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La Repubblica di Sartori

l'Unità

Di molti studiosi è stato detto che hanno scritto e riscritto un unico libro per tutta la loro vita. Non è certamente questo il caso di Giovanni Sartori. Nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera di scienziato della politica di fama internazionale, Sartori ha scritto, oltre a numerosi importantissimi e citatissimi articoli, ad esempio, nella “American Political Science Review”, tre libri che rimangono pietre miliari. Il primo in ordine di tempo è stato Democrazia e definizioni (1957).

Variamente e approfonditamente argomentata, arricchita e aggiornata, la teoria della democrazia di Sartori è imprescindibile per qualsiasi comprensione di quello che le democrazie realmente esistenti sono, di come funzionano e come possono trasformarsi. A confronto con il pensiero di Sartori, tutte le tesi che sostengono la crisi delle democrazie, variamente aggettivate (da popolari a guidate, da partecipative a deliberative), impallidiscono e retrocedono. Da oramai quasi quarant’anni nessuno degli studiosi dei partiti e dei sistemi di partito può fare a meno di riflettere sull’insuperata analisi (mai tradotta in italiano) contenuta in Parties and party systems (Cambridge University Press 1976). Una delle lezioni più importanti di questo libro è che la evoluzione dei rapporti fra i partiti e la loro competizione producono effetti sempre molto significativi sia a monte, sugli elettori, sia a valle, sulla formazione e sulla dinamica dei governi. Infine, Ingegneria costituzionale comparata (ed. inglese 1994; sei edizioni italiane presso il Mulino, la più recente 2013) contiene quella che chiamerò la “filosofia politica” di Sartori.

Scherzosamente interpreto “ingegneria” come l’arte di ingegnarsi a cambiare le Costituzioni, vale a dire, le regole, le procedure, i meccanismi e le istituzioni, conoscendo, comparando e tenendo in grande conto le modalità di strutturazione e di funzionamento dei sistemi politici contemporanei. Sartori ha sempre pensato che la scienza politica abbia il compito di produrre sapere applicabile, concretamente utilizzabile. Le conoscenze che la scienza politica acquisisce e produce servono, a determinate condizioni, a riformare meccanismi, a cominciare dai sistemi elettorali, e strutture, in particolare dei governi e dei parlamenti. Negli editoriali del “Corriere della Sera” Sartori ha costantemente contrastato con durezza le cattive riforme, elettorali e istituzionali, proposte e attuate negli ultimi vent’anni, regolarmente accennando a soluzioni comparativamente preferibili e migliori.

Soltanto una visione sistemica delle riforme, non parcellizzate, non a spezzatino, ma ciascuna messa in collegamento con le altre, consente di costruire quella che, in un fascicolo della rivista “Paradoxa” dedicatogli in occasione del suo 90esimo compleanno, può essere a giusto titolo definita La Repubblica di Sartori. C’è molto da imparare, ma gli insegnamenti, ancorché opportunamente esigenti, sono tutti chiari e precisi, recepibili da riformatori intelligenti. Sono anche insegnamenti interessanti e, quel che più conta, suscettibili di efficace applicabilità. Che sia venuta l’ora di smentire l’antico detto “nemo propheta in patria”?

La Repubblica di Sartori sarà presentata e discussa da Giuliano Amato, Franco Bassanini e Massimo D’Alema alla sala Egea dell’Enciclopedia Italiana martedì 13 maggio alle ore 17.30.

Pubblicato domenica 11 maggio 2014

 

 


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