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Renzi e M5S: sfida fra futuristi

Da Ivrea, la sfilata dei potenziali ministri del Movimento 5 Stelle, a Roma, l’incontro/incoronamento dei tre candidati alla segreteria del Partito Democratico (ma Emiliano, infortunato, era in video-conferenza da Bari) giunge l’annuncio della sfida. Da un lato, quello delle Cinque Stelle, sta il nuovo che avanza e che annuncia che bisogna “Capire il futuro”. Dall’altra, colui che, con molta probabilità, tornerà ad essere il segretario del Partito Democratico non si stanca di ripetere che bisogna guardare al futuro, mai al passato. Sfida fra futuristi, dunque, o fra futuribili? E’ una “sfida totale” annuncia Renzi, ma nessuno ancora sa quali saranno le regole, elettorali, della sfida. Qualcuno, però, intravede una sfida fra due modelli di partito: pigliatutti, quello delle Cinque Stelle orientate fondamentalmente a raccogliere tutti i cittadini scontenti, che sono molti, diffusi, granitici, contro la politica e politici; e pigliatutto, quello del Partito Democratico di Renzi, fin dall’inizio orientato a conquistare tutte le posizioni di potere e, dopo la sconfitta nel referendum, desideroso di rifarsi con gli interessi. Non ci saranno prigionieri se Renzi vince e tutte le cariche disponibili saranno attribuite ai renziani in una graduatoria che premierà la vicinanza e la fedeltà. Poi, naturalmente, sia le Cinque Stelle sia il PD dovranno trovarsi gli alleati poiché, probabilmente e, aggiungo io, sperabilmente -sarebbe tremenda la concentrazione di potere in ciascuno dei due, da solo-non avranno abbastanza seggi in Parlamento per formare da soli il governo.

A Roma, campeggiava la scritta “La democrazia è qui”, messaggio mandato ai pentastellati che credono che la democrazia sia soltanto quella diretta da Grillo e Casaleggio, chiedo scusa, quella che si trasmette sulla rete, grazie alla piattaforma chiamata Rousseau. Il PD replica con la ventilata creazione di una piattaforma definita Bob. Mentre capisco e conosco Rousseau, anche se gli studiosi del pensatore ginevrino sostengono che lui non sarebbe affatto andato a Ivrea e non si riconosce in quella piattaforma, mi sfugge perché il PD abbia scelto il nome di Bob che sembra qualcosa che persino Alberto Sordi avrebbe definito un’americanata. Non farò il pedante, ma la democrazia continua a essere in tutti paesi del mondo che democratici sono una “conversazione” fra persone che la tecnica/tecnologia può aiutare e supportare, mai rimpiazzare, e che, insomma, sulla rete debbono correre contenuti e non intimazioni, espulsioni e altre sgradevolezze con il rischio di chiamare, come a Genova, i magistrati a decidere, nella fattispecie, al momento, dando torto a Grillo.

Per essere totale la sfida PD/5Stelle non dovrebbe riguardare le loro rispettive “narrazioni” sul da dove vengono, dove intendono andare, dove vorrebbero portare gli italiani, ma soprattutto il come e che cosa fare con riguardo alle condizioni date. L’Europa, che è il luogo dove, comunque, rimanga l’Italia dentro Euro e Unione Europea oppure, traumaticamente, esca fuori da entrambi, dovremo confrontarci, non ha neppure fatto capolino nelle due kermesse. Anzi, per rimanere nelle parole francesi (in attesa delle “epocali” elezioni presidenziali della Quinta Repubblica), mi è parso di vedere entrambi gli sfidanti in surplace. Sta arrivando il tempo del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria e poi della manovra d’autunno. Sembra che il (governo del) PD non vorrà fare nulla o quasi per non provocare le reazioni elettorali degli elettori-contribuenti. Dal canto loro, le Cinque Stelle nulla dicono del bilancio dello Stato e della montagna del debito pubblico che, pure, impedirebbe/impedirà qualsiasi attuazione del “loro” reddito di cittadinanza. No, né il PD né il Movimento Cinque Stelle guardano, al futuro e meno che mai cercano di costruirlo. Il futuro è altrove.

Pubblicato AGL il 14 aprile 2017

INVITO L’Europa di ieri, di oggi e (soprattutto) di domani #Verona 11 aprile

Società Letteraria di Verona e Movimento Federalista Europeo

Un tempo l’Unione europea non era che un sogno. Confinati dal fascismo sull’isola di Ventotene, tra i bagliori sinistri della guerra mondiale che infuriava lontano, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero il famoso Manifesto “Per un’Europa libera e unita”, in cui l’unità dell’Europa era già “una impellente tragica necessità”.

Oggi l’Unione europea viene considerata da molti suoi cittadini un’istituzione distante e complicata. Eppure, per il suo ruolo centrale su tutti gli aspetti del vivere comune – l’immigrazione, l’economia, la difesa dei diritti individuali e collettivi, la tutela delle minoranze – è una risorsa di tutti e che tutti riguarda.

Gianfranco Pasquino racconta con passo rapido e ampiezza di sguardo il passato e il presente di questo sogno difficile: trenta limpide lezioni per un viaggio nella “Europa che c’è” e in quella che avrebbe potuto – e potrà – esserci, tra il progetto federalista degli Stati Uniti d’Europa e le brusche frenate e le inattese novità degli ultimi anni, dall’esito del referendum sulla Brexit alla Presidenza Trump negli Stati Uniti.

L’Europa in trenta lezioni è un’occasione per fare il punto sull’Europa che abbiamo costruito fin qua, nel momento in cui più forti soffiano i venti contrari del populismo e del nazionalismo più ottuso. Un modo per capire che cosa rischiamo di perdere e che cosa potremmo riconquistare, recuperando quei valori di libertà, di pace, di prosperità da cui, nelle ore più buie del secolo scorso, è nata l’idea di Europa unita.

L’incontro con l’Autore, alla Società Letteraria di Verona, sarà anche un’opportunità per fare un primo punto sulle tante iniziative in corso per rilanciare il progetto d’integrazione europea, a partire dai risultati del Consiglio europeo a Roma, in occasione dei sessant’anni dei Trattati di Roma, che il 25 marzo 1957 diedero vita al suo nucleo iniziale, la Comunità Economica Europea.

L’Europa di ieri, di oggi e (soprattutto) di domani

Martedì 11 aprile 2017 ore 16
Sala “Montanari” – Società Letteraria
Piazzetta Scalette Rubiani 1 – Verona

Presentazione del volume di
Gianfranco Pasquino
L’Europa in trenta lezioni
(UTET)

Ne discutono con l’Autore:
Giorgio Anselmi, Presidente del Movimento Federalista Europeo
Flavio Brugnoli, Direttore del Centro Studi sul Federalismo (Torino)
Presiede e coordina:
Daniela Brunelli, Presidente della Società Letteraria di Verona

MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO
Via Poloni 9 – 37122 Verona
Tel. e fax 045 – 8032194
e-mail: verona@mfe.it

Trattato di Roma. Dal passato la lezione per andare avanti

 

Guardare indietro per meglio andare avanti? Celebrare il 60esimo anniversario del Trattato di Roma (25 marzo 1957) che lanciò il mercato comune dal quale si dipanò tutto il percorso che ha portato all’attuale Unione Europea è doveroso. E’ giusto farlo senza dimenticare le difficoltà degli ultimi sette-otto anni prodotte da fattori esogeni, che vengono da fuori: per l’economia, da quanto successo con il fallimento della Lehman Brothers negli USA; per la società, da ondate di migranti che lasciano i loro paesi poveri, ma anche molto oppressivi, talvolta lacerati da guerre civili. Quei migranti rendono uno straordinario omaggio all’Europa. Lo ritengono il continente che consentirà a loro e ai loro figli di vivere una vita migliore. Lo ha anche già consentito a tutti gli europei i quali, purtroppo, hanno la memoria corta e una inadeguata conoscenza della storia. Gli europei “occidentali” hanno dimenticato le condizioni dei loro paesi quando si accordarono per l’Europa dei sei; gli europei “orientali” hanno subito spinto sotto il tappeto i decenni nei quali furono oppressi dal comunismo.

Anche se non è sbagliato, ricordare i successi sembra servire a poco. I grandi europeisti, dal tedesco Adenauer all’italiano De Gasperi , dal francese Schuman al belga Spaak, da Jean Monnet a Altiero Spinelli riuscirono a proiettarsi con la riflessione e con l’azione nel futuro, non con sogni da realizzare, ma con impegni di tradurre in realtà. Hanno visto molto lontano. Le alternative attuali sono state descritte con grande chiarezza nel documento sui cinque scenari di fronte all’Unione Europea preparato dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker: 1. Avanti così; 2. Limitarsi al mercato comune; 3. Chi vuole faccia di più; 4. Fare meno in modo più efficace; 5. Fare molto di più insieme. Il quinto è lo scenario federalista, assolutamente improbabile a questo stadio, ma che Juncker fa molto bene a delineare poiché gli Stati Uniti d’Europa sono stati una motivazione potente e tuttora esistono Movimenti Federalisti Europei un po’ dappertutto, Italia compresa. Lo scenario che si sta lentamente affermando è il terzo, spesso definito come Europa a due velocità. In effetti, variazioni nella velocità dell’integrazione fra gli Stati-membri dell’Unione già esistono: sono 19 su 28 gli Stati che usano l’Euro. Sono 22 su 28 gli Stati che hanno firmato il Trattato di Schengen, ma alcuni hanno già sollevato obiezioni e imposto eccezioni.

E’ possibile, ma soprattutto auspicabile, che gli Stati più veloci procedano più rapidamente sul terreno sia della difesa e della sicurezza comune sia delle politiche fiscali e sociali, del welfare. L’Italia ha la possibilità di stare nel gruppo degli Stati più veloci. Anzi, cercare di rimanervi significherà spiegare agli italiani, al fine di ottenerne il necessario consenso, il significato delle politiche da attuare e dei sacrifici da fare. Nessuna politica europea è bizzarra, cervellotica, emanata soltanto perché fa comodo ad uno Stato, per quanto forte, come, per esempio, la Germania, ma perché è condivisa, dagli olandesi e dagli austriaci, dai danesi e dagli svedesi. Se, poi, gli Stati più veloci conseguiranno, com’è probabile, risultati molto positivi, ne seguirà un effetto di imitazione/emulazione. Dopo Brexit molti hanno pensato che l’imitazione si sarebbe scatenata per lasciare l’Unione Europea. Al contrario, adesso sono molti proprio in Gran Bretagna a pensare di avere sbagliato alla grande, mentre i paesi dell’Est Europeo, fatti i conti sui vantaggi che traggono dalla loro adesione all’UE, non manifestano nessuna propensione all’uscita. Debbono essere sfidati a impegnarsi a fare di più, a procedere più rapidamente. Hic Roma hic salta.

Pubblicato AGL 24 marzo 2017

Nel 60° Anniversario dei Trattati di Roma: Quale Europa? #Conegliano (TV)

Liceo Statale Guglielmo Marconi

25 marzo 2017 ore 10
presso l’Aula magna del Collegio Immacolata concezione

25 marzo 1957 – 25 marzo 2017

60° Anniversario dei Trattati di Roma 
Conferenza – Dibattito 

Quale Europa?

con Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza politica all’Università di Bologna
Socio dell’Accademia dei Lincei

#Europa C’è ancora molta strada da fare, anche in salita #25marzo #EU60

Diventata una grande zona di pace, benessere e diritti, l’Unione Europea festeggia il 60esimo anniversario del Trattato di Roma, quello che fu il primo grande salto in avanti. Chi si volta indietro vede un lungo cammino completato. Chi guarda avanti sa che c’è ancora molta strada da fare, anche in salita. Gli Europei la percorreranno, magari a due o più velocità, fino a raggiungere gli Stati Uniti d’Europa

Da professore gli darei un sei. Abbatta il debito

Gentiloni sta cercando di rimettere l’Italia in carreggiata. Con l’Ue Siamo inadempienti e vogliamo flessibilità
Intervista raccolta da Alessandro Di Matteo per La Stampa

ROMA Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica, non ha mai amato Renzi ma ha apprezzato la nascita del governo Gentiloni. Professore, dopo i primi cento giorni che giudizio dà?

«Non si poteva comunque andare a nessuna elezione anticipata. Il governo purtroppo è nato ancora all’insegna di Renzi, fondamentalmente è il governo Renzi con un paio di cambiamenti significativi. C’è però qualche aggiustamento nello stile e Gentiloni sta cercando di rimediare a qualche cosa. Da professore direi: fin qui più o meno un sei… tra il sei più e il sei meno».

Sulla politica economica, per esempio, c’è qualche divergenza tra Gentiloni e Renzi…

«Gentiloni sta cercando di rimettere in carreggiata un rapporto con l’Europa che non può essere conflittuale. Noi siamo inadempienti, continuiamo a non fare la manovra richiesta, chiediamo margini di flessibilità superiori a quelli che ci possono essere consentiti e non abbattiamo il debito pubblico. Gentiloni cerca di abbassare i toni e di andare nella direzione voluta dall’Europa. Purtroppo, essendo indicato da Renzi, non può alzare le tasse perché Renzi è contrario in maniera ideologica…».

Lei vorrebbe alzare le tasse?

«È necessario abbattere il debito pubblico, un grande partito deve essere in grado di assumersi delle responsabilità. Per rientrare dal debito bisogna che qualcuno paghi. Non tutti, ma ci sono fasce medio alte – anche i professori, come me – che dovrebbero pagare qualcosa di più. Prodi ottenne la tassa per l’Europa, la utilizzò bene per entrare in Maastricht e ne restituì almeno il 60%. Si possono chiedere soldi agli italiani, purché si sia credibili. Gentiloni può esserlo, se spiega l’obiettivo».

Quindi, avanti con Gentiloni fino al 2018.

«Non ho capito bene perché qualcuno pensava di tornare al voto dopo il 4 dicembre. Non ci sono le condizioni, bisogna fare una legge elettorale, non ci può essere solo il recepimento della sentenza della Consulta. Le elezioni non si fanno per risolvere i problemi dei politici e dei partiti ma per affrontare i problemi del Paese, per consentire agli elettori di eleggere i propri rappresentanti, mai per eleggere un governo. E questa è una fase di grande confusione anche per gli elettori, io avrei qualche difficoltà a votare domattina».

Non c’è il rischio che aumenti lo scollamento con gli italiani?

«No, l’antipolitica viene alimentata da altre cose. Per esempio, questa insistita propaganda sulla casta. Certo, la casta ha i suoi difetti, ma quando i parlamentari salvano Minzolini – mentre dovevano solo ratificare – alimentano l’antipolitica. Ma anche quando sento uno come Di Maio che dice “non lamentatevi della violenza”… Non è certo il governo Gentiloni che alimenta l’antipolitica, direi anzi che sta facendo un servizio al Paese».

Pubblicato il 20 marzo 2017

 

A lezione su 60 anni di storia #DomenicaSole24Ore #Europa30Lezioni

La recensione di Angelo Varni per DOMENICA ilSole24ORE

L’Europa in trenta lezioni

UTET 2017

All’indomani della fine dell’immane tragedia della guerra mondiale, con le macerie materiali delle città devastate e quelle morali quasi comprendiate nel male assoluto dei campi di sterminio che si andavano scoprendo, fu sogno e progetto di pochi, ma speranza e aspirazioni di molti la costruzione di un’Europa capace di far convivere in pace i propri popoli, individuando per questo le radici culturali comuni per condividerne i valori e tradurli in obiettivi politici e in conseguenti ordinamenti istituzionali.

Fu allora l’impulso di statisti come Schumann, De Gasperi, Adenauer, Spaak, che seppe cogliere una simile ansia di intrecciare in un’unica casa europea stati in azioni dilaniatisi fino a quel momento, di farla finita con gli egoismi di reciproca supremazia, di individuare la strada di uno sviluppo condiviso, di sottolineare l’assurdità delle contrapposizioni in un continente che trovava i suoi punti di riferimento, tra i tanti, nelle elaborazioni intellettuali degli illuministi, nelle musiche eterne di Beethoven, nei messaggi di pace di Kant, dell’insuperabile galleria di correnti artistiche succedutesi nei secoli ben oltre i confini geografici, nei ritratti della nostra comune umanità lasciatici da William Shakespeare.

E fu, allora, la CECA, per la quale molto si prodigò Jean Monnet, e poi l’Euratom, insieme alla Comunità Economica Europea, di cui ricorrono il 25 marzo i 60 anni dalla firma, a Roma, dei trattati istitutivi. Parve possibile, dunque, intraprendere un cammino che potesse coincidere con il programma federalista del Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli e da Ernesto Rossi nelle ristrettezze del confino e che fissò le fondamenta dei principi di libertà, di coesistenza fra diversi, di democrazia partecipata, di rispetto della persona.

Di tutto ciò ci parla, seguendone l’evoluzione fino al buio della Brexit e dei muri contro gli immigrati, Gianfranco Pasquino in un volume suddiviso in trenta limpide ” lezioni”, dove scorrono e si chiariscono tutti gli elementi che hanno modellato l’attuale Unione. Le ideologie, le politiche interne e internazionali, i Trattati e gli uomini che gli hanno interpretati, le istituzioni e i rapporti coi cittadini, le scelte economiche e i processi decisionali: in un susseguirsi di analisi che in nessun momento -nonostante le disillusioni dell’oggi-abbandonano le certezze dell’autore che ” l’Europa che c’è” sia comunque meglio di ogni altra soluzione intravista in antitesi, che sia uno spazio ineguagliato di libertà di circolazione di persone, di cose, di capitali, non meno che di sogni e di ideali. Certo che questa sua Europa ” durerà nel tempo”, “riuscirà a progredire in meglio per sé, per gli europei, per il mondo”.

Pubblicato il 19 marzo 2017 su DOMENICA ilSole24ORE

Cosa rischiamo di perdere e cosa di riconquistare #CircoloLettori #Torino 22marzo #Europa30Lezioni

mercoledì 22 marzo ore 18

Circolo dei lettori

Via Giambattista Bogino, 9 

Presentazione con l’autore del libro di Gianfranco Pasquino

L’Europa in trenta lezioni

UTET 2017

Gianfranco Pasquino, L’Europa in trenta lezioni, UTET 2017

L’Unione Europea – a sessant’anni dagli accordi di Roma che diedero vita il 25 marzo 1957 al suo nucleo iniziale, la Comunità Economica Europea – è da molti considerata un’istituzione distante e complessa, inutile, sebbene abbia un ruolo centrale su tutti gli aspetti del vivere comune, l’immigrazione, l’economia, la difesa dei diritti individuali e collettivi e la tutela delle minoranze.
Il politologo ricostruisce gli equilibri di potere su cui si regge, gli organismi, i valori-guida, le personalità che ne hanno influenzato lo sviluppo, le problematiche di ieri e di oggi; fa il punto sull’Europa che abbiamo costruito fin qua, nel momento in cui più forti soffiano i venti contrari del populismo e del nazionalismo più ottuso.
Un modo per capire cosa rischiamo di perdere e cosa potremmo invece riconquistare, recuperando i valori di libertà, di pace, di prosperità da cui, nelle ore più buie del secolo scorso, è nata l’idea di Europa unita.

AUDIO L’Europa che vorrei #RadioRadicale #Firenze #Europa30Lezioni

ASCOLTA LA REGISTRAZIONE AUDIO

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Librerie Universitarie, via delle Pandette, 14 – Firenze
martedì 21 marzo ore 16.30

L’Europa che vorrei
con Gianfranco Pasquino e Gabriele Romei
Presentazione del libro
L’Europa in trenta lezioni

UTET 2017

(altro…)

L’Europa a due velocità

Gli Stati-membri dell’Unione Europea viaggiano già a due velocità: 1. la velocità di chi ha l’Euro e quella di chi non vi ha aderito; 2. la velocità (e la libera circolazione di persone, denaro e merci) di chi fa parte di Schengen e quella di chi ne sta fuori. E’ ora di ingranare un’altra marcia e viaggiare più veloci.