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Tag Archives: Virginio Merola

Le effervescenze dei democratici

Corriere di Bologna

La calma è piatta nel centro-destra in attesa che da qualche parte arrivi il candidato, preferibilmente civico, individuato dalla Provvidenza (di Arcore, luogo dove si effettuano le selezioni). La relativa calma nel Movimento 5 Stelle è un po’ (dis)turbata dall’ombra lunga delle infiltrazioni camorristiche di Quarto, ma grande è la speranza che quell’ombra si arresti agli Appennini. Le uniche effervescenze sociali e politiche le offre, come è quasi inevitabile, il Partito Democratico al quale, nel bene e nel male, va la riconoscenza dei commentatori. Sostanzialmente non più sfidato. Merola, il sindaco ricandidato, sta cercando di trovare, escogitare, promuovere qualche lista a suo sostegno. Quasi sicuro che da sola, la lista del PD non riuscirà a superare il 50 per cento dei voti necessari al primo turno al fine di evitare un ballottaggio potenzialmente rischioso (basterebbe evocare il precedente del 1999), Merola avrebbe voluto una bella lista Frascaroli, anche per depotenziare SEL. Il rifiuto di un’assessora controversa, forse neanche troppo dotata di voti suoi, lo ha spinto a sollecitare la discesa in campo di Morgantini il quale potrebbe pescare nello stesso mondo del volontariato e portare la necessaria manciata di voti in più. Qualcuno potrebbe obiettare che: 1) questo tipo di operazione è proprio quella vietata, ma a livello nazionale, dall’Italicum; 2) se Morgantini è/sarà molto simile a Frascaroli, che lo ha già benedetto, allora sorgeranno poi conflitti non dissimili in Consiglio Comunale e, eventualmente, nella giunta. Qualche elettore potrebbe infine chiedersi se Merola ha risolto la sua tensione personale e politica fra permissivismo e rigorismo o se, facendosi accompagnare da Morgantini non rischia di ritrovarsela alla prima, molto prossima, occasione. Le effervescenze del PD appaiono anche nella scelta dei candidati alla Presidenza dei Quartieri, per alcuni il primo passo di una carriera politico-amministrativa, per altri un modo per restare a galla. A rassicurare tutti, o forse no, sta una frase pronunciata da Renzi relativamente alla costituzione dei comitati per il Sì al referendum costituzionale. Tralascio la critica, pure importante e non infondata, se si tratti piuttosto di un plebiscito, ma è evidente che Renzi sta facendo appello ai suoi sostenitori duri (puri, non so) e mettendo in grande difficoltà gli ultimi esponenti della ditta bersaniana. Se non parteciperanno molto attivamente alla campagna referendaria, il segretario del Partito Democratico avrà un motivo in più per lamentarsi di loro e, a futura memoria, per depennarli dalle prossime candidature. Allora, altro che effervescenze, assisteremo a epurazioni per costruire un più compatto Partito della Nazione.

Pubblicato il 24 gennaio 2016

Poco o nulla di diverso #Bologna

Corriere di Bologna

Scesa senza sorprese e senza troppa preoccupazione al 14esimo posto della classifica della qualità della vita, la città di Bologna guarda neanche troppo preoccupata quello che s’agita nel fine d’anno. Rivendicare la variante di valico come se fosse merito dei governi locali appare un po’ buffo proprio mentre undici sindaci si oppongono al Passante. Pensare che la soluzione dei problemi verrà dalla città metropolitana già appesantita da tensioni, più o meno nascoste, raramente sopite, sembra un’illusione. Tra un’occupazione intesa dall’ancora assessore Amelia Frascaroli come momento di socialità e uno sgombero come manifestazione di una legalità ritrovata, che, complessivamente, le impietose statistiche smentiscono, non si fa strada l’idea di legalità garantita da opportuni comportamenti collettivi. La sferzata salutare, che, da sola, non potrà essere completamente benefica, potrebbe venire da una campagna elettorale decente. Nella competizione per Palazzo d’Accursio, i protagonisti annunciati potrebbero dare il meglio di sé. Però, non tutti sono “scesi in campo” e persino quelli che momentaneamente già ci sono, in ordine alfabetico: Bergonzoni (Lega Nord), Bugani (Movimento 5 Stelle), Merola (PD) non sono del tutto certi del loro futuro, che, in effetti, non è nelle loro mani. En attendant, il colpo di teatro del centro-destra che potrebbe venire da Alfredo Cazzola, ma anche dalla variegata coalizione di sinistra anti-PD, la società bolognese, non ancora renzianamente “disintermediata”, ma con le associazioni vigili, interessate, pronte a mobilitarsi, è bloccata in uno stallo improduttivo. Ogni cosa a suo tempo sarebbe un proverbio calzante se non fosse che questa campagna elettorale, quasi permanente, è stata lanciata addirittura poco tempo dopo la sua elezione proprio dal sindaco Merola. Dieci anni per attuare un piano di rinnovamento fu la richiesta di Merola. Né le realizzazioni del primo mandato né i sondaggi né, bisognerà pur dirlo, la classifica del Sole 24 Ore e la popolarità di Merola confrontata con quella di altri sindaci sono confortanti. Nonostante le assicurazioni, rituali e ripetitive, del gruppo dirigente del PD, qualcosa continua a non funzionare e a non convincere nella ricandidatura. Senza esagerare né in lodi né in aspettative, l’unico elemento tutto positivo e certo è dato dall’ingresso in città del nuovo cardinale. Però, Matteo Zuppi non può essere considerato un “punto fermo” della vita cittadina. Al contrario, le sue parole hanno mandato il messaggio che molto deve cambiare, a cominciare dalla stessa chiesa cittadina. Sarebbe bello potere concludere affermando con sicurezza che la politica bolognese raccoglierà la sfida del cambiamento. Purtroppo, i segni non indicano probabili novità. More of the same. Poco o nulla di diverso.

Pubblicato il 27 dicembre 2015

Membra sparse a sinistra

Corriere di Bologna

La sinistra italiana, seguendo l’augurio del Presidente del Consiglio, non propriamente il maggiore interprete della cultura di sinistra, si è divertita, ma anche no, a organizzare riunioni, incontri, dibattiti nel fine settimana appena trascorso. In Francia, i socialisti hanno generosamente e saggiamente provveduto con i loro voti a impedire eventuali possibili vittorie delle signore Le Pen e familiari. In Italia, a Roma, la ditta bersaniana ha segnalato ancora una volta in maniera ininfluente la sua distanza dal renzismo che non riesce più a contrastare. A Verona, l’associazione “Possibile” di Pippo Civati e dell’eurodeputata Elly Schlein ha dato inizio all’operazione di costruzione del programma di un improbabile governo. Alla Leopolda, nel suo ambiente (se scrivessi “brodo di coltura” riceverei una fatwa fiorentina), Matteo Renzi si è esibito in una spettacolare azione difensiva dell’operato del suo governo e del non-conflitto di interessi e in qualche spericolata previsione sul successo futuro del partito personalistico. Tuttavia, le membra della sinistra sparse fra governo (non aggiungo “degli annunci”) e opposizioni (qui, sì, aggiungo, dei criticoni) non possono produrre entusiasmi duraturi in quello che sta avviandosi a diventare l’inverno, non del nostro scontento, ma della nostra rassegnazione. Seguirà la primavera delle amministrative che per la sinistra, di governo, di fiancheggiamento, di opposizione si presenta piuttosto delicata. I renziani bolognesi continuano a negare di avere problemi con la ricandidatura del sindaco Merola, il quale nel frattempo, in maniera non del tutto impercettibile, si riposiziona nei pressi del rappresentante locale della ditta bersaniana, vale a dire, l’iperattivo deputato Andrea De Maria. Quel che resta di Sinistra Ecologia Libertà cerca di tenere il piede in due staffe. Abbandonare Merola sarebbe anche possibile, ma non è chiaro dove andare a parare. Tutte le altre frange che raccolgono scontento, ma anche tardive ambizioni di rivincita, aspettano che il loro mentore, Mauro Zani, si decida a dire, oppure, meglio, a trovare la candidatura da opporre a Merola, in assenza della quale la Coalizione civica (nella quale pullulano politici di varia e lunga estrazione) non riuscirà ad andare da nessuna parte. Neppure nell’assemblea tenuta alle Scuderie ha fatto la sua comparsa il cavallo vincente. Tutto rimandato a febbraio 2016, nella speranza, forse, che i fatti e il lavoro ai fianchi continuino a logorare Merola e che a livello nazionale si manifestino apprensioni anche sull’esito bolognese. Comunque, visto da lontano il teatro della politica cittadina appare sufficientemente rappresentativo di quello che succede altrove, più a Milano che nel disastro di Roma. Insomma, la sinistra sparge le sue membra a tutto campo. L’attesa per vedere se riuscirà a ricomporle per tempo non è spasmodica.

Pubblicato il 15 dicembre 2015

Le schermaglie hanno un prezzo

Corriere di Bologna

Deve essere piuttosto avvilente per Virginio Merola il silenzio inquietante sulla sua ricandidatura a sindaco di Bologna da parte del pur loquace e twittante Matteo Renzi. Eppure, fin troppo prontamente e sorprendentemente, Merola aveva fatto la sua conversione renziana. Finora era anche sostanzialmente riuscito ad evitare di criticare il segretario del suo partito su qualsiasi tipo di politica, anche quelle sfavorevoli ai comuni, Renzi preannunciasse (“facesse” è un’espressione grossa e impegnativa). Sabato, invece, Merola ha alzato la voce, dichiarando (cito dal Corriere) che a Bologna si va “in direzione ostinata e contraria rispetto all’andazzo nazionale”. Non è chiaro quale sia l’andazzo nazionale in termini di candidature e di primarie. Forse, l’unico elemento comune trasversale a più città è che a livello nazionale non si sa affatto come sbrogliare le situazioni delle varie città, ma, a livello locale, i diversi partiti democratici, in particolare, quelli di Milano e Napoli, ma anche quello di Roma, desidererebbero almeno un aiutino, non una controproducente imposizione, dal vertice.

Dopo parecchi mesi tribolati, il PD bolognese e con lui anche Merola pensavano di essersela cavata con la pur faticosa conferma del sindaco in carica. Il segretario locale Francesco Critelli giunge ad addirittura a rivendicare una, difficile da credere, unanimità del gruppo dirigente. Tuttavia, da luglio a oggi, non soltanto non sono affatto terminate le voci, all’interno e all’esterno del PD, contrarie a Merola. Continua ad affacciarsi attivamente, forse come potenziale candidato, forse come costruttore di una non meglio precisata alternativa centrista, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Lo invito a misurarsi con la città e a farsi avanti” intima Critelli. Qui sta il problema. Non soltanto il PD ha deciso da solo la ricandidatura di Merola, spiazzando gli alleati, ovvero, soprattutto SEL, nella quale, comunque, un’area disponibile (per le cariche) si manifesterà sicuramente, ma non ha mai preso in seria considerazione le primarie.

Strumento di partecipazione democratica e di comunicazione politica, poiché consentono di esplicitare e porre a confronto personalità e proposte di soluzione ai problemi cittadini, le primarie avrebbe offerto a Merola anche una maggiore legittimazione della ricandidatura. Senza primarie, da un lato, i rumors sono destinati a continuare; dall’altro, volendo, il segretario Renzi potrebbe sbandierare gli esiti di un eventuale sondaggio negativo o semplicemente problematico. In coda a tutto questo, incertezza, divisioni, popolarità non alle stelle, sta un rischio da non sottovalutare. Invece di formulare soluzioni condivise ai non pochi problemi non soltanto di governo, ma di rilancio della città, il tempo e il dibattito pubblico vengono sciupati in schermaglie che lasceranno un segno negativo anche sull’inizio del nuovo mandato.

Pubblicato il 1° dicembre 2015

Sogni di ballottaggio

Corriere di Bologna

Ringalluzzito dal successo della manifestazione congiunta con Berlusconi e Meloni, organizzata qui due settimane fa dalla Lega, è comprensibile che Matteo Salvini si proponga l’obiettivo più ambizioso: la conquista della carica di sindaco di Bologna. E’ anche un buon obiettivo propagandistico. Concretamente, comunque vada, servirà ad aumentare i voti e a evidenziare ulteriormente che la sua leadership ha più che rivitalizzato la Lega. A fronte delle non giovanili incertezze del leader di Forza Italia e del suo gruppo molto poco dirigente, sia in Emilia sia a Bologna, Salvini può addirittura mostrarsi molto generoso. Se emergerà una candidatura più convincente della leghista Lucia Borgonzoni, lui (un po’ meno lei) è disposto a prenderla in seria considerazione. Salterebbe così anche la candidatura del consigliere regionale di Forza Italia Galeazzo Bignami, più disponibile a rinunciarvi poiché saggiamente consapevole che le probabilità di vittoria per chi corre diviso sono ridotte al lumicino. Salvini che, nonostante le sue frequenti incursioni cittadine, non sembra conoscere adeguatamente i rapporti di forza politici, snobba il Movimento 5 Stelle e il suo candidato ufficializzato, Massimo Bugani. Di più, sembra convinto, contro i sondaggi finora noti, che una candidatura del centro-destra, unitario, ma non troppo, dato che permane il suo veto contro NCD, riuscirebbe a costringere Merola (se sarà lui il candidato del PD), al ballottaggio.

La campagna elettorale dei Cinque Stelle è già cominciata e sbaglia alla grande chi pensa che la selezione dall’alto di Bugani, in verità, piuttosto la ratifica di una candidatura naturale, sia qualcosa di scoraggiante per i cultori pentastellati della democrazia attraverso la rete. Attivisti e elettori del Movimento hanno imparato, oramai da qualche tempo, che fare politica richiede anche parecchia flessibilità (e qualche volta anche contraddittorietà). Per le Cinque Stelle, Bologna, pur non essendo un obiettivo a portata di mano tanto quanto sembra Roma, ha già dato non poche soddisfazioni al Movimento. In più, rispetto a qualsiasi candidato/a del centro-destra che dovrebbe fare il pieno dei suoi voti con un’opera di mobilitazione della quale non s’è mai mostrato capace, se fosse Bugani ad andare al ballottaggio, i giochi sarebbero apertissimi. Difficile che gli elettori delle Cinque Stelle votino candidature berlusconiane o salviniane (e il “civico” di centro-destra non è ancora apparso all’orizzonte). Più probabile, lo dicono alcune esperienze recenti, che una parte di elettorato del centro-destra, a cominciare dai leghisti, sia disposta a convergere sul candidato del Movimento 5 Stelle. A Parma quell’elettorato si è espresso con successo. Insomma, i giochi sono tutt’altro che fatti, ma la strada del centro-destra bolognese, persino per arrivare al ballottaggio, è lunga e accidentata.

Pubblicato il 22 novembre 2015

Manca la terza punta

Corriere di Bologna

La scelta di Bologna da parte di Leghisti e Forzitalioti per “bloccare l’Italia” è, forse a loro insaputa, particolarmente appropriata. E’ sufficiente, lo sanno tutti coloro che vanno da Nord a Sud e viceversa, chiudere la stazione ferroviaria e creare qualche incidente sulla tangenziale, per rendere impossibile il traffico di merci e di persone. Nel frattempo, il comizio di riappacificazione fra Lega e Forza Italia in Piazza Maggiore avrà, probabilmente, il risultato, non propriamente politico, di bloccare Bologna (sperando che quelli che difendono la Costituzione rinunzino alla violenza per bloccare la libertà di espressione per tutti, tutelata proprio dall’art. 21). Quanto alle idee, soprattutto a quelle per vincere a Bologna e risalire, almeno nei sondaggi, a livello nazionale, né la Lega né, ancor meno, Forza Italia si sono “sbloccati” e non sembrano in grado di metterle in circolazione. Il sindaco Merola vacilla e barcolla, ma la candidatura del centro-destra in grado di farlo tracollare proprio non si vede all’orizzonte della Padania.

Sul palco, con il promotore Salvini, vedremo anche Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Manca Casini, già in corso di riposizionamento, altrimenti, lo schema del centro-destra ritrovato, sarebbe perfetto. Sono, però, passati più di vent’anni da quando, da un supermercato di Casalecchio, che non c’è più, Berlusconi lanciò le sue coalizioni elettorali che hanno fatto il bello e il brutto tempo nel paese. Ecco, forse, Berlusconi fatica a prendere atto che il suo tempo personale di leader incontrastato è passato oramai da qualche anno. Annuncia, di tanto in tanto, che vuole fare il regista. Poi, nostalgico, lento e inconcludente, torna in campo, dove Salvini scalpita rumorosamente e Meloni discetta fra un dribbling televisivo e un altro. Manca, per usare una metafora calcistica berlusconiana, la terza punta, proprio quella di Forza Italia.

Da Piazza Maggiore potrebbero venire due messaggi importanti più uno. Il primo è che gran parte del centro-destra ha deciso di rimettere insieme i suoi cocci lasciando da parte le differenze di opinione e di azione, che qualche volta in qualche area del paese, sono comunque utili per attrarre elettori. Secondo, che Salvini, con il suo invito a Berlusconi, ne riconosce la perdurante rilevanza politica e che Berlusconi, accettando l’invito, è disposto a discutere a fondo il problema della leadership dello schieramento nel quale Meloni avrà il ruolo che si è conquistata. Infine, il terzo messaggio, ancorché non definitivo, potrebbe essere la conferma che la leghista Lucia Bergonzoni sarà la candidata a sindaco del centro-destra. Tuttavia, se quelle che il gergo giornalistico chiamerebbe “prove tecniche” di un’alleanza nazionale procedono, allora anche la candidatura bolognese del centro-destra, nel quale molti sperano in un “civico” disceso dal cielo, potrebbe cambiare.

Pubblicato 8 novembre 2015

La Festa delle Cinque Stelle UN PASSO VERSO BAD GODESBERG

Corriere di Bologna

I numeri della Festa delle Cinque Stelle a Imola, non molto alti, ma neppure deludenti, dicono soltanto una parte della storia. Riconosciuto a Gianroberto Casaleggio il ruolo di guru, Grillo s’è messo un po’ più su: elevato. Però, l’aspetto più importante è che, sostanzialmente, Grillo ha preannunciato che sta facendo qualche passo indietro. La sua figura e la sua leadership sono, deve essersene reso conto, da un lato, molto ingombranti, dall’altro, rischiano di rivelarsi un ostacolo sulla strada dell’avvento al governo. Sbagliando, Grillo ha detto che “governare” è una brutta parola e che lui preferisce “gestire” (gesticolare?), in italiano certamente una parola peggiore e fuorviante. La “voce dal sen sfuggita…” comunica che un MoVimento nato per protestare e contestare si trova alla svolta della vita. Infatti, la manifestazione delle Cinque Stelle a Imola ha acquisito una valenza di governo, inevitabile in una fase nella quale i sondaggi tutti concordi collocano il MoVimento al secondo posto nelle preferenze degli elettori. Questo significa che le Cinque Stelle andrebbero al ballottaggio con il Partito Democratico tant’è vero che gli artefici e i complici della brutta legge Italicum stanno già pensando a come rabberciarla prevedendo l’attribuzione del premio di maggioranza non più a una lista, ma a una coalizione. Inoltre, a Roma (e sui treni per il rientro in Toscana) c’è chi si arrovella su quale stratagemma congegnare per non indire le elezioni nella capitale in contemporanea con la tornata amministrativa di altre città in ordine d’importanza: Milano, Napoli, Torino, Bologna. L’election day fa risparmiare soldi, ma è giustamente percepito come molto pericoloso nel caso romano. Sulla capitale, i suoi scandali, le sue reti clientelari e affaristiche, le sue pesanti collusioni trasversali il Movimento Cinque Stelle punta con molte buone ragioni e molte frecce al suo arco tranne una: la presenza chiara di un’efficace candidatura a sindaco (problema che dovrà essere risolto, a suo tempo, anche per arrivare a Palazzo Chigi). Non ultima, c’è anche Bologna. Il vento del rinnovamento proprio non soffia in città. Semmai parecchi si muovono come banderuole, in particolare fra gli assessori che vengono licenziati oppure “licenziano” affermazioni sulle occupazioni, sull’ordine pubblico, sulla giustizia, che sarebbero molto discutibili se non fosse preferibile non discuterle per niente. Qui la sfida al sindaco uscente, con riluttanza ricandidato e, vedremo quanto, appoggiato dal suo partito, si presenta, grazie al ballottaggio, possibile. Tra non molto sapremo se Imola potrà essere considerata la Bad Godesberg, dove nel 1959 i socialdemocratici tedeschi si candidarono con un programma che abbandonava le rigidità del passato, delle Cinque Stelle.

Pubblicato il 20 ottobre 2015

Un sindaco per amico

Corriere di Bologna

Amici/nemici è una distinzione classica almeno per una parte dei pensatori politici. Invece, coloro che fanno concretamente politica sanno di dovere tenere conto delle circostanze. Quindi, evitano di dichiarare che i nemici saranno per sempre tali e cercano di mantenere, nonostante inevitabili contrasti, il maggior numero di amici. L’identificazione di amici e nemici serve, soprattutto, nelle campagne elettorali a raggiungere con un messaggio semplice, un po’ manicheo, quella parte di elettorato fluttuante che non ha né tempo né voglia di informarsi. Probabilmente è a quell’elettorato, presente anche a Bologna, che il sindaco Merola ha voluto mandare il suo messaggio: la Lega è la vera nemica di una (in)certa concezione di come si deve governare questa città e dei principi che hanno ispirato la vita politica cittadina. I due temi, che rischiano di diventare dominanti: accoglienza agli immigrati e trattamento della microcriminalità (in aumento a Bologna) sono quelli sui quali la Lega ha le posizioni più distanti da quelle ufficiali del Partito Democratico. Eppure, nella base elettorale del PD non sono pochi coloro che desidererebbero una linea più dura nei confronti sia degli immigrati sia di coloro che delinquono. Dunque, dare del nemico principale alla Lega è un modo scelto da Merola per arrestare eventuali smottamenti di elettori.

Merola ha lasciato trasparire una posizione molto meno intransigente nei confronti del Movimento Cinque Stelle. Sarebbero quasi amici (amici che sbagliano?). Anche in questo caso chiedersi come stanno elettoralmente le cose appare utile. Infatti, da un lato, non c’è dubbio che nell’elettorato delle Cinque Stelle ci sono non pochi “cittadini” che, in assenza delle Liste di Grillo, avrebbero due opzioni: l’astensione oppure il voto per il PD. Giustamente, Merola non vuole antagonizzare questi potenziali elettori correndo il rischio di buttarli nelle braccia fin troppo aperte, ovvero disponibili ad accogliere un po’ di tutto, delle Cinque Stelle. Dall’altro, Merola probabilmente percepisce che, se mai si arrivasse al ballottaggio, certamente non con un leghista, ma con un candidato delle Cinque Stelle, potrà sconfiggere quel candidato, non sulla base della sua esperienza politica, nient’affatto apprezzata da coloro che vogliono cambiamento e facce nuove, quanto di un programma di governo chiaro e rassicurante. Questo è il modo migliore di bloccare un’erosione a sinistra. Le Lega viene fermata al primo turno perché “nemica”. Le Cinque Stelle, ancorché non nemiche, non faranno il pieno al secondo turno poiché alcuni loro punti programmatici, per esempio, il reddito di cittadinanza, troverebbero più probabile e migliore attuazione con un sindaco amico.

Pubblicato il 27 settembre 2015

Gli illuminati e i “blindati”

Corriere di Bologna

C’era una volta un partito grande che con il suo alleato di medie dimensioni e con la cinghia di trasmissione sindacale guidava e, quando necessario, dominava la politica cittadina e regionale. C’erano anche gli imprenditori che facevano buon viso a un, neppur tanto cattivo, gioco che permetteva loro di conoscere le intenzioni e le politiche del partito grande, fiduciosi che agli annunci sarebbero seguiti i fatti. Il triangolo virtuoso “partiti al governo-sindacati-imprenditori” produsse frutti abbondanti anche distribuiti senza privilegi, con una modica dose di rapporti amicali. Gli imprenditori, lato politicamente debole del triangolo, sapevano fare il loro lavoro e, non godendo di accessi speciali e di favori, dovettero impegnarsi per sconfiggere la concorrenza con l’innovazione. Quando il partito grande, diventato quasi esclusivamente datore di lavoro per pochi politici di mestiere, si dimostrò non più in grado di garantire e guidare il patto per lo sviluppo, gli imprenditori presero atto. Dovevano proseguire da soli, per di più in un’Europa dalla libera circolazione di beni, servizi e persone, in un mondo globalizzato. La politica perse il posto di comando, rivelandosi provinciale, incapace di progettare, ripiegata su stessa a difesa dell’esistente che, per di più, si restringeva a causa della crisi. Gli imprenditori, anche con presidenze illuminate, come quella di Gaetano Maccaferri, continuarono nella ricerca di nuovi mercati e di nuovi orizzonti. Qualche volta guardavano anche alla politica locale che, in qualche modo, poteva servire offrendo infrastrutture migliori (aeroporto, ferrovie, fiera). Il Corriere economia e le pagine dedicate all’Emilia-Romagna registrano da tempo i successi imprenditoriali acquisiti senza bisogno della politica. Quando si cominciò a parlare di responsabilità sociale dell’impresa, in Emilia-Romagna già molti imprenditori se l’erano assunta senza clamore. Oggi, Bologna vanta, grazie all’opera di Isabella Seragnoli, una splendida Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia. A breve verrà inaugurato l’Opificio voluto e finanziato da Marino Golinelli. Né l’una né l’altro hanno avuto bisogno della politica locale. Nel frattempo, senza neppure rendersene conto, i politici bolognesi si concentrano sulle loro, non più luminose, prospettive di carriera. “Blindare” Merola, sindaco della città metropolitana non è operazione in grado di produrre entusiasmo. Dalla politica arriveranno anche idee e progetti oppure saranno ancora gli imprenditori bolognesi e emiliano-romagnoli a mostrarsi capaci di innovazione e di progresso? La seconda che ho scritto.

Pubblicato il 21 settembre 2015

Investimenti o boutade?

Corriere di Bologna

E’ dal 1999, cioè, da quando il centro-destra con un colpo di fortuna (suo, non di Giorgio Guazzaloca che aveva costruito la sua candidatura e condotto la sua campagna elettorale in maniera molto accurata), che non emerge da quel settore uno sfidante competitivo per gli ex-comunisti, oggi democratici. L’evanescenza del centro-destra ha consentito al Partito Dominante (PD) di farne di tutti i colori fino al commissariamento della città. Molti pensano che il centro-destra, a cominciare da Berlusconi, dia regolarmente Bologna per persa e si occupi d’altro. Subito vengono le smentite da alcuni esponenti del centro-destra, ad esempio da Deborah Bergamini che di candidature dovrebbe per l’appunto (pre)occuparsi. Dall’intervista a questo giornale apprendiamo che Forza Italia e il suo leader non escludono le primarie anche se finora le hanno viste come fumo negli occhi e non hanno mai provato ad organizzarle. Proprio quando sembrava che Deborah Bergamini, avesse trovato e addirittura intendesse mettere in pista un candidato dotato di esperienza politica e di conoscenza della città: Galeazzo Bignami, si è prodotto un fatto nuovo. Intervistato dal Corriere di Bologna, il critico d’arte, già parlamentare del centro-destra, già candidato a sindaco di Ferrara, già sindaco di Salemi, cittadina siciliana commissariata per infiltrazioni mafiose, già assessore in qua e in là, noto per il garbo delle sue esternazioni, Vittorio Sgarbi ha lanciato la sua candidatura a sindaco di Bologna. Ha addirittura iniziato a formare la giunta con due nomi di sinistra, immagino neppure consultati, offrendo con grande generosità la carica di vice-sindaco a Merola. Sgarbi sarebbe ovviamente un (auto)paracadutato che, per ricorrere ad un lessico già usato nel passato per candidati che gli ex-comunisti non riuscivano a trovare, meriterebbe la definizione di briscolone. Subito ritenuta buona da un parlamentare di Forza Italia, l’eventuale candidatura di Sgarbi contribuisce a mettere in evidenza la perdurante confusione del centro-destra bolognese. Al di là di qualsiasi altra considerazione, se candidasse Sgarbi, al quale non è affatto detto che andrebbe il sostegno della Lega, che già ha una sua candidata ufficiale, Lucia Borgonzoni, il centro-destra rinuncerebbe a costruire una sua politica di medio-lungo termine. Sembrerebbe più opportuno che il centro-destra investisse fin d’ora su un candidato radicato nel tessuto politico e sociale bolognese il quale, se sconfitto, opererebbe in Consiglio comunale come leader dell’opposizione che critica, controlla, contropropone preparandosi alla prossima volta. Ecco, questo si chiamerebbe davvero fare politica contribuendo a migliorare il governo della città.

Pubblicato il 21 agosto 2015