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Da professore gli darei un sei. Abbatta il debito

Gentiloni sta cercando di rimettere l’Italia in carreggiata. Con l’Ue Siamo inadempienti e vogliamo flessibilità
Intervista raccolta da Alessandro Di Matteo per La Stampa

ROMA Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica, non ha mai amato Renzi ma ha apprezzato la nascita del governo Gentiloni. Professore, dopo i primi cento giorni che giudizio dà?

«Non si poteva comunque andare a nessuna elezione anticipata. Il governo purtroppo è nato ancora all’insegna di Renzi, fondamentalmente è il governo Renzi con un paio di cambiamenti significativi. C’è però qualche aggiustamento nello stile e Gentiloni sta cercando di rimediare a qualche cosa. Da professore direi: fin qui più o meno un sei… tra il sei più e il sei meno».

Sulla politica economica, per esempio, c’è qualche divergenza tra Gentiloni e Renzi…

«Gentiloni sta cercando di rimettere in carreggiata un rapporto con l’Europa che non può essere conflittuale. Noi siamo inadempienti, continuiamo a non fare la manovra richiesta, chiediamo margini di flessibilità superiori a quelli che ci possono essere consentiti e non abbattiamo il debito pubblico. Gentiloni cerca di abbassare i toni e di andare nella direzione voluta dall’Europa. Purtroppo, essendo indicato da Renzi, non può alzare le tasse perché Renzi è contrario in maniera ideologica…».

Lei vorrebbe alzare le tasse?

«È necessario abbattere il debito pubblico, un grande partito deve essere in grado di assumersi delle responsabilità. Per rientrare dal debito bisogna che qualcuno paghi. Non tutti, ma ci sono fasce medio alte – anche i professori, come me – che dovrebbero pagare qualcosa di più. Prodi ottenne la tassa per l’Europa, la utilizzò bene per entrare in Maastricht e ne restituì almeno il 60%. Si possono chiedere soldi agli italiani, purché si sia credibili. Gentiloni può esserlo, se spiega l’obiettivo».

Quindi, avanti con Gentiloni fino al 2018.

«Non ho capito bene perché qualcuno pensava di tornare al voto dopo il 4 dicembre. Non ci sono le condizioni, bisogna fare una legge elettorale, non ci può essere solo il recepimento della sentenza della Consulta. Le elezioni non si fanno per risolvere i problemi dei politici e dei partiti ma per affrontare i problemi del Paese, per consentire agli elettori di eleggere i propri rappresentanti, mai per eleggere un governo. E questa è una fase di grande confusione anche per gli elettori, io avrei qualche difficoltà a votare domattina».

Non c’è il rischio che aumenti lo scollamento con gli italiani?

«No, l’antipolitica viene alimentata da altre cose. Per esempio, questa insistita propaganda sulla casta. Certo, la casta ha i suoi difetti, ma quando i parlamentari salvano Minzolini – mentre dovevano solo ratificare – alimentano l’antipolitica. Ma anche quando sento uno come Di Maio che dice “non lamentatevi della violenza”… Non è certo il governo Gentiloni che alimenta l’antipolitica, direi anzi che sta facendo un servizio al Paese».

Pubblicato il 20 marzo 2017

 


1 commento

  1. Paolo Barbieri ha detto:

    Certo! andare al voto in queste condizioni di offerta politica, sarebbe imbarazzante, ancora una volta, per la stragrande maggioranza degli elettori, visto che le indagini del CENSIS e della DEMOS di I. Diamanti. rilelano una fiducia nella casta (pare proprio il termine giusto), che raggiunge appena il 5% dirca.

    Non resta che sperare, ma non se ne vedono segnali, che la miglior elite del Paese, quella emarginata dalle istituzioni e costretta nelle piazzette a difendere i valori costituzionali e la Costituzione stessa, quella portatrice del rigore morale e culturale e dell’orientamento al bene comune, come delle competenze indispensabili a trarre un grande paese dalla palude, quella che potrà, per la sua storia, soddisfare la ricerca e l’attesa di affidabilità della Cittadinanza, si renda disponibile ad accettare, a URNE PIENE, il mandato che tutto il popolo del 4/12, sarà entusiasta di affidarle. Tutto, sia quello del NO che quello del SI’, perchè entrambi desiderano intensamente riforme importanti e funzionali,

    O ancor prima delle urne, con l’esercizio degli artt. 71 e 50 in congiunzione sinergica, per ottenere in tempi brevi alcune di quelle norme giacenti da troppo tempo nelle commissioni e attese con urgenza dal Paese.

    Quando quella prestigiosa elite farà un passo avanti, oltre le analisi puntuali, per un progetto operativo efficace e spendibile in tempi contenuti, prima che il Paese e la sua storia prestigiosa venga inghiottito da una palude di mafie, di corruzione, di evasione fiscale, di giustizia mancata, di territorio che urla il suo bisogno di attenzione e cure, di diritti disattesi…e di condannati salvati dalla pena ignorando la legge e l’articolo 54 della Costituzione?

    Quando? Quando?

    Paolo Barbieri

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