Home » Posts tagged 'Cofferati'

Tag Archives: Cofferati

Pasquino: «Critelli dovrebbe dimettersi» @InCronaca #Bologna

Intervista al politologo sul caos nel Pd bolognese e nazionale raccolta da Valerio Castrignano

Sono giorni complicati per il Pd bolognese. Il partito a livello locale sembra ostaggio di una battaglia interna. Dopo le elezioni sembrano essersi risvegliate le ferite lasciate sulla pelle del partito dal congresso più difficile e divisivo della storia. Diciannove segretari di circolo chiedono le dimissioni del segretario federale Francesco Critelli, la cui carica di parlamentare è incompatibile (secondo lo statuto) con quella di numero uno del Pd bolognese. Il presidente del Quartiere Navile Daniele Ara chiede si apra il dibattito su cosa fare per rilanciare i dem a Bologna. Intanto in consiglio comunale frizione tra le figure più vicine a Critelli e il resto della maggioranza che sostiene Virginio Merola. Tanta confusione dunque. Per fare chiarezza abbiamo deciso di intervistare il politologo bolognese Gianfranco Pasquino.

Professore, cosa ne pensa della polemica su Critelli?

«Prima di tutto, chi decide di andare in parlamento non deve presentare la sua candidatura a segretario. Dopo un congresso così lungo e difficile Critelli doveva rinunciare a una candidatura in parlamento. Poi c’è un problema statutario, che prevede l’incompatibilità tra le due cariche che sta ricoprendo. Quindi Critelli il giorno dopo l’elezione in parlamento doveva dimettersi almeno da segretario della federazione. Poi c’è il partito che è in una situazione disastrata».

La situazione giustifica un aggettivo tanto forte?

«Il partito non dialoga più con la città. Non sta facendo un discorso su cosa è oggi il Pd, cosa dovrebbe essere, perché sono stati persi voti nelle ultime elezioni. Il partito è staccato dal territorio».

Quindi le domande poste ieri da Daniele Ara: “siamo ancora un partito?”“abbiamo una guida?”“Che idea abbiamo della città?”, erano giuste?

«Se erano domande retoriche, sta dicendo che il partito non sta facendo quel che deve fare, cosa che io dico da anni. Ma oltre alla situazione attuale, bisogna riflettere sul peccato originale, su come è stato costruito questo partito, con un’amalgama non ben riuscita e forse neanche pensata, problema che aveva posto D’Alema».

Quindi ci vorrebbe una classe dirigente che si occupi più del territorio?

«Ci vorrebbe una classe dirigente sul territorio che faccia funzionare il partito. Questa invece sembra non avere nulla da dire. E la colpa non è solo dei dirigenti, la base e gli elettori si sono fatti andare bene di tutto in questi anni da Cofferati a Delbono. Quindi la responsabilità è anche loro».

Di Critelli fa discutere anche la nuova linea a cui ha aderito a Roma. Al congresso locale è stato il candidato meno renziano, oggi sposa invece la linea dell’ex segretario…

«Probabilmente sta pensando alla sua rielezione. Presto si tornerà a votare forse, Renzi sarà ancora l’uomo forte del partito e per farsi ricandidare bisogna sposare quella linea. Anche Andrea De Maria adesso è renziano, ma lui non la pensa come l’ex segretario. De Maria è su quella linea per ragioni di mero opportunismo. Lui era più vicino a Cuperlo che a Renzi. Le uniche che stanno dicendo le cose come stanno sono le ex onorevoli Sandra Zampa e Francesca Puglisi. Questo avvicinamento a Renzi è trasformismo politico. Ormai però fa parte del Partito Democratico di Bologna questo trasformismo, hanno candidato Casini… E vorrei sottolineare che l’oppositore di Critelli al Congresso, Luca Rizzo Nervo, non sta facendo opposizione all’attuale segretario sul territorio, anche lui è finito al parlamento. Nessuno si sta occupando del partito, pensano tutti alla carriera personale».

Merola ieri in direzione nazionale ha fatto un intervento molto forte contro Renzi…

«Ieri in direzione nazionale c’è stato un voto all’unanimità. Chi non la pensava come Renzi si è nascosto, perché aveva paura di perdere. Ma proprio dalle sconfitte spesso nasce il rinnovamento. Merola invece non riesco più a seguirlo, cambia troppo spesso idea».

Pensa che nel Pd si stia preparando un’altra scissione?

«Non conosco il futuro. Mi hanno deluso anche i primi scissionisti, quelli che hanno dato vita a “Mdp-articolo 1” e poi a “Liberi e Uguali”. Sono usciti dal partito malamente, sarebbero dovuti uscire su tematiche più importanti. Infatti hanno fatto una figura mediocre alle elezioni».

Chi potrebbe sostituirsi a Critelli oggi?

«Qualcuno che si alza e dice: “Io vorrei costruire un partito in questo modo”. Qualcuno che abbia il coraggio di dire cosa vuole fare e quali prospettive, quali orizzonti dovrebbe avere il Pd. Io non vedo nessuno in grado di fare questo».

Quale destino vede dunque per il Pd di Bologna?

«Se non si riforma, andrà incontro a qualche sconfitta. L’Emilia ormai è contendibile…»

Pubblicato il 4 maggio 2018 su InCronaca Testata del Master in Giornalismo MaGiBo

Teatranti senza idee

Corriere di Bologna

Il teatrino della politica municipale non è mai stato divertente. Nel passato, però, la compagnia dominante in città era solida e gli attori erano reclutati e selezionati dopo averne saggiate le qualità. Senza quelle qualità Bologna non sarebbe arrivata dov’era fino a qualche tempo fa (la mia misura dice vent’anni circa) per poi declinare assorbendo lentamente le difficoltà, ma senza elaborare soluzioni. Al problema della qualità della classe politica si risponde in maniera efficace producendo e regolamentando una competizione ampia e aperta che attragga coloro che hanno ambizioni politiche e competenze, specialmente di governo, da mettere a frutto. Qui sta il ruolo delle primarie. Chi le vuole cancellare pensa di saperne di più degli elettori, quelli motivati che alle primarie ci vanno e vogliono ritornarci. Purtroppo, sappiamo dai precedenti, per esempio, l’infausta parentesi del paracadutato Cofferati, che i potenti (sic) dei DS poi confluiti nel PD non ne sapevano affatto di più.

Stucchevolmente, il dibattito dentro e intorno al PD si colloca tra primarie che, più che regolamentate, dovrebbero essere, com’è già stato, a suo tempo per Delbono, addomesticate, e attesa (o richiesta) del briscolino, essendo improbabile trovare un briscolone. Né l’una né l’altra mi paiono soluzioni da Partito Democratico, ma, prima o poi, qualcuno porrà la sfida del cambio del nome: PQD: Partito Quasi Democratico. Non ho mai creduto all’ipocrisia del “prima il programma poi i nomi”. Comunque a Bologna un nome c’è già, Virginio Merola, e non si può né far finta di niente né rimuoverlo. La sua aspettativa di un secondo mandato è legittima, ma altrettanto legittima è la richiesta, se vi sarà almeno uno sfidante, che si tengano primarie.

Nei teatrini, agli attori sono affidate delle parti con riferimento al copione. Invece, nel teatrino della politica, gli attori possono con un po’ di coraggio scegliersi le parti e comunicare i loro messaggi al pubblico (mi correggo subito: ai cittadini-elettori, anche se molti hanno deciso di non andare più a quel teatrino). Fuor di metafora, il protagonista dovrebbe ancora essere Merola che male farebbe a rinunciare. Molti dei cittadini-spettatori si chiederebbero in cambio di cosa. Gli altri attori, nessuno dei quali attualmente disoccupato, cercano un avanzamento di carriera e uno vorrebbe trovare un mestiere nuovo. Tutto legittimo: basta che ciascuno si assuma la responsabilità di chiedere che si indicano primarie con regole chiare e codici etici severini.

Chi vive a Bologna desidera, giustamente, qualcosa di più. Sa da tempo che la città non è più un’eccellenza nazionale né per la qualità del tessuto urbano né per l’esistenza di buoni maestri. Tutt’altro. Chi vive a Bologna vorrebbe che si cogliesse l’occasione di una campagna elettorale partita troppo presto e destinata a durare (per logorare Merola? Per fare prendere coraggio agli ambiziosi, ma pavidi?) troppo a lungo, per fare emergere quello che quattro anni fa nessuno riuscì a prospettare: un’idea di città. Hic Bologna hic salta.

Pubblicato il 6 giugno 2015

Quel brutto pasticcio emiliano

La “giustizia ad orologeria” non c’entra un bel niente con le indagini, iniziate due anni fa, che in Emilia-Romagna hanno coinvolto quaranta consiglieri regionali e due dei candidati alle primarie del Partito Democratico per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione. Saranno elezioni anticipate in seguito alle dimissioni del Presidente condannato in appello per favoritismo in un appalto. La faccenda è tutta interna al PD ed è tutta “squisitamente” politica. Non è soltanto il ritorno della vecchia politica. E’ l’affermarsi della brutta politica. A fronte della quasi inesistenza di Forza Italia e del centro-destra e delle divisioni del Movimento 5 Stelle (che, fra l’altro, non ha ancora trovato un suo candidato per le elezioni di fine novembre), qualsiasi candidato del Partito Democratico è praticamente certo di diventare Presidente della Emilia-Romagna.

Non è chiaro quanto Renzi desideri controllare la politica della Regione che, da un lato, fu la roccaforte della “ditta” dei bersaniani (che esistono ancora e non vogliono rinunciare a nessuna prospettiva di carriera), dall’altro, ha visto rapidissime conversioni a suo beneficio: i famosi salti sull’affollato carro del vincitore. Più chiaro è che Renzi avrebbe voluto evitare primarie combattute, per di più nelle quali due dei candidati hanno usufruito dell’etichetta di renziani, della prima (il deputato e ex-Presidente del Consiglio Regionale) Matteo Richetti e della seconda o terza ora (il segretario regionale e responsabile nazionale degli Enti locali) Stefano Bonaccini. A sostegno di Bonaccini, che ha svolto tutta la sua carriera dentro l’apparato emiliano, si è subito buttata tutta la vecchia guardia incapace di esprimere un suo candidato, ma contenta che fosse comunque uno di loro ad avere maggiori possibilità di vittoria. Il terzo incomodo è l’ex-sindaco PD di Forlì, Roberto Balzani, già vincitore cinque anni di combattutissime primarie nel suo comune, sicuramente con molte idee e proposte “renziane”, ma elaborate in proprio e, per questo, assolutamente inviso alla “ditta” bersaniana-cuperliana e ai renziani di stretta (sdraiata) osservanza.

Forse anticipando l’azione della magistratura, molto più probabilmente cedendo a pressioni romane che Roma, Largo del Nazareno, nega, Richetti ha annunciato il suo abbandono della corsa nelle primarie. Bonaccini, pure coinvolto nelle stesse indagini a stesso titolo di peculato (uso improprio di denaro pubblico), ha dichiarato che rimane in lizza. Evidentemente, il PD deve lavorare ancora affinché fra i suoi dirigenti si addivenga ad una interpretazione univoca del codice etico. Si è aperta una fase confusa che tutti i quotidiani definiscono caos. In Emilia-Romagna qualcuno vorrebbe, pessima idea, che il problema fosse risolto con l’abolizione delle primarie e l’arrivo di un “briscolone” mandato da Roma. A suo tempo, il briscolone Cofferati si rivelò un pessimo sindaco di Bologna. Altri vorrebbero, comunque, che il partito, ovvero, inevitabilmente, il suo ancora denso apparato, scegliesse un candidato unitario. Al momento, però, scaduto il termine per la presentazione delle candidature con le relative firme, un candidato c’è: Balzani, e non si vede perché, non sfiorato da inchieste, dovrebbe ritirarsi.
Il caos non è colpa delle primarie. Dipende da comportamenti politici riprovevoli (i rimborsi di spese che poco o nulla avevano a che vedere con l’attività di rappresentanza politica), da ambizioni personali di controllo e conquista di una carica importante, da desideri di rivalsa dell’apparato nei confronti di Renzi e di egemonia che Renzi desidera su tutto il Partito Democratico. La brutta politica ha una sola soluzione se il Partito Democratico desidera tenere fede al suo nome e attuare il suo Statuto: svolgere le primarie consentendo ai suoi moltissimi elettori di esercitare effettivo potere politico. Il resto sono pasticciacci brutti e violazioni di regole che un partito democratico deve evitare e sanzionare.

Pubblicato AGL 11 settembre 2014

La gara, finalmente

Corriere di Bologna

“Ce n’est qu’un début” direbbero gli studenti del maggio francese del 1968. Siamo soltanto agli inizi delle molto importanti primarie per diventare non soltanto il candidato del Partito Democratico, ma, in rapida sequenza, anche, visto lo sfacelo del centro-destra, il prossimo Presidente della Regione Emilia-Romagna. Il “Corriere di Bologna” ha già abbondantemente spiegato chi sono i candidati e da dove vengono. Toccherà poi ai candidati spiegare perché saranno ottimi Presidenti della Regione e, se parleranno di innovazioni, chiarire anche quali, dove e come. Sì, contrariamente a quello che ha detto Bersani, le primarie sono un grande spazio politico e tanto meglio se diventano affollate. No, contrariamente a quello che ha detto Bersani, immagino che volesse rimproverare qualcuno, il Partito Democratico non è affatto tenuto ad avere un suo candidato ufficiale e se Daniele Manca non si è presentato (o è stato “invitato” a non presentarsi), la scelta è stata (tutta?) sua.

Senza scandalo alcuno, succede così anche negli Stati Uniti, è già cominciata la fase degli endorsements, ovvero delle dichiarazioni a sostegno dei vari candidati. Sono tutte suggestive, vale a dire suggeriscono qualcosa. Dietro Bonaccini, superrenziano della seconda ora (nella prima ora era ancora bersaniano di ferro), si è schierata, con qualche aggiunta, quasi tutta la vecchia guardia del PD, non nata ieri e che, evidentemente, vuole ricordare al segretario regionale che ci sono carriere in corso, da tutelare. Invece, Bersani dice che lui il nome del suo candidato lo farà poi. Suspense, anche per il candidato di Prodi. Sembrava, e certamente ci contava, dovesse essere Patrizio Bianchi che, adesso, se quel pesante endorsement prodiano (andato nel passato cittadino sia a Cofferati che a Delbono) non venisse, sta già intrattenendo l’idea del ritiro e della convergenza, legittima, ma anche un po’ deludente. Insomma, invece di essere resistenti e di portare in maniera convinta nelle primarie le loro idee, alcuni preferiscono essere “desistenti” in attesa di qualche carica a futura memoria. Neanche questa operazione, assolutamente legittima, deve essere considerata scandalosa. Sicuramente impoverisce il dibattito e riduce le possibilità di scelta degli elettori.

Dall’abbondanza di candidature, che è e rimane un pregio, la prospettiva è che si giunga, se Matteo Richetti confermerà la sua candidatura, ad una bellissima triangolazione. Con lui, renziano veracissimo, ma un po’ trascurato dal suo leader, rimarranno in campo Bonaccini, con le ambizioni ridimensionate per una carica che gli preclude una carriera nazionale, e Roberto Balzani che sa correre rischi, anzi, ai rischi va incontro con la sua biografia e il suo profilo programmatico. Lasciando perdere la classica, ma troppo spesso smentita dai fatti, attribuzione della qualità di laboratorio all’Emilia-Romagna, ci troveremo pertanto di fronte ad un confronto scontro assolutamente interessante fra un candidato, Bonaccini, che, nonostante il suo ostentato renzismo, viene, certamente non a sua insaputa, condizionato dalla vecchia guardia (che non s’arrende e non ha nessuna inclinazione a morire), il renzianissimo Richetti e un renziano per idee proprie, Roberto Balzani che, almeno finora, non deve niente e non ha chiesto niente a nessuno. Menù corto, ma piatti ricchi: le primarie sono servite.

Pubblicato il 31 agosto 2014