Invito alla presentazione a Perugia del libro “Il Pd secondo Matteo”

Dopo “Il partito democratico. Elezione del Segretario, organizzazione e potere“(2009) e “Il partito democratico di Bersani. Persone, profilo e prospettive“(2010), esce nelle librerie il terzo volume dedicato al PD curato da Gianfranco Pasquino e Fulvio Venturino. La presentazione in anteprima, alla presenza dei curatori, è nell’ambito del XXVIII Convegno annuale della Società Italiana di Scienza Politica Perugia 11-13 settembre 2014

Il Partito democratico secondo Matteo a cura di Gianfranco Pasquino e Fulvio Venturino BUP - BONONIA UNIVERSITY PRESS

Il Partito democratico secondo Matteo
a cura di Gianfranco Pasquino e Fulvio Venturino
BUP – BONONIA UNIVERSITY PRESS

La S. V. è invitata alla presentazione del volume a cura di G. Pasquino e F. Venturino
Il Pd secondo Matteo
Bononia University Press

giovedì 11 settembre 2014 ore 17.30
Sala della Vaccara, Piazza IV novembre – Perugia

Intervengono
Gianfranco Pasquino Professore Emerito Università di Bologna
Giacomo Leonelli Segretario regionale del Pd
Alberto Stramaccioni Università per Stranieri di Perugia
Fulvio Venturino Università di Cagliari

Modera
Maurizio Tarantino Biblioteca Augusta di Perugia

Il PD secondo Matteo

#Matteodattiunamossa Ho immaginato le mail tra #Renzi e #Draghi

FQ

Caro Draghi,
smettila di provocarmi. Le riforme io le annuncio, mica debbo anche farle. Dammi tempo e sgancia più denaro. Attento: altrimenti ti sommergo di tweet, quelli beffardi.
Tuo Matteo

Caro Renzi,
guardi che io, a Firenze ho anche insegnato. Vi conosco voi sbruffoncelli. Smetta di twittare. Ricominci a studiare, magari anche un po’ d’economia. Mica puo’ pensare che il suo sciagurato governo verra’ salvato da me.
Mario Draghi
Presidente della BCE

(non tanto) Caro Draghi,
‘n son mica un bischero io. Non mi prendere in giro. Ho bisogno di qualche successino soprattutto nel rilanciare l’economia altrimenti Padoan si incavola e il Presidente Napolitano mi chiama un’altra volta al Colle e mi fa la solita lunga ramanzina, come se sapesse tutto lui (ma cosa vuole? Gli ho anche regalato cinque senatori da nominare nella prossima camera delle regioni et al.). Guarda, Draghi, che non ti difenderò dalla Merkel. Non penserai davvero che, se non ti dai una regolata, sarai tu il candidato a succedere al Presidente Napo? tua sorella!

Caro dott. Renzi,
l’ultima cosa che vorrei fare, dopo la Presidenza della BCE, e’ diventare Presidente di una Repubblichetta del Mediterraneo. Ultimo avvertimento. Faccia la riforma della scuola e, subito, del mercato del lavoro (insomma, chieda ad Ichino). Poi ne riparliamo. Infine, si ricordi che qui a Francoforte e a Bruxelles i suoi annunci lasciano il tempo, brutto, che trovano. Non rispondero’ a nessuno dei suoi tweet. Leggo dati e libri, io, continuo ad imparare. Lo stesso non posso dire di lei che mi pare abbia sprecato quasi del tutto i suoi primi sei mesi in carica. Leggo anche i sondaggi. Vedo che cala tutto: la sua popolarità e la fiducia nel suo governo.
Auguri #Matteodattiunamossa

Pubblicato 6 settembre 2014

La Costituzione più bella?

Il fatto quotidiano

Non aderisco mai ad appelli allarmisti e meno che mai a quelli che dicono che qualsiasi riforma della Costituzione si trova nel Piano di Rinascita della P2 oppure nei progetti della Cia. Più preoccupato sono dall’improvvisazione, dalla carenza di cultura politica e giuridica, dall’insostenibile tendenza al pasticcio pseudo-riformatore e alla incomprensione di che cosa sia davvero in una Costituzione democratica. Non soltanto norme giuridiche, ma un sistema architettonico fatto di diritti e di doveri, di freni e di contrappesi, di una visione di sistema politico e di società: nulla di tutto questo sanno né Renzi né Boschi né, apparentemente, i loro sdraiati costituzionalisti di riferimento(e qui colloco tutta la mia invidia di Gp, Gufo Professore). La riforma del Senato, brutta e senza senso plausibile, squilibra il sistema. La proposta di legge elettorale è soltanto un porcellinum che la Corte Costituzionale boccerà(ovvero dovrebbe). I rapporti fra Parlamento e Governo non miglioreranno. Al cittadino sovrano non viene restituito neanche un pezzetto di scettro. Ad un presidente della Repubblica, che si comporta di fatto, spesso per necessità, come Presidente semi-presidenziale, non si pone nessun argine giuridico, nel retropensiero che il prossimo Presidente, anzi, la prossima Presidente, sarà scelta, eletta e controllata dalla maggioranza di governo artificialmente prodotta dal cervellotico premio di maggioranza. Ah, les Italiens! Per fortuna che, mentre i sedicenti liberali italiani tuonano contro lobby, lacci e lacciuoli, c’è l’Unione Europea (e, qualche volta, anche se con eccesso di estremismo poco costituzionale – i Costituenti avrebbero da tempo proceduto a cambiare parecchio, anche nella prima parte: art. 7, art. 21, art. 39-40 – c’è anche il Fatto Quotidiano).

Pubblicato il 6 settembre 2014

NON ADERISCO

Presentazione del volume “Il PD secondo Matteo”

Sisp convegno logo

Giovedì 11 settembre 2014 alle ore 17.30 presso la Sala della Vaccara, Piazza IV novembre – Perugia

Presentazione del volume a cura di G. Pasquino e F. Venturino
Il PD secondo Matteo
Bononia University Press

Intervengono
Gianfranco Pasquino Professore Emerito Università di Bologna
Giacomo Leonelli Segretario regionale PD
Alberto Stramaccioni Università Per Stranieri di Perugia
Fulvio Venturino Università di Cagliari

Modera Maurizio Tarantino Biblioteca Augusta di Perugia

Il PD secondo Matteo

La scienza Politica in Italia. Omaggio a Giovanni Sartori Tavola rotonda

Sisp convegno logo

XXVIII Convegno SISP
Università di Perugia – Dipartimento di Scienze Politiche e Università per Stranieri di Perugia – Dipartimento di Scienze Umane e Sociali 11 – 13 settembre 2014

Giovedì 11 Settembre 2014
II Sessione Plenaria Teatro del Pavone (Piazza della Repubblica)
21.30-23.00

Tavola rotonda La scienza Politica in Italia. Omaggio a Giovanni Sartori

Ilvo Diamanti, Università di Urbino

Domenico Fisichella, già Ministro dei beni culturali

Angelo Panebianco, Università di Bologna

Gianfranco Pasquino, Emerito Università di Bologna e Bologna Center Johns Hopkins University

Moderano:

Pietro Grilli di Cortona, Università “Roma Tre” e Presidente SISP

Alessandro Campi, Università di Perugia

Parole e opere di Matteo Renzi. I voti di Gianfranco Pasquino

formiche

Intervista raccolta da Francesco De Palo per Formiche.net 1 settembre 2014

Promesse, riforme, dossier europei e modus operandi: i voti a Matteo Renzi premier stilati dal prof. Gianfranco Pasquino, politologo ed editorialista.

Matteo Renzi: un uomo solo al comando, così come osservato da queste colonne dal prof. Lippolis, è così?

Certamente è solo ma non sarà l’ultimo. Gioco-forza deve avere un circolo di consiglieri ristretti. Per il resto si priva del rapporto di altre persone che spesse volte potrebbero sostenerlo maggiormente in scelte e decisioni. Il motivo? Immagino per una visione partitica alterata, visti e considerati i risultati abnormi ottenuti dal Pd alle europee che nessuno sa se potranno essere replicare alle politiche.

Aveva promesso una riforma al mese. Troppo ottimismo?

La riforma del Senato non è ancora completata, ha sì mandato la Mogherini in Europa sperando che difenda l’italianità, ma dovrà dimostrare sul campo di essere un buon ministro degli esteri europeo.

Dalla riforma della giustizia civile alla velocizzazione delle opere pubbliche, passando per Tap e dossier energia: sembra una tabella di marcia di un governo di centrodestra?

Certamente si tratta di questioni nazionali. La riforma della giustizia deve essere fatta per tutti noi: modificando la giustizia civile si crea un vantaggio in particolare anche per gli investitori stranieri. Non dimentichiamo che siamo un Paese che, da tempo, non fa le cose che dovrebbe fare come il gasdotto Tap che è essenziale.

Gli 80 euro come una mera esca elettorale e la mancata riforma del mercato del lavoro: due errori blu (come osservato da Stefano Cingolani su Formiche.net) che Bruxelles potrebbe imputare a Renzi?

Il primo probabilmente no. Gli 80 euro potevano essere tranquillamente concessi, anche se è evidente che non hanno funzionato così come osservano gli economisti più avveduti: contano moltissimo le aspettative. Circa il mercato del lavoro credo che l’errore sia non parlarne esattamente, non presentare un progetto articolato e chiaro. Bisognerebbe dire che un mercato del lavoro più flessibile avvantaggerebbe molto di più coloro chi è senza occupazione.

Non c’è la volontà di andare fino in fondo?

Da questo punto di vista Renzi dovrebbe smetterla di fare la tipica melina e piuttosto prendere a paradigma le proposte di chi se ne intende, come Pietro Ichino, per riformare il mercato del lavoro.

Lo “Sblocca Italia” prevede l’abrogazione della competenza concorrente nel campo energetico: una buona notizia per le industrie estrattive?

Probabilmente sì, ma rientrano in quelle tecniche comunicative di cui abbiamo detto. Per cui bisogna attendere che il tutto arrivi al vaglio del Parlamento.

L’Italia è in recessione: basteranno le promesse dei mille giorni per raddrizzare la barra?

Il Paese ha bisogno di un rilancio, quindi intendo crescita e sviluppo. Contrariamente sarebbe un fallimento. Vorrei ricordare a tutti che la promessa di Renzi era di fare una riforma al mese e fino ad oggi non ne abbiamo vista neanche una compiuta. Ecco perché, da questo momento in poi, mi aspetto che ne siano portate a termine quattro o cinque, basilari, per caratterizzare il governo e, a maggior ragione, un governo di centrosinistra.

Il discorso di Mario Draghi al vertice di Jackson Hole, con la polemica della telefonata con la cancelliera Merkel, che segnale è?

Aspettarsi che la Bce risolva i problemi di cento Paesi mi sembra eccessivo. Dopo di che, credo sia giusto riporre molte aspettative in Draghi, in quanto uomo di grande competenza e capacità. E’ la ragione per cui va posta molta attenzione quando Draghi segnala dei problemi, così come fatto a Jackson Hole, che dovranno poi essere assorbiti da Berlino. In generale tendiamo a pensare che la Cancelliera Merkel rappresenti la faccia e le istanze di una molteplicità di Stati come quelli nord europei (Svezia e Finlandia), ma questa volta penso che abbia esagerato in quanto sembra pensi solo agli interessi tedeschi piuttosto che rilanciare l’economia continentale. Ricordiamo che anche la Germania presenta numeri non incoraggianti sulla crescita, quindi quel contatto telefonico fra Draghi e la Merkel credo sia un complimento per il nostro governatore.

twitter@FDepalo

Non basta andare di corsa

Il “passo dopo passo” dichiarato da Renzi a conclusione di quello che doveva essere un importante Consiglio dei Ministri rappresenta un significativo arretramento rispetto alla avventata promessa iniziale di “una riforma al mese” oppure è il segno di un ritrovato pragmatismo? Il Presidente del Consiglio sembra essersi accorto che per governare un paese complesso come l’Italia, popolato da quelli che lui chiama gufi e rosiconi, infestato da professoroni, bloccato da burocrati e banchieri, non basta correre. Non basta inviare molti tweet (facendo affidamento sui giornalisti amichevoli). Bisogna riflettere, selezionare, investire tempo ed energie, convincere. Soprattutto, è venuta l’ora di indicare un progetto di lungo periodo (Renzi si è dato un orizzonte di mille giorni a partire dal primo settembre) e di formulare una strategia. Infatti, l’Italia è stata bloccata da governi come, in particolare, ma non esclusivamente, quelli guidati da Berlusconi, che di strategie di lungo periodo, tranne quella della propria sopravvivenza, non ne avevano proprio. Correre e fare in fretta sono due modalità d’azione, qualche volta apprezzabili anche in politica, ma non si trasformano automaticamente in nessuna strategia in grado di mobilitare le forze vitali di coloro, che quasi sicuramente non sono la maggioranza in Italia, vale a dire, i riformisti, che vogliono davvero cambiare, lavorando.

Alla necessità di dare contenuti chiari e precisi ai suoi provvedimenti, a non affastellare, ma a tenere distinti i diversi ambiti delle riforme e a stabilire una sequenza di priorità, Renzi è stato richiamato dal Presidente Napolitano il quale, oramai da vero e severo governante ombra, ha poi anche discusso di cifre, conti, coperture con il Ministro dell’Economia. In Europa, non basterà replicare al settimanale “‘Economist” gustando ostentatamente gelati (italiani, of course) e neppure dicendo che stiamo già facendo i compiti a casa, che non è del tutto vero. Bisognerà, invece, conquistare la flessibilità possibile sulla base di riforme italiane che sveltiscano il funzionamento della giustizia civile, la quale, oltre ad essere un costo sistemico per l’Italia, scoraggia gli investimenti stranieri, e che rendano più efficiente la burocrazia e migliore la scuola. Di sicuro, la burocrazia, che per natura è inevitabilmente una struttura popolata da conservatori, si opporrà a qualsiasi riforma, in modo speciale a quelle che colleghino carriera e stipendi alla produttività e all’efficienza. Tuttavia, un attacco frontale ai burocrati senza distinguere fra loro gli efficienti e gli indispensabili dai troppi altri provoca soltanto rigetto ed è destinata, se non a fallire, a dare scarsi e sterili frutti. Un discorso molto simile vale per la scuola sulla alquanto abborracciata riforma della quale lo stesso Napolitano, che non è un esperto, ha chiesto a Renzi chiarimenti e approfondimenti.

L’entusiasmo seguito al tanto inaspettato quanto straordinariamente positivo risultato per il PD e, indirettamente, per il suo segretario-capo del governo, delle elezioni europee del maggio sembra sostanzialmente svanito. Il Presidente del Consiglio rincorre qualche successo di prestigio, come, ad esempio, la nomina di Federica Mogherini a responsabile della politica estera dell’Unione Europea: un riconoscimento, ma anche una difficile sfida. Gli operatori economici, italiani e soprattutto europei, attendono, invece, di vedere una strategia di fondo che si proponga di portare l’Italia fuori dalla recessione. Efficace è lo slogan del decreto “Sblocca-Italia”, ma per andare in quale direzione, perseguendo quali obiettivi prioritari e con quali modalità? Oltre al tempo per correre, c’è anche un tempo per riflettere, magari, in questo caso, concentrandosi, studiando (in fretta) e andando al di là del troppo ristretto e non abbastanza attrezzato cerchio dei consiglieri del Presidente del Consiglio.

Pubblicato AGL domenica 31 agosto 2014

La gara, finalmente

Corriere di Bologna

“Ce n’est qu’un début” direbbero gli studenti del maggio francese del 1968. Siamo soltanto agli inizi delle molto importanti primarie per diventare non soltanto il candidato del Partito Democratico, ma, in rapida sequenza, anche, visto lo sfacelo del centro-destra, il prossimo Presidente della Regione Emilia-Romagna. Il “Corriere di Bologna” ha già abbondantemente spiegato chi sono i candidati e da dove vengono. Toccherà poi ai candidati spiegare perché saranno ottimi Presidenti della Regione e, se parleranno di innovazioni, chiarire anche quali, dove e come. Sì, contrariamente a quello che ha detto Bersani, le primarie sono un grande spazio politico e tanto meglio se diventano affollate. No, contrariamente a quello che ha detto Bersani, immagino che volesse rimproverare qualcuno, il Partito Democratico non è affatto tenuto ad avere un suo candidato ufficiale e se Daniele Manca non si è presentato (o è stato “invitato” a non presentarsi), la scelta è stata (tutta?) sua.

Senza scandalo alcuno, succede così anche negli Stati Uniti, è già cominciata la fase degli endorsements, ovvero delle dichiarazioni a sostegno dei vari candidati. Sono tutte suggestive, vale a dire suggeriscono qualcosa. Dietro Bonaccini, superrenziano della seconda ora (nella prima ora era ancora bersaniano di ferro), si è schierata, con qualche aggiunta, quasi tutta la vecchia guardia del PD, non nata ieri e che, evidentemente, vuole ricordare al segretario regionale che ci sono carriere in corso, da tutelare. Invece, Bersani dice che lui il nome del suo candidato lo farà poi. Suspense, anche per il candidato di Prodi. Sembrava, e certamente ci contava, dovesse essere Patrizio Bianchi che, adesso, se quel pesante endorsement prodiano (andato nel passato cittadino sia a Cofferati che a Delbono) non venisse, sta già intrattenendo l’idea del ritiro e della convergenza, legittima, ma anche un po’ deludente. Insomma, invece di essere resistenti e di portare in maniera convinta nelle primarie le loro idee, alcuni preferiscono essere “desistenti” in attesa di qualche carica a futura memoria. Neanche questa operazione, assolutamente legittima, deve essere considerata scandalosa. Sicuramente impoverisce il dibattito e riduce le possibilità di scelta degli elettori.

Dall’abbondanza di candidature, che è e rimane un pregio, la prospettiva è che si giunga, se Matteo Richetti confermerà la sua candidatura, ad una bellissima triangolazione. Con lui, renziano veracissimo, ma un po’ trascurato dal suo leader, rimarranno in campo Bonaccini, con le ambizioni ridimensionate per una carica che gli preclude una carriera nazionale, e Roberto Balzani che sa correre rischi, anzi, ai rischi va incontro con la sua biografia e il suo profilo programmatico. Lasciando perdere la classica, ma troppo spesso smentita dai fatti, attribuzione della qualità di laboratorio all’Emilia-Romagna, ci troveremo pertanto di fronte ad un confronto scontro assolutamente interessante fra un candidato, Bonaccini, che, nonostante il suo ostentato renzismo, viene, certamente non a sua insaputa, condizionato dalla vecchia guardia (che non s’arrende e non ha nessuna inclinazione a morire), il renzianissimo Richetti e un renziano per idee proprie, Roberto Balzani che, almeno finora, non deve niente e non ha chiesto niente a nessuno. Menù corto, ma piatti ricchi: le primarie sono servite.

Pubblicato il 31 agosto 2014

Le nuove sfide della democrazia in America Latina

XI CONGRESO NACIONAL

“Entre el malestar y la innovación. Los nuevos retos de la democracia en América Latina” è il titolo della conferenza preparatoria per il Congresso internazionale sulla Democrazia che Gianfranco Pasquino terrà Lunedi 25 agosto alle ore 11 nell’aula 201 della Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Rosario, Argentina.

Entre el malestar y la innovación. Los nuevos retos de la democracia en América Latina

Entre el malestar y la innovación. Los nuevos retos de la democracia en América Latina

Diploma di Ospite d’Onore della Città di Buenos Aires a Gianfranco Pasquino

Il 22 agosto 2014 nella Sala “Eva Peron” del Palazzo Legislativo, monumento storico nazionale, Gianfranco Pasquino ha ricevuto il Diploma di Ospite d’Onore della Città di Buenos Aires dalle mani del Vice Presidente dell’Assemblea legislativa cittadina, Cristian Ritondo.

El profesor Gianfranco Pasquino recibió el Diploma de Huésped de Honor de manos del Vicepresidente Primero de la Legislatura de la Ciudad de Buenos Aires

El profesor Gianfranco Pasquino recibió el Diploma de Huésped de Honor de manos del Vicepresidente Primero de la Legislatura de la Ciudad de Buenos Aires


Dr. Martín D Alessandro, profesor Gianfranco Pasquino, diputado Cristian Ritondo y Dr. Vicente Donato

Dr. Martín D Alessandro, profesor Gianfranco Pasquino, diputado Cristian Ritondo y Dr. Vicente Donato


Dr. Martín D Alessandro, profesor Gianfranco Pasquino, diputado Cristian Ritondo y Dr. Vicente Donato

Dr. Martín D Alessandro, profesor Gianfranco Pasquino, diputado Cristian Ritondo y Dr. Vicente Donato

Dal comunicato pubblicato sul sito della Legislatura Porteña Ciudad autonoma de Buenos Aires

La política es una actividad noble
Así lo expresó el prestigioso politólogo y miembro del Comité sobre asuntos constitucionales en Italia, tras recibir el Diploma de Huésped de Honor de la Ciudad de Buenos Aires de manos del Vicepresidente Primero, diputado Cristian Ritondo.

“Es un gran honor para mí recibir esta distinción de la Legislatura de la Ciudad de Buenos Aires. Con la sola excepción del año 2009, visito esta ciudad anualmente desde 1999 cuando vine por primera vez para dictar una maestría en la representación de la Universidad de Bologna”, dijo el profesor Gianfranco Pasquino tras recibir el Diploma de Huésped de Honor.

Y añadió que “La política debe ser enseñada como una actividad noble, como un puente para construir destinos personales, para cambiar y producir avances en la sociedad”. A la vez, destacó que “puede ser estudiada científicamente y podemos enseñarla para producir cambios. La política es un modo de construir relaciones, de producir conocimientos, de mejorar la vida de las personas; y esto he tratado de hacer en Italia y en Argentina”…

continua a leggere qui http://www.legislatura.gov.ar/noti_ver.php?ver=3854

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