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Partecipare migliora la vita e la politica. Si può; si deve #IlRaccontodellaPolitica
IL RACCONTO DELLA POLITICA
Lezione 5Partecipare migliora la vita e la politica. Si può; si deve
“Partecipo perché credo di poter influenzare gli avvenimenti politici. Ma anche se non ci riuscissi, partecipo perché voglio stare insieme con i miei amici che partecipano, con i miei genitori che mi hanno insegnato che partecipare è importante, con i miei colleghi di lavoro, con la mia esigente compagna. Condividiamo condizioni di vita, abbiamo aspettative comuni per il futuro, vogliamo agire insieme e se possibile migliorare.”
Filosofia, Democrazia, Politica #13ottobre #FestivaldelleFilosofie #Palermo
FESTIVAL DELLE FILOSOFIE
Prima edizione – Palermo 201813 ottobre ore 15:00 – 18:00
Orto Botanico
Via Lincoln, 2
Palermo, 90123 ItaliaFilosofia, Democrazia, Politica
La democrazia coincide o dovrebbe coincidere con la sovranità del popolo che sceglie i propri rappresentanti e governanti. Eppure essa, per sua stessa natura, “[…] vive in uno stato di crisi permanente, perché deve costantemente rinnovarsi per adeguarsi alle nuove situazioni, spesso impreviste, nelle quali il popolo sovrano si trova a vivere” (E. Gentile). Da qui la malattia delle democrazie contemporanee, un fenomeno non del tutto nuovo che sembra averci condotto a una situazione anomala i cui attori principali sono i governanti, e in cui il popolo è presente solo come comparsa occasionale. A che tipo di evoluzione e mutazione è soggetta la democrazia rappresentativa? E se la filosofia ha avuto un ruolo cruciale nella definizione dei sistemi politici antichi e moderni, che genere di funzione può svolgere oggi, rispetto alla constatazione di una morte della democrazia, o di una sua imminente rinascita?
Relatori
Gianfranco Pasquino – accademico dei Lincei e professore emerito di scienza politica Università di Bologna
Aldo Schiavello – professore ordinario di filosofia del diritto Università di Palermo
Antonio La Spina – professore ordinario di sociologia Università LUISS
Discussant
Sorina Soare – ricercatrice di scienze politiche e sociali Università di Firenze
Il premio Nobel ai due vicepremier
Cari Di Maio e Salvini.
sono davvero dispiaciuto che non vi sia stato assegnato il Nobel per l’Economia. Credo che la spiegazione prima stia nel provincialismo e nel settarismo dei norvegesi e degli svedesi. Dentro e fuori l’Unione Europea, entrambi s’ostinano a pensare che bisogna rispettare gli impegni presi. Sono pieni di pregiudizi, convinti che gli italiani, oramai più mediterranei degli spagnoli e dei portoghesi, siano propensi all’ozio improduttivo e felice che impedirà qualsiasi riduzione del debito pubblico (attualmente al 130% del PIL) e quindi richiederà molti soldi per pagare gli interessi sui prestiti. Effettuano una comparazione un po’ azzardata con i loro debiti pubblici: 29% in Norvegia; 42,2 in Svezia. Che sia questa la ragione per la quale ai “mercati” non passa mai per la testa di speculare contro quei due paesi? Neppure George Soros, evocato da Salvini, per fortuna senza aggiungere il “finanziere ebreo”, specula contro la Danimarca che, piccola com’è, sarebbe un bocconcino facile facile da mangiare e deglutire. Il fatto è che i “fondamentali” danesi sono in ordine, mentre gli italiani sono un po’ balzani. Sostiene il ministro Tria che si raddrizzeranno in futuro quando la manovra farà impennare il tasso di crescita dell’economia italiana. Qui, però, tornano i mercati che, debbo proprio dirvelo, sono fatti da operatori economici dei più vari tipi. Quegli operatori, fra i quali ci sono parecchi italiani, hanno come compito istituzionale, non quello, come sembra crediate voi, di rovesciare i governi, ma di fare investimenti redditizi per i loro committenti e anche per le loro spesso laute commissioni. Non appena subodorano che qualche governo di qualche paese, nonostante i consigli, gli avvisi, le indicazioni della Commissione Europea che proprio non vuole sovrintendere a guai economici, fa il furbo e scommette su implausibili prospettive positive, ne traggono le conseguenze. Così sale lo spread poiché il divario di rendimento fra i buoni del Tesoro italiani e, soprattutto, ma non solo, quelli tedeschi, significa che comprare i buoni italiani diventa rischioso. Investitori/speculatori e agenzie di rating sono i poteri forti di cui voi denunciate le manovre? Difficile dirlo, ma dovrebbe essere facile anche per voi, al fine del conseguimento del Premio Nobel 2019 quando le vostre manovre rilanceranno l’economia italiana verso vette inusitate, capire che investitori e valutatori sono interessati a guadagnare, non a gufare e meno che mai a puntare su disastri economici. Però, se i disastri ci sono o diventano probabili, allora, sì, puntano il loro denaro per vincere. Adesso che ne sapete di più, potreste rifare due conti. Grazie e auguri.
Pubblicato AGL il 10 ottobre 2018
Europa ostile? No, Italia poco credibile
La Commissione Europea è nemica dell’Italia, come diversamente sostengono, Di Maio e Salvini? La Commissione Europea privilegia qualche paese forte, ad esempio, Germania e Francia, consentendo loro quel che nega all’Italia? La Commissione Europea è fatta di burocratici e tecnocrati privi di legittimità democratica, come disse anche Matteo Renzi quando fu Presidente del Consiglio? La risposta, chiara e inequivocabile, a ciascuna delle domande è “no”. La Commissione è composta non da burocrati e tecnocrati, ma da uomini e donne che hanno avuto una carriera politica in ciascuno degli Stati-membri e che hanno anche ricoperto cariche istituzionali importanti, persino, di capi dei rispettivi governi. Non eletti, ma nominati dai governi dei rispettivi paesi, che sono espressione di elezioni libere e competitive, i Commissari godono di legittimità democratica ancorché indiretta. Infine, sono entrati in carica superando un vero e proprio esame ad opera dei parlamentari europei che ne hanno valutato sia la competenza per il settore al quale sono stati designati (per esempio, il tanto temuto e avversato Pierre Moscovici, Commissario all’Economia, è stato ministro socialista delle Finanze; Dombrovskis, Commissario alla stabilità finanziaria è stato Primo ministro della Lettonia) sia la loro propensione ad agire a favore dell’unificazione politica dell’Europa. Quando Moscovici dichiara che l’Italia ha un governo euroscettico e xenofobo, non parla a vanvera, come replica Salvini, ma offre una sua valutazione, non dell’Italia, ma di quanto Di Maio e Salvini dicono, si ripromettono, fanno. La domanda è, semmai, perché Moscovici si espone in modo così plateale. Certo, né lui né altri Commissari farebbero affermazioni simili per Francia e Germania perché, visibilmente, nessuno dei due paesi ha governi e governanti euroscettici che praticano politiche informate dalla xenofobia. Quanto al presunto trattamento di favore, qualche volte ricevuto da Germania e Francia, ma, va subito aggiunto, non dalla Grecia, non dal Portogallo, non dalla Spagna, nel primo caso, la Commissione agì con il consenso degli altri Stati-membri. Quanto alla Francia, i suoi “fondamentali” economici appaiono molto migliori di quelli italiani e, giustificano un trattamento basato sull’alta probabilità che i francesi rientreranno presto nei criteri e nelle regole che debbono rispettare. Qui sta il punto centrale che spiega gli atteggiamenti e le affermazioni della Commissione riguardo all’Italia. La premessa è già stata stigmatizzata poco tempo fa dal Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. In Italia, i ministri e i capi dei partiti al governo parlano troppo, mandano messaggi contrastanti, le loro parole rivelano incertezze economiche preoccupanti e irritanti per i mercati, gli investitori, i Commissari preposti a fare valere le regole. Disattendendo gli impegni presi nel passato, su debito pubblico e deficit, gli italiani hanno perso parecchio della loro credibilità. E i Commissari europei non possono non dirlo forte e chiaro.
Pubblicato AGL il 5 ottobre 2018
I partiti: la democrazia che si organizza(va). I rimedi, peggiori del male? #IlRaccontodellaPolitica
IL RACCONTO DELLA POLITICA
Lezione 4I partiti: la democrazia che si organizza(va)
I rimedi, peggiori del male?“Senza partiti la democrazia è assolutamente improbabile. Con cattivi partiti la democrazia è di bassa qualità. Buttando a mare i partiti faremo annegare anche la democrazia. Trasformiamoli.”
Il nobile e difficile compito di fare rispettare le regole
Nell’Unione Europea la Commissione Europea è il bersaglio istituzionale più esposto. Criticarla si può, con argomenti e conoscenze. Quei commissari non sono burocrati, ma hanno alle spalle carriere politiche di tutto rispetto. Non sono eletti, ma nominati da chi, i capi di governo degli Stati-membri, ha una legittimazione elettorale e democratica, e approvati dal Parlamento europeo, a sua volta democraticamente eletto. Grazie alla sua legittimazione, la Commissione ha e svolge il nobile e difficile compito di fare rispettare le regole. Chi vuole criticarla deve, come minimo, avere le carte in regola.
UE: per convinzione, non solo per convenienza.
Qualche volta giova ricordare gli elementi strutturali delle situazioni che analizziamo. La partecipazione italiana all’Unione Europea deriva da decisioni prese e riaffermate nel corso del tempo dai governi e dai Parlamenti. Ha un suo solido fondamento costituzionale nell’art. 11 che sancisce che “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Non possono esserci dubbi che l’Unione Europea è una di quelle organizzazioni. Inoltre, è l’organizzazione alla quale l’Italia ha dato significativi contributi, anche con le energie di suoi rappresentanti, da Spinelli a Prodi, da Monti a Bonino, e più di recente, da Mogherini a Tajani e,in modo del tutto straordinario, Draghi. È quella il cui funzionamento l’Italia può meglio e più direttamente influenzare. Naturalmente, per esercitare influenza, da un lato, bisogna credere negli obiettivi e nelle capacità di quell’organizzazione, dall’altro, bisogna essere credibili come paese e come persone.
In qualsiasi attività che richieda sforzo e impegno continuativi, è giusto chiedersi quale sia il tornaconto, la convenienza, ma nel momento in cui si crede nel processo di unificazione politica dell’Europa come il più importante fenomeno storico della seconda metà del secolo XX, diventa anche opportuno agire in base alla convinzione. Con queste premesse, mi permetto di obiettare all’Ambasciatore Nelli Feroci che sembra voler portare il discorso sull’Europa alla pura e semplice convenienza per l’Italia, “malgrado tutto”, di continuare a farne parte. Nel frattempo, i britannici stanno già pagando il conto della loro inopinata exit e giorno dopo giorno capiscono che nessun isolamento potrà mai più essere “splendido”. Sicuramente, più deboli, economicamente, culturalmente, e meno “identitari”, gli italiani pagherebbero un prezzo ancora più alto se dovessero abbandonare l’Unione Europea o anche soltanto allentare i legami con le sue istituzioni. I sovranisti, non soltanto quelli italiani, debbono ancora spiegare in che modo i problemi della crescita economica, della riduzione delle diseguaglianze, dell’immigrazione, che sono difficili da risolvere nell’ambito di una Unione fra 27-28 stati, sarebbero affrontati e risolti da uno Stato che operi da solo, senza soffrire gli inevitabili contraccolpi della sua uscita che sarebbe comunque traumatica.
Poiché, però, ho spostato il discorso dalle convenienze alle convinzioni, il quesito da sollevare è quanto gli italiani credano oggi nella loro identità nazionale e quanto in una aggiuntiva identità europea, quanto pensino che il loro futuro e quello dei loro figli sia preferibile in un più ampio consesso di popoli oppure sia unicamente praticabile con efficacia nel cortile della loro casa. Fare della partecipazione all’Unione Europea una mera adesione di convenienza è riduttivo, sbagliato, diseducativo. Affermare come vado predicando che nell’Unione Europea bisogna stare per convinzione (che è il luogo in assoluto migliore per i cittadini degli Stati-membri e per coloro che chiedono l’adesione) richiede che i “convinti” procedano a spiegare indefessamente i pregi e le potenzialità dell’Unione. L’ha fatto fino al suo ultimo respiro il fondatore dell’Istituto Affari Internazionali, Altiero Spinelli. Gli dobbiamo l’impegno ad andare avanti.
Pubblicato il 3 ottobre su affarinternazionali.it
Due capitani spregiudicati al Governo
Di Maio annuncia l’ingresso dell’Italia in una fase epocale. La manovra, che tra domani e venerdì dovrà essere resa nota dal Ministro dell’Economia, sarà “coraggiosa”. Per Di Maio, il coraggio consiste nel non tenere conto del limite di deficit dell’1,6 per cento, al quale l’Italia si era impegnata con la Commissione europea, per andare, sembra, fino al 2,2 per cento. I “pavidi” sono il Ministro Tria e i tecnici del suo ministero che si ostinano a sostenere che con la finanza pubblica bisogna usare prudenza. In effetti, molti continuano a non capire che cosa ci possa essere di coraggioso nel violare gli impegni presi e nello spendere più soldi di quelli disponibili per un paese che ha un debito pubblico altissimo (più del 130 per cento del Prodotto Interno Lordo) e un tasso di crescita bassissimo (1,1 per cento per il 2018 e forse 1 per cento nel 2019). Qualche tempo fa, Salvini aveva fatto sapere che si potevano sfiorare i limiti, senza sforarli. Poi, anche lui ha affermato che, per il bene degli italiani, era disponibile a superare l’asticella. Nel frattempo, grazie a rudi, e “risparmiosi”, interventi sui migranti, il suo personale consenso cresce e si consolida cosicché può lasciare la patata bollente nelle non proprio capaci mani di Di Maio.
In un normale governo di coalizione la sintesi, ma prima ancora le scelte, dovrebbero spettare al Presidente del Consiglio Conte che, al contrario sembra barcamenarsi lasciando al suo portavoce Rocco Casalino la licenza di usare toni duri e linguaggio offensivo (i tecnici del Ministero che si oppongono saranno fatti fuori), che in altri tempi e in altri luoghi porterebbero alle dimissioni. Al momento, non sappiamo quanto “coraggiosa”, ovvero distante da quanto stabilito con la Commissione europea, sarà la manovra e neppure su quali tematiche verrà esercitato tutto questo coraggio: sul reddito di cittadinanza (la cui platea è già stata inevitabilmente ridotta)? sulle pensioni di dignità? sulla tassa già non più piatta, ma con almeno tre gobbe? Sappiamo, però, che la manovra potrà meglio essere definita avventurosa e pericolosa. Avventurosa poiché le sue conseguenze non sembrano calcolabili con precisione e pericolosa poiché non c’è praticamente nulla che serva a mettere in moto la vischiosissima crescita economica italiana.
Di tanto in tanto, qualche economista lo scrive flebilmente, altri lo sussurrano, lo stesso Ministro Tria vi fa, non vigorosamente, cenno. Senza aumenti significativi di produzione e di produttività resterà molto complicato procedere alla redistribuzione di risorse che non si hanno. Il vero coraggio consistere nel parlare parole di verità agli italiani. Soltanto riducendo e di molto il debito pubblico e quindi gli interessi da pagare per rifinanziarlo diventerà possibile soddisfare le promesse fatte separatamente da Cinque Stelle e dalla Lega. Altrimenti, con buona pace di Grillo, assisteremo sì a una decrescita, ma infelice, oppure a uno stallo destinato a scontentare molti.
Pubblicato AGL il 27 settembre 2018
Governabilità vo cercando ch’è si cara come sa chi per lei… pasticciacci brutti rifiuta #IlRaccontodellaPolitica
IL RACCONTO DELLA POLITICA
Lezione 3Governabilità vo cercando ch’è si cara come sa chi per lei…
pasticciacci brutti rifiuta“La Governabilità non è una chimera. È il prodotto di governi politicamente stabili e decisionalmente efficaci. Questo però dipende dalla capacità di dare vita a coalizioni che siano rappresentative di un elettorato che ha potuto scegliere.”





