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“Preludio alla Costituente” VIDEO #Presentazione

L’intervento di Gianfranco Pasquino

Nell’ambito di un’iniziativa editoriale e formativa dedicata alle scuole, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Giacomo Matteotti, il Circolo Fratelli Rosselli di Roma con il Patrocinio dell’AICI (Associazione delle Istituzioni di cultura italiane), hanno presentato il volume, “Preludio alla Costituente”, cura e introduzione di Alberto Aghemo, Giuseppe Amari, Blando Palmieri, prefazione di Valdo Spini, Postfazione di Giuliano Amato. La presentazione si è svolta mercoledì 5 dicembre 2018 presso la Camera dei Deputati, Sala della Lupa. Sono intervenuti insieme ai curatori, Flavia Nardelli, Gianfranco Pasquino, Cesare Pinelli, Alessandro Roncaglia, Valdo Spini, Livia Turco, Lucio Villari.

PRELUDIO ALLA COSTITUENTE #Roma #5dicembre #Montecitorio

Camera dei deputati  – Sala della Lupa
(ingresso da Piazza Montecitorio)
mercoledì 5 dicembre ore 10

Presentazione del volume
PRELUDIO ALLA COSTITUENTE
cura e introduzione di
Alberto Aghemo, Giuseppe Amari, Blando Palmieri
Prefazione di Valdo Spini, Postfazione di Giuliano Amato
Castelvecchi Editore

insieme ai curatori intervengono
Flavia Nardelli
Gianfranco Pasquino
Cesare Pinelli
Alessandro Roncaglia
Valdo Spini
Livia Turco
Lucio Villari

 

 

Una legge sui partiti. Attuare l’art. 49 della Costituzione #Firenze 16aprile

Lunedì 16 aprile 2018 ore 16:30
Spazio Rosselli

TRENTAQUATTRO ANNI DOPO LA P.D.L.SPINI
UNA LEGGE SUI PARTITI. ATTUARE L’ART. 49 DELLA COSTITUZIONE

Introduce
Gianfranco Pasquino

Intervengono
Ginevra Cerrina Feroni
Stefano Merlini

Conclude
Valdo Spini

Info: Spazio QCR tel 055/2658192 – http://www.rosselli.orgfondazione.circolorosselli@gmail.com

Quel che “Repubblica” non ha pubblicato

La Repubblica-Bologna ha letto alcune mie dichiarazioni sul Movimento 5 Stelle raccolte e pubblicate da “Il Fatto Quotidiano” e muore dalla voglia di fare un bel titolo Pasquino è diventato grillino. Programma una bella intervista che, però, non comincia benissimo poiché l’intervistatrice non sa nulla del mio passato bolognese (candidatura “civica” di sinistra a sindaco nel 2008) e pazienza, ma neppure della sfrenata campagna che i suoi predecessori al quotidiano condussero contro di me e a favore di un candidato che, diventato sindaco, fu costretto a dimettersi sette mesi dopo. Credevo che le interviste dovessero essere preparate compulsando un po’ di materiale pertinente. Peccato. L’intervistatrice non sembra del tutto convinta che sia una buona cosa avere quindicimila candidati alle parlamentarie delle Cinque Stelle. Però, a suo onore, va detto che capisce subito che il metodo del Partito Democratico (a Bologna c’è poco d’altro in città) non è particolarmente eccitante né democratico. Che al plurilegislatore torinese Fassino (cinque volte in Parlamento) possa essere chiesto, come si mormora, di accettare di essere contrapposto a Bersani non sembra sia stato deciso con una qualche procedura democratica. Forse, ma gli inglesi hanno una splendida espressione, I am afraid that neppure essere ricandidati, come Sandra Zampa “in quota Prodi”, sembra il modo più adatto per esaltare la democrazia interna ai partiti. Quanto al democristiano, mai Popolare, mai neppure Margherita, PierFerdinando Casini, in parlamento dal 1983 (sì), la cui candidatura asl Senato per il PD è data quasi certa (nonostante gli ovvi “malumori”, maldipancia della mitica “base”), non risulta che abbia vinto una qualche parlamentaria oppure superato un qualsiasi test fra gli iscritti del PD.

Già, la democrazia interna, quella cosa che il Movimento 5 Stelle dice d’avere, ma è lecito avanzare molti dubbi, non sembra, quando si discute di candidature, abitare neppure nel PD. Consiglio all’intervistatrice di andarsi a leggere un bel disegno di legge di attuazione dell’inciso “con metodo democratico” dell’art. 49 della Costituzione italiana relativo alla vita dei partiti scritto almeno vent’anni fa da Valdo Spini. Però, sostiene flebilmente l’intervistatrice, le Cinque Stelle quasi attentano alla democrazia e alla Costituzione imponendo una penale di 100 mila Euro ai parlamentari che abbandonino il loro gruppo. Comunico che mi pare una cosa brutta anche se bruttissimo è certamente il trasformismo che, incidentalmente, è sgraditissimo agli elettori italiani. Aggiungo che bisognerebbe affrontare l’argomento cercando di capire, con qualche parere di esperto, se si tratta di un contratto privato oppure che cosa. Quanto poi ai 300 Euro al mese per pagare i costi della piattaforma Rousseau, dopo essermi esibito nella critica di qualsiasi democrazia del click, ricordo all’intervistatrice che come Senatore della Sinistra Indipendente e, in seguito, dei Progressisti versavo regolarmente ogni mese al PCI (e poi al PDS), che mi aveva candidato e i cui elettori mi avevano votato, tre volte più di 300 Euro. Inoltre, contribuivo con i fondi a disposizione dei parlamentari ad un certo numero di iniziative del partito sul territorio. Questo è quel che ho detto nell’intervista che, senza nessuna mia sorpresa, Repubblica-Bologna non ha pubblicato.

Qui aggiungo, a completamento del discorso sui costi della politica, che in tutte le mie campagne elettorali ritenni opportuno e doveroso coprire parte dei costi. Nelle mie tre legislature non cambiai gruppo parlamentare. Quanto all’espressione e all’accettazione del dissenso, nella Sinistra Indipendente non c’era nessuna disciplina di voto e spesso espressi un voto in dissenso dal mio gruppo (o il gruppo votò in dissenso da me!). Neppure quando votai in maniera differente dal gruppo del PCI sulla prima guerra del Golfo e, per esempio, D’Alema mi fece sapere che mi ero collocato alla destra del Sen. Democratico Sam Nunn, a qualcuno venne in mente che dovevo andarmene. Concludo ricordando che, in materia di accettazione, persino valorizzazione del dissenso, dal segretario del PCI di allora Alessandro Natta ricevetti una comunicazione face-to-face su un argomento allora (sic) molto delicato: “non sono d’accordo a fuoriuscire dalla proporzionale, ma tu vai avanti con le tue idee”. Altri tempi, altri partiti, altra classe politica.

Pubblicato il 13 gennaio 2018

INVITO #Firenze 19ottobre “Patologia della corruzione parlamentare” di Piero Calamandrei

Giovedì 19 ottobre ore 17.30

Fondazione Circolo Rosselli
via degli Alfani, 101 – Firenze

Presentazione del libro

 Piero Calamandrei

Patologia della corruzione parlamentare

 introduzione di Gianfranco Pasquino

Edizioni di Storia e Letteratura, 2017

Intervengono

Paolo Ermini
direttore del Corriere Fiorentino

Antonio Floridia
Regione Toscana

Gianfranco Pasquino
professore emerito di Scienza politica (Università di Bologna)

Coordina Valdo Spini
(Presidente Fondazione Circolo Rosselli)

Questione istituzionale e legge elettorale #Firenze 3 ottobre

logofratellirosselli4

Spazio QCR via Alfani 101 rosso
Lunedì 3 ottobre 2016, ore 17

QUESTIONE ISTITUZIONALE E LEGGE ELETTORALE

Partecipano
Sen. Federico Fornaro, Partito Democratico
On. Prof. Carlo Galli, Università di Bologna
Prof. Gianfranco Pasquino, Johns Hopkins University Bologna

Presiede
Valdo Spini, Presidente Fondazione Circolo Rosselli

3-ottobre-firenze

Una regolata a sindacati e partiti

Si discute della legge su partiti e sindacati. Perché servono norme su democrazia interna dei corpi intermedi in crisi

La terza Repubblica

Dare una “regolata” a sindacati e partiti attuando in questo modo, fino in fondo, due begli articoli della Costituzione: 39 e 49? In Parlamento giacciono da tempo numerose proposte di legge riguardanti entrambi i soggetti. In particolare, per la regolamentazione dei partiti, la migliore rimane quella che ha per primo firmatario Valdo Spini. In linea di massima, è utile che soggetti che svolgono compiti di grande importanza sia di rappresentanza sia di governo debbano uniformarsi a regole precise, verificabili, che ne affermino e confermino la legittimità della leadership, dei procedimenti decisionali, delle attività. Fra le tante crisi illusorie e fantasiose che si attribuiscono alla democrazia, in special modo, alla democrazia italiana, la più importante non è affatto quella di decisionalità. Governi e parlamenti hanno la possibilità di decidere come e quando vogliono. Il loro problema è che spesso non posseggono le conoscenze e non hanno la capacità, personali e collettive, per scegliere fra le alternative. In qualche caso, persino l’attuale governo, non sanno costruire e confrontare le alternative. Tuttavia, la vera “crisi” di cui soffre la democrazia italiana è quella di rappresentanza. Non è chiaro chi rappresenta chi e perché. Spesso, i rappresentanti, ad esempio, i sindacati, vengono accusati di rappresentare soltanto una parte molto limitata dei lavoratori e di quelli che non lavorano più, i pensionati. Nascono sigle e siglette, organismi autonomi che, sostenendo di rappresentare la base, hanno soltanto scarni vertici, tutti intenzionati a partecipare a qualsiasi processo di contrattazione. La risposta minacciata dal Presidente del Consiglio si chiama disintermediazione. E’, naturalmente, peggiore del male, vale a dire, della frammentazione corporativa. Una buona legge che misuri la rappresentatività dei sindacati e che obblighi a tenere in ordine registri vari e a stabilire le modalità con le quali si diventa sindacalisti e si viene selezionati per i necessari passaggi di carriera toglierebbe alibi a Renzi, ma anche ai sindacati, grandi e piccoli. Obbligherebbe alla competizione e culminerebbe in una rappresentanza rafforzata da un effettivo rapporto con i rappresentati.

Una volta, partiti solidi, grandi, ma anche piccoli,respingevano qualsiasi legge che li riguardasse sostenendo di avere le capacità di fare funzionare le loro organizzazioni senza nessuna intrusione della magistratura, con tutti i rischi che poteva (può) comportare. Poi la tipologia dei partiti, molto più in Italia che altrove e molto in peggio, è cambiata. Un po’ tutti i partiti sono diventati personalisti. Un po’ in tutti i partiti sono i dirigenti, a cominciare dal capo, che si oppongono a una regolamentazione che inevitabilmente imbriglierebbe il loro potere politico, ridurrebbe la loro libertà d’azione, darebbe strumenti in mano delle minoranze. E’ una visione sostanzialmente, ma non del tutto, miope, che sottace l’effetto positivo delle regole che consentirebbero alla maggioranza di chiedere credibilmente il leale sostegno delle opposizioni alle decisioni prese rispettando le regole e che manderebbe più che un semplice messaggio positivo agli elettori: “le nostre procedure decisionali sono democratiche, la selezione delle candidature, con o senza primarie [ma le primarie in sé non sono mai responsabili delle sconfitte elettorali, qualche volta, delle vittorie, sì] è trasparente e giustificabile, le scelte programmatiche offrono spazi d’intervento anche ad associazioni che, a loro volta, rispettino le regole”. Sarebbe, persino, possibile a partiti profondamente, ma dolorosamente per troppi dirigenti di vertice, ristrutturati, tornare a chiedere un finanziamento misurato su criteri di rappresentatività, allo Stato.

Nulla di tutto questo è all’orizzonte. Sono le burocrazie sindacali, spesso molto sovradimensionate e gonfiate, che vi si oppongono, mandando il messaggio deleterio che l’innovazione non abita lì. Sono i gruppi dirigenti partitici che, quando hanno il potere, non lo vogliono subordinare a nessuna regola e che chiedono (più) democrazia soltanto quando sono all’opposizione, ma lo fanno non da “sinceri democratici” quanto da oppositori che vorrebbero un brandello di potere. Passare dalla critica a quello che succede alla proposta di quello che dovrebbe succedere è particolarmente difficile poiché tutti i partiti italiani sono squilibrati, non hanno assetti solidi, non hanno leadership destinate, nonostante le loro ambizioni, a durare. Forse, quindi, una legge sarebbe prematura, ma lanciare la discussione potrebbe servire a correggere qualche forzatura e a creare condizioni migliori, persino approntando in qua e in là qualche isola di rappresentanza sindacale e partitica più rispondente alle esigenze di una cittadinanza enormemente (e, spesso, giustificatamente) insoddisfatta.

Pubblicato il 17 giugno 2015 su terzarepubblica.it