dal varietà”. E’ molto probabile che ci debba ritornare presto. Nel frattempo, però, ha tentato quello che lui, che notoriamente canta in francese, chiamerebbe un coup de théâtre: un colpo di scena. Preso atto che una parte non piccola, almeno venti, forse trenta, senatori di quel che fu il Popolo della Libertà, avrebbero comunque votato la fiducia al governo Letta, con una dichiarazione, imprevista, ma dimessa, senza cattiverie e senza sorrisi, Berlusconi ha annunciato anche il suo voto favorevole sventando così la conta pubblica e imbarazzante di coloro che lo avevano già sostanzialmente lasciato: i “traditori” nel lessico molto sobrio de “Il Giornale”. Spera, forse, di indebolire il Presidente del Consiglio e la sua azione e di rendere breve la vita del governo, ma i dati oggettivi suggeriscono che la mossa di Berlusconi è, anzitutto, il segnale di un’inequivocabile sconfitta che il capo del Popolo della Libertà ha cercato di impedire che diventasse numericamente lampante e insostenibile. Per Letta, invece, la dichiarazione di Berlusconi, che lo aveva fino alla notte prima malamente e duramente criticato e che voleva mandarlo a casa, è un ottimo viatico che si aggiunge a molti altri elementi positivi.
La maggioranza a sostegno di Letta al Senato è diventata, con l’apporto di coloro che non si sentono più parte del Popolo della Libertà, decisamente e, quel che più conta, limpidamente, autosufficiente. Non ci sono senatori comprati; ci sono senatori che, sfidando l’ira di Berlusconi (e di Sallusti) e le sue eventuali rappresaglie, hanno deciso di mantenere la fiducia in Letta. A favore dell’appoggio a Letta, della stabilità politica e della continuità dell’azione di governo, si era già espressa una parte sicuramente maggioritaria della società italiana: tutt’e tre i sindacati e la Confindustria, molte associazioni professionali e la Chiesa. Inoltre, tutti i sondaggi hanno rilevato che, a prescindere dalla loro collocazione politica, la grande maggioranza degli italiani ha fiducia in Letta e desidera che il suo governo rimanga in carica. Persino l’Europa, in diverse forme, dalla telefonata di Angela Merkel e dagli auguri del Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ai mercati e allo spread ha espresso il suo voto a favore di Letta. Per la prima volta è possibile affermare che si è manifestata in Italia una società civile non inquadrata dai partiti e non mobilitata e “mediata” da loro, e neppure dai senatori delle Cinque Stelle diventati tutti irrilevanti.
Letta può andare molto fiero di avere suscitato tanto inaspettato consenso. Certamente, è anche consapevole che deve rispondervi con adeguate politiche economiche e sociali, non più sabotabili da Berlusconi, che rimettano in moto la produzione industriale e che creino occupazione. Lasciando da parte le considerazioni futuribili secondo le quali starebbe facendo la sua ricomparsa la Democrazia cristiana si può, al contrario, intravedere, dietro la sconfitta di Berlusconi (che, fra qualche settimana, sarà privato del seggio senatoriale), la possibile nascita di un partito di centro-destra effettivamente moderato. Letta non ha nessun interesse ad aderire a quel partito e non ne trarrebbe vantaggi politici e istituzionali. Dopo la fiducia, ma soprattutto grazie alla sua determinazione, non a scapito della coerenza, e all’impegno con il quale ha, in pratica, reso più solido e autonomo il suo governo, Letta è anche diventato molto più forte nel suo stesso partito. A dicembre verrà eletto il nuovo (ennesimo) segretario del Partito Democratico. Forse sarà Matteo Renzi. Sicuramente, se gli venisse mai in mente di destabilizzare il governo guidato da un esponente del PD, il nervosetto neo-segretario non otterrà il sostegno di nessuno dei Democratici. E’ stata davvero una bella giornata per Enrico Letta: fiduciato e confermato come Presidente del Consiglio e diventato quasi inattaccabile nel Partito Democratico. E’ una bella giornata anche per chi crede che la stabilità politica è la condizione irrinunciabile per qualsiasi azione di governo lungimirante.