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Da Losanna a Bruxelles la strada non è breve
Ricordo di avere letto tempo fa una ricerca sul grado di fiducia che i cittadini degli Stati-membri dell’Unione Europea avevano gli uni negli altri. Non so quanti fra quei cittadini fossero stati lettori dell’Eneide e ricordassero la frase del troiano Laocoonte “timeo Danaos et dona ferentes” che voleva rifiutare il dono del famigerato cavallo, ma solo un terzo degli Europei dichiarò di avere fiducia nei greci che, infatti, ne stavano facendo di cotte e di crude con la loro finanza e i loro numeri. Gli italiani godevano della fiducia del 50 per cento degli Europei. Nonostante i loro stivali e i loro carri armati Panzer avessero schiacciato tutti gli Stati-membri, i tedeschi sono riusciti a (ri)conquistarsi la fiducia dell’80 per cento degli europei. Prevedibilmente ai livelli più elevati, sopra il 90 per cento stavano tutti i paesi scandinavi, nordici. La buona notizia è che, almeno nell’importante occasione dell’assegnazione delle Olimpiadi invernali, molti dei delegati sportivi hanno creduto al progetto italiano, hanno valutato positivamente gli elementi tecnici, sportivi, logistici e con una notevole quantità di voti hanno assegnato le Olimpiadi a Milano e Cortina. La decisione è probabilmente stata influenzata in modo positivo anche dal segnale di unità e coesione che ha inviato la delegazione italiana e dal discorso del Presidente Mattarella che, com’è noto, riscuote notevole fiducia dei capi di governo e di Stato un po’ dappertutto. È giusto festeggiare anche perché, organizzate bene, come fece Torino nel 2006, le Olimpiadi promettono posti di lavoro, investimenti in infrastrutture, ritorni di immagine e di prestigio di cui l’Italia, mi viene da scrivere, “soprattutto in questa fase”, ha assoluta necessità. Sappiamo tutti, anche quelli che preferiscono chiudere gli occhi e le orecchie e accusano complotti, che la credibilità del governo Cinque Stelle-Lega, di alcuni ministri prominenti, dello stesso capo del governo (definito, in maniera sgradevole, un burattino da un pur autorevole esponente del raggruppamento liberaldemocratico europeo) è molto bassa a Bruxelles. Le promesse a vuoto e gli impegni disattesi, le giustificazioni basate su cifre e proiezioni che i Commissari ritengono come minimo fantasiose, il cambiar le carte in tavola (senza neppure sufficiente destrezza) hanno creato un clima non favorevole all’Italia. È auspicabile che, rallegrati dalla lusinghiera vittoria di Losanna, i governanti, a partire da Conte, si preparino al meglio per giocare una partita più importante che abbiamo iniziato e finora condotto davvero molto malamente. La porta della Commissione rimarrà pure sempre aperta all’Italia, come ha affermato il non-falco Pierre Moscovici, ma dietro quella porta stanno molti commissari, sicuramente la maggioranza, sospettosi delle mosse italiane e disposti non ad una ennesima apertura di credito, ma all’apertura della procedura di infrazione. Il passo da Losanna a Bruxelles non è breve.
Pubblicato AGL 25 giugno 2019
La egemonia della Destra
La Destra, in particolare nella versione che ne offre costantemente Matteo Salvini, ha acquisito una egemonia anche, forse, soprattutto culturale nell’Italia contemporanea? Lasciando, per una volta, da parte le responsabilità, che pure ci sono e grandi, del Partito Democratico, politiche e culturali, di persone e di proposte, a quali fenomeni/fattori bisogna guardare? La nuova Lega e il suo Capitano hanno soltanto saputo sfruttare una onda alta di insoddisfazione (peraltro, in competizione con le Cinque Stelle) e stanno facendo operazioni da abili surfisti oppure c’è qualcosa di più profondo nella cultura e nella politica in particolare italiana che la Lega interpreta meglio di chiunque altro?
Davvero si tratterebbe di una nuova manifestazione del fascismo? Perché, a mio modo di vedere di un “ritorno”, non potremmo assolutamente parlare, dal momento che il fascismo, notoriamente, in Italia non è mai andato via perché mai gli italiani hanno voluto fare i conti con se stessi e sempre hanno cercato di fare dimenticare le loro colpe spingendo sotto il tappeto quelli che Renzo De Felice chiamò Gli anni del consenso (1929-1936)? La mia risposta è negativa, discutibile, ma solo da chi conosce non solo il fascismo italiano, ma anche come giunsero al potere i movimenti autoritari in Europa e America latina.
Due tematiche hanno finora fatto la fortuna politica di Salvini: l’immigrazione e la sicurezza. Sono anche legate fra di loro, ma non così strettamente come Salvini e diverse frange della sua Lega vorrebbero fare credere. In termini tecnici: agenda setting e issue ownership, da un lato, Salvini ha dettato l’agenda, dall’altro, si è impadronito saldamente di entrambe le tematiche. È presumibile che le due tematiche durino nel tempo, ma da sole certamente non garantiscono una egemonia culturale, anche se scomparse, snervate e sfibrate, le culture politiche del XX secolo (Paradoxa, La scomparsa delle culture politiche in Italia, Ottobre/Dicembre 2015 documenta il possibile), non esiste nessun argine.
Sull’onda del trumpismo, Salvini continua a dire “prima gli italiani” e questa sì è una tematica che ha radici profonde e durature. Fare leva sull’identità in una fase in cui pare sfidata sia dagli immigranti che da coloro che predicano accoglienza e solidarietà dalle loro comode abitazioni cittadine nelle zone a traffico limitato lasciando che quell’accoglienza e quella solidarietà la forniscano gratis et amore dei gli abitanti delle periferie è un’operazione che fa acquisire molti consensi. Può anche essere sfruttata come sfida all’Unione Europea le cui politiche sui migranti non sono state coronate da successi spettacolari. L’identità nazionale può essere utilizzata contro le sinistre da sempre e, almeno in parte correttamente, accusate di debole identità nazionale e di esagerato europeismo “mentale”, non politicamente argomentate. Che, poi, nella sinistra facciano outing anche i non pochi sovranisti è una scoperta soltanto per coloro che la sinistra la frequentano poco e la idealizzano molto. Non è qui che si troveranno gli anticorpi al “corpo” del leader Salvini.
Da ultimo, sta in Salvini e nel suo ampio seguito leghista la mentalità, che non vorrei mai chiamare “cultura”, del cittadino libero e produttivo contro lo Stato impiccione e sprecone. Dovremmo ricordare che è questa mentalità che si è ritrovata d’un sol colpo unita dentro la Forza Italia delle origini, che è stata blandita e remunerata dai governi di Berlusconi, che ha sempre dimostrato di essere molto diffusa, quasi fosse la mentalità italiana, degli italiani. Ed è questa mentalità con le sue radici profonde che può effettivamente costituire il sostrato di lungo periodo dell’egemonia di Salvini della destra. Voi chiamatela se volete “populistica” poiché implica la delega piena al Capitano, cioè al leader. Aggiungete il sovranismo e la miscela è quasi completa. Comunque, funziona e soprattutto rappresenta una parte cospicua degli italiani. Parte di questa miscela circola anche dentro il Movimento Cinque Stelle con una spruzzatina di democrazia diretta che, in verità, è una forma di delega mascherata. Parte, infine, ma in dosi molto minori si trova in quasi tutti gli Stati-membri dell’Unione Europea, ma molti di loro non hanno alle spalle un’esperienza fascista di impronta duratura.
Per concludere, non piangerò neppure una lacrima furtiva sul paese che ha dato i natali a Dante e Leonardo, a Cavour e a Garibaldi, a Spinelli e a De Gasperi. Nelle mentalità della Destra e dei suoi elettori sono quasi tutti dei Carneadi anche se qualcuno fra loro i voti li aveva, eccome. I successori non ne hanno fatto buon uso. Recuperarli richiede, cominciando subito, almeno una generazione (anche su questo “Paradoxa”, Giovani e futuro della politica. Oltre il disincanto, Ottobre/Dicembre 2018).
Pubblicato il 24 giugno 2019 su PARADOXAforum
Auguri, Repubblica non sovranista #2giugno #FestadellaRepubblica
Quest’anno la Festa della Repubblica è stata celebrata in un’Italia scopertasi sovranista. Alle elezioni del 26 maggio per il Parlamento europeo i partiti italiani dichiaratamente sovranisti (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Nuova e Casa Pound) hanno superato di non poco il 40 per cento dei voti. Se aggiungiamo i sovranisti dentro le Cinque Stelle, alcuni sovranisti di sinistra, espliciti e camuffati, più Berlusconi che vorrebbe fare una coalizione in Europa con i sovranisti che lui, che vede nel profondo, chiama “illuminati”, è probabile che il sovranismo sia maggioritario in Italia. A fronte stanno gli europeisti non tutti molto convinti, non tutti capace di argomentare un discorso convincente su quello che l’Unione Europea può essere e non soltanto su quello che può dare di concreto al paese e ai suoi cittadini.
I nove decimi dei Costituenti, che avevano visto e sofferto la tragedia dei nazionalismi, i sovranisti di allora, da un lato, inorridirebbero ad ascoltare coloro che dicono “Prima gli italiani”, dall’altro, rimanderebbero tutti a leggere l’art. 11 della Costituzione. Lì si trova la vera risposta preventiva al sovranismo con l’indicazione che limitazioni alla sovranità nazionale sono non solo possibili, ma auspicabili per il perseguimento di obiettivi: “la pace e la giustizia fra le Nazioni” che vanno molto oltre quanto qualsiasi stato democratico potrebbe da solo ottenere. Avendo molti di loro subito la triste sorte dell’esilio in paesi stranieri a causa delle loro opinioni politiche, i Costituenti si premurarono di regolamentare “la condizione giuridica dello straniero” (art. 10) sottolineando, in special modo, che colui “al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo diritto dell’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Non resisto a sottolineare che i Costituenti fecero riferimento alla necessità di una legge apposita e non alla discrezionalità di qualsivoglia autorità di governo. Aggiungo che mi pare corretto interpretare estensivamente il diritto all’esercizio delle libertà democratiche con riferimento a tutti coloro ai quali i dittatori negano deliberatamente qualsiasi opportunità di lavoro e di vita, affamandoli.
Come sempre, il modo migliore di festeggiare la Repubblica consiste nell’interpretare gli articoli della sua Costituzione che Piero Calamandrei, uno dei più autorevoli Costituenti, giustamente definì “presbite”. Ecco, i sovranisti che guardano soltanto qui e ora, anzi, guardano addirittura all’indietro, stanno con le loro azioni disapplicando e violando la Costituzione italiana. Gli italiani non potranno più e non riusciranno mai a essere “primi”. La loro prosperità e persino quella pace che diamo per scontata, ma che è anche un risultato ottenuto grazie all’Unione Europea, non sono affatto assicurabili con un’Italia che si ripiega su se stessa.
Pubblicato AGL il 3 giugno 2019
Nello scontro con l’Ue, Salvini non può cavarsela
Il politologo Gianfranco Pasquino analizza il panorama politico italiano alla luce dei risultati delle elezioni europee
Intervista raccolta da Osvaldo Migotto 28 maggio 2019
Sugli ultimi sviluppi della politica italiana, con il crollo dei pentastellati e la forte ascesa della Lega nelle elezioni europee, abbiamo sentito il parere di Gianfranco Pasquino, politologo nonché professore emerito di Scienza politica.
Professor Pasquino, per Matteo Salvini le europee sono state un grande successo. Ciò è dovuto più alla sua astuzia politica o alle ingenuità e contraddizioni del giovane del giovane leader del M5S?
«Direi che sul risultato di questo risultato elettorale ha pesato… Continua la lettura QUI
Un’estate calda per il governo sovranista
A saperli leggere e contare i numeri, soprattutto quelli dei voti, contengono informazioni limpide e importanti. La Lega di Salvini è senza nessuna riserva la vera vincitrice delle elezioni europee. Salvini è riuscito a farla diventare il più votato partito in Italia e il secondo partito più votato in Europa, in competizione con i socialisti portoghesi, ma chiaramente distaccato dal partito dell’ungherese Orbàn. Ha vinto anche Giorgia Meloni. I suoi Fratelli d’Italia, coerentemente sovranisti e saldamente collocati a destra, riescono quasi a raddoppiare i loro voti e si candidano a far parte di un eventuale governo guidato dalla Lega. Contrariamente a quello che hanno detto e scritto troppi frettolosi commentatori, il Partito Democratico, il più europeista dei contendenti, non è in ripresa, ma in stallo. Ha ottenuto circa 100 mila voti in meno del 4 marzo 2018. Ha ancora moltissima strada da fare. Deve trovare più di un alleato per costruire un’alternativa sia all’attuale governo giallo-verde sia a un possibile, ma non ancora probabile, governo di destra. Ha bisogno di elaborare le proposte giuste per riconquistare i troppi elettori che hanno perso fiducia nella sua classe dirigente e nella sua capacità di rappresentarne preferenze, interessi, bisogni.
Sono soprattutto le Cinque Stelle ad avere perso alla grande, quasi dimezzandosi, a causa sia della loro ambiguità nei confronti dell’EU sia per quella che è oramai la conclamata debolezza della leadership di Di Maio. Il Movimento non è destinato a sparire in tempi brevi anche se l’insoddisfazione degli italiani sulla quale ha costruito le sue fortune elettorali si dirige già verso la Lega, partito di governo e di protesta. Ha perso anche l’ormai superato Berlusconi il cui blando anti-europeismo non poteva essere mobilitante e le cui tematiche, come la riduzione delle tasse, accompagnate da anacronistiche critiche ai comunisti, fanno oramai parte del bagaglio leghista visto che Salvini non ha esitazioni nell’additare il PD come suo nemico principale.
In attesa degli esiti, molto importanti anch’essi, delle elezioni amministrative (con il Piemonte già passato al centro-destra), Salvini festeggia in maniera pacata sapendo che le sue richieste dovranno trovare accoglimento: le nuove autonomie, la tassa piatta e, naturalmente, la designazione del nuovo Commissario italiano. Non ha nessun interesse alla crisi del governo e, come ho ripetutamente scritto, sa di avere una posizione di ricaduta: una nuova coalizione di destra che includa il definitivamente ridimensionato Berlusconi. L’estate sarà calda poiché la Commissione Europea non esiterà a sanzionare le politiche economiche italiane che sfondano il deficit concordato e che non riducono il debito. Per evitare la probabile procedura d’infrazione, non basteranno al sovranista Salvini i molti voti guadagnati, ma le sofferenze più grandi attanaglieranno le Cinque Stelle alla ricerca di un nuovo copione e, forse, anche di un nuovo capocomico.
Pubblicato AGL il 28 maggio 2019
Ai sovranisti questo libro non piacerà #daleggere #falsari @DAVIDPARENZO @MarsilioEditori
Lamentandomi regolarmente, con molte ottime ragioni, per il pessimo lavoro di reportage che, tranne pochissime eccezioni, i giornalisti italiani (e non solo) fanno quando “raccontano” l’Unione Europea, sono rimasto molto positivamente sorpreso dalla lettura del libro di David Parenzo, I falsari. Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana, Venezia, Marsilio, 2019, pp. 200. Venerdì 24 maggio ho avuto il piacere di discuterne nella sede di Nomisma a Bologna, con l’autore, con l’europarlamentare uscente (e, gli auguro, rientrante) Paolo De Castro intervistati da Alessandro Barbera (La Stampa) per l’appunto un giornalista che scrive di Unione sapendone.
Con agili e documentati capitoli, frutto evidente di accurate ricerche, Parenzo smonta la fake narrazione non soltanto dei sovranisti (di destra e di sinistra), ma anche dei “professionisti” del “sì, ma… bisogna cambiare l’UE”. Ciascun capitolo spiega come le direttive e i regolamenti dell’Unione abbiano migliorato la sicurezza dei più vari tipi, di vita, di lavoro, di commercio, di alimentazione, degli europei, proteggendone i prodotti, favorendone il commercio, incoraggiando lo sviluppo delle aree arretrate, e chiarisce che il “nemico perfetto per la politica italiana”, per riprendere il titolo del libro, sono i politici italiani, la loro ignoranza e la loro propensione a falsificare la realtà. Avrei scritto qualcosa di più sulle istituzioni europee e la politica, ma sono consapevole che è una mia (de)formazione professionale –della quale sono, però, molto orgoglioso!
Dopo il voto, contati i seggi, valutatone l’esito complessivo, sarebbe davvero opportuno ripartire da ciascuno degli argomenti trattati da Parenzo per continuare a offrire spiegazioni e suggerire azioni. Non mi faccio illusioni, ma spero che l’autore non molli la presa e continui, anche con il sarcasmo della “sua” Zanzara, a stigmatizzare documentando.
L’#Europa è il luogo dove potete esercitare la vostra sovranità. Votate! #Europee2019 #ElezioniEuropee2019
Parlamento Europeo. Se votate con il portafoglio pensate che il costo del vostro carrello della spesa è alto non per colpa dell’Euro, ma delle politiche economiche del governo. Con la lira, i vostri stipendi avrebbero ancora meno valore. Votate con il cervello e il cuore. L’Unione è il più grande spazio di libertà, diritti civili e sociali, pace mai esistito al mondo. I sovranisti sono portatori malsani di conflitti. Votate, votate. Votate.
INVITO I falsari. Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana #24maggio #Bologna @DAVIDPARENZO @MarsilioEditori @nomismaustampa
Nomisma e Marsilio Editori presentano
I FALSARI
Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana
di David Parenzo
Intervengono con l’autore
Paolo De Castro
Gianfranco Pasquino
modera Alessandro Barbera
Bologna
venerdì 24 maggio ore 16
Sala Conferenze Nomisma
Strada maggiore, 44
Marsala, oggi. Gianfranco Pasquino: “Ricuciamo insieme i pezzi d’Europa, partendo da…”
Intervista raccolta da Marco Marino
Il nostro è un tempo di slogan, punti esclamativi e affermazioni che lasciano poco spazio al pensiero, al dubbio o anche solo al semplice dialogo. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il filosofo Norberto Bobbio diceva che “il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non di raccogliere delle certezze”. La verità è che è molto più facile accomodarsi nelle formule più ricorrenti come “Prima gli italiani/ i siciliani/ i marsalesi/ i marsalesi di via…!” e vedere come va a finire il film. Tanto, a farla vinta, sono sempre loro. Gli uomini dei Palazzi della Politica. Quelle figure indefinite che muovono le nostre vite come se fossero delle pedine.
Ma la politica non può, non deve essere rappresentata in questo modo e chi s’è adagiato a pensarla così sbaglia di grosso. Forse, però, non risuonano più nemmeno le parole di uno dei nostri padri della nostra Repubblica, Piero Calamandrei: «La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai…».
Di questi argomenti e di molti altri parlerà oggi Gianfranco Pasquino, alle 18.30, alle Cantine Florio per il secondo appuntamento del festival 38° Parallelo – Tra libri e cantine, la rassegna di incontri che fino a domenica 19 animerà la città di Marsala con importanti dibattiti legati dal tema del “rammendi, tra visioni e paesaggi”.
Con Gianfranco Pasquino, politologo di fama internazionale, da poco ritornato in libreria con il saggio Bobbio e Sartori. Capire e cambiare la politica (Bocconi, 2019) anticipiamo alcuni dei temi di questo pomeriggio.
Lunedì s’è chiuso il Salone del Libro di Torino. Entrato nel dibattito fascismo-antifascismo, è sembrato che si riproponesse “il paradosso della tolleranza” di Popper: se la tolleranza prevede anche l’inclusione delle frange più intolleranti è fisiologico che queste cercheranno di farsi spazio ristabilendo i valori dell’intolleranza…
Popper avrebbe, anzitutto, chiesto a chi aveva accettato la domanda di partecipazione al Salone del libro di Torino dell’editore di Casa Pound in base a quali criteri lo aveva fatto. Principio fondamentale è l’assunzione di responsabilità personale e di giustificazione razionale dei propri comportamenti. Poi, avrebbe chiesto di potere (ri)presentare in pubblico il suo libro La società aperta e i suoi nemici nel quale si trovano i principi da osservare e attuare affinché gli uomini e le donne si scelgano le modalità con le quali vivere la loro vita e farsi governare. Popper avrebbe sicuramente suggerito e gradito che si facesse un vero e proprio bando relativo alla costruzione di una società aperta al quale partecipassero tutti coloro disposti a discuterne con lui, magari scrivendo una o due paginette di introduzione al suo testo, oggi, nelle condizioni date. La libertà di espressione del proprio pensiero è un valore irrinunciabile, ma non può mai essere puntellata dal ricorso alla violenza, facilmente constatabile. “È pensiero l’incitamento all’odio?, alla violenza? alla repressione autoritaria?” si sarebbe interrogato Popper. Mai impedire a chiunque l’espressione del pensiero, a voce o per iscritto. Sempre chiedere a tutti di rinunciare alla violenza e di rispettare le leggi vigenti. Sarei stato con Popper continuando a sollecitarlo ad approfondire le sue posizioni, a indicare le sue preferenze, a giudicare caso per caso, argomentando i suoi giudizi.
In un’Italia infettata da populismi, nazionalismi e sovranismi, è sempre più crescente la sfiducia nella possibilità che l’Europa possa ritornare a essere una vera comunità aggregante. Come ritornare a credere in un futuro possibile della nostra Unione? O forse bisogna rassegnarsi all’avanzata del Gruppo di Visegrad?
Nessuno può credere che i problemi, immigrazione e economia, riduzione delle diseguaglianze e offerta di lavoro, che l’UE non riesce a risolvere possano essere risolti da Stati che si riappropriano della sovranità, consapevolmente ceduta, persa solo se incapaci, inadeguati e inaffidabili. I sovranisti, che sono più banalmente e pericolosamente nazionalisti di ritorno, entreranno inevitabilmente in conflitto fra di loro. Si faranno la guerra, proprio come nel passato. Gli europeisti/federalisti metteranno insieme ancora più risorse che avranno un effetto moltiplicatore. Una di questa insostituibili risorse è la democrazia, il potere del popolo esercitato nelle forme e nei limiti della Costituzione, nel caso dell’UE con riferimento al Trattato di Lisbona. Il populismo è una tremenda illusione, la credenza ingenua o furbesca che esista un leader svincolato dalle leggi, non responsabile attraverso regole e procedure, che trae legittimazione da un popolo che lui stesso definisce, contemporaneamente definendo nemici del popolo coloro che al suo potere sregolato si oppongono e che questo leader produca cambiamenti positivi, progresso. Nei paesi del gruppo di Visegrad, forse accolti prematuramente nell’UE, la cultura democratica non è robusta e vibrante, ma esiste un dissenso democratico che può legittimamente fare appello ai cittadini e rovesciare grazie a elezioni libere e non manipolate chi viola le regole. Le autorità europee ricorderanno a quei paesi che la loro prosperità dipende anche dall’osservanza dei principi democratici. Non sarà facile capovolgere alcune tendenze, ma è certamente possibile.
Idea fondativa dell’Unione è che l’Europa, più che un continente, sia un movimento di libertà dello spirito che spinge tutti noi europei alla ricerca della ragione e ci convince della predominanza del ruolo delle leggi su quello del potere. A poche settimane dalle elezioni, cosa resta di quell’idea?
L’Europa è un progetto politico che avanza, nonostante tutto, avendo conseguito la pace fra gli aderenti e la prosperità, nonostante la crisi esogena venuta dagli USA. Da più di settant’anni la guerra è sparita dai rapporti fra gli Stati dell’UE ed è diventata inimmaginabile. Tutti gli Stati-membri e i loro cittadini stanno meglio oggi, in qualche caso molto meglio, di quando hanno aderito all’UE. Altri Stati vogliono aderire (Albania, Kosovo, Montenegro, Serbia) per consolidare le loro traballanti democrazie e fare crescere le loro economie (e società). L’UE è il più grande spazio di libertà e di diritti civili e politici, anche sociali, mai esistito al mondo. L’UE ha abolito la pena di morte. L’UE garantisce la libertà di circolazione di persone e idee, capitali e merci. L’UE è pluralismo politico, sociale, economico, religioso, culturale come nessun altro luogo al mondo. Nell’UE si può ragionare e dissentire, lottare per le proprie idee e proposte, perdere, mai tutto, vincere mai tutto, continuare a perorare la propria causa, persuadere e essere persuasi. Siamo cittadini europei che possono vantarsi di potere chiedere e ottenere giustizia direttamente dalla Corte Europea di Giustizia. Abbiamo ancora molta strada da fare, molta ne abbiamo fatta, sappiamo come avanzare. Siamo anche consapevoli che esistono più indicazioni sui ritmi e sui tempi del futuro che disegneremo d’accordo con i cittadini e con i capi dei governi degli altri paesi. La Gran Bretagna con la sua pasticciata e sbagliata Brexit insegna a tutti quanto costoso sia andarsene, senza sapere dove e per fare che cosa.
Una parola da cui ripartire per ricostruire i valori, le speranze della nostra Europa.
La mia parola chiave dell’UE è opportunità. In una comunità grande, non solo per i numeri, ma per la cultura, la parola opportunità va declinata in diversi modi. È, anzitutto, la possibilità di trovare luoghi e sedi nelle quali esplicare al meglio le proprie capacità. La varietà delle situazioni in Europa è garanzia della molteplicità possibile di scelte. È la certezza che in molti luoghi dell’UE si sarà giudicati in base ai meriti, alle capacità di lavoro, ai contributi personali. Opportunità è quanto gli studenti del programma di enorme successo Erasmus, di scambio fra le migliori università dell’Europa (che sono tante), hanno conosciuto e apprezzato. Continueranno a farlo, a sfruttare questa straordinaria opportunità. Uomini e donne istruiti e professionalmente preparati hanno l’opportunità di migliorare ancora la qualità della loro vita liberamente circolando sul territorio europeo. Non saremo mai tutti eguali su tutto – né, immagino, vorremmo esserlo -, ma l’UE offre eguaglianze di opportunità come nessun singolo Stato-membro (tranne, forse, le avanzatissime Danimarca, Finlandia e Svezia), hanno offerto e stanno tuttora offrendo ai loro cittadini (e agli immigrati che desiderano, con lo studio e con il lavoro, integrarsi davvero). Infine, opportunità di opporsi a leggi ingiuste e a sentenze “sbagliate” grazie alla possibilità per ciascun singolo cittadino europeo di rivolgersi alla Corte Europea di Giustizia per tutelare i suoi interessi, i suoi valori, le sue idee ogniqualvolta si sentano e siano schiacciati da uno Stato nazionale e/o dalle stesse autorità europee.
Pubblicato il 17 maggio 2019 su tp24.it
Abbasso il sovranismo. Teniamoci stretta l’UE @La_Lettura #387 #vivalaLettura
Il sovranismo, come molti degli “ismi” che circolano, contiene qualcosa di esagerato e inquietante. Cerca di darsi una patina democratica richiamandosi alla sovranità che, secondo l’art. 1 della Costituzione italiana “appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Anche se i sovranisti non si fanno mancare qualche scivolone populista, più che di popolo (“prima gli Italiani”, “Veri Finlandesi”, “Svedesi Democratici”) il loro sovranismo è fatto, soprattutto, di esaltazione della nazione, con frequenti e, per l’appunto, inquietanti cedimenti al nazionalismo. La nazione sovranista si definisce con riferimento al sangue e al territorio; è primitiva, fondata su tradizioni, reali o costruite ad arte, che servono per segnare differenze e per escludere, ma che, non poche volte, si traducono in gravi episodi di xenofobia e persino di razzismo. È una nazione che finisce per essere governata secondo modalità da democrazia illiberale che nega diritti agli oppositori. Infine, è una nazione da proteggere e promuovere senza nessuna commistione, alla quale spetta la sovranità integrale che non può essere mai ceduta a qualsivoglia organismo sovranazionale. Nemico sicuro dei sovranisti è l’art. 11 della Costituzione italiana laddove detta limpidamente che l’Italia “consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Nel loro esplicito tentativo di (ri)affermare la sovranità nazionale, i sovranisti accusano l’Unione Europea di avere espropriato quella sovranità. Dimenticano e nascondono che, invece, sono ripetutamente stati i loro governi e i rispettivi Parlamenti a cedere all’UE consapevolmente e deliberatamente parti della sovranità, italiana e degli altri Stati-membri, nell’intento, largamente conseguito, di creare pace e di produrre prosperità. Sono stati e rimangono questi gli obiettivi principali che, operando da solo, nessuno Stato nazionale è in grado di conseguire. Nessun isolamento di singoli stati europei potrebbe nel mondo contemporaneo essere splendido, ma risulterebbe del tutto sterile. Che, poi, la sovranità italiana non rifulga nei contesti internazionali, tanto meno nell’Unione Europea e non produca esiti apprezzabili non dipende da cospirazioni anti-italiane né da mai chiaramente identificati poteri forti, ma dalla mancanza di credibilità e dall’inadeguatezza di troppi dei nostri rappresentanti.
Recuperare la sovranità nazionale, sia quella volontariamente ceduta sia quella colpevolmente perduta, significa, secondo i sovranisti, riconquistare anche il potere del popolo, per il popolo, vale a dire la democrazia. Se le decisioni più rilevanti per una nazione sono effettivamente prese a Bruxelles, se i rappresentanti liberamente e democraticamente eletti in Italia e altrove non hanno il potere di decidere le politiche economiche e sociali che preferiscono e che hanno proposto ai loro elettori ottenendone il voto, allora sarebbero la stessa sovranità popolare e, di conseguenza, la democrazia a essere negate. Il popolo elegge rappresentanti costretti a sottostare a decisioni prese altrove (sulle quali, però, se fossero capaci, credibili, e competenti potrebbero incidere sostanzialmente), diventando tecnicamente e politicamente non-responsabili, irresponsabili.
I sovranisti sostengono che soltanto loro sono in grado di recuperare la sovranità, riportandola nelle mani dei politici eletti dal popolo e, al tempo stesso, riacquistando il consenso e la fiducia della cittadinanza, che, venuti meno, hanno colpito al cuore non poche fra le democrazie realmente esistenti. Il sovranismo afferma che non sarà la, comunque molto complicata e altrettanto lenta e densa di contraddizioni, unificazione federale dell’Europa a dare una risposta capace di rimediare ai problemi delle democrazie europee. Il sovranismo sostiene che nel trasferimento di sovranità dagli Stati nazionali al livello sovranazionale non si è affatto affermata una nuova più elevata sovranità democratica e popolare. Al contrario, la sovranità nella sua espressione sovranazionale è diventata preda di burocrati e tecnocrati, senza volto, “senza patria” e, come disse memorabilmente, con una punta di suo personale sovranismo, il Gen. de Gaulle, (politicamente e democraticamente), “irresponsabili” .
Poiché ciascuno dei sovranisti si dedica al perseguimento degli interessi nazionali e ha una visione che raramente va oltre i confini della sua nazione è destinato a entrare in conflitto con tutti gli altri sovranisti. Il sovranismo in un solo paese si rivelerebbe altrettanto inadeguato e controproducente quanto fu il socialismo in un solo paese. È sorprendente come, in alcuni paesi, fra i quali l’Italia, si trovino spezzoni di sovranismo, in particolare in versione anti-europeista, nei ranghi della sinistra che si distingue dal sovranismo di destra solo per qualche critica più puntuale alle politiche neo-liberiste e al capitalismo finanziario che l’UE non sarebbe in grado di contrastare. Se è stato, e continua ad essere, il più o meno impetuoso vento della globalizzazione a investire in maniera tracotante le strutture e le pratiche nazionali e democratiche di ciascun paese, se ai problemi più gravi –rilancio dell’economia, accoglienza dei migranti, contenimento delle diseguaglianze sociali, non riesce a rispondere in maniera apprezzabile un’organizzazione sovranazionale, ricca e sostanzialmente solida, come l’Unione Europea, chi può illudersi che avranno successo politiche nazionali elaborate e attuate da Stati “sovrani” inevitabilmente in concorrenza fra di loro? Quasi sicuramente il sovranismo sarà inefficace e probabilmente diventerà pericoloso. In un mondo dove si confrontano grandi potenze, USA, Russia, Cina, forse India, in competizione fra loro, il sovranismo è un’illusione fondata su un’erronea analisi dei processi economico-sociali e degli imperativi politici, destinato a sfociare in una delusione che gronda rischi di guerre commerciali e, addirittura, di rivendicazioni territoriali.
Pubblicato su La Lettura n 387 – 28 aprile 2019







