Grande è la sorpresa, accompagnata dal dolore, dei renziani bolognesi. Alla fin della ballata dell’ attribuzione delle cariche amministrative in città s’accorgono che hanno ottenuto ben poco, quasi niente. Qualcuno potrebbe fare notare loro che a livello regionale avevano ottenuto, presidenza e vicepresidenza con assessorato, fin troppo. Erano altri tempi. Il loro contributo a una non eclatante riconferma di Merola non è stato clamoroso. Per di più, è il Merola stesso che, diventato renziano, per così dire, a metà giornata, ma in tempo per evitare la sfida di qualsiasi renziano in carriera, se a Marco Lombardo fischiano le orecchie, ebbene, sì, e per, come direbbe Eduardo De Filippo, “passare la nuttata”, tornando nell’ampio capannone della Ditta, li ha lasciati soli. La solitudine è stata accresciuta sia dallo scarso, quasi nullo impegno di Renzi nella battaglia per Bologna sia dal fatto che il segretario del Partito Democratico, non vuole perdere tempo a occuparsi del partito. Gli preme controllare la Direzione. Il resto lo abbandona a dinamiche che, quando non funzionano come lui vorrebbe, attribuisce alle tanto disprezzate correnti, Un po’ confusi, i renziani bolognesi non riescono, magari non ci hanno pensato abbastanza, neppure ad organizzarsi in corrente. Anzi, secondo il puntuale resoconto di Olivio Romanini, si sono divisi in tre riti diversi, consegnandosi all’irrilevanza. Figurarsi se la Ditta si fa scrupoli ad approfittare delle renziandifferenze di opinione e di collocazione. Al contrario, con il deputato Andrea De Maria, che ha già dichiarato il suo “sì” al referendum costituzionale, la ditta taglia un po’ di erba sotto ai piedi di quei renziani che cercano di mettersi in luce organizzando i Comitati per il sì dai quali, secondo Renzi-Boschi, uscirà la nuova classe dirigente del PD. Se, poi, al “sì” esplicito arrivano anche i manovrieri prodiani, allora il nervosismo di non pochi renziani bolognesi appare più che giustificato. Dentro tutto questo bailamme due fenomeni meritano attenzione. Il primo riguarda le pallide priorità d’azione della giunta Merola, rispetto alle quali non si nota nessun apporto specifico renziano. Il secondo concerne quella che chiamerò la conversazione nel PD. Critiche, lamentele, prese di distanza sono ricondotte a malumori e malesseri temporanei. La conversazione viene resa ovattata e mantenuta tutta all’interno di quel che rimane dell’organizzazione che non è affatto poco, soprattutto di questi tempi. Chi si aspettasse qualche impennata politico-programmatica da una forte dialettica fra punti di vista diversi è destinato a essere deluso. Nei prossimi anni, more of the same.
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Conversazioni democratiche
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