Home » Posts tagged 'Corriere di Bologna' (Pagina 4)

Tag Archives: Corriere di Bologna

Governare le divisioni

Corriere di Bologna

Ottantacinquesimo su 101 nella classifica dei sindaci e con un grado di popolarità inferiore al 50 per cento, Merola si è fatto un lusinghiero bilancio del suo mandato proclamando, titola il “Corriere di Bologna”, “Città divisa ma io non mollo”. Meglio sarebbe che il bilancio di mandato lo stilasse qualche istituto indipendente, magari universitario, dal momento che nell’Alma Mater le competenze economiche, sociologiche, politologiche, ingegneristiche ci sono tutte. Comunque, per fortuna, ci ha subito pensato Olivio Romanini a evidenziare le cose non fatte e gli obiettivi mancati. Tante e importanti. Vedremo se nel programma, scritto, c’è da augurarsi, non come un’interminabile lista della spesa, Merola e il suo partito riusciranno a dare un’idea della città che vogliono costruire nel prossimo quinquennio. Dai concorrenti finora non è arrivata nessuna sfida programmatica ed è un peccato poiché quando mancano le idee delle opposizioni anche le idee dei potenziali (ri)governanti rischiano di non avere smalto.
Non so se porteranno voti, le liste che stanno proliferando a sostegno di Merola, tutte, non troppo sorprendentemente, sponsorizzate dal PD. Sono, però, piuttosto sicuro che da quelle liste non verrà neanche un’idea originale e innovativa, nessun colpo d’ala. Intravedo, anzi, nel tentativo del PD di pescare un po’ al centro e un po’ a sinistra sia la rinuncia all’operazione che chiamerò, per analogia con quanto i renziani perseguono a livello nazionale, “Partito della Città”, sia i germi di futuri conflitti e “divisioni” in Giunta e in Consiglio comunale. Merola si duole che la città sia divisa su occupazioni e immigrazione (a me pare anche sull’ordine pubblico). La risposta che non molla non è né rassicurante né promettente. Avrebbe, piuttosto, dovuto affermare alto e forte, “ma io governo”, impegnandosi a governare le tensioni e le contraddizioni, che sorgono sempre, inevitabilmente, quando si prendono decisioni importanti. Incidentalmente, il Passante Nord: “sì, no, altro” continua a essere una delle decisioni in lista d’attesa.
L’Agenzia pubblicitaria Proforma, a un costo non modico, imposterà la campagna di comunicazione del sindaco, che, evidentemente, sa di avere molto bisogno di una comunicazione decente. Tuttavia, quello che conta davvero è che il candidato alla rielezione impari che qualsiasi divisione esista in città può essere superata soltanto governandola, vale a dire, decidendo la soluzione, spiegandone i vantaggi e giustificandone gli, ineludibili, inconvenienti. I conflitti sono il sale della democrazia. Il loro governo è compito degli eletti che guardano avanti. La popolarità duratura è la conseguenza di decisioni che hanno prodotto, Dozza insegna, e produrranno frutti nel futuro.

Pubblicato il 19 febbraio 2016

Celebrità e allodole

Corriere di Bologna

L’antipolitica trova le sue radici più profonde nella cattiva politica. Il discredito della politica è anche, lo sappiamo quasi tutti, il prodotto di politici non abbastanza bravi che provano a fare i furbi. Tutt’e due questi brutti fenomeni si sono affermati anche in Emilia-Romagna, non meno che altrove. Quando i politici e i loro partiti si sentono deboli e più o meno vulnerabili non cercano le strade, piuttosto in salita, di un rinnovamento delle modalità di reclutamento e di selezione di personale effettivamente politico e di  miglioramento delle strutture partitiche. Preferiscono aprirsi, o almeno così sostengono, alla società civile. Naturalmente, l’apertura riguarda soprattutto le fasi elettorali e la ricerca di candidature presumibilmente più appetibili per quella vasta area di elettorato che poco s’interessa alla politica e meno ne sa, ma che potrebbe essere attratto da nomi famosi, facilmente riconoscibili: le celebrità. Ecco che spuntano il critico d’arte, noto, però, soprattutto per le sue apparizioni (vorrei scrivere “comparsate”, ma non so se il Direttore di questo giornale approverebbe) televisive, l’atleta di prestigiosa carriera, il magistrato d’assalto o compiacente, l’imprenditore di qualche successo, il sindacalista più presente sulla scena pubblica che ai tavoli dei negoziati. I professori universitari, anche i rettori, stanno in seconda linea poiché raramente diventano molto famosi (spesso non lo sono neppure fra i loro studenti). Tutti costoro, messi in lista, meglio se a capo della lista, dovrebbero attrarre non solo l’attenzione, ma anche i voti degli elettori. Insomma, volenti, più spesso, qualche volta, nolenti, ma solo a causa della loro scarsa conoscenza delle dinamiche partitiche ed elettorali, tutti i candidati di arti varie e mestieri nonpolitici funzionano come specchietti per allodole. Di solito, anche se lo si nasconde, quando hanno un buon esito in termini di preferenze è perché il partito, al fine di non perdere la faccia, ha attivamente operato per convogliare sul loro nome un cospicuo pacchetto aggiuntivo di voti. Il problema è che, una volta entrati in un consiglio comunale, regionale, in Parlamento (sto già anche pensando ai futuri “senatori”), gli esponenti della società civile si troveranno spaesati e i più consapevole di loro prenderanno atto di essere inutili, alla fine addirittura dimettendosi anzitempo. Non ne seguirà nessuna rigenerazione dei partiti (anzi, guai se quegli eletti cercheranno di partecipare alla vita interna di quel partito), nessun miglioramento della politica. Gli elettori “allodole” saranno stati gabbati e il discredito della politica sarà stato offuscato soltanto per il tempo della campagna elettorale. Sì, de Bologna fabula narratur, ovvero, mi riferisco anche alla politica bolognese.

Pubblicato il 7 febbraio 2016

Narrazioni dei tempi che furono

Corriere di Bologna

Sostengono i politologi, ma soprattutto gli studiosi di comunicazione politica, che nella politica delle democrazie hanno fatto la comparsa due fenomeni sostanzialmente nuovi: la campagna elettorale permanente e la “narrazione”. In Italia, a livello nazionale, qualcosa di entrambi i generi fu prodotta da Silvio Berlusconi ed è stata ripresa e rilanciata, a modo suo, da Matteo Renzi. A livello locale, a Bologna, nel suo piccolo sono apparsi alcuni frammenti. E’ vero che, pochissimo tempo dopo la sua elezione, Merola annunciò che avrebbe voluto un secondo mandato. Poi, però, non ha saputo strutturare una vera e propria campagna elettorale “permanente” e il corso del suo mandato si è semmai caratterizzato per essere carsico: qualche annuncio seguito da silenzio e poi da altri annunci. Cattivi discepoli del berlusconismo e candidature evanescenti, Sgarbi o no, hanno reso impossibile una qualsivoglia campagna elettorale di rilancio per il centro-destra. Tra un’espulsione e una scomunica neppure il Movimento 5 Stelle ha potuto e saputo programmare una campagna duratura. Naturalmente, gli alti e bassi, le evanescenze, le tensioni interne rendono ancor più difficile la costruzione di una narrazione, più o meno politica. Narrazioni meno politiche e più personali farebbero probabilmente poca presa sull’elettorato bolognese, anche se i 40 mila nuovi elettori potrebbero avere aspettative più sociali che politiche. Comunque, di narrazioni non se ne vede nessuna, neanche abbozzata. Il sindaco procede sfruttando qualche occasione, qualche inaugurazione, qualche monumento (molto importante e commovente quello alla Shoah), ma non sembra avere la capacità e i consulenti in grado di imbastire una narrazione attraente. Totalmente dimentico dell’efficace “narrazione” di Giorgio Guazzaloca (una pregevole “storia bolognese”), il centro-destra traccheggia, avendo già da fin troppo tempo abbandonato l’idea non solo di vincere, ma di essere competitivo. La Lega e la sua candidata procedono esclusivamente sulle code di Salvini che, a Bologna, non sono certamente in grado di portare lontano. Quanto al Movimento 5 Stelle dà l’impressione di non avere trovato nessun filo narrativo della Bologna che c’è e della Bologna che dovrebbe esserci sotto la loro eventuale guida. Dovremmo rallegrarci dell’assenza di narrazioni che, spesso, sono anche manipolazioni? Soltanto in parte. Infatti, l’assenza di narrazioni bolognesi è anche il prodotto dell’incapacità di tutti i finora candidati di spiegare in maniera approfondita che tipo di città hanno vissuto e in quale tipo di città, per di più, presto metropolitana, desiderano e s’impegnano a condurre i bolognesi, di vecchio stampo e di nuova acquisizione. Non bene.

Pubblicato il 30 gennao 2016

Le effervescenze dei democratici

Corriere di Bologna

La calma è piatta nel centro-destra in attesa che da qualche parte arrivi il candidato, preferibilmente civico, individuato dalla Provvidenza (di Arcore, luogo dove si effettuano le selezioni). La relativa calma nel Movimento 5 Stelle è un po’ (dis)turbata dall’ombra lunga delle infiltrazioni camorristiche di Quarto, ma grande è la speranza che quell’ombra si arresti agli Appennini. Le uniche effervescenze sociali e politiche le offre, come è quasi inevitabile, il Partito Democratico al quale, nel bene e nel male, va la riconoscenza dei commentatori. Sostanzialmente non più sfidato. Merola, il sindaco ricandidato, sta cercando di trovare, escogitare, promuovere qualche lista a suo sostegno. Quasi sicuro che da sola, la lista del PD non riuscirà a superare il 50 per cento dei voti necessari al primo turno al fine di evitare un ballottaggio potenzialmente rischioso (basterebbe evocare il precedente del 1999), Merola avrebbe voluto una bella lista Frascaroli, anche per depotenziare SEL. Il rifiuto di un’assessora controversa, forse neanche troppo dotata di voti suoi, lo ha spinto a sollecitare la discesa in campo di Morgantini il quale potrebbe pescare nello stesso mondo del volontariato e portare la necessaria manciata di voti in più. Qualcuno potrebbe obiettare che: 1) questo tipo di operazione è proprio quella vietata, ma a livello nazionale, dall’Italicum; 2) se Morgantini è/sarà molto simile a Frascaroli, che lo ha già benedetto, allora sorgeranno poi conflitti non dissimili in Consiglio Comunale e, eventualmente, nella giunta. Qualche elettore potrebbe infine chiedersi se Merola ha risolto la sua tensione personale e politica fra permissivismo e rigorismo o se, facendosi accompagnare da Morgantini non rischia di ritrovarsela alla prima, molto prossima, occasione. Le effervescenze del PD appaiono anche nella scelta dei candidati alla Presidenza dei Quartieri, per alcuni il primo passo di una carriera politico-amministrativa, per altri un modo per restare a galla. A rassicurare tutti, o forse no, sta una frase pronunciata da Renzi relativamente alla costituzione dei comitati per il Sì al referendum costituzionale. Tralascio la critica, pure importante e non infondata, se si tratti piuttosto di un plebiscito, ma è evidente che Renzi sta facendo appello ai suoi sostenitori duri (puri, non so) e mettendo in grande difficoltà gli ultimi esponenti della ditta bersaniana. Se non parteciperanno molto attivamente alla campagna referendaria, il segretario del Partito Democratico avrà un motivo in più per lamentarsi di loro e, a futura memoria, per depennarli dalle prossime candidature. Allora, altro che effervescenze, assisteremo a epurazioni per costruire un più compatto Partito della Nazione.

Pubblicato il 24 gennaio 2016

Membra sparse a sinistra

Corriere di Bologna

La sinistra italiana, seguendo l’augurio del Presidente del Consiglio, non propriamente il maggiore interprete della cultura di sinistra, si è divertita, ma anche no, a organizzare riunioni, incontri, dibattiti nel fine settimana appena trascorso. In Francia, i socialisti hanno generosamente e saggiamente provveduto con i loro voti a impedire eventuali possibili vittorie delle signore Le Pen e familiari. In Italia, a Roma, la ditta bersaniana ha segnalato ancora una volta in maniera ininfluente la sua distanza dal renzismo che non riesce più a contrastare. A Verona, l’associazione “Possibile” di Pippo Civati e dell’eurodeputata Elly Schlein ha dato inizio all’operazione di costruzione del programma di un improbabile governo. Alla Leopolda, nel suo ambiente (se scrivessi “brodo di coltura” riceverei una fatwa fiorentina), Matteo Renzi si è esibito in una spettacolare azione difensiva dell’operato del suo governo e del non-conflitto di interessi e in qualche spericolata previsione sul successo futuro del partito personalistico. Tuttavia, le membra della sinistra sparse fra governo (non aggiungo “degli annunci”) e opposizioni (qui, sì, aggiungo, dei criticoni) non possono produrre entusiasmi duraturi in quello che sta avviandosi a diventare l’inverno, non del nostro scontento, ma della nostra rassegnazione. Seguirà la primavera delle amministrative che per la sinistra, di governo, di fiancheggiamento, di opposizione si presenta piuttosto delicata. I renziani bolognesi continuano a negare di avere problemi con la ricandidatura del sindaco Merola, il quale nel frattempo, in maniera non del tutto impercettibile, si riposiziona nei pressi del rappresentante locale della ditta bersaniana, vale a dire, l’iperattivo deputato Andrea De Maria. Quel che resta di Sinistra Ecologia Libertà cerca di tenere il piede in due staffe. Abbandonare Merola sarebbe anche possibile, ma non è chiaro dove andare a parare. Tutte le altre frange che raccolgono scontento, ma anche tardive ambizioni di rivincita, aspettano che il loro mentore, Mauro Zani, si decida a dire, oppure, meglio, a trovare la candidatura da opporre a Merola, in assenza della quale la Coalizione civica (nella quale pullulano politici di varia e lunga estrazione) non riuscirà ad andare da nessuna parte. Neppure nell’assemblea tenuta alle Scuderie ha fatto la sua comparsa il cavallo vincente. Tutto rimandato a febbraio 2016, nella speranza, forse, che i fatti e il lavoro ai fianchi continuino a logorare Merola e che a livello nazionale si manifestino apprensioni anche sull’esito bolognese. Comunque, visto da lontano il teatro della politica cittadina appare sufficientemente rappresentativo di quello che succede altrove, più a Milano che nel disastro di Roma. Insomma, la sinistra sparge le sue membra a tutto campo. L’attesa per vedere se riuscirà a ricomporle per tempo non è spasmodica.

Pubblicato il 15 dicembre 2015

Le schermaglie hanno un prezzo

Corriere di Bologna

Deve essere piuttosto avvilente per Virginio Merola il silenzio inquietante sulla sua ricandidatura a sindaco di Bologna da parte del pur loquace e twittante Matteo Renzi. Eppure, fin troppo prontamente e sorprendentemente, Merola aveva fatto la sua conversione renziana. Finora era anche sostanzialmente riuscito ad evitare di criticare il segretario del suo partito su qualsiasi tipo di politica, anche quelle sfavorevoli ai comuni, Renzi preannunciasse (“facesse” è un’espressione grossa e impegnativa). Sabato, invece, Merola ha alzato la voce, dichiarando (cito dal Corriere) che a Bologna si va “in direzione ostinata e contraria rispetto all’andazzo nazionale”. Non è chiaro quale sia l’andazzo nazionale in termini di candidature e di primarie. Forse, l’unico elemento comune trasversale a più città è che a livello nazionale non si sa affatto come sbrogliare le situazioni delle varie città, ma, a livello locale, i diversi partiti democratici, in particolare, quelli di Milano e Napoli, ma anche quello di Roma, desidererebbero almeno un aiutino, non una controproducente imposizione, dal vertice.

Dopo parecchi mesi tribolati, il PD bolognese e con lui anche Merola pensavano di essersela cavata con la pur faticosa conferma del sindaco in carica. Il segretario locale Francesco Critelli giunge ad addirittura a rivendicare una, difficile da credere, unanimità del gruppo dirigente. Tuttavia, da luglio a oggi, non soltanto non sono affatto terminate le voci, all’interno e all’esterno del PD, contrarie a Merola. Continua ad affacciarsi attivamente, forse come potenziale candidato, forse come costruttore di una non meglio precisata alternativa centrista, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Lo invito a misurarsi con la città e a farsi avanti” intima Critelli. Qui sta il problema. Non soltanto il PD ha deciso da solo la ricandidatura di Merola, spiazzando gli alleati, ovvero, soprattutto SEL, nella quale, comunque, un’area disponibile (per le cariche) si manifesterà sicuramente, ma non ha mai preso in seria considerazione le primarie.

Strumento di partecipazione democratica e di comunicazione politica, poiché consentono di esplicitare e porre a confronto personalità e proposte di soluzione ai problemi cittadini, le primarie avrebbe offerto a Merola anche una maggiore legittimazione della ricandidatura. Senza primarie, da un lato, i rumors sono destinati a continuare; dall’altro, volendo, il segretario Renzi potrebbe sbandierare gli esiti di un eventuale sondaggio negativo o semplicemente problematico. In coda a tutto questo, incertezza, divisioni, popolarità non alle stelle, sta un rischio da non sottovalutare. Invece di formulare soluzioni condivise ai non pochi problemi non soltanto di governo, ma di rilancio della città, il tempo e il dibattito pubblico vengono sciupati in schermaglie che lasceranno un segno negativo anche sull’inizio del nuovo mandato.

Pubblicato il 1° dicembre 2015

Sogni di ballottaggio

Corriere di Bologna

Ringalluzzito dal successo della manifestazione congiunta con Berlusconi e Meloni, organizzata qui due settimane fa dalla Lega, è comprensibile che Matteo Salvini si proponga l’obiettivo più ambizioso: la conquista della carica di sindaco di Bologna. E’ anche un buon obiettivo propagandistico. Concretamente, comunque vada, servirà ad aumentare i voti e a evidenziare ulteriormente che la sua leadership ha più che rivitalizzato la Lega. A fronte delle non giovanili incertezze del leader di Forza Italia e del suo gruppo molto poco dirigente, sia in Emilia sia a Bologna, Salvini può addirittura mostrarsi molto generoso. Se emergerà una candidatura più convincente della leghista Lucia Borgonzoni, lui (un po’ meno lei) è disposto a prenderla in seria considerazione. Salterebbe così anche la candidatura del consigliere regionale di Forza Italia Galeazzo Bignami, più disponibile a rinunciarvi poiché saggiamente consapevole che le probabilità di vittoria per chi corre diviso sono ridotte al lumicino. Salvini che, nonostante le sue frequenti incursioni cittadine, non sembra conoscere adeguatamente i rapporti di forza politici, snobba il Movimento 5 Stelle e il suo candidato ufficializzato, Massimo Bugani. Di più, sembra convinto, contro i sondaggi finora noti, che una candidatura del centro-destra, unitario, ma non troppo, dato che permane il suo veto contro NCD, riuscirebbe a costringere Merola (se sarà lui il candidato del PD), al ballottaggio.

La campagna elettorale dei Cinque Stelle è già cominciata e sbaglia alla grande chi pensa che la selezione dall’alto di Bugani, in verità, piuttosto la ratifica di una candidatura naturale, sia qualcosa di scoraggiante per i cultori pentastellati della democrazia attraverso la rete. Attivisti e elettori del Movimento hanno imparato, oramai da qualche tempo, che fare politica richiede anche parecchia flessibilità (e qualche volta anche contraddittorietà). Per le Cinque Stelle, Bologna, pur non essendo un obiettivo a portata di mano tanto quanto sembra Roma, ha già dato non poche soddisfazioni al Movimento. In più, rispetto a qualsiasi candidato/a del centro-destra che dovrebbe fare il pieno dei suoi voti con un’opera di mobilitazione della quale non s’è mai mostrato capace, se fosse Bugani ad andare al ballottaggio, i giochi sarebbero apertissimi. Difficile che gli elettori delle Cinque Stelle votino candidature berlusconiane o salviniane (e il “civico” di centro-destra non è ancora apparso all’orizzonte). Più probabile, lo dicono alcune esperienze recenti, che una parte di elettorato del centro-destra, a cominciare dai leghisti, sia disposta a convergere sul candidato del Movimento 5 Stelle. A Parma quell’elettorato si è espresso con successo. Insomma, i giochi sono tutt’altro che fatti, ma la strada del centro-destra bolognese, persino per arrivare al ballottaggio, è lunga e accidentata.

Pubblicato il 22 novembre 2015

Manca la terza punta

Corriere di Bologna

La scelta di Bologna da parte di Leghisti e Forzitalioti per “bloccare l’Italia” è, forse a loro insaputa, particolarmente appropriata. E’ sufficiente, lo sanno tutti coloro che vanno da Nord a Sud e viceversa, chiudere la stazione ferroviaria e creare qualche incidente sulla tangenziale, per rendere impossibile il traffico di merci e di persone. Nel frattempo, il comizio di riappacificazione fra Lega e Forza Italia in Piazza Maggiore avrà, probabilmente, il risultato, non propriamente politico, di bloccare Bologna (sperando che quelli che difendono la Costituzione rinunzino alla violenza per bloccare la libertà di espressione per tutti, tutelata proprio dall’art. 21). Quanto alle idee, soprattutto a quelle per vincere a Bologna e risalire, almeno nei sondaggi, a livello nazionale, né la Lega né, ancor meno, Forza Italia si sono “sbloccati” e non sembrano in grado di metterle in circolazione. Il sindaco Merola vacilla e barcolla, ma la candidatura del centro-destra in grado di farlo tracollare proprio non si vede all’orizzonte della Padania.

Sul palco, con il promotore Salvini, vedremo anche Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Manca Casini, già in corso di riposizionamento, altrimenti, lo schema del centro-destra ritrovato, sarebbe perfetto. Sono, però, passati più di vent’anni da quando, da un supermercato di Casalecchio, che non c’è più, Berlusconi lanciò le sue coalizioni elettorali che hanno fatto il bello e il brutto tempo nel paese. Ecco, forse, Berlusconi fatica a prendere atto che il suo tempo personale di leader incontrastato è passato oramai da qualche anno. Annuncia, di tanto in tanto, che vuole fare il regista. Poi, nostalgico, lento e inconcludente, torna in campo, dove Salvini scalpita rumorosamente e Meloni discetta fra un dribbling televisivo e un altro. Manca, per usare una metafora calcistica berlusconiana, la terza punta, proprio quella di Forza Italia.

Da Piazza Maggiore potrebbero venire due messaggi importanti più uno. Il primo è che gran parte del centro-destra ha deciso di rimettere insieme i suoi cocci lasciando da parte le differenze di opinione e di azione, che qualche volta in qualche area del paese, sono comunque utili per attrarre elettori. Secondo, che Salvini, con il suo invito a Berlusconi, ne riconosce la perdurante rilevanza politica e che Berlusconi, accettando l’invito, è disposto a discutere a fondo il problema della leadership dello schieramento nel quale Meloni avrà il ruolo che si è conquistata. Infine, il terzo messaggio, ancorché non definitivo, potrebbe essere la conferma che la leghista Lucia Bergonzoni sarà la candidata a sindaco del centro-destra. Tuttavia, se quelle che il gergo giornalistico chiamerebbe “prove tecniche” di un’alleanza nazionale procedono, allora anche la candidatura bolognese del centro-destra, nel quale molti sperano in un “civico” disceso dal cielo, potrebbe cambiare.

Pubblicato 8 novembre 2015

La strada e il coro

Corriere di Bologna

Le spalle forti e le convinzioni più che solide del Cardinale Caffarra hanno sicuramente assorbito le non buone, spesso ingenerose, valutazioni del suo operato che rimbalzano dalle aspettative al limite dell’entusiasmo che accolgono il suo successore nella diocesi di Bologna. Mi sfugge per quale ragione un “prete di strada”, come si definisce Matteo Maria Zuppi, sia automaticamente preferibile a un teologo di vaglia, come fu Giacomo Biffi, e a un ruvidissimo interprete dell’ortodossia, com’è stato Carlo Caffarra. Si dice che l’arcivescovo Zuppi sarebbe migliore di entrambi perché rappresenta il rinnovamento, mi viene da scrivere “ruspante”, ma sento che è irrispettoso, per il quale opera Papa Bergoglio? La verità è che non disponiamo di nessun criterio, tranne le traiettorie biografiche precedenti, per valutare in maniera adeguata le figure dei nuovi vescovi. Per di più, tendiamo a pensare non in termini teologici e pastorali, estranei alla grande maggioranza dei bolognesi, ma in termini banalmente politici. Lercaro piacque perché denunciò i bombardamenti USA in Vietnam. Biffi piacque meno, ma incuriosì e interessò molto per quella sua icastica definizione di Bologna “sazia e disperata”. Caffarra è stato ed ha voluto essere il difensore intransigente di una certa visione, assolutamente legittima, dell’ortodossia. Troppi sembrano attendersi dall’arcivescovo Zuppi una sorta di grande flessibilità specialmente in materia di rapporti umani, ma anche di rapporti con le istituzioni che, a Bologna, significa soprattutto con il sindaco e il Partito Democratico. Essendo entrambi i soggetti ondivaghi, privi di qualsiasi progettualità e, spesso, anche di coerenza su quasi tutte le tematiche –immigrazione, ordine pubblico, legalità, famiglie e unioni civili–, il nuovo Arcivescovo sarà tanto più apprezzato quanto più, da un lato, eviterà di prendere posizioni chiare e nette; dall’altro, si avvicinerà con le sue dichiarazioni a quello che la politica fa un po’ confusamente, in maniera altalenante. Si potrebbe sostenere che i pronunciamenti dell’Arcivescovo Zuppi daranno un contributo quanto più saranno netti e affilati, quanto più costringeranno a riflettere e anche a produrre repliche argomentate. Zuppi valuta molto positivamente il lavoro di confessore: interazione one to one. Quando affermerà e rivendicherà, com’è opportuno, l’importanza e la rilevanza del ruolo pubblico della religione, vedrà che il dibattito sotto forma d’incontro e di scontro, diventa spesso, in questa città, corale. Quante più voci parteciperanno meglio sarà, per tutti, compresi i “preti di strada”, in una città nella quale troppo spesso una coltre di conformismo avvolge, sopisce, soffoca.

Pubblicato il 1° novembre 2015

La Festa delle Cinque Stelle UN PASSO VERSO BAD GODESBERG

Corriere di Bologna

I numeri della Festa delle Cinque Stelle a Imola, non molto alti, ma neppure deludenti, dicono soltanto una parte della storia. Riconosciuto a Gianroberto Casaleggio il ruolo di guru, Grillo s’è messo un po’ più su: elevato. Però, l’aspetto più importante è che, sostanzialmente, Grillo ha preannunciato che sta facendo qualche passo indietro. La sua figura e la sua leadership sono, deve essersene reso conto, da un lato, molto ingombranti, dall’altro, rischiano di rivelarsi un ostacolo sulla strada dell’avvento al governo. Sbagliando, Grillo ha detto che “governare” è una brutta parola e che lui preferisce “gestire” (gesticolare?), in italiano certamente una parola peggiore e fuorviante. La “voce dal sen sfuggita…” comunica che un MoVimento nato per protestare e contestare si trova alla svolta della vita. Infatti, la manifestazione delle Cinque Stelle a Imola ha acquisito una valenza di governo, inevitabile in una fase nella quale i sondaggi tutti concordi collocano il MoVimento al secondo posto nelle preferenze degli elettori. Questo significa che le Cinque Stelle andrebbero al ballottaggio con il Partito Democratico tant’è vero che gli artefici e i complici della brutta legge Italicum stanno già pensando a come rabberciarla prevedendo l’attribuzione del premio di maggioranza non più a una lista, ma a una coalizione. Inoltre, a Roma (e sui treni per il rientro in Toscana) c’è chi si arrovella su quale stratagemma congegnare per non indire le elezioni nella capitale in contemporanea con la tornata amministrativa di altre città in ordine d’importanza: Milano, Napoli, Torino, Bologna. L’election day fa risparmiare soldi, ma è giustamente percepito come molto pericoloso nel caso romano. Sulla capitale, i suoi scandali, le sue reti clientelari e affaristiche, le sue pesanti collusioni trasversali il Movimento Cinque Stelle punta con molte buone ragioni e molte frecce al suo arco tranne una: la presenza chiara di un’efficace candidatura a sindaco (problema che dovrà essere risolto, a suo tempo, anche per arrivare a Palazzo Chigi). Non ultima, c’è anche Bologna. Il vento del rinnovamento proprio non soffia in città. Semmai parecchi si muovono come banderuole, in particolare fra gli assessori che vengono licenziati oppure “licenziano” affermazioni sulle occupazioni, sull’ordine pubblico, sulla giustizia, che sarebbero molto discutibili se non fosse preferibile non discuterle per niente. Qui la sfida al sindaco uscente, con riluttanza ricandidato e, vedremo quanto, appoggiato dal suo partito, si presenta, grazie al ballottaggio, possibile. Tra non molto sapremo se Imola potrà essere considerata la Bad Godesberg, dove nel 1959 i socialdemocratici tedeschi si candidarono con un programma che abbandonava le rigidità del passato, delle Cinque Stelle.

Pubblicato il 20 ottobre 2015