Home » Uncategorized » Più riformista o radicale? il futuro del pd @DomaniGiornale

Più riformista o radicale? il futuro del pd @DomaniGiornale

Il Partito Democratico è un partito indispensabile. Lo è all’opposizione potendo e dovendo rappresentare quella importante parte dell’elettorato che esprime critiche di molti tipi all’operato e al non-operato del governo Meloni e che desidera la prospettazione di alternative credibili e praticabili. Lo è proprio come potenziale costruttore di una coalizione che si candida a governare il paese. Ovviamente, è democraticamente criticabile in entrambi i contesti.

Le continue e pressanti richieste che il PD si dia una identità precisa, ovvero che scelga fra essere un partito radicale di massa (trovarle le masse!) e un partito “sinceramente” riformista sono, al tempo stesso, comprensibili e irricevibili. Un po’ dappertutto, nell’internazionale dei partiti progressisti convivono in misure variabili in un difficile equilibrio, componenti riformiste e radicali. Quando prevalgono le componenti radicali diventa improbabile che quel partito vada al governo. La prevalenza delle componenti riformiste apre buone opportunità di ascesa al governo a condizione che i radicali non intralcino la formazione della coalizione a guida riformista. Cosa diversa, ma non troppo, è poi governare poiché le probabili tensioni metterebbero a rischio la traduzione del programma in politiche pubbliche e la vita stessa della coalizione. Comunque, primum vincere.

Quanto più un partito progressista cresce in termini elettorali tanto più è prevedibile che accoglierà posizioni, preferenze, interessi diversificati. La sintesi, che non deve mai ridursi nel cosiddetto “taglio delle ali”, potrebbe avvenire al suo interno orientata da una duplice consapevolezza. Primo, entrambe le ali, riformista e radicale, danno un contributo a fare volare il partito, soprattutto se imparano e sanno comportarsi lealmente. Secondo, saranno necessarie rinunce e variazioni programmatiche nella stesura e nella proposta del programma di governo della coalizione.

Coloro che criticano il Partito Democratico proprio perché al suo interno convivono (con qualche disagio, spesso, a mio parere, accentuato ad arte per fini personalistici), sottovalutano, se non addirittura dimenticano, che la società italiana è molto frammentata, alquanto corporativa, modicamente anti-politica, poco ricomponibile, ergo difficile da rappresentare. All’uopo, le coalizioni multipartitiche hanno il pregio di aggregare una pluralità di interessi e di essere costrette a farlo senza cedere, pena lo sfacelo, a posizioni estreme.

Non sono sicuro che Schlein abbia conquistato la segreteria del PD in quanto considerata “movimentista”. Piuttosto, la sua vittoria è stata l’espressione di una richiesta di cambiamento, di iniezione di energia. In generale, le leadership efficaci sono in grado di dare un notevole apporto alla (ri)definizione della identità politica e del programma del partito. Lo riescono a fare con la selezione del personale da collocare nelle posizioni più importanti, e quelle parlamentari sono o dovrebbero essere tali. La lealtà, non la supina, non la interessata obbedienza, è comprensibile, ma non deve mai andare a scapito della competenza. La leadership può fare molto attraverso l’individuazione delle tematiche più rilevanti per l’elettorato da raggiungere, non una lunga lista della spesa, ma alcune essenziali e caratterizzanti priorità: sanità, salario minimo, istruzione, tutto quello che può migliorare la vita degli italiani (e non solo). Leadership non significa affatto solo e neppure primariamente mettersi all’ascolto e al servizio dell’elettorato. Significa, soprattutto interagire con quella parte di elettorato che si vuole (con)vincere, orientare, “educare”, proprio e davvero guidare. Allora, il PD deve elaborare approfonditamente la sua concezione di europeismo: cos’è, cosa deve diventare e come. Rimarranno alcune contraddizioni nella politica e nelle scelte. Sono contraddizioni che pulsano in seno al popolo. Meglio affrontarle a viso aperto con la bussola, non delle ambizioni e dei destini personali, ma dell’europeismo.

Pubblicato il 13maggio 2026 su Domani


Lascia un commento