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Pace: il racconto di due piazze

Due piazze: Roma e Milano, due concezioni di pace alquanto diverse. Nella piazza di Roma, più frequentata anche perché più accessibile geograficamente, il significato di pace era la cessazione del conflitto senza nessuna considerazione per la responsabilità della Russia di Putin e delle sue conseguenze: equidistanza. Nella piazza di Milano c’era più consapevolezza che, pacifisti o no, il compito prevalente e l’impegno di tutti dovrebbero tradursi nel riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Ucraina e del suo diritto a difendersi dall’aggressione russa. Nella piazza di Roma, Conte, che si è espresso contro l’invio di armi all’Ucraina, è stato variamente applaudito. Il segretario del Partito Democratico Letta, favorevole a sostenere gli ucraini senza riserve, è stato variamente contestato. Nella piazza di Milano era visibile la presenza di Azione di Calenda e Renzi chiaramente schierati a sostegno degli ucraini e di Zelensky. Curiosamente, però, da entrambe le piazze erano state bandite le bandiere di partito come se agli elettori, agli italiani non si debba/possa fare sapere chiaramente che cosa pensano i partiti da loro votati.

Nelle piazze si esprimono prevalentemente, deliberatamente e consapevolmente le proprie emozioni. Infatti, soprattutto a Roma grande è stata l’esibizione di sentimenti da parte degli oratori e dei manifestanti. Dalle piazze non è né possibile né logico attendersi raffinate analisi strategiche e geopolitiche. Tuttavia, dopo molti mesi di guerra sulla quale non sono affatto mancate le informazioni di ogni tipo, ritengo che sia lecito condividere alcuni punti che non possono giustificare in nessun modo la tanto vantata equidistanza. Che la Russia abbia aggredito l’Ucraina non può essere messo in dubbio. Che l’Ucraina abbia diritto a difendersi dovrebbe essere condiviso da tutti. Che i negoziati potrebbero iniziare un minuto dopo la cessazione delle azioni belliche russe pare innegabile. Stupisce che pochi mettano in evidenza che l’Ucraina è una democrazia, per quanto, come molte democrazie, imperfetta, e che la Russia è un regime autoritario e palesemente oppressivo e repressivo.

   Coloro che sostengono l’esistenza di responsabilità dell’espansionismo della Nato e degli stessi ucraini dovrebbero interrogarsi, come fanno i polacchi e gli estoni, come hanno fatto i finlandesi e gli svedesi accedendo alla Nato, sulle conseguenze per l’Europa di un’eventuale vittoria russa. Porre la pace, intesa come cessazione del conflitto, al disopra di qualsiasi altra considerazione significa, l’avrebbe sicuramente detto il grande sociologo tedesco Max Weber, rinunciare all’etica della responsabilità anteponendo le emozioni all’uso della ragione. Passato il momento delle emozioni, preso atto di desideri non del tutto coincidenti e non egualmente accettabili, è augurabile che i dirigenti politici si adoperino con l’Unione Europea per una pace che ristabilisca e soprattutto rispetti i diritti degli ucraini aggrediti. Una pace giusta.

Pubblicato AGL il 7 novembre2022

VIDEO Anni interessanti Gianfranco Pasquino tra ricordi autobiografici e nuovi equilibri politici #Giovedìculturale @culturaesvilupp @UtetLibri @Treccani

In dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale

Gianfranco Pasquino discuterà delle sue pubblicazioni più recenti:

Tra scienza e politica. Una autobiografia (UTET, Milano 2022)

Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane (Roma 2022)

È raccomandata la prenotazione del posto al link:
https://culturaesviluppo.it/evento/incontro-con-gianfranco-pasquino/

Le inadeguatezze politiche e identitarie delle opposizioni @DomaniGiornale

Come reagire di fronte alle politiche del governo di destra-centro? (In)comprensibilmente, le opposizioni stanno già dando immediata prova della loro inadeguatezza. Il governo Meloni prosegue in alcune scelte preannunciate dal governo Draghi, ad esempio, il reintegro del personale sanitario NoVax (pochi medici molti infermieri e collaboratori vari), le opposizioni si esercitano sulla critica invece di portare elementi e dati a sostegno di una politica di maggiore cautela. Il governo mette in cima alle sue priorità l’ordine pubblico (gestione e conclusione senza violenza del rave party di Modena), le opposizioni spostano, anche giustamente, l’attenzione sulla marcia di Predappio da loro poco o nulla contrastata nel passato. Il governo Meloni emana decreti, le opposizioni con la coda di paglia non denunciano la decretazione d’urgenza su tematiche sulle quali è lecito chiedere il passaggio parlamentare e sfidare la compattezza della maggioranza. Non so se possono spingermi fino a ricordare a mio rischio e pericolo al Presidente Mattarella che i decreti debbono essere omogenei come materia e che l’omogeneità non può essere data dall’urgenza, peraltro dubbia e talvolta procurata ad arte. Le opposizioni che denunciano le politiche “identitarie” pensano, forse, che l’elettorato di Fratelli d’Italia e della Lega (l’identità di Forza Italia mi è sfuggita da tempo) non apprezzi esattamente gli elementi che fanno di quei due partiti qualcosa di molto lontano e molto diverso dal PD, soprattutto, ma anche, nell’ordine, dal Movimento di Conte e dalle Azioni (proto: al plurale!) di Calenda e di Renzi? E che siano proprio le pallide/issime identità delle opposizioni, a cominciare da quella del Partito Democratico, uno dei loro problemi, quasi il principale? In effetti, il problema principale delle opposizioni è che continuano nella loro campagna elettorale permanente stando nel loro recinto ovvero cercando strapparsi reciprocamente qualche spazio e qualche voto a futura memoria, criticandosi, invece di individuare i punti di contatto e di collaborazione possibile e facendo leva su di loro.   

Nelle sue diverse uscite pubbliche, la Presidente Meloni ha richiamato la sua maggioranza alla “compattezza e alla lealtà”. I numeri delle varie votazioni finora avvenute la hanno sicuramente confortata. Forse ha anche sorriso (cosa che agli arcigni oppositori, alcuni dei quali assolutamente privi di sense of humour non riesce proprio) di fronte all’attivismo in parte folkloristico in parte patetico di Salvini che corre sempre a dichiarare per primo. Il body language di Giorgia Meloni rivela una quasi assoluta sicurezza di essere in controllo della sua maggioranza. Vero: non è “ricattabile”. Vale la pena di perdere tempo e fiato per tentare di spingerla all’indietro in un passato che non fa fatica a dichiara che non le appartiene? Si guadagnano voti e si incrina la maggioranza con il richiamo di una storia che probabilmente la maggioranza degli italiani non conosce a sufficienza e certo reputa meno inquietante del prezzo del gas e del costo del carrello della spesa? No, il governo Meloni non cadrà e non cambierà linea leggendo i tweet di Letta, Conte e Calenda e neanche quelli del manovriero Renzi. In una democrazia parlamentare una opposizione intelligente sposta la battaglia nelle Commissioni e nelle aule del Parlamento. Si attrezza per il controllo di quello che il governo fa, non fa (sic), fa male e per la controproposta che farà ossessivamente circolare sui mass media grazie ai suoi intellettuali da talk show e nelle circoscrizioni elettorali grazie ai suoi molti parlamentari paracadutati/e.

Pubblicato il 2 novembre 2022 su Domani

Il reintegro dei medici no vax è uno scandalo. Pd e M5S dialoghino #intervista @ildubbionews

Intervista raccolta da Giacomo Puletti

«Le fibrillazioni, che sono differenze di opinioni qualche volta vere e qualche volta costruite ad arte, continueranno inevitabilmente, ma mi pare che meloni sia in grado di metterle sotto controllo»

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica a Bologna, spiega che «nel governo ci saranno fibrillazioni» ma «l’unica fibrillazione della quale secondo me Meloni non vuole sentire mai più è quella legata all’amicizia tra Berlusconi e Putin». Sui primi provvedimenti del governo è netto: «il reintegro dei medici no vax è un segnale sbagliato e bruttissimo, è abbastanza scandaloso».

Professor Pasquino, il Consiglio dei ministri ha preso i primi provvedimenti su covid, giustizia e ordine pubblico. Pensa che siano misure necessarie e urgenti o il governo avrebbe dovuto occuparsi d’altro?

Credo che ci fossero certamente questioni più urgenti da affrontare, a partire dalle bollette dal tentativo di rimettere sotto controllo l’inflazione, che è assolutamente necessario. Ma tra le varie misure mi vorrei concentrare su un punto: il reintegro dei medici no vax è un segnale sbagliato e bruttissimo. Dirò di più. È abbastanza scandaloso. Questo provvedimento non andava preso.

Eppure il ministro della Salute, Orazio Schillaci, era a favore del green pass e di certo non è no vax. Non crede che queste misure siano state prese tenendo conto dei dati sul coronavirus?

 I dati dicono che il covid non è passato, continua a trasformarsi e ad avere tutta una serie di mutazioni e quindi dare quel tipo di segnale è sbagliato. Credo che da un lato Meloni voglia accarezzare una parte di elettorato che ha votato FdI; dall’altro vuole evitare che della tematica si appropri Matteo Salvini, che è un pirata. In terzo luogo c’è un altro elemento cruciale da tenere in considerazione, e cioè che evidentemente queste misure rispecchiano il pensiero di Meloni.

Crede che questo sarà un governo “law and order”?

Ci si può proporre di essere severi ma bisogna poi essere efficiente e giusti. Direi giustamente efficienti. Non so se siamo preparati a questo ma certo il rave party di Modena bisognava prenderlo, controllarlo e regolamentarlo. Quando si arriva alla repressione violenta tutti in qualche modo sbagliano e sono contento che questo non sia accaduto. Ma tutti sanno che un governo di destra deve essere autorevole e qualche volta anche autoritario. Speriamo tuttavia che non ci siano eccessi.

Ha citato Salvini: pensa che questo governo soffrirà delle fibrillazioni tipiche di una maggioranza di coalizione o Meloni riuscirà a tenere la barra dritta?

Le fibrillazioni, che sono differenze di opinioni qualche volta vere e qualche volta costruite ad arte, continueranno inevitabilmente, ma mi pare che Meloni sia in grado di metterle sotto controllo. L’unica fibrillazione della quale secondo me Meloni non vuole sentire mai più è quella legata all’amicizia tra Berlusconi e Putin. In un governo di coalizione le fibrillazioni sono fisiologiche ma lei ricomporrà i dissensi, anche se chiaramente ne sarà innervosita. Di certo non accuso il destra centro di essere più fibrillante di altri governi. Il vantaggio è che Meloni è paziente e in saldo controllo dell’esecutivo. Per capirci, dopo questo governo non c’è un governo Berlusconi o un governo Salvini.

Dopo la carica della polizia alla Sapienza abbiamo assistito al raduno di Predappio e al rave di Modena, risolto pacificamente. Pensa che ci sia il rischio di un autunno caldo dal uno di vista sociale nel paese?

Diciamo che questo dipende dalle proteste che la sinistra non riesce a incanalare. La destra non avrebbe alcun vantaggio da un ipotetico surriscaldamento del clima. Ma attenzione, Meloni ha detto cose sbagliate sui giovani di destra, perché negli anni di piombo diversi giovani di destra furono picchiatori. Insomma , è meglio che non ricostruisca la storia. Di certo però non è suo interesse alimentare la violenza, visto che di solito questo viene associata al fascismo o al parafascismo.

Può partire proprio dalle questioni sociali l’opposizione della sinistra, che unisca Pd, Movimento 5 Stelle e magari il terzo polo su questi temi?

La risposta è difficilissima perché dipende da chi verrà eletto segretario del Pd e da cosa deciderà di fare Giuseppe Conte. Finora ha alzato molto i toni contro il Pd, ma magari decide che ha raggranellato quello che poteva e che sia sufficiente. La strategia della sopravvivenza direbbe che Pd e M5S devono trovare un accordo ma se entrambi vogliono cercare di umiliare l’altro non si va da nessuna parte. Una parte cospicua del Pd sta cercando di umiliare il M5S, che a sua volta sta emarginando il Pd.

Dopodomani Meloni volerà a Bruxelles: come sarà il primo approccio con le istituzioni europee, da lei più volte criticate?

Meloni sa che deve dimostrare di essere relativamente moderata ma anche esigente, perché è pur sempre il capo del governo di un paese importante. Sa che deve dimostrare di non essere antieuropeista ma pronta a ridefinire le politiche europee. Sa che deve comportarsi in maniera piuttosto diplomatica ma anche gli altri devono tenere conto di non essere di fronte a un’europeista della prima ora. Dall’altra parte la accoglieranno con curiosità e sarà un incontro di ricognizione. Immagino ci sia attenzione interessata e non solo pregiudiziale.

Tra due settimane la presidente del Consiglio sarà invece in Indonesia per il vertice del G20. Come crede che si muoverà a livello internazionale, in particolare modo nei rapporti con gli Usa?

Il problema non è l’alleanza di ora con gli Stati Uniti, che lei ha ribadito dicendosi atlantista, come da solco della tradizione politica italiana. Il problema è il futuro. Deve evitare rapporti con i trumpiani, che sono una banda pericolosa. L’intervento che ha fatto alla Niaf è stato buono ma bisogna tenere in considerazione che un’associazione piuttosto di destra. Insomma deve stare attenta a non spostarsi troppo verso quella direzione.

Pubblicato il 1 novembre 2022 su Il Dubbio

INVITO Anni interessanti #incontro con Gianfranco Pasquino tra ricordi autobiografici e nuovi equilibri politici #Alessandria #3novembre #Giovedìculturale @culturaesvilupp @UtetLibri @Treccani

 ore 18
Assicurazione Cultura e Sviluppo
piazza Fabrizio De André, Alessandria

In dialogo con Giorgio Barberis e Stefano Quirico, docenti dell’Università del Piemonte Orientale

Gianfranco Pasquino discuterà delle sue pubblicazioni più recenti:

Tra scienza e politica. Una autobiografia (UTET, Milano 2022)

Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane (Roma 2022)

È raccomandata la prenotazione del posto al link:
https://culturaesviluppo.it/evento/incontro-con-gianfranco-pasquino/

Contro questa destra serve una visione alternativa @DomaniGiornale

Dopo undici anni di guasti vari e profondi, di governi variamente e profondamente irresponsabili, la destra, quella che ha a cuore la nazione e la patria, le eccellenze italiane uniche al mondo, ha dato vita ad un governo espressione del voto degli italiani. Sono gli italiani, che non hanno alcun bisogno di vigilanza esterna, ad avere spinto con forza una donna a spaccare il soffitto di cristallo della più alta carica di governo. Quella donna, tutta politica, che si è ampiamente e personalmente meritata un grande successo elettorale, intende guidare, come minimo, un governo di legislatura. Una donna sicuramente α contorniata da due maschi sicuramente nel migliore dei casi β, il terzo diventato β con gli anni e con gli errori preannuncia la sua battaglia di retroguardia, è diventata Presidente del Consiglio. Vorrà probabilmente essere eletta Presidente di una Repubblica semipresidenziale se riuscirà a introdurre quella riforma per trasformare l’Italia in una democrazia “decidente”, aggettivo di conio e di sapore dei sostenitori delle malaugurate e bocciate riforme costituzionali renziane.

Nel frattempo, il governo tutto (non proprio) politico guidato da Giorgia Meloni ha comunicato il suo travolgente ambiziosissimo programma di legislatura. Le spalle saranno coperte dall’atlantismo e dall’incrollabile sostegno all’Ucraina aggredita dai russi. L’azione di governo si svilupperà nel quadro dell’Unione Europea non rinunciando al tentativo di ridefinirlo anche per quel che riguarda i progetti di oggi e di domani richiesti dal PNRR. La nazione difenderà anche la sua sovranità alimentare insieme ai sacri confini che non dovranno essere superati dagli immigranti illegali, ma che si apriranno ai richiedenti asilo per ragioni politiche. Libertà e merito per tutti, soprattutto lasciando, con il massimo di deregolamentazione e il minimo di tassazione, grande spazio a chi vuole fare.

Il lungo e promettente, nel senso che ha promesso molto, discorso di insediamento del governo Meloni I ha bilanciato le critiche ai predecessori, particolarmente aspre a chi ha affrontato il Covid con misure considerate liberticide, con le promesse in un crescendo anche nel tono di voce a segnalare l’apertura di una nuova era. Dalla destra nessuno doveva aspettarsi di meno, ma piuttosto di più, magari più inventiva. Non saranno comunque le prevedibili critiche, in specie ai diritti dimenticati, a frenare il governo Meloni. Né pare il caso di contare sulle quinte colonne forziste e leghiste.

Quando gli sguardi dei PD si solleveranno dall’ombelico del loro malconcio partito potrebbero utilmente delineare una visione alternativa complessiva che colpisca i singoli disegni di legge della destra nei quali si annideranno insidie non tanto per la democrazia, ma per una società giusta e europea (ripensabile anche da sinistra). Extra Europam nulla salus.

Pubblicato il 26 ottobre 2022 su Domani  

Tra scienza e politica. Una autobiografia #Palermo #27ottobre Festival delle Filosofie 2022 @UtetLibri

FESTIVAL DELLE FILOSOFIE 2022
27 Ottobre ore 18.30
Aula Magna del Convitto Nazionale “Giovanni Falcone”
Piazzatta Sett’Angeli, 3

Presentazione del libro:

Tra scienza e politica. Una autobiografia
(UTET

Con Gianfranco Pasquino
Professore emerito di
Scienza Politica, Università di Bologna.

Dialoga con l’autore Tiziana Martorana (giornalista RAI Sicilia).
Con Mariella Spagnolo (Vicepresidente Ass. Lympha)

Partiti politici e sistemi elettorali #Palermo #24ottobre Università degli Studi di Palermo Dottorato in Pluralismi giuridici: prospettive antiche e attuali

Università degli Studi di Palermo 24-27 ottobre 2022
Dottorato in Pluralismi giuridici: prospettive antiche e attuali
Seminari di Diritto costituzionale anno accademico 2022/2023
24 ottobre ore17.00-19.00
Aula Magna
Via Maqueda,172
DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA

Gianfranco Pasquino

Partiti politici e sistemi elettorali

Introduce Prof. Giuseppe Verde

Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza
Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana
Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati
Presidente Associazione Intesa Giurisprudenza

La scoperta delle fatiche di un governo di coalizione @DomaniGiornale

Sembra che per la prima volta al mondo si vada in Italia alla formazione di un governo di coalizione superando le intemperanze fuggite (?) dal sen di Berlusconi. Peraltro, in Svezia nelle tre settimane dalle elezioni il centro ha dovuto addirittura chiedere il sostegno esterno dei Democratici Svedesi, destra populista sovranista. Nei governi di coalizione spesso “impazza” anche il toto ministri e bisogna esercitarsi nel gioco delle caselle. Infatti, esistono ministeri più importanti di altri e ministeri preferiti dai capi dei partiti che compongono la coalizione poiché, più che avere soluzioni a quei problemi, pensano che portino voti. Anche questo accade dappertutto e, comprensibilmente, richiede tempo. In Germania, il governo guidato dal socialdemocratico Scholz e sostenuto da Verdi e Liberali ha avuto bisogno di più di due mesi dalle elezioni prima di entrare in carica. Tedesco è sicuramente il proverbio “i partiti frettolosi fanno governi ciechi”.

   A tutti i governi di coalizione, le associazioni di vario tipo, a meno che non siano state disintermediate, i commentatori politici, i partiti di opposizione chiedono ministri di alto profilo, politici, ma, insomma, anche tecnici (il Presidente della Coldiretti Ministro dell’Agricoltura?). Sempre il capo del governo e i suoi collaboratori promettono il meglio del meglio, accentuando la qualità della competenza, indicando come elemento qualificante l’esperienza, spingendosi a affermare indispensabile il riconoscimento esplicito della preminenza del capo di governo. Anche altrove e, per usare il politichese, “non da oggi”, quando si produce un cambio sostanziale nella compagine di governo (non è, con buona pace di commentatori superficiali, un’alternanza totale poiché due dei tre partiti hanno avuto responsabilità rilevanti nel precedente governo), fra i “nuovi” governanti serpeggia il timore che la burocrazia e affini, ovvero il deep State, si preparino ad ostacolare, sabotare le attività del governo, le sue politiche specialmente se innovative. Di qui la richiesta di lealtà istituzionale.

    A questo punto, dovrei scrivere “tanta roba”, ma il moralista che è in me afferma al contrario che la richiesta dev’essere fatta e che la lealtà deve valere come criterio per il reclutamento e la valutazione delle prestazioni anche dei ministri pena l’immediata estromissione. Sappiamo quanto difficile all’occorrenza è stato in Italia licenziare ministri sleali. Giusta, quindi, e apprezzabile la cautela di Giorgia Meloni. Sottotraccia c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. In qualche ministero s’annidano tuttora enormi occasioni di conflitti di interessi. E, allora, si facciano avanti ministri competenti, esperti, leali, che non rappresentino gli interessi giudiziari e imprenditoriali di qualche capo partito. In materia, nelle democrazie europee non trovo paragoni appropriati.

Pubblicato il 20 ottobre 2022 su Domani

INVITO #presentazione Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane @Treccani a cura di Gianfranco Pasquino #Roma #20ottobre ore 18 sala Igea dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana

Istituto della Enciclopedia Italiana

Piazza della Enciclopedia Italiana, 4
Roma

Con la presente abbiamo il piacere di invitarla giovedì 20 ottobre alle ore 18.00 nella sala Igea della sede dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, a Roma, per la presentazione del volume:

Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane (Treccani libri, 2022)

Interverranno il curatore del libro Gianfranco Pasquino (Accademia dei Lincei, Consiglio scientifico dell’Enciclopedia italiana) e Simona Colarizi (Università La Sapienza).

FASCISMO Quel che è stato, quel che rimane
a cura di Gianfranco Pasquino
Treccani libri

Il fascismo è stato il più importante fenomeno politico nella storia d’Italia e uno dei più rilevanti del xx secolo in genere. Ha influenzato la politica di molti paesi ed è stato oggetto di una straordinaria mole di studi. A cent’anni dalla Marcia su Roma continua a essere utile riflettere sulle condizioni politiche, economiche, sociali e culturali che aprirono la strada alla sua affermazione. È quanto fanno – e ci aiutano a fare – i saggi raccolti nel volume, che ne ripercorrono la storia dalle origini alla caduta,  ricostruendone i “valori”, la conquista del potere,  le trasformazioni, il consenso, le interpretazioni,  e contestualizzandolo nel più ampio scenario europeo. La chiave di lettura è duplice: innanzitutto, il fascismo non è il passato che non passa, ma è un passato che ha considerevolmente influenzato il presente e che deve essere conosciuto approfonditamente per costruire un futuro migliore. In secondo luogo, esso tentò di imporre una visione totalitaria alla società italiana ma, tra ambiguità, concessioni, viltà, non riuscì ad acquisire il pieno controllo sopra la Monarchia, la Chiesa, le Forze Armate,  gli industriali, e dovette fare i conti anche con gli antifascisti  che coraggiosamente mantennero viva la loro opposizione.  Il volume mira a offrire ai lettori il materiale indispensabile per acquisirne una corretta e approfondita conoscenza e comprendere se esso possa in qualche modo ripresentarsi.

«Il fascismo non fu il prodotto di una ideologia, fatta di principi rigidi, coesi,concatenati; né la produsse. Piuttosto si basò su una mentalità fatta di atteggiamenti, valutazioni, orientamenti, che avevano tradizioni e radici nel pensiero politico italiano e nella “cultura” delle masse popolari, contribuendo a rafforzarla».

Gianfranco Pasquino

Saggi di

Mario Avagliano, Paolo Bagnoli, Danilo Breschi, Marco Bresciani, Alessandro Campi, Annalisa Capristo, Antonio Carioti, Simona Colarizi, Piero Craveri, Filomena Fantarella, Marco Filoni, Guido Melis, Marco Palla, Marco Palmieri, Giuseppe Parlato, Gianfranco Pasquino, Santo Peli, Paolo Pombeni, Marco Tarchi.