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VIDEO “Derecha, Izquierda y “Soberanismo” en Europa”

Centro de Estudios Comparados Fac. de Ciencia Política y RR.II. – U.N.R.


El CEC un espacio especializado en el marco de las ciencias sociales y políticas comparadas, de carácter plural e interdisciplinario, donde compartir experiencias de investigación, debatir sobre las herramientas teóricas y metodológicas que se emplean en el trabajo académico e intercambiar opiniones sobre cómo mejorar la calidad de la enseñanza y de la investigación sobre estos temas. Asimismo, se instituye como una plataforma para generar redes, favorecer el intercambio entre colegas de diferentes instituciones, estimular el desarrollo de proyectos de investigación comparados, fomentar la organización de encuentros, reuniones y actividades, así como estimular la creación de bases de datos, contribuir en la difusión de información relevante y servir como espacio donde se puedan encontrar múltiples recursos con el objeto de generar conocimiento socialmente relevante.El CEC está radicado en el Instituto de Investigaciones de la Facultad de Ciencia Política y RR.II UNR

La libertà è diventata inutile? Paradigmi e riflessioni fra pandemia e post-Covid #26ottobre #Forlì Festival L’Occidente nel Labirinto XXI edizione

26 ottobre ore 17.30
Salone comunale
Piazza Aurelio Saffi, 8 – Forlì

Gianfranco Pasquino
dialogherà sul tema “La libertà è diventata inutile?”
con Pietro Caruso

introduce Alessandra Righini

L’evento è parte del Festival L’Occidente nel labirinto XXI edizione “DALL’UOMO VITRUVIANO ALL’HOMO TECHNOLOGICUS.
Mente e Corpi del Terzo Millennio fra Utopie e Distopie” organizzato dal Circolo ACLI L. Valli insieme ad una rete di 14 associazioni ed enti, ed è riconosciuto come corso d’aggiornamento per gli insegnanti.
Per info: http://www.aclivalli.it
mail: aclivalli@gianfrancopasquino

Rai Gr Parlamento #intervista Gianfranco Pasquino @RaiGRparlamento

Intervista raccolta da Stefano Anderson il 21 ottobre 2021

VIDEO “Libertà inutile”: con Gianfranco Pasquino il profilo ideologico dell’Italia repubblicana #Giovedìculturale @culturaesvilupp @UtetLibri

ASSOCIAZIONE CULTURA E SVILUPPO

Gianfranco Pasquino, tra i politologi più autorevoli e apprezzati del nostro Paese, presenterà – in dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale, e con il pubblico che parteciperà all’incontro – il suo volume

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET, Milano 2021).

Dalle elezioni il governo esce rafforzato. Ora il premier accontenti il Pd #intervista @ildubbionews

Intervista raccolta da Giacomo Puletti

Come soddisfare i dem? «Ad esempio con un atteggiamento molto favorevole sul rinnovo del reddito di cittadinanza, pur con le variazioni, sulle pensioni, sull’immigrazione e sullo ius soli»

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica all’università di Bologna, spiega che «Salvini e Meloni dovrebbero riflettere sui propri errori invece di scaricare le colpe su altri» e che il governo esce «appena rafforzato» dal voto, ma «ora Draghi deve rendersi conto che forse a qualche esigenza del Pd si deve rispondere».

Professor Pasquino, a chi è attribuibile la vittoria del centrosinistra alle Amministrative?

La vittoria è al 50 per cento di Letta. È stato ostinato, tenace, sobrio ed è riuscito a ottenere quello che voleva. Il restante 50 per cento è da dividere: attribuisco un 10 per cento a Conte, perché aveva fatto capire agli elettori del Movimento di votare per i candidati del centrosinistra; un 25 per cento agli stessi candidati, perché sono competenti e hanno buone idee per governare le loro città; un 15 per cento al programma complessivo del centrosinistra, che è meno contundente di quello del centrodestra. Sono rimasto stupefatto, come sa sono abbastanza critico del Pd ma Gualtieri, Lo Russo e anche Russo che ha perso a Trieste sono stati candidati efficaci. Insomma il centrosinistra ha scelto bene.

Il Movimento 5 Stelle è destinato a diventare junior partner del Pd nella coalizione di centrosinistra?

 Credo che ormai sia inevitabile. Il ruolo di Conte sarà quello di far passare alcune delle idee del Movimento nella coalizione. Non dimentichiamoci tuttavia che è riuscito a convincere una parte di elettori pentastellati romani che non era il caso di astenersi e men che mai di votare per Michetti. In una vittoria con il 60 per cento dei consensi è difficile che non ci siano anche elettori del M5S. Stessa cosa a Torino, ma a Roma l’apporto di Conte è stato diretto.

Letta ha parlato di coalizione larga, da Conte a Calenda, anche se quest’ultimo non è apparso molto entusiasta. Cosa ne pensa?

Credo che la coalizione debba fare affidamento sulle leadership che ci sono. Quindi purtroppo bisognerà parlare anche con Calenda e Renzi. Ma poi ci sono gli elettori, che sanno che o si allarga la colazione o il paese finisce in mano a Salvini e Meloni. Non sono affatto sicuro che Calenda riesca a convincere i suoi elettori a fare cose contronatura. Renzi ci proverà e alzerà il prezzo ma anche gli elettori di Italia viva sanno che è meglio sopravvivere in uno schieramento di centrosinistra che finire schiacciati da Lega e Fratelli d’Italia.

A proposito di Lega e Fratelli d’Italia, di chi è la colpa della sconfitta?

Salvini e Meloni dovrebbero riflettere sui propri errori invece di scaricare le colpe su altri. Non è il tempo che è mancato, sono loro che hanno scelto tardi i candidati. I quali sono stati pescati dai leader, prima di tutto Michetti e Bernardo. Scegliendo un politico a Milano il centrodestra sarebbe stato molto più competitivo. Dovrebbero riflettere anche sul fatto che i sondaggi fotografano una situazione per quel che riguarda l’andamento del partito ma dall’ultima fotografia sono accadute alcune cose, come il caso Morisi, il caso Fd’I a Milano, l’assalto alla Cgil. Fatti non prodotti dalla sinistra, ma dai loro seguaci.

La forte astensione è causata dalla pandemia, dal fatto che tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia sostengono Draghi o cos’altro?

Lascerei stare Draghi, che non c’entra niente. Ci mancherebbe che collegassimo l’astensione alla soddisfazione o meno sul governo Draghi. Il punto è che chi vuole vincere deve saper mobilitare i propri elettori e sia Salvini che Meloni non l’hanno saputo fare. Il Pd evidentemente ha una capacità di mobilitazione maggiore. Forse la Meloni doveva impegnarsi di più in prima persona, non soltanto a Roma.

Non pensa ci sia comunque un problema di disaffezione nei confronti della politica?

Dell’astensionismo dobbiamo certamente preoccuparci, perché è chiaro che una parte di elettori crede poco in questa politica e quella parte va recuperata. Ci sono poi strumenti che facilitano la partecipazione, come il voto per posta, e questi strumenti ormai andrebbero presi in considerazione per recuperare un 5, forse 10 per cento di astenuti.

Crede che una legge elettorale di stampo proporzionale, di cui già si parla, porrebbe le basi per la nascita di un nuovo centro?

Non sono dell’idea di costruire un centro artificiale mettendo insieme Calenda, Renzi e altri. Vorrei che fosse un’operazione più limpida e non fatta solo per dare ragione al direttore del Corriere della Sera o a qualche suo editorialista. Poi possiamo anche avere una legge proporzionale ma dev’esserci uno sbarramento per evitare la frammentazione del sistema politico e per impedire il potere di ricatto di qualche partitino.

Crede che il Pd per la troppa euforia o la Lega per sparigliare le carte potrebbero staccare la spina al governo e chiedere elezioni anticipate?

Mi pare che dal punto di vista numerico non basta che la Lega esca dal governo perché si vada a votare. E sarebbe anche un atto abbastanza grave, non condiviso da almeno un terzo del partito. Il governo sarebbe uscito indebolito se avesse vinto il centrodestra. Ne esce invece come prima o forse appena rafforzato, ma ora Draghi deve rendersi conto che forse a qualche esigenza del Pd si deve rispondere.

In che modo?

Ad esempio avendo un atteggiamento molto favorevole sul rinnovo del reddito di cittadinanza, pur con delle variazioni, sulle pensioni, sull’immigrazione e sullo ius soli. Sarebbe il modo migliore per compensare il Pd, che è l’alleato fin qui più forte e credibile del governo.

Cosa cambia in vista del voto per il nuovo presidente della Repubblica?

È ancora troppo presto, dico solo che il nome giusto sarebbe quello di Pier Ferdinando Casini, che è un decano del Parlamento, apprezzato da tutti, con molte conoscenze e infine un bravo ragazzo. Ma su alcune candidature ci sarà uno scontro bestiale. Preferirei non venisse eletto Draghi, perché vorrei che il governo andasse avanti fino al 2023. Ma deve scegliere lui, che ne sa più di me e lei. È una sua scelta personale.

Pubblicato il 20 ottobre 2021 su Il Dubbio

Chi non vota non conta #amministrative2021 #elezioni #democrazia #astensionismo

Dal TG5 delle 20 di martedì 19 ottobre 2021

Ora che il Pd ha vinto può incidere sul governo @DomaniGiornale

Anche se non giungo a sostenere, come comprensibilmente ha fatto Enrico Letta, che le elezioni amministrative sono state un “trionfo” per il PD, il successo del Partito e del suo segretario è stato limpido, consistente, significativo. Buoni candidati, competenti e dotati di previa esperienza politica, selezionati(si) con poche tensioni senza strascichi in aggiunta a quello che rimane del radicamento territoriale del partito, hanno prodotto un esito significativo, al di sopra delle aspettative. Per i prossimi cinque anni molte città importanti saranno governate da sindaci democratici. La situazione sembra, almeno in parte, quella del 1975 quando la vittoria di molti sindaci di sinistra preannunciò il grande successo elettorale del PCI nel 1976. Rallegrarsi, quindi, è giusto tanto quanto ricordare che queste vittorie sono anche il frutto dell’atteggiamento responsabile, serio e sobrio dei ministri del Partito Democratico a sostegno del governo Draghi. Pertanto, mi pare di potere suggerire che Letta e il suo partito si sono conquistati il diritto di chiedere a Draghi qualcosa di più e qualcosa di diverso nell’opera del governo al cui interno la Lega deve di conseguenza contare meno .

   Fermo restando l’impegno all’attuazione nel migliore dei modi possibile del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è giusto e opportuno che il Pd ricordi a Draghi che le riforme di adesso debbono preannunciare un percorso riformista che intenda ridurre le disuguaglianze cattive. Tali sono le disuguaglianze che configurano privilegi invece di offrire opportunità di sviluppo, non solo economico, ma sociale e culturale, ai settori svantaggiati della società italiana.Non importa quanto i ricchi diventino più ricchi, ma che lo facciano non a spese della società e dei settori già svantaggiati. Ho in mente, naturalmente, sia una eventuale tassa sui patrimoni sia una rimodulazione della tassa sulle successioni. Questo non sarebbe un esempio del “togliere” (denaro) agli italiani quanto, piuttosto, della volontà di procedere verso maggiore equità sociale non a scapito dello sviluppo. Appare anche opportuno, sempre in chiave di equità e sviluppo, che il PD chieda interventi incisivi per l’integrazione dei figli dei migranti (e dei loro genitori ).

   Nella misura in cui alcune riforme riescano a cambiare la percezione che una parte nient’affatto trascurabile dell’elettorato italiano ha della politica attuale, allora, forse, potrà anche tornare a votare. Non è possibile stabilire quanto gli astensionisti abbiano deciso di lasciare le urne semivuote perchè scoraggiati dalla distanza e dall’indifferenza del governo alle loro sorti. Probabile è che alcune misure, alcuni provvedimenti ben congegnati e ampiamente discussi farebbero (ri)emergere nell’elettorato la percezione che il loro voto conta. Il Partito Democratico e il suo segretario sanno che le vittorie elettorali vanno governate e che un governo più politico può condurre a una pluralità di vittorie (buone).

Pubblicato il 20 ottobre 2021 su Domani

VIDEO La libertà degli altri – Eranos-Jung Lectures Foundation Eranos a partire da Libertà inutile Profilo ideologico dell’Italia repubblicana @UtetLibri

Conferenza: “La libertà degli altri”

Eranos-Jung Lectures: “Meditazioni sulla libertà. L’autonomia allo specchio della vulnerabilità, tra paranoia e responsabilità”

15 ottobre 2021

Auditorium, Monte Verità, Ascona

Moderatore: Prof. Fabio Merlini (Fondazione Eranos, Ascona, e IUFFP, Lugano)

Introduzione

Gli uomini (e le donne) sono, secondo Aristotele, “animali politici”, vale a dire che vivono nella polis. Lì quegli uomini e quelle donne si riconoscono reciprocamente spazi di libertà, diritti e doveri, responsabilità. Creano le indispensabili istituzioni e regole. Talvolta, però, hobbesianamente, quando manca l’ordine politico, homo homini lupus. Rimangono “animali” politici, ma mettono la loro convivenza e le loro libertà in pericolo. La creazione/imposizione dall’alto dell’ordine politico non è sufficiente, poiché tutto dipende dalla qualità di quell’ordine e delle libertà che possono essere esercitate. La libertà dallo Stato e dalle sue interferenze è necessaria, ma può, a determinate condizioni e secondo precise modalità, essere limitata. La libertà di azione e di partecipazione dipende da criteri e opportunità, da regole che ne stabiliscano gli ambiti e le conseguenze e dall’esercizio della responsabilità secondo l’etica delineata da Max Weber. Poiché il poeta, John Donne, ha ragione e coglie il senso più profondo della convivenza: no man is an island, il discorso sulla libertà va condotto con riferimento alle relazioni sociali. Saremo tutti più responsabili quando riconosceremo le libertà degli altri. Saremo meno vulnerabili quando sapremo associarci per risolvere i problemi. Saremo tutti più liberi quando riusciremo a creare capitale sociale.

Relatore

Gianfranco Pasquino, torinese, è Professore Emerito di Scienza politica all’Università di Bologna. Si è laureato in Scienza politica con Norberto Bobbio e specializzato in Politica comparata con Giovanni Sartori. Fra i fondatori della “Rivista Italiana di Scienza Politica”, ne è stato Redattore capo e Condirettore. Ha altresì diretto la rivista “il Mulino”. È stato Visiting Professor alla School of Advanced International Studies di Washington, D.C., all’Università di California, Los Angeles e all’Instituto Juan March di Madrid e Fulbright Distinguished Lecturer all’Università di Chicago. Autore di numerosi volumi, è particolarmente orgoglioso di avere condiretto con Bobbio e Nicola Matteucci il Dizionario di Politica (2016, 4a edizione). I suoi libri più recenti sono Italian Democracy. How It Works (Routledge, 2020), Minima Politica. Sei lezioni di democrazia (UTET, 2020) e Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET, 2021). Già Presidente della Società Italiana di Scienza politica, ha ricevuto quattro lauree ad honorem. Dal 1983 al 1992 e dal 1994 al 1996 è stato Senatore della Repubblica italiana. Dal luglio 2005 è Socio dell’Accademia dei Lincei.

L’edizione 2021 delle Eranos-Jung Lectures è dedicata al tema “Meditazioni sulla libertà. L’autonomia allo specchio della vulnerabilità, tra paranoia e responsabilità”. Abbandonata al suo solo desiderio di affermazione, la libertà rischia di trasformarsi in uno strumento di sopraffazione. Per questo, si potrebbe dire, la libertà va protetta da se stessa. E l’unico modo per farlo è associare all’esercizio della libertà il senso della responsabilità. Confrontati alla nostra vulnerabilità, nella complicazione delle molteplici crisi cui siamo soggetti oggi (economica, sanitaria, ecologica, interiore…), dobbiamo imparare a ripensare l’idea della libertà alla luce delle obbligazioni che fanno di ognuno di noi un “essere di relazioni”. Impegnarsi lungo questa via significa dare una chance alla nostra fragilità inaggirabile, affinché essa resista consapevolmente alla tentazione dei comportamenti paranoici: una tentazione, del resto, sempre in agguato, il cui esito finale è la tirannia.

Cosa devono chiedere Letta e Conte a Draghi @fattoquotidiano

Fare politica vuol dire tentare di trovare alleati, costruire coalizioni, candidare coloro che meglio rappresentano idee, valori, soluzioni. Non è sufficiente, anzi, è sbagliato, pensare che i “civici” siano rappresentanti migliori dei politici per quel che riguarda le idee, le proposte, le visioni, che è quanto, cedendo alle sirene dell’antipolitica, hanno malamente fatto i leader del centro-destra. Continuare a sostenere che il centro-destra era/è uno schieramento compatto cozza(va) con la realtà che fotografa un partito all’opposizione, dura, anche se non proprio pura, un partito con rappresentanti nel governo e il suo “capitano” nelle piazze, un partito nel governo con inclinazioni e declinazioni, anche per necessità, largamente europeiste. Tutto meno che compatto, il centro-destra è attraversato da non facilmente componibili differenze e in preda a forti incomprimibili ambiguità.

Adesso, Meloni e Salvini sollevano qualche polverone (no, non scriverò “polverina”) per celare le dimensioni notevoli della loro sconfitta. L’esito, però, rimane visibilissimo. Nessuna delle città italiane di dimensioni medio-grandi ha un sindaco della Lega e di Fratelli d’Italia. L’astensionismo riguarda tutti e, invece di gettare dubbi sul grado di legittimità politica e democratica dei sindaci eletti dalle alleanze di centro-sinistra, Salvini farebbe meglio a chiedersi dov’è finita la sua leggendaria capacità di raggiungere (la pancia del)l’elettorato. Invece di dire che non c’è stato abbastanza tempo per fare la campagna elettorale, anche la Meloni dovrebbe chiedersi se la spartizione delle candidature è un metodo efficace per individuare e scegliere i (mai “le”?) migliori.

A loro volta, sondaggisti e commentatori dovrebbero rivedere le loro categorie analitiche, ad alcuni sarebbe sufficiente ricordare i basics, le fondamenta del mestiere. I sondaggi fotografano le opinioni e le propensioni del momento nel quale sono effettuati. Anche se più sono i sondaggi migliori diventano le informazioni delle quali tenere conto, il trend conta. Più del trend, però, e questa è una buona notizia democratica, conta la campagna elettorale. Tra il sondaggio e il voto si trovano molti elementi importanti dei quali gli elettori, non solo italiani, ma non voglio in nessuno modo blandirli, sanno tenere conto: candidature, priorità programmatiche, prestazioni passate e promesse future, credibilità complessiva. I potenzialmente vincenti avranno poi la capacità e la forza di amministrare e governare. I civici, privi di un’organizzazione propria a loro sostegno, saranno facile preda di chi li ha candidati. Per lo più i politici sono anche il prodotto di un’organizzazione che ha tutto l’interesse a impegnarsi nell’ardua opera di realizzare buongoverno. La lezione vale anche per quel che verrà.

Con tenacia e pazienza il segretario del PD Enrico Letta ha costruito un campo largo operando intelligentemente a partire da quel non molto che c’è: il Movimento 5 Stelle guidato da Conte. L’apporto di Conte è indispensabile e le sue indicazioni sono state abbastanza seguite e tradotte in pratiche di voto vincenti sia a Torino sia a Roma. L’analisi dei flussi degli elettori pentastellati al primo turno rileverà che una parte si è astenuta al ballottaggio, una parte si è recata alle urne per votare il candidato più vicino alle loro preferenze, ai loro interessi, alle loro posizioni. Qui, inevitabile, si colloca una sintetica, ma cruciale riflessione sul sistema elettorale. Al primo turno gli elettori si orientano giustamente a votare il candidato da loro preferito, scelgono nel menù. Al ballottaggio, consapevoli che il loro voto sarà decisivo, avendo perso il candidato più gradito, cercano il candidato meno sgradito, eleggono. Nel passaggio dal primo turno al ballottaggio la politica, nei confronti degli elettori, ma anche nello stringere alleanze, trova spazio e nuova lena. Naturalmente, non è il caso di esagerare nel valutare positivamente quanto è avvenuto in un confronto elettorale che pure ha coinvolto ben più di 10 milioni di elettori.

In conclusione, due elementi meritano di essere evidenziati e ribaditi. Il centro-destra è attraversato da tensioni “scompositive” e i due leader che si confrontano hanno subito un colpo al loro troppo esibito compiacimento personale e politico. Sul versante del centro-sinistra, Conte, ma soprattutto Letta hanno ottenuto una significativa conferma che stanno andando nella direzione giusta. A questo punto, forse, avrebbero anche l’opportunità di ricordare a Draghi che persino il governo dovrebbe in qualche modo tenere conto dell’esito del  voto e spingersi e spendersi in una ripresa e resilienza che dia maggiore attenzione e più risorse alle periferie italiane, non soltanto geografiche, ma anche sociali e culturali.

Pubblicato il 20 ottobre 2021 su Il Fatto Quotidiano

“Libertà inutile”: con Gianfranco Pasquino il profilo ideologico dell’Italia repubblicana #Giovedìculturale #21ottobre #Alessandria @culturaesvilupp @UtetLibri

ASSOCIAZIONE CULTURA E SVILUPPO

21 ottobre 2021 ore 18
Associazione Cultura e Sviluppo
Piazza Fabrizio De Andrè, 76
Alessandria

È necessario prenotare il posto in sala 

Gianfranco Pasquino, tra i politologi più autorevoli e apprezzati del nostro Paese, presenterà – in dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale, e con il pubblico che parteciperà all’incontro – il suo volume

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET, Milano 2021).