Home » Uncategorized » Tre berlusconismi per ieri, oggi e domani Lib- #10 del Partito Liberale Radicale Ticinese

Tre berlusconismi per ieri, oggi e domani Lib- #10 del Partito Liberale Radicale Ticinese

Pubblicato in LIB, mensile del Partito Liberale Radicale Ticinese,  giugno 2023, p. 9

Il berlusconismo è un fenomeno molto complesso che ha radici nella storia italiana che precedono la “discesa in campo” di Berlusconi e ha propaggini di lunghezza indefinibile nella uscita di scena del discusso e discutibile protagonista. In verità, il berlusconismo è un fenomeno plurale. C’è il berlusconismo materiale espressione del potere economico e del potere mediatico che hanno condotto al potere politico e c’è il berlusconismo ideologico fatto di liberalismo immaginario, di europeismo altalenante, di garantismo proclamato per se stesso, di cristianesimo esclusivo (inteso per escludere i non-credenti, ma anche i credenti in altre fedi). Esiste, infine, un berlusconismo minore che chiamerò quotidiano, da sempre parte della storia di Italia, dell’Italietta, con radici profonde nella autobiografia della nazione, un impasto di atteggiamenti e comportamenti gonfi di anti-politica, anti-parlamentarismo, diffidenza nei confronti dello Stato, familismo, egoismo. Ciascuno di questi atteggiamenti e comportamenti può esprimersi periodicamente con minore o maggiore visibilità, rimanendo sottotraccia, ma sempre solleticabile e attivabile. 

La miscela, meglio la combinazione dei tre populismi ha consentito a Silvio Berlusconi di catapultarsi in maniera possente e brutale sulla scena politica italiana e di rimanervi per quasi trent’anni senza, però, dominarla politicamente, ma molto spesso condizionandone le scelte e le soluzioni. Diversamente da molti commentatori, non è mia opinione che il berlusconismo sia un fenomeno populista, anticipatore di simili sviluppi in altri paesi. Un qualche appello al popolo, una qualche striscia di populismo esiste sempre in tutte le democrazie, sistemi politici che tali sono poiché al popolo, δῆμος, attribuiscono potere, Κράτος, ma il potere di governo non è stato acquisito da Berlusconi in maniera populista, semmai, grazie a quello che chiamò il movimento politico Forza Italia, con enfasi nazionalista: “L’Italia è il paese che amo…”, e non è stato esercitato per il popolo, ma per obiettivi e fini spesso sostanzialmente personali.   

Il berlusconismo non ha una teoria politica. Non riconosce la separazione delle istituzioni e la loro reciproca autonomia. Chi vince le elezioni e conquista il potere esecutivo deve essere messo in grado di decidere a prescindere dal potere della magistratura e, persino, quando necessario, dal potere del Parlamento. In seguito ad una ennesima votazione parlamentare che, per le assenze e l’incompetenza dei suoi eletti, segnò una sconfitta, Berlusconi propose che votassero soltanto i capigruppo con il peso del loro voto corrispondente al numero dei loro parlamentari. Pur dichiarandosi favorevole al presidenzialismo secondo il modello USA (non essendo al corrente dei molti inconvenienti di quel modello a cominciare dal governo diviso), Berlusconi non seppe proporne l’introduzione in Italia.

Per quanto, sicuramente, in alcune democrazie il successo in Italia del berlusconismo politico abbia attirato l’attenzione di qualche politico particolarmente ambizioso, un po’ dovunque erano assenti le risorse indispensabili al berlusconismo materiale e non era possibile sfruttare il lascito delle mentalità che caratterizzano il berlusconismo ideologico. Piccoli berlusconi sono rimasti tali e risultati ininfluenti tranne che negli Stati Unito d’America. Anche se nel più intelligente dei libri alla ricerca delle spiegazioni del populismo, gli autori Pippa Norris e Ronald Inglehart (Cultural Backlash. Trump, Brexit, and Authoritarian Populism, Cambridge, Cambridge University Press, 2019) si riferiscono a Berlusconi soltanto due volte, il paragone con Trump può essere illuminante. C’è il trumpismo materiale del tutto simile al berlusconismo: patrimonio immobiliare, enorme presenza mediatica televisiva, denaro in quantità (e danarosissimi estimatori e finanziatori) e c’è il trumpismo ideologico sicuramente illiberale, che fa ricorso alle peggiori esperienze USA e condona le truffe, la violenza e, sottilmente, il razzismo.

Il berlusconismo materiale è finito con Berlusconi, il suo impero economico verrà suddiviso fra gli eredi. Il berlusconismo ideologico aveva in lui il migliore degli interpreti: né Beppe Grillo né Matteo Renzi hanno dimostrato di possedere capacità simili di manipolazione delle menti. Il berlusconismo come striscia nella autobiografia della nazione si è palesato in gradissimo spolvero molto più nel funerale di Berlusconi, nei numerosissimi commenti dei giornalisti, degli intellettuali di corte e di chiesa e, naturalmente, del pubblico, della audience a reti unificate di Mediaset e non solo. Questo berlusconismo che sta nella storia, nel corpo della nazione, non è mai sparito. Für ewig. Dunque, non di suo ritorno stiamo parlando, ma della sua presenza che soltanto un enorme, convinto, prolungato sforzo culturale in nome dei valori europei potrebbe estirpare. Al proposito, non sembrano esistere in Italia oggi né i politici né gli intellettuali volenterosi e capaci di questo sforzo. Dunque, non è possibile essere ottimisti sul futuro.

GianfrancoPasquino è Professore emerito di Scienza politica e socio dell’Accademia dei Lincei. Fra i suoi libri più recenti pubblicati da UTET: Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (2021); Tra scienza e politica. Una autobiografia (2022); Il lavoro intellettuale (2023).


Lascia un commento