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Saremmo tutti più poveri se il #M5S si sfaldasse completamente @Mov5Stelle
Non sono mai stato tenero con le superficialità e le esagerazioni del Movimento 5 Stelle. “Vaffa” non è la mia idea di strategia politica. Trovo, però, del tutto ingeneroso e, quel che più conta, ignorante il coro di critiche saccenti alle difficoltà attuali dei Cinque Stelle votati nel marzo 2018 dal 33 per cento degli italiani. Credo che sia preferibile analizzare con distacco partecipe vicende importanti che riguardano il sistema politico e la democrazia, dentro e fuori del Movimento. C’è qualcosa da imparare.
VIDEO Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana @UtetLibri
Perché l’Italia è tanto malmessa? Più di cinquant’anni fa la risposta Norberto Bobbio la offrì nel suo Profilo ideologico del Novecento italiano. Per molto tempo mi sono posto l’ambizioso compito di analizzare le idee che hanno circolato in Italia dopo il libro di Bobbio. Le mie risposte sono ora in Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (UTET 2021). La libertà di cui gli italiani hanno comunque goduto non ha fatto, proprio come temeva Bobbio, migliorare le idee e i comportamenti collettivi. È risultata complessivamente inutile. Il mio libro cerca di spiegare perché.
Libertà inutile
Profilo ideologico dell’Italia repubblicana
Quando scelse la repubblica, il popolo italiano, appena uscito dalle rovine di una dittatura e di una guerra mondiale, affidò all’Assemblea costituente l’impegnativo compito, condiviso da tutti (o quasi), di costruire un paese migliore. Ma la repubblica che ne è uscita è stata all’altezza di quelle speranze?
Se lo chiedeva già Norberto Bobbio nel suo fondamentale Profilo ideologico del Novecento italiano, fermandosi però sulle soglie del 1968, e se lo chiede oggi Gianfranco Pasquino, raccogliendo l’eredità del grande filosofo torinese e provando a impostare nuovamente una riflessione che riesca a cogliere l’accidentato percorso della nostra mutevole e inquieta storia repubblicana.
A partire dalle fondamenta costituzionali, Pasquino sismografa gli smottamenti culturali, gli umori e i contrasti che, di decennio in decennio, hanno attraversato la nazione e coinvolto i suoi protagonisti. Così ci immergiamo nelle contraddizioni delle tre grandi culture politiche del Novecento: il liberalismo, fondamentale durante la Resistenza e sminuito nella ricostruzione del dopoguerra; il comunismo, lacerato all’interno dal dibattito fra i desideri di riformismo parlamentare e le pulsioni semirivoluzionarie, negli anni caldi delle contestazioni di piazza; l’area democristiana, appesantita dal troppo potere politico, economico e sociale accumulato senza controlli, fino alla resa dei conti di Tangentopoli.
E poi ancora i mutamenti delle stagioni recenti: la personalizzazione della politica propiziata dal berlusconismo e l’affermarsi di nuove culture che strizzano l’occhio all’antipolitica e al populismo.
Il quadro che ne viene fuori è un’inedita biografia della nazione: un paese di passioni ideologiche ed enormi contraddizioni, in cui le fortune dei leader durano il tempo di una stagione. E allora, attraversando le riflessioni di Pareto, Calamandrei, Gramsci, Sartori, prende forma il dubbio di Pasquino: la democrazia italiana ha disatteso le promesse costituzionali? Quella conquistata con tanta fatica è stata forse una Libertà inutile?
Gianfranco Pasquino (Torino, 1942), allievo di Norberto Bobbio e di Giovanni Sartori, è professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna. Associate Fellow alla SAIS-Europe di Bologna, è stato direttore, dal 1980 al 1984, della rivista “il Mulino” e, dal 2000 al 2003, condirettore della “Rivista italiana di Scienza politica”. Dal 2010 al 2013 presidente della Società italiana di Scienza politica, è autore di numerosi volumi, i più recenti dei quali sono Cittadini senza scettro. Le riforme sbagliate (2015), Bobbio e Sartori. Capire e cambiare la politica (2019, tradotto in spagnolo nel 2020) e Italian Democracy. How It Works (2020). È particolarmente orgoglioso di avere condiretto insieme a Norberto Bobbio e Nicola Matteucci per Utet il celebre Dizionario di politica (2016, nuova edizione aggiornata). Per Utet ha inoltre pubblicato La Costituzione in trenta lezioni (2016), L’Europa in trenta lezioni (2017) e Minima politica (2020). Dal luglio 2005 è socio dell’Accademia dei Lincei.
Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana @UtetLibri #Presentazione #23febbraio @CircoloLettori
incontro online disponibile qui, su circololettori.it, Facebook, Youtube
presentazione del libro di e con
Gianfranco Pasquino
Libertà inutile
Profilo ideologico dell’Italia repubblicana
edito da UTET
con Miguel Gotor
Quando scelse la repubblica, il popolo italiano, appena uscito dalle rovine di una dittatura e di una guerra mondiale, affidò all’Assemblea costituente l’impegnativo compito, condiviso da tutti (o quasi), di costruire un paese migliore. Ma la repubblica che ne è uscita è stata all’altezza di quelle speranze?
Se lo chiedeva già Norberto Bobbio nel suo fondamentale Profilo ideologico del Novecento italiano, fermandosi però sulle soglie del 1968, e se lo chiede oggi Gianfranco Pasquino, raccogliendo l’eredità del grande filosofo torinese e provando a impostare nuovamente una riflessione che riesca a cogliere l’accidentato percorso della nostra mutevole e inquieta storia repubblicana.
A partire dalle fondamenta costituzionali, Pasquino sismografa gli smottamenti culturali, gli umori e i contrasti che, di decennio in decennio, hanno attraversato la nazione e coinvolto i suoi protagonisti. Così ci immergiamo nelle contraddizioni delle tre grandi culture politiche del Novecento: il liberalismo, fondamentale durante la Resistenza e sminuito nella ricostruzione del dopoguerra; il comunismo, lacerato all’interno dal dibattito fra i desideri di riformismo parlamentare e le pulsioni semirivoluzionarie, negli anni caldi delle contestazioni di piazza; l’area democristiana, appesantita dal troppo potere politico, economico e sociale accumulato senza controlli, fino alla resa dei conti di Tangentopoli.
E poi ancora i mutamenti delle stagioni recenti: la personalizzazione della politica propiziata dal berlusconismo e l’affermarsi di nuove culture che strizzano l’occhio all’antipolitica e al populismo.
Il quadro che ne viene fuori è un’inedita biografia della nazione: un paese di passioni ideologiche ed enormi contraddizioni, in cui le fortune dei leader durano il tempo di una stagione. E allora, attraversando le riflessioni di Pareto, Calamandrei, Gramsci, Sartori, prende forma il dubbio di Pasquino: la democrazia italiana ha disatteso le promesse costituzionali? Quella conquistata con tanta fatica è stata forse una Libertà inutile?
L’Italia di Draghi dove arriverà? #19febbraio ore 12:30 #StampaEsteraSocialClub
ATTENZIONE AL CAMBIO DATA
Associazione della Stampa Estera in Italia
Incontro in streaming sulla pagina facebook #StampaEsteraSocialClub
modera Julia Sandra Virsta

Las democracias hoy y mañana #ConferenciaMagistral #18febrero @FundacionAlem
La Fundación Alem te invita a participar, vía Zoom, de la Conferencia Magistral, que brindará el Profesor Gianfranco Pasquino, el 18 de febrero a las 11 hs.
Las democracias hoy y mañana
Conferencia magistral
Jueves 18 de febrero 11:00 hs zoom
Governare il paese stando in Europa
Un chiaro, sobrio, limpido appello ai senatori e ai loro partiti a sostenere “il governo del paese”: questo è il contenuto centrale, importante, decisivo del discorso del Presidente del Consiglio Draghi. Per governare il paese Draghi pone come asse strategico internazionale la combinazione di europeismo e atlantismo (quindi, ne deduco, nessun flirt con la Cina). Draghi dichiara e sottolinea che il suo compito si svolgerà nel quadro dell’Unione Europea fuori della quale non c’è nessun recupero di sovranità nazionale, ma solitudine (triste e rischiosa, aggiungo io). Tre sono le priorità dettate dai fatti: pandemia, economia e futuro. Per costruire un futuro decente, di nuovo l’aggettivo è mio, bisogna affrontare con rigore e impegno continuativo la pandemia, curare e salvare vite. Per reggere economicamente e rilanciare il paese, bisogna non soltanto formulare i programmi indispensabili a ottenere gli ingenti fondi messi a disposizione dell’Italia dall’Unione Europea, ma utilizzarli al meglio in tempi stretti. Le aree dell’utilizzazione si trovano già nelle direttive del NextGenerationEU. Dentro quell’ambito il Presidente del Consiglio ha segnalato quali riforme ritiene essenziali: quelle della burocrazia e del funzionamento del sistema giudiziario. Cruciale e ripetutamente sottolineata è l’esigenza di dare pari opportunità alle donne e ai giovani affinché le migliori energie del paese trovino sbocchi in Italia e nessuno sia costretto ad emigrare. Pertanto anche la scuola deve essere profondamente riformata.
Con stile, il Presidente del Consiglio Draghi ha reso omaggio al suo predecessore Giuseppe Conte convintamente applaudito dalla maggioranza che lo aveva espresso e sostenuto, e in larga misura il suo programma si situa inevitabilmente e proficuamente nel solco tracciato da Conte. Inevitabilmente, poiché i problemi non sono cambiati; proficuamente, poiché ne consegue una ripartenza da posizioni già avanzate. Le correzioni a quanto fatto da Conte sono, al momento, visibili soprattutto come sottolineature tranne su una tematica molto rilevante, quella della riforma del sistema fiscale che Draghi ha preannunciato non con una legge in più o in meno, ma come una nuova visione complessiva.
In conclusione, due sono le più significative novità del “governo del paese” a guida Draghi. La prima è una maggioranza molto ampia, ancorché composita, nella quale inevitabilmente si avranno tensioni e conflitti, ma che Draghi chiama ad una assunzione piena di responsabilità. La seconda è la composizione del governo, alla quale Draghi non ha fatto nessun riferimento, che combina tecnici di provate capacità con uomini e donne di partito, ma la cui forza sta in special modo in Draghi stesso, nella sua personalità, nelle sue competenze, nella sua convinzione e ambizione di lavorare avendo come stella polare il futuro. Molto, quindi, dipenderà dalla capacità, fondamentalmente politica e finora non ancora messa alla prova, di Draghi nel guidare con polso fermo l’inusitato “governo del paese”.
Pubblicato AGL il 18 febbraio 2021
L’Italia di Draghi dove arriverà? #19febbraio ore 12:30 #StampaEsteraSocialClub
Associazione della Stampa Estera in Italia
Incontro in streaming sulla pagina facebook #StampaEsteraSocialClub
modera Julia Sandra Virsta

Fatto il governo italiano bisogna fare gli europei
L’Europa si avvia alla Conferenza sul suo futuro, fissata per il 9 maggio 2021, settantunesimo anniversario della dichiarazione di Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, che è considerata la data d’inizio del lungo percorso effettuato. In maniera sicuramente del tutto fortuita si è insediato in questi giorni il governo guidato dall’italiano che, quando era Presidente della Banca Centrale Europea, ha salvato l’Euro e, in sostanza, l’Unione stessa in uno dei momenti più drammatici di una storia complessa, ma sostanzialmente di successo.
Festeggio il governo Draghi, che, peraltro, deve essere visto all’opera senza fare schizzare le aspettative (come troppi commentatori di giornaloni e giornalini hanno già fatto), suggerendo al Presidente del Consiglio di pensare e poi magari anche dire “fatto il governo in Italia è ora di fare gli europei”. Con le parole di un europeo, non proprio europeista, ma con grande, forse fin troppo, senso dello stato (e dello humour), vale a dire il Gen. de Gaulle, non ho difficoltà a sostenere che sarebbe un davvero vaste programme. Per quanto l’obiettivo sia effettivamente molto ambizioso, il governo Draghi ha a sua disposizione una quantità molto ingente di risorse: 209 miliardi di Euro.
Sono certo che Draghi e i suoi più stretti collaboratori hanno le idee chiare su come assegnarli lungo le direttive e gli ambiti già indicati dalla Commissione Europea. Non è, naturalmente, soltanto un problema tecnico poiché lungo quelle direttive e all’interno di quegli ambiti molte scelte saranno necessariamente politiche. Non sono altrettanto sicuro che il governo e lo stesso Draghi abbiano fin dall’inizio le competenze politiche per rendere i progetti non soltanto fattibili, finanziabili, attuabili in tempi relativamente brevi e soprattutto in grado di fare diventare gli italiani effettivamente cittadini europei. Non si tratta di discutere se l’inconveniente sia quello costituito dal diminuito e oggi scarso numero di ministri provenienti dal Sud. Se i ministri non sanno acquisire/avere una visione nazionale, allora, semplicemente, sono stati scelti male e dovranno essere orientati dal Consiglio dei Ministri a fare proposte e compiere azioni che giovino a tutto il paese e non alle loro aree di provenienza. Il punto, però, è un altro, molto più importante.
L’ex-Presidente della Banca Centrale Europea deve intraprendere da subito un compito imprevisto, ma cruciale. Deve diventare il predicatore che combina le esigenze italiane con le richieste europee e che, ogniqualvolta possibile, riesce a mettere in grande evidenza tutto quello che l’Italia si trova in condizione di fare grazie al sostegno dell’Unione Europea, osservandone le regole e praticando i comportamenti che da quelle regole discendono. Diventare “europei” significa, per l’appunto, abbandonare i localismi sotto qualsiasi forma si presentino, anche di rappresentanza politica asfittica. Significa ricorrere alle best practices europee, per esempio, nel ristrutturare insegnamenti e percorsi nella scuola a tutti i livelli. Implica due riforme cruciali: quella della tassazione (lo so che lo diciamo da decenni e, per l’appunto, il vizio/reato dell’evasione fiscale diventa sempre più intollerabile) e dell’amministrazione della giustizia.
Da Draghi e dai suoi ministri, non soltanto “tecnici”, spesso professionisti di alto livello, ma anche quelli di provenienza partitica, vorrei che le riforme fossero presentate, spiegate e argomentate non con la pudica giustificazione “ce le chiede l’Europa” quanto con la semplicissima, decisiva motivazione “vogliamo conseguire i più elevati standard europei”. NextGenerationEU, europei della generazione che viene.
Pubblicato il 15 febbraio 2021 su PARADOXAforum





