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Celebrità e allodole

Corriere di Bologna

L’antipolitica trova le sue radici più profonde nella cattiva politica. Il discredito della politica è anche, lo sappiamo quasi tutti, il prodotto di politici non abbastanza bravi che provano a fare i furbi. Tutt’e due questi brutti fenomeni si sono affermati anche in Emilia-Romagna, non meno che altrove. Quando i politici e i loro partiti si sentono deboli e più o meno vulnerabili non cercano le strade, piuttosto in salita, di un rinnovamento delle modalità di reclutamento e di selezione di personale effettivamente politico e di  miglioramento delle strutture partitiche. Preferiscono aprirsi, o almeno così sostengono, alla società civile. Naturalmente, l’apertura riguarda soprattutto le fasi elettorali e la ricerca di candidature presumibilmente più appetibili per quella vasta area di elettorato che poco s’interessa alla politica e meno ne sa, ma che potrebbe essere attratto da nomi famosi, facilmente riconoscibili: le celebrità. Ecco che spuntano il critico d’arte, noto, però, soprattutto per le sue apparizioni (vorrei scrivere “comparsate”, ma non so se il Direttore di questo giornale approverebbe) televisive, l’atleta di prestigiosa carriera, il magistrato d’assalto o compiacente, l’imprenditore di qualche successo, il sindacalista più presente sulla scena pubblica che ai tavoli dei negoziati. I professori universitari, anche i rettori, stanno in seconda linea poiché raramente diventano molto famosi (spesso non lo sono neppure fra i loro studenti). Tutti costoro, messi in lista, meglio se a capo della lista, dovrebbero attrarre non solo l’attenzione, ma anche i voti degli elettori. Insomma, volenti, più spesso, qualche volta, nolenti, ma solo a causa della loro scarsa conoscenza delle dinamiche partitiche ed elettorali, tutti i candidati di arti varie e mestieri nonpolitici funzionano come specchietti per allodole. Di solito, anche se lo si nasconde, quando hanno un buon esito in termini di preferenze è perché il partito, al fine di non perdere la faccia, ha attivamente operato per convogliare sul loro nome un cospicuo pacchetto aggiuntivo di voti. Il problema è che, una volta entrati in un consiglio comunale, regionale, in Parlamento (sto già anche pensando ai futuri “senatori”), gli esponenti della società civile si troveranno spaesati e i più consapevole di loro prenderanno atto di essere inutili, alla fine addirittura dimettendosi anzitempo. Non ne seguirà nessuna rigenerazione dei partiti (anzi, guai se quegli eletti cercheranno di partecipare alla vita interna di quel partito), nessun miglioramento della politica. Gli elettori “allodole” saranno stati gabbati e il discredito della politica sarà stato offuscato soltanto per il tempo della campagna elettorale. Sì, de Bologna fabula narratur, ovvero, mi riferisco anche alla politica bolognese.

Pubblicato il 7 febbraio 2016


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