Home » Posts tagged 'Dozza'

Tag Archives: Dozza

Governare le divisioni

Corriere di Bologna

Ottantacinquesimo su 101 nella classifica dei sindaci e con un grado di popolarità inferiore al 50 per cento, Merola si è fatto un lusinghiero bilancio del suo mandato proclamando, titola il “Corriere di Bologna”, “Città divisa ma io non mollo”. Meglio sarebbe che il bilancio di mandato lo stilasse qualche istituto indipendente, magari universitario, dal momento che nell’Alma Mater le competenze economiche, sociologiche, politologiche, ingegneristiche ci sono tutte. Comunque, per fortuna, ci ha subito pensato Olivio Romanini a evidenziare le cose non fatte e gli obiettivi mancati. Tante e importanti. Vedremo se nel programma, scritto, c’è da augurarsi, non come un’interminabile lista della spesa, Merola e il suo partito riusciranno a dare un’idea della città che vogliono costruire nel prossimo quinquennio. Dai concorrenti finora non è arrivata nessuna sfida programmatica ed è un peccato poiché quando mancano le idee delle opposizioni anche le idee dei potenziali (ri)governanti rischiano di non avere smalto.
Non so se porteranno voti, le liste che stanno proliferando a sostegno di Merola, tutte, non troppo sorprendentemente, sponsorizzate dal PD. Sono, però, piuttosto sicuro che da quelle liste non verrà neanche un’idea originale e innovativa, nessun colpo d’ala. Intravedo, anzi, nel tentativo del PD di pescare un po’ al centro e un po’ a sinistra sia la rinuncia all’operazione che chiamerò, per analogia con quanto i renziani perseguono a livello nazionale, “Partito della Città”, sia i germi di futuri conflitti e “divisioni” in Giunta e in Consiglio comunale. Merola si duole che la città sia divisa su occupazioni e immigrazione (a me pare anche sull’ordine pubblico). La risposta che non molla non è né rassicurante né promettente. Avrebbe, piuttosto, dovuto affermare alto e forte, “ma io governo”, impegnandosi a governare le tensioni e le contraddizioni, che sorgono sempre, inevitabilmente, quando si prendono decisioni importanti. Incidentalmente, il Passante Nord: “sì, no, altro” continua a essere una delle decisioni in lista d’attesa.
L’Agenzia pubblicitaria Proforma, a un costo non modico, imposterà la campagna di comunicazione del sindaco, che, evidentemente, sa di avere molto bisogno di una comunicazione decente. Tuttavia, quello che conta davvero è che il candidato alla rielezione impari che qualsiasi divisione esista in città può essere superata soltanto governandola, vale a dire, decidendo la soluzione, spiegandone i vantaggi e giustificandone gli, ineludibili, inconvenienti. I conflitti sono il sale della democrazia. Il loro governo è compito degli eletti che guardano avanti. La popolarità duratura è la conseguenza di decisioni che hanno prodotto, Dozza insegna, e produrranno frutti nel futuro.

Pubblicato il 19 febbraio 2016

La politica non abita qui

Corriere di Bologna

Finora il sindaco Merola ha persino troppo disciplinatamente seguito il consiglio del suo ex-spin doctor Andrea Ruggeri: “scontentare qualcuno e non essere in linea con tutti”. Ha scontentato molti, ma si è rapidamente e acrobaticamente messo in linea con uno, Matteo Renzi. Sembra che questo sia l’allineamento che conta, Magari non serve alla manutenzione della città, ma è utilissimo al mantenimento della carica di sindaco. Infatti, il neo-eletto segretario del Partito di Bologna (partito la cui esistenza curiosamente sfugge a Ruggeri) ha già fatto il suo prematuro endorsement per affidare a Merola un secondo mandato nella primavera del 2016. Di bilancio complessivo, magari mettendo a raffronto le promesse con le realizzazioni, non se ne parla. Eppure, a livello nazionale, il capo del governo e del Partito, appunto, della Nazione promette e sostiene di fare una riforma al mese. Per adesso siamo ad una riforma all’anno, ma il sindaco ha già svolto quattro anni di mandato e qualche riforma in più potrebbe averla fatta oppure, almeno, vantarla. Forte di uno statuto che chiede all’eventuale sfidante del sindaco in carica di presentare le firme del 35 per cento dei componenti dell’Assemblea cittadina del PD, il segretario Critelli ha buon gioco. Personalmente, conosco anche il trucco: bisogna raccogliere le firme di persone delle quali non è possibile avere l’indirizzario. Voilà: sistemati gli insoddisfatti, gli ambiziosi, coloro che vorrebbero interloquire con gli elettori bolognesi perché le primarie servono anche a questo: parlare, ascoltare, confrontarsi, discutere con i cittadini. Persino Merola ha capito che almeno un giro nella città deve farlo e ha organizzato cento incontri, sicuramente protetti, a cominciare dalla Casa del Gufo (immagino quello buono che guarderà pacatamente e scetticamente, in silenzio). Poiché è nel conflitto che nascono le innovazioni, che circolano le idee, che si manifestano le proposte e, udite udite, talvolta si riesce addirittura a individuare e a misurare la leadership, possiamo già “stare sereni”. Nulla di tutto questo disturberà la primavera 2016 dei bolognesi. Tranquillissimo e, quindi, collusivo è il centro-destra cittadini. Qualcuno dice che dà per scontato di perdere, ma anche se fosse così potrebbe cercare di costruire una candidatura in grado di guadagnare visibilità, di entrare in Consiglio comunale come capo dell’opposizione, di costruire l’alternativa nei prossimi cinque anni. Sembra che in Europa non siano pochi i partiti che sanno giocare al gioco della politica democratica e competitiva. Questa politica non abita (qui sono perplesso se scrivere o no”non abita più”, ma forse non c’è mai stata tranne nel 1999) a Bologna. Azzardo che proprio la latitanza di una politica di conflitto di idee e di persone (come fu nel 1956 fra Dozza e Dossetti: una campagna elettorale non da rottamare, ma come fu anche fra Imbeni e Andreatta) spiega il leggero, ma finora non contrastato, declino della città.

Pubblicato il 3 aprile 2015

Antropologia politica

E’ venuto a portare lo scompiglio in Emilia-Romagna, dalle feste dell’Unità (o del Partito Democratico) in località provinciali, ma non meno interessate alla politica, a Forlì fino a Bologna nell’incontro appositamente fissato di lunedì quando di solito ci sono meno frequentatori. E lui, Renzi Matteo, la sua audience l’ha fatta venire, eccome, e l’ha conquistata. Non partiva, ovviamente, da zero. Quasi tutti i presenti c’erano già all’incirca nove mesi fa. Allora, naturalmente, la loro reazione non fu positiva. Ma, come, un giovane toscano, per di più di estrazione popolare (nel senso di “partito”), veniva a fare un’incursione in cerca di voti contro il “loro” segretario, il Bersani Pierluigi, che tutti conoscevano benissimo e che, giunto, lentamente e gradualmente, al culmine del partito, mirava, proprio come si fa da queste parti, a coronare la sua nobile carriera politica. Quadrato, solido, competente, magari non entusiasmante, in grado di fare ridere non con le sue battute, ma soltanto quando imitava Crozza (adesso, neppure più), Bersani era e rimane il comunista emiliano, uno di quelli che usano il noi, che detestano la personalizzazione della politica, che, insomma, nel PCI di altri tempi, di un’altra storia, ad essere il numero uno non ci sarebbe arrivato mai. Infatti, nessuno degli abili, capaci, duraturi amministratori dell’Emilia Romagna, da Dozza a Zangheri, da Fanti a Turci, è mai riuscito a conquistare un ruolo nazionale di grande rilievo. La loro solidità venne regolarmente ritenuta insufficiente a sopperire alla mancanza di fantasia politica e forse anche di leadership.

   Qui tocchiamo con mano la diversità quasi antropologica con i comunisti toscani, ma, più in generale, i politici toscani. Estroversi e beffardi, sempre pronti alla battuta anche sarcastica di loro conio (non presa a prestito, ad esempio, da Benigni), disposti a parlare in prima persona, altro che collettivo!, senza nessun peso sulla lingua, i toscani e, a maggior ragione, i fiorentini sono quanto di più diverso si possa trovare rispetto agli emiliani (i romagnoli sono un’altra “razza”) e, in particolare, ai bolognesi. Probabilmente, Renzi ha capito che doveva usare e sfruttare la sua diversità antropologica. Quasi sicuramente il “corpaccione del partito”, la base lavoratrice e disciplinata ha preso atto che, avendo non vinto ovvero sciupato una vittoria che sembrava largamente acquisita per colui che più di tutti li rappresentava, è venuto il momento di adeguarsi e di scommettere su un candidato totalmente diverso. Parecchi dirigenti si giocano la carriera; altri stanno ritagliandosi lo spazio di una corrente che si posiziona per contrattare con il vincitore designato (ma che loro intralceranno in cambio di qualche carica, esempi, nient’affatto scelti a caso: parlamentare nazionale e parlamentare europeo).

   Applausi comunque a Renzi che vuole un partito senza correnti, e molti auguri. Qui più che altrove, la base vuole vincere, desidera trasferire al governo, se non un suo uomo, le sue affermate e conclamate pratiche di buona, efficace, onestà amministrazione. E pazienza se le speranze dei militanti ex-comunisti saranno soddisfatte da un “burdel” fiorentino ex-popolare. Meglio, comunque, di qualsiasi milanese o siciliano. 

pubblicato su Corriere di Bologna 3 settembre 2013