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Se le opposizioni servono piatti d’argento alla destra @DomaniGiornale

La qualità di un governo dipende da una pluralità di fattori: la sua composizione, i suoi programmi, la sua leadership, tutti variabili. Dipende anche, non poco, dalla qualità dell’opposizione, in particolare dal come riesce a svolgere i tre più classici compiti democratici: controllare, criticare, controproporre. Una opposizione che adempia con successo a questi compiti stimola il governo a fare meglio correggendosi, con giovamento, che l’opposizione potrà rivendicare, anche delle condizioni complessive del paese. Oppure la conseguenza consisterà nello svelare l’inadeguatezza della compagine di governo e dei singoli governanti probabilmente facilitando l’avvicinarsi di una loro giustificata e auspicabile sconfitta elettorale e debita sostituzione.

 Guardando ai sondaggi disponibili e ai loro andamenti da quando è entrato in carica il governo Meloni è facile rilevare che non solo Fratelli d’Italia ha accresciuto i suoi consensi, ma anche che il campo delle opposizioni, evidentemente tutt’altro che efficaci e incisive, non si è affatto ampliato. Anzi, troppo spesso le opposizioni sembrano preferire la coltivazione dei loro poderi a qualsiasi prospettiva di aggregazione per un campo più largo.

Almeno tre recenti problematiche: ordine, libertà di parola, referendum, che ricorreranno, servono a illuminare errori e, per chi sappia impegnarsi nell’opportuna autocritica, riflettere in direzione operava più efficace. Primo, continuare a chiudere gli occhi di fronte a manifestazioni, certo legittime, che regolarmente, prevedibilmente sono “infiltrate” da folti plotoni di violenti, negando la possibilità di prevenire i loro raduni ha due conseguenze. Da un lato, i governanti si presenteranno come solleciti tutori dell’ordine; dall’altro, avranno buon gioco nello schiacciare tutte le opposizioni sotto l’accusa di fiancheggiamento e giustificazione della violenza.

Secondo, criticare un attore comico con propensioni di destra, talvolta volgari, attraverso una ampia campagna mediatica, degna certo di miglior causa, fino alla sua rinuncia all’invito a esibirsi a Sanremo, significa offrire su un piatto d’argento a Giorgia Meloni l’opportunità di caratterizzarsi come colei che difende la libertà di satira molto meglio di quanto saprebbero fare i liberali. La cui voce, forse troppo impegnati a sostenere il “Sì” al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, è molto flebilmente risuonata.

Terzo, non intendo in nessun modo assuefarmi alle iperboli né pro né anti le “magnifiche sorti e progressive” della vittoria del “Sì” oppure del “No”. Non ci sarà latte e miele per tutti se vince il sì. Neanche precipiteremo nel baratro dell’autoritarismo, poiché la democrazia italiana non è così traballante. Se vince il “No”, non avremo il governo dei giudici; non dovremo chiedere le dimissioni del governo Meloni, piuttosto quelle di Nordio; non si sarà affatto approntata una alternativa di centro-sinistra tutti accapigliandosi per intestarsi la vittoria.

Rettificati quelli che considero errori brutti e nocivi, le opposizioni non dovranno celebrare più di tanto. Infatti, all’orizzonte stanno ineludibili e pericolose due riforme, legge elettorale e sedicente premierato che avrebbero conseguenze molto gravi rispettivamente sul funzionamento, la legge elettorale, e sulla natura stessa, premierato, della democrazia parlamentare italiana. A sventarle non basterà la campagna di ascolto lanciata da Elly Schlein, campagna che, lo so per deprimente esperienza personale, troppo spesso assume le sembianze di un torneo oratorio, mai peraltro memorabile come quelli del Sessantotto. Non è l’ascolto che migliorerà le proposte, i programmi, le politiche delle opposizioni. Sarà, piuttosto, l’interlocuzione aspra e dura fra gli esponenti dei partiti e i cittadini interessati, informati, partecipanti. La professionalità politica si esercita e si affina nella proposta e nel contraddittorio. Che sistema politico desiderate? Vi ascolto; vi dico perché ne conosco di migliori; vi propongo. State con me. Opposizione pedagogica, che impara e, auspicabilmente, insegna.

Pubblicato l’11 febbraio 2026 su Domani


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