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Caro Matteo,

mi sento giustificata a chiamarti così poiché, rispondendo a una domanda sulle donne, ti sei rivolto direttamente a me. Hai sbagliato bersaglio. Non sono in magistratura e neanche nel giornalismo, stampato o televisivo, dove, naturalmente, al vertice non è arrivata neppure una donna su sei (cioè, quasi nessuna). D’altronde, delle donne ti sei quasi subito dimenticato. Hai poi parlato del Sindaco d’Italia, e pazienza. Non hai detto nulla sulla rottamazione di qualche vecchia donna parlamentare di esagerato corso e sul reclutamento delle nuove. Non hai mai parlato di quale ruolo avranno le donne nel “tuo” partito. Peraltro, il partito non ti interessa più di tanto. Ti serve soltanto, lo abbiamo capito una volta di più, come veicolo per andare altrove. Hai menzionato una sola donna del tuo staff, la mamma di un bimbo con due mamme, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lei, la mamma arcobaleno, delle tue proposte, davvero assai moderate, sui diritti civili. Infine, nel Pantheon della sinistra ci hai messo due uomini. Non ti è venuto in mente di riflettere sui paesi, a lungo governati dai socialdemocratici, dove le donne hanno ruoli di governo e di – lo dirò proprio così – “comando“. La tua sinistra non contempla la socialdemocrazia, ma, forse, parola che non hai mai utilizzato, neppure la meritocrazia.

Ho notato con piacere che hai resistito alla tentazione di mostrarti più spiritoso dei tuoi competitors. Anzi, ti sei sforzato di farti vedere interessato a quello che dicevano voltandoti abbastanza platealmente verso chi di loro parlava. Magari sei anche giunto alla constatazione che la sinistra può essere generosa. Non ho, però, capito che cosa per te sia “sinistra”. Mi hai dato l’impressione che sinistra sia e sarà quando vinci tu. Altrimenti, è “passato”. Sto ancora chiedendomi come risolverai il problema, questo sì di sinistra, del rapporto “pubblico/privato”. No, certo che non lo farai con qualche cenno populista. Però, non hai neppure suggerito che un po’ di partecipazione: no, non quella noioso e subalterna del vecchio PCI, no, non quella conformista del Partito Democratico, ma una sana partecipazione conflittuale fra donne e uomini liberi che si incontrano per decidere e subito dopo per “insegnare” e spiegare ai loro elettori e ai cittadini i perché di quella decisione – eh, sì, questo me lo sarei proprio aspettato. Altrimenti, che partito sarà il tuo?

Sarebbe troppo facile rimproverarti di non avere messo nel tuo Pantheon di sinistra nessun politico, nessun capo di partito. Certo, non lo fu Don Primo Mazzolari. Volevi stupirci, eh, oppure raggiungere qualche elettore della parrocchia. Noi donne di sinistra facciamo davvero molta fatica a pensare che nel nostro Pantheon debba trovarsi un prete, quand’anche ammirevole.

Continuavo a guardarti con quel vestito da festa, per fortuna meno attillato del solito, con una cravattina ton sur ton piuttosto senz’anima, e mi sono chiesta quale immagine tu volessi proiettare. Non l’ho proprio capito, il che è peggio che dire immagine “giovanilista”, sbarazzina, impertinente, giamburrasca. Sicuramente, non l’immagine di un capo partito che deve (ri)costruire un’organizzazione e, consentimi l’esagerazione, un mondo fatto da donne e uomini mediamente più grandi di te e nient’affatto rottamabili. Poiché a tutte le latitudini e a tutte le longitudini un partito è anche una comunità, nella quale, personalmente, cerco persone che condividono i miei obiettivi, a quella comunità tu non hai saputo dire niente su come staranno insieme, su che cosa vorresti che facciano, sul potere che tu intendi dare loro. Anche il tuo, un po’ frettoloso – ammettilo – programma di governo non è particolarmente eccitante. Dov’è finita la tua verve comunicativa? Sembravi il Bersani convinto di – scusa il bisticcio – avere già vinto. Probabilmente, rivedendo la tua performance, ti verrà in mente un tuo utile aggettivo e davanti allo specchio delle tue brame ti chiederai: sto arrivando spompo?

Non tua Francesca


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