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Il neo Presidente La Russa ha ringraziato apertamente i senatori della minoranza che lo hanno votato. Vicepresidenze delle Camere e delle Commissioni ci diranno poi chi erano i destinatari di quei ringraziamenti
I ringraziamenti espliciti, quasi plateali rivolti dal neo-eletto Presidente del Senato Ignazio La Russa ai senatori/senatrici che non fanno parte della maggioranza per averlo votato mandano due segnali politicamente molto significativi. Da un lato, comunicano a quei senatori/senatrici che sono benvenuti e che, quando ci sarà l’occasione, saranno adeguatamente ricompensati. Che i loro voti, palesi e segreti, continueranno ad essere più che bene accetti. In estrema sintesi, dietro l’angolo è nata quella che potremmo definire una maggioranza eventuale. Dall’altro, le parole del Presidente La Russa fanno sapere a Berlusconi, che ha imposto la scheda bianca/astensione ai parlamentari di Forza Italia, che i “buchi” da lui/loro lasciati possono essere riempiti rapidamente e in maniera abbondante con appoggi esterni. In un modo da non sottovalutare, i ringraziamenti di La Russa indeboliscono grandemente il potere di ricatto che Berlusconi strenuamente tentava di utilizzare sulla formazione del governo Meloni con la richiesta di un Ministero importante per la sua fedelissima (parola non mia di cui confesso non capire fino in fondo il significato) Licia Ronzulli.
Per quel che riguarda il centro-destra, il resto, vale a dire altre trame, vantaggi, reazioni, altri ricatti, altre convergenze più o meno inaspettate, lo si vedrà quando (e se) e con quanti voti verrà eletto il Presidente della Camera, che dovrebbe essere un deputato della Lega. Chi siano i senatori/senatrici che più o meno generosamente hanno deciso l’elezione di La Russa precisamente non lo sappiamo. Tuttavia, potremo avere qualche elemento conoscitivo e esplicativo in più, forse persino decisivo, quando verranno eletti gli uffici di Presidenza della Camera e del Senato.
Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, in quanto rappresentanti i due gruppi più numerosi non hanno nessuna intenzione di cedere le vicepresidenze a Azione. Dunque, se il voto segreto premiasse un candidato/a espressione dell’area Calenda-Renzi diventerà fin troppo facile sostenere che si è prodotto uno scambio. La moralità non è il terreno su cui si fonda la politica né in Italia né, in maniera minore, altrove. Molte altre cariche istituzionali sono disponibili a cominciare dalle prestigiose e potenti Presidenze delle Commissioni. Altri scambi sono possibili e probabili dai quali, però, le opposizioni in ordine sparso risulteranno inevitabilmente e imprevedibilmente indebolite.
Al tempo stesso, però, l’imminente governo del centro-destra avrà al suo interno una componente (Forza Italia) amaramente insoddisfatta, non convinta, a meno di avere ottenuto molto nella formazione del governo, dell’obbligo politico di agire in maniera disciplinata e solidale. Poiché sono note anche le mire di Salvini per un Ministero, gli Interni, per il quale la Presidente del Consiglio in pectore ha già fatto sapere di preferire un’altra, non specificata, personalità, se ne può concludere che sul governo Meloni già si addensano non pochi pesanti nuvoloni.
Pubblicato AGL il 14 ottobre 2022
Per cambiare non basta un leader (ma lui durerà)
1) La svolta impressa da Matteo Renzi al suo partito sta cambiando la cultura politica del Pd o il cambiamento è di facciata?
1) Non basta un leader, nessun leader, per cambiare la cultura politica di un partito che — peraltro — era diventata già una cultura pallida e evanescente. Non vedo in Renzi la volontà di dare una nuova cultura ma solo la volontà di far cambiare comportanti ai vecchi politici del Pd. Per cambiare una cultura di un partito ci vuole ben altro che una figura di spicco.
2) Il “fenomeno” Matteo Renzi durerà ancora a lungo o no? E per quale ragione?
2) Il «fenomeno» non durerà a lungo, ha un tempo molto limitato, Renzi deve fare le riforme. Ma il premier può durare a lungo come politico perché, ormai, controlla il partito dal punto di vista numerico, anche se non controlla ancora i gruppi parlamentari. Il «fenomeno» quindi non durerà, il politico sì. Soprattutto non durerà negli aspetti «accessori»: il suo leaderismo, il suo modo di parlare, di sfidare sempre tutti e tutto non può durare a lungo. Augurabilmente, se ne stancherà anche lui.
3)Le riforme proposte da Renzi sono state giudicate da alcuni intellettuali e osservatori politici come “autoritarie”. Lei è d’accordo o no?
3) Quelle proposte da Renzi non sono riforme autoritarie. Sono solo riforme pasticciate. Come fanno, lui e la ministra Boschi, a dire di voler riformare il bicameralismo perfetto? Se è perfetto, non si riforma, già usano le parole sbagliate. Ancora: i renziani hanno attaccato il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha criticato la riforma proposta in Consiglio dei ministri, ndr) perché è nonimato. Se Grasso è nominato, Boschi è binominata, prima da Renzi con il Porcellum, poi sempre da Renzi al governo. Il loro modo di discutere dei problemi è deplorevole. E, ribadisco, le riforme che lanciano sono pasticciate. Prima le hanno presentate come effetto della scelta fatta dagli elettori con le primarie (che non erano primarie, ma l’elezione del segretario di un partito): ma gli elettori non stavano votando il programma di governo di Renzi, bensì solo un segretario del Pd. E in quel programma, presentato durante le primarie da Renzi, l’Italicum come è stato proposto adesso non c’era. L’Italicum è un piccolo «porcellum», un «porcellinum» che consentirà a Boschi di essere di nuovo nominata. Sul Senato, la verità è che non sanno cosa fare. Togliere il voto di fiducia a questo ramo del Parlamento va anche bene, tutto il resto è insicuro. Per fare una buona riforma bastava avere non dico il coraggio ma l’intelligenza di guardare cosa fanno le «seconde Camere» in ambito europeo. Non l’hanno fatto, hanno fatto un pasticcio.
Intervista a cura di Marzio Fatucchi
CORRIERE FIORENTINO 1 aprile 2014

