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I candidati del PD devono guidare il partito non il governo @DomaniGiornale


I fondamentali. Da un lato, c’è un governo di destra-centro sostenuto da tre partiti sostanzialmente d’accordo i quali, però, di tanto in tanto, inevitabilmente, si sentono costretti a sbandierare qualche marginale dissenso. Talvolta, godendo delle opportunità derivanti dale cariche occupate, cercano di tradurre i loro dissensi in annuncini di emendamenti alla Legge di Bilancio. Poi, dichiarazioni, spiegazioni, e quant’altro serva a risaltare sui mass media. Dall’altra parte, ci sono tre opposizioni, di cui una più o meno furbescamente disponibile al dialogo, che accusano la coalizione di governo al tempo stesso di essere troppo legata a tematiche identitarie e di tradirle. Con le loro specifiche tematiche identitarie, le opposizioni hanno rapporti difficili, essendo in parte tematiche pallide, in parte sicuramente divisive. Invece di mirare a strappare voti ai governanti, le opposizioni si scambiano reciproci graffi.
Prendendo consapevolmente atto che nessuna delle opposizioni rinuncia a pescare nello stesso bacino e oltre non guarda, il governo Meloni si permette finora senza danno alcuno, meno che mai per Fratelli d’Italia, di usare alcuni provvedimenti per esibire le sue effettive (e spesso deprecabili) peculiarità, ma anche come ballons d’essai (vediamo se la va o la spacca) e come indicazioni che oggi si arriva fino lì per difficoltà oggettive. Però, il solco è tracciato e domani si arerà più a fondo sul reddito di cittadinanza, sulla cultura, sulla scuola, sulla giustizia, sulle tasse.
Non sta a me lodare questa strategia. Starebbe alle opposizioni di evitare sterili e ipocrite indignazioni elaborando una strategia che combini l’immediato con il lungo periodo. Che non sia troppo lungo, ma calibrato su due scadenze elettorali: rinnovo del Parlamento europeo, con il PD che ha qualcosa da farsi “perdonare”, e elezioni politiche del 2027. Nel frattempo, non sarebbe male se una qualche boccata di ossigeno venisse dalle elezioni regionali in Lazio e soprattutto in Lombardia. Curiosamente i candidati alla segreteria del Partito Democratico sembrano, in special modo Bonaccini, più interessati a dire come governeranno un paese che non è nelle loro mani piuttosto che a ristrutturare il partito, indispensabile strumento per vincere e per attuare le riforme.
Il domani è già cominciato. Si costruisce in Parlamento non soltanto con emendamenti di bandiera, neanche con i più luccicanti, ma con la predicazione chiara e alta di una politica diversa non soltanto da quella del destra-centro, ma anche da quelle praticate dalle tre opposizioni. Una politica europeista di riforme economiche e sociali richiede l’elaborazione di una cultura politica all’altezza. Sempre valido è il monito d’altri tempi e di ben altro personaggio: “istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”.
Pubblicato il 13 dicembre 2022 su Domani
Contro Meloni meritiamo un’opposizione migliore @DomaniGiornale


Gli abitualmente molto affidabili sondaggi di Nando Pagnoncelli danno Fratelli d’Italia al 30 per cento delle preferenze, in significativa crescita rispetto al 25 settembre. Due mesi dopo le elezioni si può forse ancora parlare di luna di miele. Credo sarebbe una interpretazione consolatoria per le opposizioni, ma sbagliata. Giorgia Meloni si è definita underdog. Il fatto è che è stata underestimated da quasi tutti, dentro il suo partito, tranne da pochi fedelissimi e fuori anche perché donna. I presunti continuatori dell’agenda Draghi non hanno mai dato abbastanza peso al sobrio riconoscimento da parte dello stesso Draghi della coerenza e della serietà dell’opposizione di Meloni. Non danno altrettanto prova di serietà e di coerenza gli oppositori di Meloni, alcuni preferendo offrire generosa disponibilità a collaborare, altri, in una tradizione lunga e non nobile, proseguendo per pigrizia e ignoranza, nella strada della demonizzazione che non porta da nessuna parte.
Invece, i dati sono chiari. Cito la Presidente del Consiglio nell’intervista di ieri al Corriere: esistono “una maggioranza chiara, un programma comune e un mandato popolare”. C’è un governo che ha “il dovere … di garantire un equilibrio complessivo” e all’estero “c’è grande attenzione nei confronti dell’Italia”. Non spetta a Meloni darsi la zappa sui piedi e riconoscere un esordio non proprio felice, a partire dalla disciplina del rave party e qualche “sparata” sull’omofobia del suo capogruppo al Senato che preferisce l’antico testamento alla Costituzione, e sui matrimoni in chiesa da incoraggiare a suon di migliaia di euro. Meloni ha anche imparato che non deve cercare nessun colpo ad effetto, ma attuare una strategia incrementale: poco per volta, che ha il doppio vantaggio di lasciare tempo e modo per la correzione degli eventuali errori, ciò che non funziona, e di potere accelerare e approfondire se l’intervento iniziale ha prodotto esiti positivi.
Nessuno, meno che mai i navigatissimi politici di mestiere e i coltissimi commentatori della sinistra debbono sorprendersi e indignarsi se Giorgia Meloni fa politiche di destra. Ciò che sorprende è che le opposizioni non abbiano finora capito che debbono attrezzarsi per un’azione di lungo periodo che sappia collegare la protesta di piazza, ampia e ordinata, con gli emendamenti e le proposte alternative in Parlamento. Questo è il governo che gli italiani, quelli che hanno votato e quelli astenuti, si meritano. Qualcuno, a cominciare da chi scrive e dal quotidiano sul quale scrive, forse si merita un’opposizione migliore, per dirla giornalisticamente, “sul pezzo”. Il testo da correggere già esiste. Si chiama Legge di Bilancio. Cambiarla in meglio, che per me significa a favore di coloro che hanno meno di tutto, compreso meno opportunità, si può. Il tunnel che conduce al 2027 è lunghissimo.
Pubblicato il 30 novembre 2022 su Domani
PD: sulla linea di galleggiamento
Il Partito Democratico non si lascia abbattere dalla situazione attuale nella quale il governo Meloni non sembra in nessun modo indebolito dai suoi errori di comunicazione e di azione, dalla disciplina del rave party allo schiaffo ricevuto dai francesi sull’immigrazione. Annunciata una opposizione dura, ovvero la faccia feroce, il Pdi continua sulla strada che lo porterà a febbraio 2023 al Congresso e all’elezione, curiosamente definita “le primarie”, del nuovo segretario. Donna o uomo, sarà l’ottavo dal 2007 e di nessuno di loro si ricordano imprese memorabili, salvo Renzi che non solo portò il partito al suo maggiore insuccesso elettorale, ma poi se ne andò con un non piccolo bottino di parlamentari che era riuscito a fare eleggere.
Sono sbagliate le politiche che il PD ha promosso e sostenuto nei suoi molti lunghi anni di governo oppure a destare preoccupazione è la struttura di un partito organizzato in correnti i cui capi e seguaci tornano regolarmente in Parlamento anche se il partito perde voti e elezioni? Davvero il problema è che il PD non guarda al lavoro (ma l’ultimo ministro del lavoro era un autorevole parlamentare del partito) e non affronta le disuguaglianze? Ma c’è qualcuno, leader politico, partito, studioso, in Italia e altrove che ha formulato adeguate politiche egualitarie? Curiosamente, secondo me sbagliando alla grande, coloro che si sono candidati alla segreteria del partito, si sono variamente esibiti su quali politiche farebbero se vincessero, sul programma del loro partito. Anzi, i due uomini, il presidente dell’Emilia Romagna e il sindaco di Pesaro, battono sulla loro capacità e le loro esperienze amministrative, mentre la donna attualmente in lizza sottolinea l’importanza del ruolo svolto come Ministro.
Discutere della struttura che dovrebbe avere il PD per svolgere al meglio oggi l’opposizione domani compiti di governo può non essere entusiasmante, ma è essenziale. Un partito che non ha una presenza territoriale reale e diffusa difficilmente riuscirà a capire il disagio di elettori che dovrebbe rappresentare e a accoglierne le domande più significative. Da quegli ambiti, poi, saprebbe selezionare persone e candidature alle quali gli elettori si rapporterebbero con fiducia e con frequenza. Questa politica che parte dal basso promette di essere molto più efficace di quella dei capicorrente seduti a Roma. Addirittura, è probabile che la politica fatta sul territorio indebolirebbe i capicorrente obbligandoli a impegnarsi anche loro a quel livello e a produrre idee e soluzioni sotto l’impulso e la guida del segretario. Nulla di tutto questo si è finora sentito dalla voce di coloro che sono scesi in campo. Addirittura, due di loro pensano di cumulare il ruolo politico con la carica amministrativa che già ricoprono senza inconvenienti di tempo e di energie: supermen. Il PD sopravviverà, ma senza un salto di qualità nel pensiero prima che nell’azione, continuerà soltanto a galleggiare nella politica italiana.
Pubblicato GEDI 23 novembre 2022
Le inadeguatezze politiche e identitarie delle opposizioni @DomaniGiornale


Come reagire di fronte alle politiche del governo di destra-centro? (In)comprensibilmente, le opposizioni stanno già dando immediata prova della loro inadeguatezza. Il governo Meloni prosegue in alcune scelte preannunciate dal governo Draghi, ad esempio, il reintegro del personale sanitario NoVax (pochi medici molti infermieri e collaboratori vari), le opposizioni si esercitano sulla critica invece di portare elementi e dati a sostegno di una politica di maggiore cautela. Il governo mette in cima alle sue priorità l’ordine pubblico (gestione e conclusione senza violenza del rave party di Modena), le opposizioni spostano, anche giustamente, l’attenzione sulla marcia di Predappio da loro poco o nulla contrastata nel passato. Il governo Meloni emana decreti, le opposizioni con la coda di paglia non denunciano la decretazione d’urgenza su tematiche sulle quali è lecito chiedere il passaggio parlamentare e sfidare la compattezza della maggioranza. Non so se possono spingermi fino a ricordare a mio rischio e pericolo al Presidente Mattarella che i decreti debbono essere omogenei come materia e che l’omogeneità non può essere data dall’urgenza, peraltro dubbia e talvolta procurata ad arte. Le opposizioni che denunciano le politiche “identitarie” pensano, forse, che l’elettorato di Fratelli d’Italia e della Lega (l’identità di Forza Italia mi è sfuggita da tempo) non apprezzi esattamente gli elementi che fanno di quei due partiti qualcosa di molto lontano e molto diverso dal PD, soprattutto, ma anche, nell’ordine, dal Movimento di Conte e dalle Azioni (proto: al plurale!) di Calenda e di Renzi? E che siano proprio le pallide/issime identità delle opposizioni, a cominciare da quella del Partito Democratico, uno dei loro problemi, quasi il principale? In effetti, il problema principale delle opposizioni è che continuano nella loro campagna elettorale permanente stando nel loro recinto ovvero cercando strapparsi reciprocamente qualche spazio e qualche voto a futura memoria, criticandosi, invece di individuare i punti di contatto e di collaborazione possibile e facendo leva su di loro.
Nelle sue diverse uscite pubbliche, la Presidente Meloni ha richiamato la sua maggioranza alla “compattezza e alla lealtà”. I numeri delle varie votazioni finora avvenute la hanno sicuramente confortata. Forse ha anche sorriso (cosa che agli arcigni oppositori, alcuni dei quali assolutamente privi di sense of humour non riesce proprio) di fronte all’attivismo in parte folkloristico in parte patetico di Salvini che corre sempre a dichiarare per primo. Il body language di Giorgia Meloni rivela una quasi assoluta sicurezza di essere in controllo della sua maggioranza. Vero: non è “ricattabile”. Vale la pena di perdere tempo e fiato per tentare di spingerla all’indietro in un passato che non fa fatica a dichiara che non le appartiene? Si guadagnano voti e si incrina la maggioranza con il richiamo di una storia che probabilmente la maggioranza degli italiani non conosce a sufficienza e certo reputa meno inquietante del prezzo del gas e del costo del carrello della spesa? No, il governo Meloni non cadrà e non cambierà linea leggendo i tweet di Letta, Conte e Calenda e neanche quelli del manovriero Renzi. In una democrazia parlamentare una opposizione intelligente sposta la battaglia nelle Commissioni e nelle aule del Parlamento. Si attrezza per il controllo di quello che il governo fa, non fa (sic), fa male e per la controproposta che farà ossessivamente circolare sui mass media grazie ai suoi intellettuali da talk show e nelle circoscrizioni elettorali grazie ai suoi molti parlamentari paracadutati/e.
Pubblicato il 2 novembre 2022 su Domani
Contro questa destra serve una visione alternativa @DomaniGiornale


Dopo undici anni di guasti vari e profondi, di governi variamente e profondamente irresponsabili, la destra, quella che ha a cuore la nazione e la patria, le eccellenze italiane uniche al mondo, ha dato vita ad un governo espressione del voto degli italiani. Sono gli italiani, che non hanno alcun bisogno di vigilanza esterna, ad avere spinto con forza una donna a spaccare il soffitto di cristallo della più alta carica di governo. Quella donna, tutta politica, che si è ampiamente e personalmente meritata un grande successo elettorale, intende guidare, come minimo, un governo di legislatura. Una donna sicuramente α contorniata da due maschi sicuramente nel migliore dei casi β, il terzo diventato β con gli anni e con gli errori preannuncia la sua battaglia di retroguardia, è diventata Presidente del Consiglio. Vorrà probabilmente essere eletta Presidente di una Repubblica semipresidenziale se riuscirà a introdurre quella riforma per trasformare l’Italia in una democrazia “decidente”, aggettivo di conio e di sapore dei sostenitori delle malaugurate e bocciate riforme costituzionali renziane.
Nel frattempo, il governo tutto (non proprio) politico guidato da Giorgia Meloni ha comunicato il suo travolgente ambiziosissimo programma di legislatura. Le spalle saranno coperte dall’atlantismo e dall’incrollabile sostegno all’Ucraina aggredita dai russi. L’azione di governo si svilupperà nel quadro dell’Unione Europea non rinunciando al tentativo di ridefinirlo anche per quel che riguarda i progetti di oggi e di domani richiesti dal PNRR. La nazione difenderà anche la sua sovranità alimentare insieme ai sacri confini che non dovranno essere superati dagli immigranti illegali, ma che si apriranno ai richiedenti asilo per ragioni politiche. Libertà e merito per tutti, soprattutto lasciando, con il massimo di deregolamentazione e il minimo di tassazione, grande spazio a chi vuole fare.
Il lungo e promettente, nel senso che ha promesso molto, discorso di insediamento del governo Meloni I ha bilanciato le critiche ai predecessori, particolarmente aspre a chi ha affrontato il Covid con misure considerate liberticide, con le promesse in un crescendo anche nel tono di voce a segnalare l’apertura di una nuova era. Dalla destra nessuno doveva aspettarsi di meno, ma piuttosto di più, magari più inventiva. Non saranno comunque le prevedibili critiche, in specie ai diritti dimenticati, a frenare il governo Meloni. Né pare il caso di contare sulle quinte colonne forziste e leghiste.
Quando gli sguardi dei PD si solleveranno dall’ombelico del loro malconcio partito potrebbero utilmente delineare una visione alternativa complessiva che colpisca i singoli disegni di legge della destra nei quali si annideranno insidie non tanto per la democrazia, ma per una società giusta e europea (ripensabile anche da sinistra). Extra Europam nulla salus.
Pubblicato il 26 ottobre 2022 su Domani