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Moro e Berlinguer nelle “convergenze parallele”: il dialogo riformista e il suo tragico tramonto #Forlì #3dicembre

Sabato 3 dicembre ore 10.30
Sala del Consiglio provinciale
Piazza Morgagni – Forlì


Dibattito pubblica a partire dai volumi di Maurizio Ridolfi
Enrico Berlinguer, la storia e le memorie pubbliche
Aldo Moro, la storia e le memorie pubbliche

In dialogo con l’autore
Gianfranco Pasquino
Michele Marchi

modera Marco Bilancioni

A qualcuno importa solo essere citato #IlRestodeCarlino

Non è difficile capire perché i politici e le (donne) politiche fanno uso dei social. È vero che in campagna elettorale e nelle poche iniziative che riescono ad organizzare avevano detto “vi ascolto” (un modo per non rispondere). Poi, però, piombano nella solitudine. Fare un tweet, presentarsi su Instagram (Facebook è già troppo esigente, richiede un ragionamentino in almeno una decina di righe), consente di dimostrare di essere presenti, di sapere individuare i temi importanti, di parlare alla “ggente”. Per alcuni di loro è un modo di fare politica. Quel che hanno frettolosamente scritto viene ripreso da altri che, più o meno ossessivamente, stanno (è il verbo giusto) sui social. Qualche volta sono addirittura i quotidiani, ansiosamente sfogliati, che li citano. Certo, c’è un po’ di competizione. Allora, bisogna scervellarsi a trovare l’argomento più notiziabile, non soltanto arrivando con il commentino prima degli altri, ma mostrando qualche originalità. No, di sense of humor è meglio non parlare anche se i migliori, rarissimi, ma allora sono politici di rango nazionale, riescono ad esibirsi nel sarcasmo. Quello da me più apprezzato, lo sa, viene prodotto da Massimo D’Alema. Tornando a terra, dovendo “stare sul pezzo”, spesso i politici si lasciano andare a commenti malpensati, di pancia. Per qualcuno va bene persino così. Dovendo rimediare, “chiedere scusa”, talvolta sostengono di essere stati fraintesi, talvolta fanno marcia indietro. Quello che conta è che il loro nome circoli e appaia sui giornali. Le smentite sono utilissime. Twitto ergo sum.

Pubblicato il 30 novembre 2021 su Il Resto del Carlino

Ottima risorsa per gli elettori pensanti @qn_carlino

Due voti sono meglio di uno. Lo sanno perfettamente i francesi con il loro maggioritario a doppio turno di collegio, e i tedeschi, voto per candidati e voto di lista. Entrambi sono consapevoli di avere il potere, in qualche caso addirittura il dovere, di differenziare il loro voto.

La legge elettorale per i sindaci dei comuni al di sopra dei 15 mila abitanti, alla cui stesura mi onoro di avere contribuito, prevede per l’appunto che gli elettori abbiano due voti. Uno per scegliere il candidato sindaco che preferiscono; l’altro per votare la lista/partito di loro gradimento anche, semplicemente, dando la preferenza ad un/a candidato.

Il voto è disgiunto quando, scelto il sindaco, l’elettore dà il suo voto ad una lista/partito diversa da quella del candidato sindaco oppure, persino, a candidati che non si trovano fra le liste/partiti che sostengono quel sindaco, e viceversa. Non è possibile sapere con precisione quale è la percentuale di elettorato che decide di fare uso del voto disgiunto. Dipende, naturalmente, da molti fattori: la popolarità del sindaco, politico o civico, la campagna elettorale di alcuni candidati e il peso e la coesione delle associazioni che li sostengono, il gradimento dei partiti. Talvolta quella minoranza di elettori che votano “disgiunto” può fare la differenza sia nell’elezione dei consiglieri comunali sia nel mandato più o meno ampio e personale per il sindaco eletto sia, infine, nel sostegno all’opposizione. Il voto disgiunto è un’ottima risorsa per gli elettori pensanti.

Pubblicato il 16 settembre 2021 su Il Resto del Carlino

Le ragioni del NO a Ficarolo #Rovigo 12 ottobre ore 21

Presso la sala “Auser”

 Tommaso Moretto de Il Resto Del Carlino

intervista Gianfranco Pasquino

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Il partito della Nazione? Sono i cinque stelle

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Intervista raccolta da Ettore Maria Colombo per Quotidiano Nazionale

Professor Gianfranco Pasquino, a Roma Virginia Raggi canta “Cos’è la destra, cos’è la sinistra” e nessuno che si ricordi di Norberto Bobbio…

La confusione, purtroppo, c’è sempre stata. Bobbio, nel suo celebre saggio, la fondava sulla divisione tra chi lotta per l’uguaglianza, l’innovazione e il progresso, e chi difende la tradizione, il passato, le disuguaglianze sociali. Gaber, però, ce l’aveva con la sinistra che non fa più il suo mestiere: aveva ragione lui.

Per lei il Pd è il partito della Nazione?

No, è il M5S: hanno un elettorato indifferenziato, in parte di sinistra, per tre quarti, e in parte di destra, per un quarto, hanno il culto dell’antipolitica, che solo in parte è un male, credono nella democrazia diretta, pur affidandosi troppo a Internet e hanno il 25% di voti. Me compreso, che sono diventato grillino…

Professore, lei, con la sua storia da ex intellettuale del Pci-Pds-Ds?

Cerchi di capirmi. L’M5S fa paura , ora che sta andando a gonfie vele: i centri di potere, i giornaloni, il governo. Ce li ha tutti contro. Loro hanno imparato a stare in parlamento.

Democrazia interna poca, però, eh?

Nel rapporto Casaleggio-eletti-iscritti certo, ma i gruppi si consultano molto, discutono, votano. Eppoi, quale sarebbe il partito “democratico”, il Pd? Con Renzi che dice alla minoranza “ora faccamo i conti”, poi va in Direzione dove lui ha l’80% di yes.men che gli dicono di sì? Suvvia. Un vero leader ascolta la minoranza, non cerca di schiacciarla e tantomeno di cacciarla.

Rimpiange il centralismo democratico?

Il centralismo democratico aveva tutti i difetti che sappiamo, ma il gruppo dirigente del Pci, almeno in epocha post-Togliatti, ascoltava e prestava attenzione alle istanze e agli umori della base e ricomponeva gli scontri.

Più democratico il Pci o la Dc? Meglio la II Repubblica, quanto a destra/sinistra, o la presunta III Repubblica di oggi?

Il partito più democratico di tutti era il Psi, solo che lo era fin troppo, con tutte le sue correnti. La DC era un'”oligarchia competitiva”. Del Pci ho detto. Nella II Repubblica è stato tutto piuttosto chiaro, tranne per la lega che si piccava di non essere di “destra”, dove oggi, invece, Salvini l’ha collocata stabilmente. FI è sempre stato un partito liberale di centro-destra, il Pd è sì un partito di centro-sinistra, ma ormai più di centro(finirà per inglobare Alfano e Verdni)che di sinistra, cosa che il Pds-Ds era in modo netto. Ma a sinistra del Pd non vedo giganti: avranno l’8%, restando residuali, per colpa dell’Italicum. Solo il M5S è il vero partito della Nazione, ma che guarda più a sinistra, come i suoi elettri. Del resto, dove si sono seduti in Parlamento? Il alto a sinistra. E in politica, anche questi gesti contano.

Vabbè, pure nella Rivoluzione francese c’era l’estrema dei “Montagnardi”…

Meglio loro, la Montagna, che la Palude…

Pubblicato il 22 marzo 2016