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Tag Archives: libertà inutile

INVITO “Europeismo che c’è e che verrà” #Pesaro #14maggio @ApritiPesaro @UtetLibri

Sabato 14 maggio ore 16.30
Galleria degli specchi Hotel Alexander
Viale Trieste 20 – Pesaro

Apriti Pesaro
Futuro con vista

Europeismo che c’è e che verrà

In occasione dell’uscita dei suoi più recenti lavori

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana, (UTET 2021)
Tra scienza e politica. Una autobiografia, (UTET 2022)

Apriti Pesaro incontra di nuovo il professor Gianfranco Pasquino per dar seguito al lavoro già svolto su “Populismi e sovranismi”

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia Repubblicana #Brescia #14aprile @UtetLibri

Giovedì 14 aprile 2022 ore 18
Auditorium Fondazione DS
via Metastasio, 26 Brescia

Presentazione del libro di

Gianfranco Pasquino
Libertà inutile
Profilo ideologico dell’Italia Repubblicana
(UTET 2021)

dialoga con l’Autore
Marcello Zane

introduce
Nicoletta Boretti

Il lunedì letterario di Farefuturo con Gianfranco Pasquino #14marzo #LibertàInutile @UtetLibri #livestream @Farefuturo1

Live sul canale YouTube della Fondazione Farefuturo

Lunedì 14 marzo ore 19
Alessandro Campi e Luigi De Gregorio dialogano con
Gianfranco Pasquino

Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET)

Cari Partiti, né con voi né senza di voi #Conferenza #12marzo #Novellara #ReggioEmilia

Sabato 12 Marzo ore 16,30
Sala Civica Rocca dei Gonzaga
Novellara

Circolo Culturale Marta Beltrami Università dell’Età libera APS

Conferenza pubblica con
Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza politica Università di Bologna. Autore di:
Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Utet 2021)
Cari Partiti, né con voi né senza di voi
Presiede l’incontro Antonietta Di Maria, presidente del Circolo Marta Beltrami

Enzo Cheli recensisce per la @rivistailmulino #Libertàinutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana @UtetLibri

Libertà inutile – il titolo dell’ultimo libro di Gianfranco Pasquino – ricalca l’interrogativo che Norberto Bobbio si poneva, senza darsi una risposta, alla conclusione del suo famosissimo Profilo ideologico del Novecento italiano pubblicato nel 1969, quando si chiedeva se, alla luce della nostra storia repubblicana, le libertà riconquistate dopo la caduta del fascismo e fissate nella nostra Costituzione fossero state utili o inutili. In altre parole: se queste libertà fossero state esercitate dal popolo italiano utilmente ai fini della costruzione di una vera cultura democratica del Paese o, invece, fossero state sprecate inutilmente dal momento che quella cultura di fatto non era nata.

Lo stesso Bobbio successivamente, nella ristampa del suo Profilo, attenuava il pessimismo di questa domanda, ma questo non esclude che la domanda venga a ripresentarsi ogni qualvolta il nostro sistema politico si trovi ad attraversare una fase critica quale quella che oggi stiamo attraversando. Fase in cui le stesse basi della nostra democrazia, pluralista nel suo impianto politico e parlamentare nella sua forma di governo, vengano messe in discussione da forze ed ideologie avverse. Per questo, in Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Utet, 2021) l’autore ritiene di dover riprendere e sviluppare fino ai nostri giorni la riflessione sullo stato di salute della nostra democrazia alla luce della cultura politica ad essa sottostante, riflessione che con Bobbio si era arrestata al 1968.

Per condurre questa analisi che investe il piano politologico, ma anche la storia e la filosofia politica, Pasquino dopo aver richiamato varie definizioni di democrazia, articola la sua indagine intorno a sei temi fondamentali.

Il primo tema è quello della nostra Costituzione, dei suoi principi, dei suoi valori, della sua forma di governo, delle difficoltà che storicamente ha dovuto incontrare per la sua attuazione e per la sua riforma. Questa Costituzione, pur con tutte le sue carenze, resta la più longeva in Europa e ha retto bene la prova del tempo tanto per la solidità del suo impianto, legato ad un compromesso politico nato su profonde radici storiche, quanto per la sua elasticità e capacità di adattamento alle complesse vicende della nostra vita politica.

Il secondo tema è quello del fascismo e dell’antifascismo cioè della vicenda che ha condotto alla nascita della nostra Repubblica attraverso la Resistenza e una guerra civile effetto delle fratture profonde che hanno sempre segnato la storia del nostro Paese prima e dopo l’unità nazionale.

Il terzo tema è quello del rapporto tra destra e sinistra nei primi quarant’anni della nostra storia repubblicana segnati dalla conventio ad excludendum nei confronti della maggiore forza di opposizione e dalla lenta marcia di avvicinamento di questa forza all’area di governo. È il tema del compromesso storico, dell’alternanza e dell’alternativa che ha segnato il dibattito pubblico italiano fino agli anni Novanta del secolo scorso.

Il quarto tema è quello della scomparsa delle culture politiche che, nell’immediato dopoguerra, avevano contribuito all’impianto della nostra Repubblica, quali la cultura cristiano-democratica, la cultura socialista e marxista e la cultura liberale. Una scomparsa che, a partire dagli anni Ottanta e dalla caduta del muro di Berlino, ha segnato la fine dei partiti storici e successivamente il progressivo declino del sopravvissuto sistema dei nostri partiti. Un declino – rileva Pasquino – che ha favorito, con una vicenda che non è stata solo nazionale, la discesa in campo e il recente successo dei nuovi movimenti populisti e sovranisti.

Movimenti populisti che attaccano le stesse basi della democrazia rappresentativa e parlamentare per ispirarsi a un modello distopico di democrazia diretta digitale che mira ad esaltare il ruolo di leaders in contatto diretto con la base popolare. Movimenti sovranisti che mirano a bloccare e invertire il processo di integrazione europea attraverso il richiamo a nazionalismi antichi ed alle rivendicazioni identitarie degli Stati nazionali.

Muovendo da questo complesso impianto di lavoro Pasquino pone al centro della sua riflessione – così come aveva fatto Bobbio nel suo Profilo – il tema della democrazia e della cultura politica in grado di sostenerla dal momento che oggi non esiste «nessun pensatore democratico in grado di offrire gli orientamenti indispensabili al funzionamento di una democrazia esposta alle sfide congiunte del populismo e del sovranismo». In altri termini il problema di fondo che oggi si pone al nostro Paese è per Pasquino questo: come difendere, mantenere e aggiornare la nostra democrazia repubblicana alla luce dei nuovi percorsi e delle nuove sfide che la storia del nostro continente ci sta prospettando?

Gianfranco Pasquino, al pari del suo maestro Norberto Bobbio, pur non offrendo a tale domanda una risposta certa non si sottrae all’impegno di indicare, come intellettuale e come cittadino, gli obbiettivi che andrebbero privilegiati e le strade che occorrerebbe percorrere per porre in sicurezza il futuro della nostra democrazia. Obbiettivi e strade che richiedono, peraltro, di comprendere le cause delle condizioni critiche che mettono attualmente a rischio la sopravvivenza della democrazia. 

La prima causa riguarda la crisi che da tempo ha investito il nostro sistema dei partiti. Sappiamo che la Repubblica italiana è nata – secondo l’espressione coniata da Pietro Scoppola – come «Repubblica dei partiti» dal momento che nel nostro sistema i partiti hanno da sempre rappresentato il principale anello di congiunzione tra la base popolare, fonte del potere sovrano, e l’impianto istituzionale dei poteri pubblici. I partiti rappresentano, quindi, nel nostro sistema un elemento strutturale che per il buon funzionamento della democrazia non può mancare. La conseguenza è che, se i partiti declinano, anche le basi del nostro impianto democratico diventando più fragili ed esposte al rischio di rotture. Ed è proprio con riferimento a questa sopraggiunta ed accentuata fragilità che acquistano maggior forza e pericolosità le spinte dell’antipolitica e delle altre pulsioni eversive che attualmente scorrono dentro il nostro tessuto sociale.

Se questi sono i punti di fragilità della nostra democrazia, non mancano di contro, nella visione di Pasquino, i punti di forza su cui ordinare la difesa e, in prospettiva, il rafforzamento e l’adeguamento del nostro impianto democratico.

Il primo punto di forza – secondo una linea che Pasquino svolge molto efficacemente – va individuato nella nostra Carta costituzionale. Una Carta che – come dimostrato dai referendum costituzionali svoltisi nel 2006 e nel 2016 su due diversi e opposti tentativi di «grande riforma» costituzionale – tuttora gode, nonostante la sua anzianità, di un forte radicamento sociale che si contrappone alla fragilità ed alla fluidità attuale del nostro sistema politico. Quindi una Costituzione forte e resiliente tanto in ragione dei poteri affidati ai suoi organi di garanzia quanto in ragione della sua elasticità e capacità di adattamento alle continue oscillazioni del nostro governo parlamentare.

Certo è, peraltro, che per la tenuta e la stabilità di un impianto democratico non basta disporre di una buona Costituzione, se manca un sostegno alla stessa da parte delle forze presenti nella società sottostante. Se mancano cioè una buona cultura politica ed una etica pubblica socialmente diffuse che si riconoscano nei valori che la Costituzione afferma.

E qui si apre la sfida più difficile per il nostro Paese che il libro di Pasquino mette bene in luce e che riguarda l’esigenza di avviare, dopo il declino dei partiti tradizionali, la diffusione di una vera cultura democratica attraverso la ricostruzione di efficienti mediatori sociali per la formazione di una nuova classe politica sinceramente democratica, oltre che dotata di competenze adeguate per affrontare i problemi che la società contemporanea sta ponendo in campo.

Pasquino ritiene che per rispondere a tale esigenza le risorse nazionali, nelle nuove forme che la geopolitica sta oggi assumendo, non siano più sufficienti. La conseguenza è che oggi, per cogliere la giusta misura di una cultura politica adeguata ai tempi, occorre quanto meno ricorrere – come le recenti crisi finanziaria e sanitaria hanno ampiamente dimostrato – alla dimensione continentale rappresentata dall’Europa. Da qui la necessità di cercare le risposte corrette ai nuovi problemi che la democrazia deve affrontare muovendo in direzione di un’Europa federata intorno ai valori che hanno formato il nucleo originario delle democrazie moderne. 

Pasquino conclude così il suo percorso: sottolineando come la grande sfida che oggi si pone alla scienza politica sia quella di riconoscere e indicare le strade più appropriate per perseguire e realizzare «l’ambizioso progetto di unificazione politica democratica del nostro continente». Sfida estremamente impegnativa che impone oggi di orientare le idee-guida della nostra storia repubblicana in direzione del contesto europeo.

Siamo quindi in presenza di un libro che va segnalato non solo per la sua grande attualità, ma anche per la varietà dei temi che pone in campo. Un lavoro ricco e avvincente che completa un percorso che il suo autore sta svolgendo ormai da tempo e la cui lettura si raccomanda non solo agli addetti ai lavori, ma a tutti coloro che, oltre ad avere interesse a comprendere le ragioni della crisi politica che stiamo attraversando, hanno a cuore le sorti future della nostra democrazia.

Enzo Cheli

Pubblicato il 07 FEBBRAIO 2022
Rivista il Mulino 2022
Riproduzione riservata

Democrazia e partecipazione nell’epoca attuale #Roma #10febbraio #LibertàInutile @UtetLibri Circolo Fratelli Rosselli

CIRCOLO FRATELLI ROSSELLI ROMA

ROMA, 10 Febbraio 2022 ORE 16,30
SALA CONVEGNI ISTITUTO LUIGI STURZO
VIA DELLE COPPELLE 35, 00186 ROMA

 PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIANFRANCO PASQUINO

Gianfranco Pasquino Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Ed. Utet)

PROGRAMMA

 PRESIEDE GIORGIO PANIZZI Vice presidente Circolo Fratelli Rosselli di Roma

INTRODUCE  VITTORIO MACCHITELLA  Direttivo Circolo Fratelli Rosselli di Roma 

                                                         INTERVIENE

GIANFRANCO PASQUINO Professore emerito di Scienza Politica Università di Bologna

                                                        COMMENTANO

FRANCO IPPOLITO Presidente della  Fondazione Basso

FEDERICO FORNARO Capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera dei Deputati

VALDO SPINI  Presidente Fondazione Fratelli Rosselli

                                                                 REPLICA

                                               GIANFRANCO PASQUINO

                                                              CONCLUDE

                                                      BLANDO PALMIERI

                                         Presidente Circolo Fratelli Rosselli di Roma

L’evento si svolgerà in presenza. Bisognerà esibire il Green pass e indossare la mascherina

Per le prenotazioni rivolgersi a Segreteria mail cfrosselliroma@libero.it TEL 3315661557

Introduzione

La Democrazia è sotto attacco. Secondo il  Pew Research Center, un think-tank statunitense che ha chiesto nel 2018  a oltre 30.000 cittadini di 27 paesi di tutti i continenti di esprimersi sulla democrazia, in Italia ha manifestato insoddisfazione il 70% degli intervistati.

Le vicende politiche degli ultimi trent’anni nel nostro paese, com’è noto,  hanno portato alla scomparsa dei partiti storici e alla  la nascita di nuovi soggetti politici, rappresentati da partiti personalizzati, e da movimenti che operavano con procedimenti di democrazia diretta.

Come argomenta Gianfranco Pasquino nel suo libro „ La libertà inutile“[1] „Con il declino dei partiti è scomparso uno dei luoghi di elaborazione quantomeno di idee politiche e di confronto  tra posizioni e riflessioni diverse.“ E „nella socieà „civile“ non sembra riescano ad emergere nuove trascinanti idee“ . „Per quel che conta, continua il Prof. Pasquino nella sua analisi degli aspetti della „cultura politica“ nella nostra democrazia, è evidente che non saranno i social   le nuove fonti di porduzione die di confronti e di scntri tra idee di rinascita di culture politiche“

Di fronte a questo scenario, il Circolo di cultura politica Fratelli Rosselli di Roma, volendo andare oltre il livello delle analisi sui mali della democrazia, conduce una riflessione sul tema della “cura” della democrazia, affrontando la questione della „Democrazia e partecipazine nell’epoca attuale“[2] al fine di combattere la disaffezione dei cittadini, la quale  esprimendosi in una  loro  povera partecipazione democratica ha pericolosi e noti  riflessi sulla percezione dei valori democratici  e sulla loro apertura verso forme adulterate della democrazia.

La presentazione del libro del Prof Pasquino offre un prezioso patrimonio di indagine e di riflessione per proseguire su questa strada.

VIDEO Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana #Bologna Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio #LibertàInutile @UtetLibri con @DCampus e @giannicuperlo

23 Novembre 2021 ore 17
Sala dello Stabat Mater
Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
Piazza Galvani, 1 – Bologna

Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana

Presentazione del libro di

 Gianfranco Pasquino Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Ed. Utet)

con Donatella Campus e Gianni Cuperlo

Coordina Nicola Pedrazzi

Gianfranco Pasquino espone con accuratezza e analizza le idee e le culture politiche dell’Italia repubblicana. Le sottopone a serrata critica attraverso una rigorosa valutazione di quanto detto, fatto e scritto dai politici e dagli studiosi, storici, filosofi, politologi. Ne scaturisce una domanda inquietante: quella libertà conquistata con sangue e fatica con la guerra di Liberazione nazionale, difesa nella Guerra Fredda, ampliata con la caduta del Muro di Berlino è risultata forse per gli italiani una libertà male utilizzata, una Libertà inutile?

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti a sedere. Obbligatori green pass e mascherina

Evento organizzato in collaborazione con La Società di Lettura

Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana #23novembre #Bologna #Archiginnasio Presentazione di #LibertàInutile @UtetLibri con @DCampus e @giannicuperlo

23 Novembre 2021 ore 17
Sala dello Stabat Mater
Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
Piazza Galvani, 1 – Bologna

Il gatto del Cheshire e le idee politiche nell’Italia repubblicana

Presentazione del libro di

 Gianfranco Pasquino Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Ed. Utet)

con Donatella Campus e Gianni Cuperlo

Coordina Nicola Pedrazzi

Gianfranco Pasquino espone con accuratezza e analizza le idee e le culture politiche dell’Italia repubblicana. Le sottopone a serrata critica attraverso una rigorosa valutazione di quanto detto, fatto e scritto dai politici e dagli studiosi, storici, filosofi, politologi. Ne scaturisce una domanda inquietante: quella libertà conquistata con sangue e fatica con la guerra di Liberazione nazionale, difesa nella Guerra Fredda, ampliata con la caduta del Muro di Berlino è risultata forse per gli italiani una libertà male utilizzata, una Libertà inutile?

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti a sedere. Obbligatori green pass e mascherina

Evento organizzato in collaborazione con La Società di Lettura

“Libertà va cercando, ch’é si cara…” @Testimonianze

Da Testimonianze N. 539 settembre-ottobre 2021, pp. 18-22

“Libertà va cercando, ch’é si cara…”

Gli incipit sono sempre difficili. Soprattutto se il tema è complicato, come quello della/delle libertà. Giustamente gli incipit efficaci si stampano nella nostra memoria. Pensando alla libertà, uno dei più memorabili lo ha scritto Jean-Jacques Rousseau: “L’uomo è nato libero, ma ovunque si trova in catene” (Il contratto sociale 1762). Sbagliava. Prima di lui John Locke aveva indicato tre diritti naturali: life, liberty, and property (1689). Nella Dichiarazione d’Indipendenza (1776), attribuita a Thomas Jefferson, dopo la premessa, programmatica, ma alquanto ipocrita (e anche fattualmente falsa), che “tutti gli uomini sono creati uguali”, gli americani affermarono l’esistenza di “alcuni diritti inalienabili: Vita, Libertà e perseguimento della Felicità”. Questa sintetica rassegna deve assolutamente concludersi con la triade Liberté, Égalité, Fraternité, gli obiettivi della Rivoluzione francese (1789). Non posso entrare nei contenuti che secondo Rousseau, Locke e i Costituenti USA dovevano caratterizzare la libertà, ma credo che sia corretto sostenere che la loro libertà era concepita quasi essenzialmente come autonomia di comportamenti rispetto allo Stato. Tralasciando altri importanti contributi, l’autore che in tempi recenti meglio ha precisato come può essere concettualizzata la “libertà” è stato il filosofo politico Isaiah Berlin. Nella sua prolusione a Oxford Two concepts of liberty (1958), Berlin individuò e elaborò due libertà: la libertà da (dalle interferenze degli altri, a cominciare dal potere politico, dallo Stato) e la libertà di (facoltà e possibilità di agire, di esercitare influenza, di partecipare con maggiore o minore efficacia).

   Sulla scia dei grandi del passato, qui colloco finalmente la mia definizione operativa, cioè utilizzabile nella pratica come criterio essenziale: “libertà è possibilità di scegliere”. Siamo effettivamente liberi quando in qualsiasi situazione godiamo della facoltà di esercitare una scelta fra (almeno due) alternative. Dunque, libertà non è soltanto obbedire alle leggi che ci siamo dati. È anche disobbedire a quelle leggi nella consapevolezza che la disobbedienza civile comporta, anzi, deve sempre comportare un prezzo, una sanzione. Sappiamo anche, grazie a Erich Fromm, che gli uomini e le donne possono preferire non doversi trovare a scegliere e essere costretti a accettare la responsabilità delle loro scelte/decisioni. Soprattutto nei regimi non-democratici sono sempre (stati) molti coloro che preferiscono e praticano la Fuga dalla libertà (1941). Fu cercando di comprendere la nascita e l’affermazione di regimi autoritari e totalitari negli anni Venti e Trenta del secolo scorso che Erich Fromm scrisse quel libro importantissimo, denso di significati e implicazioni. Libertà significa anche possibilità di scegliere, ma le scelte importanti sono difficili, richiedono conoscenze e competenze, implicano accettazione di responsabilità.

  Chi non sa scegliere, o non vuole farlo, perché non se la sente di accettare la responsabilità di quello che sceglie e di quello che rifiuta, sta fuggendo dalla responsabilità. Per viltà e conformismo, per quieto vivere e servilismo lascerà che altri scelgano per lui e ne subirà le scelte. Fuggendo dalla libertà chi non decide e si adegua riuscirà a evadere anche dalle responsabilità. Spesso i fuggitivi dalla libertà vengono collocati in una zona grigia fra i sostenitori delle autorità che si sono imposte e gli oppositori, ma la zona grigia è il cuscinetto sul quale poggiano tutti gli autoritarismi. L’evidenza storica consente di affermare che durante il fascismo la maggioranza degli italiani si collocò per convenienza e per codardia proprio nella zona grigia.

Naturalmente, gli uomini e le donne sono diseguali di fronte alla libertà di scegliere. Troppo spesso, la diseguaglianza viene misurata con riferimento esclusivo o quasi alle condizioni economiche, che, naturalmente, sono molto importanti, ma cruciali, a mio parere, sono le disuguaglianze di conoscenze. Coloro che, per una varietà di motivi, hanno bassi livelli di conoscenze sono meno liberi. Dunque, gli investimenti in istruzione e in cultura trovano una giustificazione molto forte per ridurre le diseguaglianze di conoscenze e ampliare la libertà di scelta delle persone. È giusto preoccuparsi anche delle diseguaglianze economiche, ma non tanto per “ridimensionare” e fare piangere i ricchi (a meno che usino le loro ricchezze per influenzare e “comprare” il potere politico) quanto per ottenere che la maggior parte delle persone viva in condizioni economiche che non incidano negativamente sulla loro libertà di scelta.

Credo che queste considerazioni costituiscano la premessa per analizzare, meglio capire e valutare quanto in tema di libertà è successo con il Covid-19, quanto potrà succedere e quali cambiamenti dovrebbero/dovranno essere effettuati. Non c’è alcun dubbio che il lockdown, il confinamento unitamente al coprifuoco abbia costituito una limitazione della libertà personale di circolazione. Era giustificabile in nome di qualche esigenza superiore e dal punto di vista costituzionale? L’esigenza superiore era (e continuerà ad essere) rappresentata dalla necessità di limitare e contenere la pandemia. Soltanto tutelando la salute è possibile offrire e garantire la libertà come facoltà di scegliere Tutti dovremmo avere capito che la nostra personale libertà si deve arrestare prima di incidere negativamente sulla libertà degli altri. Almeno questa dovrebbe essere un’acquisizione definitiva. La libertà di circolare non deve essere esercitata se può implicare come effetto il contagio portato ad altri. La Costituzione stabilisce eccezioni e limitazioni agli art. 16 sulla libertà di circolazione e 17 sulla libertà di riunioni proprio, rispettivamente, “per motivi di sanità o di sicurezza” e “per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica”. In tutte le democrazie, non importa quale modello di governo: parlamentare, presidenziale, semipresidenziale, abbiano, spetta al Parlamento accertare l’esistenza dei motivi a fondamento della limitazione delle libertà e, in caso di loro insussistenza, imporre al governo la cessazione di quelle misure.

   Il confinamento e il divieto di assembramenti hanno fatto emergere un altro importante aspetto della libertà. Questa volta faccio ricorso, da un lato, ad un versetto del poeta inglese John Donne (1624); dall’altro, al collegamento esplicito stabilito fra la Liberté e la Fraternité. Reso famoso dall’essere stato collocato da Ernst Hemingway in epigrafe al suo bel libro Per chi suona la campana (1943) sulla Guerra civile spagnola, “no man is an island entire of itself; every man is a piece of the continent” significa che gli uomini (e le donne) stanno in relazione fra loro e debbono tenere conto delle vite degli altri. Sono influenzati da quelle vite; hanno doveri reciproci. Per I rivoluzionari francesi, la libertà doveva coniugarsi, oltre che con l’eguaglianza, anche con la presa d’atto che siamo fratelli (e sorelle). Oggi, probabilmente, tradurremmo fraternité con solidarietà. In una situazione di pandemia non esiste migliore forma di solidarietà di quella che si manifesta attraverso tutti quei comportamenti che mirano ad evitare in massimo grado i rischi e pericoli del contagio, non solo nostro, ma soprattutto altrui. Quanto alla citazione che ho messo come titolo al mio articolo, sono le parole di Virgilio che presenta Dante, “cercatore di libertà”, a Catone Uticense il quale, essendosi suicidato per non perdere la libertà, è testimone che la libertà può essere più importante della vita. Ma il suo perseguimento è una scelta personale che non deve produrre effetti negativi su nessun altro.

Nella prospettiva fin qui delineata, non possono sussistere dubbi sul fatto che il Green Pass non configura in nessun modo la comparsa di una “dittatura sanitaria”. L’attestazione attraverso un certificato che la vaccinazione anti-Covid è stata eseguita non è un obbligo assoluto per tutti. Si configura esattamente nell’ambito della libertà di scelta per ciascuno di noi. Ad esempio, chi sceglie di viaggiare in treno o in aereo necessita del certificato. Se non vuole ottemperare alla richiesta ha una alternativa: viaggiare con altri mezzi (oppure rinunciare al viaggio). Chi esercita professioni, come docente e operatore sanitario, che lo pongono in contatto con moltissime persone, deve avere esercitare la scelta fra ottenere il Green Pass o fare un’altra attività che non lo ponga in contatto con il “pubblico”. Il Green Pass non è una imposizione, ma implica la necessità di una scelta, che, incidentalmente, non è mai una scelta irrevocabile.  

Nel secondo dopoguerra la libertà ha fatto passi da gigante un po’ dappertutto nel mondo. Saranno anche in crisi, diagnosi che respingo, oppure no, ma esiste oggi il più grande numero di democrazie di tutti tempi. A sua volta, l’Unione Europea costituisce il più ampio spazio di libertà e diritti mai visto al mondo. La pandemia ha ricordato a tutti che le sfide alle libertà sono come gli esami di Eduardo De Filippo, “non finiscono mai”. La pandemia ha anche messo in evidenza che nelle democrazie i cittadini sanno rinunciare consapevolmente, più o meno temporaneamente a elementi di libertà e che i loro rappresentanti hanno il potere di valutare se le restrizioni sono motivate, in che modo si traducono nella vita quotidiana, quanto è lecito e opportuno che durino. Come ha scritto Giovanni Sartori (Società libera, in Elementi di teoria politica, Bologna, il Mulino, 1995, pp. 365-366): “una società libera è capace di autoregolazione in quanto è una società strutturata su forze controbilancianti e su meccanismi riequilibranti. … una società libera prevede lo Stato, rapporti di forza e di potere, strutture gerarchiche e comandi, diseguaglianze e conflitti. Quel che la rende, o mantiene, libera è una struttura di potere atta a neutralizzare ogni potere soverchiante”. Il potere “sanitario”, degli scienziati, dei virologi, epidemiologi e affini, non è diventato neppure lontanamente soverchiante in nessuna democrazia contemporanea. Le sfide alla democrazia non nascono negli ospedali e in altri luoghi di cura e di ricerca. Non vengono dai medici, ma dalle elite politiche, economiche, religiose.  

In generale, ma anche questa è un’affermazione forse fin troppo facile, il Covid è stato e rimane una specie di cartina di tornasole per tutti i sistemi politici. Ha messo in evidenza gli atteggiamenti preesistenti e dominanti rispetto alla libertà, all’autorità, alla responsabilità. Nelle democrazie nordiche la libertà è sempre stata interpretata come qualcosa che attiene ai comportamenti personali che mai debbono interferire con i comportamenti altrui. Ma, e qui probabilmente, è giusto riprendere il discorso di Sartori sulle società libere, la libertà è anche il prodotto di relazioni complesse con l’autorità che implicano naturalmente la emanazione di direttive e regolamentazioni erga omnes. Il fatto è che il principio di autorità è venuto meno su tutti i fronti, a cominciare da quello politico. Ne ha fatto inesorabile seguito l’insofferenza per le regole e l’esaltazione e la difesa di una molto malintesa libertà sotto forma di egoismo e arbitrio.

    Quello che distingue le società libere da altre che meno libere sono sempre state è, da un lato, il grado e la frequenza di contestazione delle decisioni che coinvolgono la collettività; dall’altro, il numero di persone che hanno le risorse culturali e economiche che consentono loro di esercitare la libertà di scelta. Una società giusta si caratterizza come tale garantendo, nell’ambito di regole chiare e condivise, entrambi i sempre mutevoli esiti.

*Gianfranco Pasquino, è professore emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna. Il suo libro più recente è Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET 2021).

VIDEO “Libertà inutile”: con Gianfranco Pasquino il profilo ideologico dell’Italia repubblicana #Giovedìculturale @culturaesvilupp @UtetLibri

ASSOCIAZIONE CULTURA E SVILUPPO

Gianfranco Pasquino, tra i politologi più autorevoli e apprezzati del nostro Paese, presenterà – in dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale, e con il pubblico che parteciperà all’incontro – il suo volume

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET, Milano 2021).