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Tensione M5S-Pd, Pasquino: “Ecco perché il governo non cadrà sul Mes” #intervista #SputnikItalia

Intervista raccolta da Alessandra Benignetti

Per Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, intervistato da Sputnik Italia, il premier Giuseppe Conte sul Mes avrà la maggioranza anche grazie ad una parte di Forza Italia e ai “responsabili” del gruppo misto. E sull’ipotesi del rimpasto attacca: “Chi gestisce Lavoro e Trasporti va sostituito”.

“Non cadrò sul Mes”, ha assicurato il premier Giuseppe Conte al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Ma con la maggioranza spaccata sul Fondo salva-Stati e una pletora di grillini dissidenti che promettono di votare contro la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, chi salverà il governo? Sputnik Italia lo ha chiesto a Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna.

— Siamo sull’orlo di una nuova crisi di governo?  

— Io credo che il M5S non si possa permettere la sfiducia nei confronti di Conte perché per loro sarebbe una sconfitta. Un governo Conte–Pd è un governo che hanno voluto i Cinque stelle quindi se votano contro Conte, votano contro sé stessi. Se vogliono fare i conti all’interno del movimento è un’altra storia. Però credo che alcuni di loro siano, nonostante quello che leggo, sufficientemente razionali da sapere che non è quello il luogo dove si fanno i conti e che devono contarsi da un’altra parte.

— Quindi cosa succederà?

— Troveranno una soluzione, qualcuno voterà in dissenso, qualcun altro non ci sarà, perché al Senato se uno esce non conta dal punto di vista numerico. Ci sono tutta una serie di escamotage che possono sfruttare.

— E poi, chi arriverà in soccorso di Conte?

— Una parte di Forza Italia probabilmente vuole evitare di far cadere il governo, e lo farà nel segreto dell’urna se questo è necessario. Altrimenti anche assumendosi le sue responsabilità, perché il partito non è più riconducibile al dominio di Berlusconi. In secondo luogo c’è un numero consistente di parlamentari che hanno lasciato i loro gruppi e sono finiti nel gruppo misto, questi sono a maggior rischio di non rielezione e quindi certamente non vogliono creare una situazione che porti alle urne. Possiamo chiamarli responsabili, e in questo caso visto che si tratta di un voto molto rilevante si tratta di responsabili nel senso positivo della termine. Questo è sufficiente a garantire al governo una maggioranza, seppur risicata.

— Ha ragione, quindi, Conte a dire che non cadrà sul Mes?

— Le do una notizia: per una volta Pasquino è d’accordo con Conte.

— Cosa significherà per il M5S?

— Il partito in quanto tale non esiste, esiste un raggruppamento di uomini e donne che hanno avuto un sacco di voti nelle elezioni del 4 marzo del 2018 e si barcamenano. Sono disposti a transigere su una serie di materie, di tanto in tanto alzano il tiro, prendono le distanze e così via, però sanno che oramai non hanno nessun luogo dove andare. Devono rimanere al governo perché l’alternativa è tornare a casa. Per qualcuno è un problema di coscienza, perché ci crede davvero, per altri è un problema di convenienza, perché non ci credono ma sanno di non avere scelta.

— Per ora un rimpasto sembra escluso, non ci sono le condizioni?

— Le condizioni per un rimpasto ci sono ma non bisogna porre la questione in maniera vaga. Bisogna dire: ‘ci sono due o tre ministri i quali non hanno fatto abbastanza bene’. Bisogna dare una valutazione. I vari schieramenti devono dire apertamente se ci sono persone migliori da poter mettere in campo per quest’ultima fase della legislatura. Detto ciò, se dire ‘ci vuole un rimpasto’ non significa nulla, rispondere ‘non ci vuole un rimpasto’ significa ancora meno. Significa che il premier pensa di non essere in grado di trovare persone migliori, questo secondo me è preoccupante. Ci sono sicuramente due o tre ministri che possono essere sostituiti da persone un po’ più capaci.

— Ci dica i nomi…

— Le dico prima chi non sostituirei. Non è sicuramente il ministro dell’Istruzione (Lucia Azzolina, ndr) che da mesi è sottoposta ad attacchi brutali non giustificati. Ciò premesso mi limito a chiederle: funzionano bene i trasporti in questo Paese? Hanno fatto tutto quello che era necessario per portare i ragazzi a scuola e da scuola a casa? E ancora: funziona bene il mercato del lavoro, viene fatto tutto il necessario per creare posti di lavoro o per difenderli in maniera adeguata?

— Pensa che questo governo arriverà alla scadenza naturale della legislatura?

— Sicuramente il governo farà tutto il possibile per arrivare all’appuntamento del 2022 per l’elezione del presidente della Repubblica. Il che di per sé non significa che riuscirà ad eleggerlo, perché a quel punto il voto dei singoli avrà una enorme importanza. Dovranno scegliere una candidatura adeguata e questo non sarà facile.

— Insomma, una crisi è esclusa nonostante le profezie di Renzi, che a La Stampa ha detto che dubita che l’attuale squadra riuscirà ad arrivare al 2023?

— Renzi può anche fare una crisi di governo ma poi ne pagherà il prezzo, visto che il suo partito non raggiunge neppure il tre per cento. La prospettiva è quella di rimanere fuori dal Parlamento, a meno che non faccia un patto con il Pd, operazione non facilissima ma non impossibile.

— Cosa farà Conte?

— Penso che Conte non vorrà fare il presidente della Repubblica e neppure un partito suo. Mi auguro che nei prossimi due anni il governo non si limiti a stare a galla ma a navigare. E a navigare anche velocemente, perché deve fare davvero dei buoni progetti per far tornare il Paese a crescere, altrimenti staremo tutti male per chissà quanti anni.

— Anche perché l’Europa ci guarda…

— L’Europa ci guarda e ha le sopracciglia alzate quando pensa all’Italia.

Pubblicato il 5 dicembre 2020 su SputnikNews

La campanella e il grande test di civiltà #scuola

L’oramai prossima riapertura delle scuole è un grande test. Contrariamente a quanto sostiene l’opposizione, Salvini ha già annunciato una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro dell’Istruzione, il test non riguarda soltanto Lucia Azzolina. È un test nazionale, di efficienza e persino di civiltà. Sono coinvolti 8 milioni di studenti dalle Alpi alla Sicilia e i loro genitori. Sono chiamati al lavoro circa due milioni di persone fra insegnanti e personale scolastico di vario tipo. Essenziale è altresì la partecipazione di qualche centinaia di migliaia di operatori dei mezzi di trasporto. Infine, sono mobilitate numerose ditte per la produzione e l’installazione dei banchi monouso e di altri materiali. Anche se è vero che, in ultima istanza, la responsabilità tocca ai decisori politici, neppure in questo caso a rispondere di qualche (temo inevitabile) inconveniente dovrà essere solamente e, forse, neppure principalmente il Ministro. Infatti, sono le autorità regionali che hanno il potere di decidere la data dell’apertura in base al grado di preparazione delle loro strutture. Sembra, ad esempio, che Bolzano abbia già scelto la data del 7 settembre. Altri preferiscono una data successiva al 14 per giungere meglio preparati, magari consentendo riaperture differenziate a seconda del tipo di scuola. Da quanto succederà misureremo l’efficienza delle regioni e dei loro governanti. Lo faremo tenendo conto anche delle cifre, in alcune regioni basse e maneggevoli, in altre molte alte, con notevoli criticità già prima del Covid-19, specie nelle aree di grandi concentrazioni urbane. Quanto alla “civiltà”, il test chiama in causa un po’ tutti: docenti, famiglie, studenti, ma soprattutto i primi. Ricordo che abbiamo giustamente ammirato e lodato lo straordinario spirito di abnegazione del personale medico e infermieristico. Hanno lavorato lunghissime ore in condizioni difficilissime, di vita e di morte. Tutti i docenti debbono essere consapevoli che la sicurezza degli studenti dipende in larga misura da loro, dalla loro presenza nei diversi istituti, dalla loro disponibilità e sensibilità. Certamente, il Ministro e i dirigenti scolastici debbono reclutare e mettere all’opera nelle varie aree il numero di insegnanti necessario, adeguato. Però, a loro volta, gli insegnanti non debbono chiamarsi fuori dichiarando, com’è già avvenuto in alcuni casi, loro personali condizioni di fragilità che li porrebbero a rischio. Al proposito, è richiesto anche l’intervento dei sindacati che non può essere soltanto difesa degli iscritti, ma che deve assumere un punto di vista generale: il buon funzionamento della scuola. Sappiamo che altrove, persino nei Länder tedeschi, ovvero nel paese che riteniamo correttamente il più avanzato, si sono verificati problemi. Il Ministro dell’Istruzione e della Sanità debbono mettere tutti in guardia svuotando due atteggiamenti esiziali: l’allarmismo e il vittimismo. La campanella suona per tutti coloro che si comporteranno secondo le regole.

Pubblicato AGL il 30 agosto 2020

Troppo facile prendersela con Azzolina @HuffPostItalia

I mali delle scuole italiane vengono da lontano, certamente non possono essere addebitati alla ministra in carica, mentre è corretto chiedere ai sindacati quali proposte concrete abbiano portato e che senso abbia l’allarmismo sulla riapertura

Non trovo né appropriato né utile fare della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina pregiudizialmente la “capretta” espiatoria (come mi è parso abbiano troppo maliziosamente tentato Parenzo e Telese nella trasmissione In Onda di giovedì 20 agosto) di quello che potrebbe andare male con la riapertura della scuola.

Credo, anzitutto, che sia opportuno parlare e scrivere al plurale: scuole. Infatti, tutti, ma in particolare, i docenti e i loro sindacati, i genitori e la burocrazia del Ministero dovrebbero sapere quanto differenti e differenziate sono le situazioni delle scuole sul territorio nazionale. Naturalmente, è giusto avere un protocollo unico, ma fin da ora bisognerebbe investire nelle situazioni più svantaggiate e disagiate concentrando risorse nel caso si verificassero criticità.

Comprensibilmente, il protocollo impone una serie di misure rigorose intese a proteggere la salute degli studenti e dei docenti. Nulla di tutto questo può essere assimilato ad una trasformazione degli istituti scolastici italiani ai lager nazisti, come ha fatto Matteo Salvini, non sufficientemente stigmatizzato. In secondo luogo, i mali delle scuole italiane vengono da lontano, in qualche caso da molto lontano. Certamente, non possono essere addebitati alla Ministra attualmente in carica, mentre è corretto chiedere ai sindacalisti quali proposte concrete, che non fossero soltanto collegate agli aumenti salariali e ai reclutamenti di massa più o meno ope legis, hanno formulato per giungere a risolvere quei mali.

Quanto ai genitori “sul piede di guerra”, quali delle loro aggressive associazioni dove e quando si sono attivamente impegnate per il miglioramento della qualità delle scuole pubbliche frequentate dai loro figli? In terzo luogo, quale è l’utilità di creare un senso diffuso di allarmismo? Non sarebbe preferibile spiegare molto pacatamente e molto serenamente quali sono gli inconvenienti più probabili, ce ne saranno sicuramente, e suggerire fin d’ora le contromisure? Le cifre di cui disponiamo sono imponenti: complessivamente circa 8 milioni di studenti andranno/torneranno nelle loro scuole. Saranno accolti e seguiti da due milioni di docenti e di assistenti scolastici. A casa li attenderanno i loro genitori, nonni, parenti. Il rientro nelle scuole è un’operazione di massa. Richiede che nessuno, qui debbo ricorrere alle frasi fatte, ma non per questo meno vere, abbassi la guardia e che tutti, compresi gli enti locali, facciano puntigliosamente la loro parte. In questi mesi ho ascoltato troppo spesso elogi sperticati al senso civico degli italiani. Forse è stato superiore alle nostre aspettative che, conoscendo i nostri connazionali, temevamo molto basse. Poi, alla riapertura, le immagini trasmesse dalla TV, dall’aperitivo ai Navigli a Milano alle spiagge e alle discoteche hanno, almeno in parte, ridimensionato gli elogi. Proporrei ai commentatori (e ai critici preconcetti della Ministra) una diversa strategia comunicativa che sottolinei l’enorme importanza che ha per la società e l’economia italiana la riapertura delle scuole e accentui l’assoluta necessità della disciplina nei comportamenti individuali, ma anche da istituto a istituto. Poi valuteremo tutto, compresa la mala comunicazione dei cattivi commentatori.

Pubblicato il 22 agosto 2020 su  huffingtonpost.it