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Meglio passare con il verde #greenpass

Dappertutto nel mondo il Covid ha imposto limitazioni alle libertà personali. Quelle limitazioni sono state giustificate e sono giustificabili per evitare l’espansione del virus e, quindi, tutelare la salute della cittadinanza tutta. Le strategie adottate sono state molto differenti da paese a paese e ad oggi non è ancora possibile dire se una specifica strategia, aperturista o rigorista, abbia funzionato particolarmente bene. Tutti o quasi concordano su un punto importantissimo: le vaccinazioni riducono notevolmente il rischio di contagi, dunque, debbono essere ampliate al massimo per mettere in salvo tutta la popolazione. Da nessuna parte, però, è stato sostenuto e imposto l’obbligo di vaccinazione. La discussione attuale, non soltanto in Italia, verte sulla necessità/utilità di un documento, definito green pass, che certificando il compimento del ciclo vaccinale, serva per avere accesso a stadi e teatri, cinema e concerti, treni e aerei, tutti i luoghi chiusi nei quali si incontrino grandi gruppi di persone. In maniera più o meno esplicita e intensa, il green pass è stato criticato in Italia, in particolare da Giorgia Meloni che vi vede una violazione intollerabile e anticostituzionale delle libertà personali.

Anticostituzionale la limitazione delle libertà certamente non è. Al contrario, è prevista negli articoli 16 e 17 della Costituzione per motivi di sanità, di sicurezza e di incolumità. Deve essere stabilita per legge e, preferibilmente, durare per un periodo di tempo limitato, meglio se predeterminato. In Francia il green pass è stato deciso dal Presidente. In molti stati europei il green pass è il documento che deve essere presentato da coloro, non solo turisti, che vogliano entrare nel paese. D’altronde una cosa è certa: il virus non conosce frontiere e le sue varianti viaggiano in maniera pericolosissima. Probabilmente, la presentazione pubblica del green pass non è stata la migliore possibile. Invece di accettare che venga descritto dagli oppositori come quasi la premessa dell’affermarsi di uno Stato totalitario che controlla la nostra vita (finché dura…) e penetra nella nostra privacy, meglio sarebbe stato se le autorità avessero chiarito i termini della soluzione. Avere o non avere il green pass dipende dalla libera scelta delle persone, dei singoli. Nessuno è obbligato a fare le due vaccinazioni che immunizzano, ma chi vuole andare a teatro e alla partita di basket, al cinema e in altro luogo pubblico, deve sapere che il green pass è il biglietto d’ingresso richiesto. Dunque, non c’è costrizione, ma un’alternativa limpidamente posta fra andare ovunque se in possesso di green pass e essere, per propria scelta, impossibilitati a frequentare alcuni luoghi pubblici. Non possiamo aspettarci che i no vax siano disponibili a cogliere questa cruciale differenza, ma dagli altri italiani, europei, cittadini del mondo è giusto pretendere che sappiano che la scelta è nelle loro mani, a loro protezione e per protezione di tutti.

Pubblicato AGL il 23 luglio 2021

Tutto quello che vorremmo sapere sulla pandemia #Covid19

Grave è che la pandemia sembra tutte le informazioni essersi portata via. Davvero in Cina, luogo d’origine del Covid-19 tutto è già finito? Oppure, come leggo in pochi siti poco frequentati, ci sono ancora 100 casi al giorno? Possibile che l’Europa abbia fatto contratti farlocchi con AstraZeneca? Sarebbe utile sapere se la apparente superiorità sia della Gran Bretagna sia degli USA nella produzione e somministrazione dei vaccini dipende dai loro laboratori e dalle loro industrie farmaceutiche. Vogliamo imparare qualcosa (con e senza punto interrogativo).

Infelice ritorno al medioevo #vaccini

È giusto e opportuno che le due opposizioni (PD e Forza Italia) al governo giallo-verde sostengano, con argomentazioni talvolta diverse, che i punti centrali del programma economico: la flat tax della Lega e il reddito di cittadinanza, insieme non potranno essere realizzati. Però, è probabile che il Ministro dell’Economia Giovanni Tria piegherà i numeri in modo che la tassa non sarà del tutto “piatta” e che il reddito di cittadinanza includerà un numero non molto alto di italiani che ne avranno “diritto”. Nel frattempo, l’incertezza sulle misure del governo ha già fatto salire lo spread fra i titoli di Stato tedeschi e quelli italiani con la conseguenza che le spese degli interessi a carico dello Stato aumentano a scapito delle risorse necessarie proprio per la riduzione delle tasse e l’attuazione del reddito di cittadinanza.

Molto più gravi, invece, sono le indecisioni su due tematiche diversamente importanti, con impatti significativi, rivelatori di qualcosa che non attiene ai numeri, ma alla cultura e alla visione del paese che i due partiti al governo vorrebbero. Sia il TAP in Puglia sia la TAV in Piemonte sono opere pubbliche deliberate tenendo conto dell’impatto ambientale e dei benefici futuri non soltanto degli abitanti di quelle zone. Guardano avanti (e porteranno avanti). Respingerle significa certamente accettare la prospettiva della “decrescita” nell’espressione pentastellata, peraltro nient’affatto “felice”, forse rancorosa, probabilmente non condivisa, dicono i sondaggi, da una maggioranza popolare (alla faccia del populismo buono lodato dal Presidente del Consiglio Conte). Significa anche esprimere sfiducia in quello che la scienza delle costruzioni garantisce riguardo alle due opere. Né si può dimenticare che una parte ampia d’Europa si attende che l’Italia onori gli impegni presi.

Nel caso dei vaccini, il rifiuto della scienza è addirittura plateale. È sostanzialmente inconfutabile che i vaccini hanno debellato malattie, hanno salvato vite, sono essenziali. I distinguo, le proroghe, le prese di distanza, i richiami a presunte libertà e responsabilità personali rivelano una pessima concezione della vita organizzata. Il punto non è che i genitori si assumeranno la responsabilità delle malattie contratte dai loro figli non vaccinati. È, invece, che bambini non vaccinati diventerebbero portatori di malattie che infetteranno altri bambini. Non è questione di responsabilità “personale”, ma di responsabilità nei confronti di coloro che vivono nella stessa società, e senza esagerazioni, data la rapidità delle comunicazioni, si può aggiungere nello stesso mondo. I numeri dell’economia sono, in qualche modo, riconducibili ad un disegno e ad accordi, lo scontro sulla scienza è quasi uno scontro di civiltà. Su questo terreno le opposizioni debbono essere assolutamente intransigenti. Chiuderò in maniera retorica: il ritorno al Medioevo è dietro l’angolo.

Pubblicato AGL il 7 agosto 2018