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Legge elettorale, Pd e Sardine. A lezione dal prof. Pasquino #intervista @formichenews

Intervista raccolta da Francesco De Palo

“Il nuovo Pd non dovrebbe inglobare nulla, ma solo essere aperto nelle sue strutture decisionali, attento a cosa si muove e disponibile al dialogo”. Conversazione con Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica, in libreria con il pamphlet “Minima politica” (Utet)

Ha scritto un pamphlet uscito in questi giorni dal titolo “Minima politica” (Utet), in cui dedica il primo capitolo proprio alla legge elettorale. Il politologo di fama internazionale e professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, Gianfranco Pasquino, prende spunto proprio dalle ultime leggi elettorali per affrontare con Formiche.net il tema delle visioni politiche all’indomani del voto in Emilia-Romagna e in Calabria.

Come giudica il “dopo Emilia”?

Mi è parsa una campagna elettorale coinvolgente in cui si è parlato anche di alcune interessanti tematiche. Ritengo che tutto sommato l’Emilia sia stata un buon esempio di confronto, naturalmente con da un lato un aumento di toni da parte di Salvini e dall’altro con la capacità di replicare di Bonaccini. Nel mezzo la presenza sul territorio di un movimento, le Sardine. Non male, direi.

Il bipolarismo Conte-Salvini post regionali è destinato a durare, oppure in entrambi gli schieramenti c’è chi spinge per altri due frontman?

Tanto per cominciare non era solo bipolarismo, perché il M5S correva da solo: un fattore che conta sia quando prende voti che quando li perde. Non siamo in un bipolarismo, c’era solo un confronto bipolare tra due candidati, perché correvano per la presidenza, ma se i partiti si contano, come diceva Sartori, quando hanno potere di coalizione e potenziale di ricatto, allora il M5S continua ad essere qualcosa che conta.

L’ultra personalizzazione salviniana è un modello che sta mostrando i suoi limiti?

Salvini ha scelto di personalizzare al massimo qualsiasi tipo di attività politica e in un certo senso fa bene, perché appare come un leader capace di guidare. Detto questo a volte esagera e sbaglia. Ma il suo è il massimo grado di personalizzazione a cui abbiamo assistito fino ad oggi, con l’eccezione di Berlusconi.

Il popolo del M5S è già progressista? Come pesare i trecentomila voti in uscita dal Movimento?

Buona parte di quei voti sono andati su liste che appoggiavano Bonaccini, ormai è certo: da questo punto di vista sono più vicini al Pd. Probabilmente lo sono davvero, anche a causa della crisi di governo agostana causata da Salvini. Le loro tematiche erano già potenzialmente di sinistra, mentre altri due elementi no, anche se bisognerebbe verificarlo: la critica all’establishment, senza se e senza ma; e l’antiparlamentarismo molto pronunciato contro poltrone e vitalizi, che però è un dato che la sinistra non può permettersi.

La prescrizione come si sposa con il riformismo dem?

La legge sulla prescrizione è un’interpretazione sbagliata che fa il M5S, ma non è il solo, ritenendo che la legge italiana sia troppo blanda e abbia fatto sfuggire dalle sue maglie alcuni condannabili che invece la prescrizione ha salvato. Uno di questi è notoriamente Berlusconi.

Il nuovo Pd teorizzato da Zingaretti come potrà inglobare sardine e civici?

Il nuovo Pd non dovrebbe inglobare nulla, ma solo essere aperto nelle sue strutture decisionali, attento a cosa si muove e disponibile al dialogo. Se dovesse inglobare ad esempio le Sardine, si distruggeranno perché alcuni vi aderiranno e altri no, perdendo dei pezzi. Devono fare solo ciò che hanno a lungo promesso: essere aperti grazie ad una struttura reticolare.

Legge elettorale, verso quale modello il Parlamento si sta orientando? Perché solleva dei dubbi su alcune espressioni che stanno circolando in queste settimane?

Nel pamhplet “Minima politica” (Utet) dedico il primo capitolo alla legge elettorale dicendo che è ora di smetterla con un latinorum che non ha senso. Aveva senso il latino di Sartori: Mattarellum voleva dire che la legge era un po’ mattocchia, Porcellum derivava dalla famosa “porcata” definita tale dal senatore Calderoli, Rosatellum è una stupidata, Germanicum non ha nulla a che fare con il sistema tedesco se non la soglia di sbarramento, che peraltro verrà abolita se Renzi si renderà conto di non riuscire a superare il 5%. Insomma, meglio evitare il latino e attribuire le leggi elettorale al primo firmatario.

E quella Brescia, allora, prossimamente in Aula?

Sono tutte leggi fondamentalmente mediocri perché non aumentano il potere degli elettori, ma proteggono i partiti e i privilegiati. Qualcuna è addirittura pessima. Due elementi non dovrebbero esserci mai più: le liste bloccate e le candidature multiple, perché vera violazione del principio di eguaglianza garantito dal’art. 3 della Costituzione.

Pubblicato il 28 gennaio 2020 su Formiche.net

Il voto in Emilia Romagna, Zingaretti e le Sardine. Intervista al professor Gianfranco Pasquino @RadioRadicale

Intervista di Roberta Jannuzzi
27 gennaio 2020 – Durata: 10′ 49″

Ascolta

 

L’Emilia Romagna al centrosinistra, la Calabria al centrodestra.
Questi i risultati delle Regionali, che vedono il dem Bonaccini superare la leghista Borgonzoni e la forzista Santelli trionfare sull’imprenditore Callipo.
Crollo M5s in entrambe le regioni.
Il Pd è di nuovo il primo partito in Emilia-Romagna e il suo segretario, Nicola Zingaretti, parla di un ritorno a un sistema bipolare.
Il leader della Lega Matteo Salvini ricorda che si è fatto tutto quello che si poteva e promette che il cambiamento è solo rimandato.
Sconfitta per il M5s: capo reggente, Vito Crimi, invita a non arrendersi e a
 stare uniti.
Trionfo silenzioso per le Sardine che hanno contribuito a mobilitare l’elettorato

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Il governo durerà ma i 5S si liberino di Di Maio #intervista @ildubbionews

Intervista raccolta da Giulia Merlo
“Le sardine? Apprezzo sempre la partecipazione e dico che un movimento nella fase nascente ha bisogno di tempo per trovare uno sbocco”.

I sondaggi dicono il vero, secondo il politologo Gianfranco Pasquino: l’Italia, per ora, è un paese che si è orientato verso il centrodestra. Ma l’attuale quadro politico è in subbuglio: con il movimento delle sardine ma anche con la variabile ancora incalcolabile sul futuro del premier Giuseppe Conte.

Professore, quale è il suo giudizio sulle sardine?

Io apprezzo sempre quando le persone si mettono insieme con un obiettivo comune e risvegliano la partecipazione, soprattutto quella giovanile. Sono favorevole anche quando l’obiettivo è la protesta, a maggior ragione se fatta contro Matteo Salvini e il populismo.

La critica maggiore è che si tratta di protesta senza proposta.

Che significa? Quelli che oggi sbandierano proposte spesso si riempiono la bocca di parole solo retoriche oppure di offese nei confronti di qualcuno. Io dico di dare tempo al tempo: per citare Weber, il movimento delle sardine è ancora nella fase di stato nascente. Poi la mobilitazione si estenderà ancora, infine si deciderà che farne e se darle sbocco.

Di solito le mobilitazioni sono contro il governo, mentre in questo caso sono contro il populismo salviniano, quindi l’opposizione.

Sulla base di questo ragionamento, non avrebbe senso nessuna manifestazione contro il fascismo, visto che è stato sconfitto. Invece ha senso, perché si manifesta contro un pericolo che si percepisce come attuale e questo fa parte della conversazione democratica. Io non trovo nulla di male nel protestare contro un’opposizione che agisce in modo scomposto e propaganda notizie false. E poi la protesta delle sardine non è solo contro Salvini, ma anche contro l’eccessiva timidezza del governo, ovvero di chi dovrebbe fargli da contraltare.

Esiste spazio per uno sbocco elettorale di questo movimento?

Esiste se la sinistra partitica rimane statica. Se le sardine avranno voglia, allora avranno anche lo spazio per organizzarsi. Del resto, abbiamo visto succedere qualcosa di simile con i 5 Stelle, anche se in quel caso a capo c’era un leader forte come Beppe Grillo.

Altrimenti il consenso delle sardine si riverserà nel centrosinistra?

È possibile, ma non è un meccanismo automatico. Il Pd deve cercare quel consenso, dicendo alcune cose o candidando determinate persone, per esempio. Insomma, deve esserci una trattativa e un accordo preelettorale tra i dem e le sardine.

I 5 Stelle sono in netto tracollo, è una parabola invertibile?

Lo spazio di protesta nei confronti del sistema politico che il Movimento intercettava esiste ancora, ma ora c’è la concorrenza sia di Salvini e, a loro modo, anche delle sardine. Il problema dei 5 Stelle è uno solo: la leadership. Luigi Di Maio è debole, inadeguato e fa perdere voti. Per recuperarli, tornando non certo al 32% del 2018 ma a un buon 20%, bisogna fare una buona campagna elettorale ma soprattutto trovare un nuovo leader: Beppe Grillo, per esempio, recupererebbe molto consenso.

Il Pd, ieri, ha chiesto una «verifica» di questo governo. È segno che i dem vogliono staccare la spina?

Io trovo normale che si chieda di fare il bilancio, perché questo è un governo strano e la verifica fa parte delle necessità di tutte le coalizioni, in cui può sorgere la necessità di sostituire qualche ministro o trovare una nuova linea politica.

Nessun rischio di crisi, quindi?

Se questo governo nasce per contrastare Salvini, allora deve rimanere in carica finché può e dimostrare che la sua politica funziona adoperando tutto il tempo a disposizione, quindi fino al 2023. Per durare, però, i partiti devono smettersi di farsi concorrenza interna. Altrimenti sarà un fallimento di tutto il governo e farà crescere l’opposizione, quindi Salvini.

I sondaggi sono veri e il nostro è un paese di centrodestra?

I sondaggi raramente sbagliano, ma fotografano una situazione hic et nunc. Però la campagna elettorale può cambiare tutto: qualcuno fa errori, qualcuno individua la tematica vincente oppure qualcosa di imprevedibile accade. Nelle ultime elezioni alcuni milioni di italiani hanno cambiato comportamento elettorale. Inoltre, esiste una variabile ancora imponderabile.

Quale?

Il premier Conte. Secondo i sondaggi è il più popolare, ma non si sa ancora cosa farà. Lui dice che non si candiderà, ma chissà: potrebbe stare coi 5 Stelle, farsi un partito personale … Oppure, forse, si sta preparando a diventare il prossimo presidente della Repubblica.

Pubblicato il 10 dicembre su ildubbionews.it

Le sardine anti Salvini hanno un futuro nel mare della politica? @sputnik_italia

 

Intervista raccolta da Tatiana Santi per Sputnik Italia

Le “sardine” manifestano nelle piazze italiane e incentrano la propria protesta contro Matteo Salvini. I promotori del movimento si definiscono apartitici, ma si scagliano solo contro la destra e il leader del Carroccio. Le sardine anti Salvini hanno un futuro nel mare della politica?

Tutto inizia a Bologna in concomitanza con la campagna elettorale della Lega in Emilia Romagna. Una sfida lanciata sui social da 4 ragazzi riesce a riunire migliaia di persone in piazza. Il movimento delle sardine nasce quindi in opposizione a Matteo Salvini, il quale è all’opposizione. Parliamo di un fenomeno originale, visto che di solito si protesta contro chi governa.

Secondo gli organizzatori delle proteste non si tratta di un possibile partito né di un movimento vero e proprio. Una cosa è certa: il collante che unisce le sardine è la loro posizione anti Salvini. Quali sono però le loro idee e i loro obiettivi? Il progetto potrebbe diventare col tempo un soggetto politico, com’è successo per il Movimento 5 stelle? Sputnik Italia si è rivolto ai ragazzi fondatori delle sardine richiedendo un’intervista, senza ottenere per ora risposta positiva. Nel frattempo per analizzare questo originale fenomeno abbiamo intervistato Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica all’Università di Bologna.

– Professore Pasquino, qual è il suo punto di vista sul movimento delle “Sardine”? Crede che resterà una protesta di piazza o potrà diventare un vero movimento politico?

– Naturalmente per qualche tempo ancora resterà una protesta di piazza che però è riuscita a mobilitare un numero veramente consistente di persone. C’è qualcosa di inusuale ed abbastanza straordinario. Non sono in grado di prevedere i passaggi successivi. Vedremo come andranno le elezioni in Emilia Romagna: se perderà il PD vorrà dire che le Sardine non hanno avuto alcun effetto positivo ed andrà quindi ripensato. Al momento si tratta di una protesta diffusa e ben organizzata.

– Le sardine dicono di non appartenere a nessuno schieramento. Possiamo dire che però nella protesta si intravede il Partito Democratico … Lei cosa ne pensa?

– A mio giudizio il Partito Democratico non c’entra niente, nel senso che non ha la capacità di organizzare proteste di questo genere. Il PD potrebbe essere il beneficiario di questa situazione, però non è certamente colui che ha dato vita a questo, anzi, molti di quelli che partecipano alle varie manifestazioni non hanno alcuna precedente esperienza con il Partito Democratico. Il PD potrà certamente trarne vantaggio, ma se cercherà di controllare questo movimento ne perderà il sostegno che gli arriva.

– Crede che si possano fare dei parallelismi con il Movimento 5 Stelle dei primi giorni?

– Credo che abbiano qualcosa in comune poiché esprimono insoddisfazione, le sardine esprimono una posizione di cambiamento poiché vogliono cambiare lo schieramento di sinistra. Il movimento che ora riempie le piazze è fatto in gran parte, ma non esclusivamente, da giovani e quindi ha alcuni elementi in comune col Movimento 5 Stelle. Ci sono però almeno due elementi di differenza che sono importantissimi: il primo è che non c’è un leader riconosciuto come Beppe Grillo, questo è un elemento di grande importanza poiché è stata la personalità di Grillo che ha prodotto il Movimento 5 Stelle all’inizio. Il secondo punto di differenza è che si va sviluppando anche in base alle caratteristiche dei luoghi dove si organizza, con i 5 stelle la mobilitazione viene diretta dall’alto, mentre qui avviene luogo per luogo: Bologna, Modena e qualche città siciliana.

– Crede sia un movimento propositivo o è sostanzialmente anti – Salvini? Non crede siano solo una opposizione all’opposizione?

– Loro protestano contro Salvini, cosa che a me sembra già importante, sostengono inoltre di essere antifascisti e quindi questa è già una posizione di campo. Perché dovrebbero fare delle proposte? Non sono mica un movimento di governo … Si muovono all’interno della società e raccolgono quello che la società va dicendo. La proposta la devono fare i partiti, in questo caso se cerchiamo la proposta è quella di far vincere i candidati delle elezioni regionali che sono contrari alle politiche di Salvini. Se parliamo di proposte credo che sia veramente troppo presto. Come si fa nel giro di 4 settimane ad avere una proposta? Se io fossi uno di loro direi: < ma che proposta volete da noi?>. Certo vogliono cambiare e vogliono evitare dei cambiamenti in peggio, cioè un cambiamento con Salvini.

– Quindi sono contro Salvini, ma non vogliono proporre alcuna idea?

– Esatto, non devono fare nessuna proposta specifica. Poi dalla storia dei movimenti, sappiamo che possono avere un’unica questione rilevante. In seguito potrebbe succedere qualcosa di rilevante ed il movimento potrebbe prendere una posizione su quella questione.  Ci sono tante materie sulle quali credo che le “Sardine” sarebbero in grado di prendere posizione: per esempio sul testamento biologico di cui si sta discutendo, sul clima poi hanno preso le posizioni di Greta. Ci sono quindi elementi di protesta, ma non essendo un partito non devono governare.

Pubblicato il 27 novembre 2019 su it.sputniknews.com

 

Sul movimento delle “sardine” fatevi le domande giuste

Prima viene lo statu nascenti, un’effervescenza collettiva con l’obiettivo limpido di dimostrare presenza e impegno e di opporsi al capitano di politiche nocive. Poi, seguono la mobilitazione e la sperimentazione. La protesta passerà alla proposta, ma il passo più complicato per non finire come i girotondini, me lo ha suggerito Max Weber e confermato Francesco Alberoni (Movimento e istituzione, Il Mulino 1977), è l’istituzionalizzazione. Con fortuna e virtù.